Spettri al teatro Quirino (Roma, 13-18 dicembre 2022)

dicembre 9, 2022

Spettri rappresenta uno dei drammi più significativi di Henrik Ibsen. E viene spesso considerato l’altra faccia di Casa di bambola: la signora Alving – incapace di fuggire e custode delle falsità della vita borghese – tenta di riscattare il passato con un asilo. Ma questo va a fuoco, perché gli “spettri” del passato riemergono continuamente.

Questa nuova versione del capolavoro norvegese – adattata da Fausto Paravidino, diretta da Rimas Tuminas e interpretata da Andrea Jonasson – si svolge in uno spazio onirico, grazie a un continuo passaggio tra passato e presente, in cui personaggi reali e fantasmi si fondono come in un sogno.

“La verità è la cosa più difficile da rivelare – sottolinea il regista Rimas Tuminas –  e in questa produzione è ben rappresentato non solo il disvelamento di segreti familiari, ma anche l’esternazione dei fantasmi che si nascondono e vivono dentro tutti noi. Questo spettacolo è una storia di liberazione dai fantasmi che ci inseguono. Le illusioni collassano e crudeli verità vengono rivelate. Con la signora Alving siamo di fronte ad una donna che agisce con coraggio”.

Questa la trama.  Helene Alving, ricca vedova, rievoca col Pastore Manders la vera e nefanda personalità del marito: da cui era fuggita tra le braccia del pastore che amava, ma questi l’aveva respinta. Osvald Alving che –a Parigi – ha scoperto di essere destinato alla follia, apprende dalla madre di aver ereditato la sifilide dalle dissolutezze del padre; e che Regine, la giovane cameriera della quale è innamorato, in quanto frutto di una relazione del padre, è sua sorellastra. Il falegname Engstrand (che incarna il male) vuole aprire un bordello contrabbandato per iniziativa meritoria. Regine – scoperta la verità – abbandona Osvald e accetta di andare nel bordello del patrigno. Osvald viene definitivamente travolto dalla follia.

Convegno internazionale “Giocattoli animati: Infanzia e Letteratura – Living Toys: Children and Children’s Literature” (5 dicembre 2022 presso UER-Università Europea di Roma)

dicembre 5, 2022

Il Convegno – organizzato dalla Profssa Elena Paruolo e dalla Dottssa Claudia Camicia – si è tenuto, in presenza e online, il 5 dicembre 2022 presso l’Università europea di Roma.

Qui di seguito una sua brevissima presentazione delle due organizzatrici.

Il Convegno prende ispirazione dal racconto di Margery Williams “The Velveteen Rabbit or How Toys Become Real” (1922) in occasione del suo centenario.

The Velveteen Rabbit è un racconto fiabesco, per bambini e per adulti. Il coniglietto del titolo è un peluche, ma è in grado di pensare ed è animato dal desiderio di diventare vero; il suo anelito sarà esaudito grazie all’amore del bambino cui è stato dato in dono, e successivamente, grazie all’intervento di una Fata. Un po’ come accade a Pinocchio (il burattino che vede realizzata la sua aspirazione a diventare un bambino vero) o al cane di pezza, nel racconto di Gianni Rodari, La freccia azzurra, desideroso di diventare un cane vero.

 La prima traduzione integrale italiana di The Velveteen Rabbit risale al 2007.

Da quel momento, in un contesto di maggiore rivalutazione della letteratura giovanile vista sempre più come strumento di sensibilizzazione dei ragazzi attorno a problematiche complesse quali la diversità, la disabilità ecc., assistiamo in Italia ad una sua rivalutazione da parte di insegnanti, bibliotecari, psicoterapeuti, artisti. Il Coniglietto di velluto è quindi divenuto – grazie anche alla lettura consigliata nelle classi, al lancio sul mercato di suoi video e app, nonché a interessanti adattamenti teatrali – uno strumento educativo importante in grado di aiutare i bambini a superare difficoltà a livello psicologico, fisico ed emotivo; ha contribuito così a far loro percepire cosa significhi essere veri e come tutti abbiano il diritto di essere rispettati ed amati. Confermando cosi’ le teorie secondo le quali le fiabe riproducono le ansie e i dilemmi esistenziali dei piccoli, cui offrono soluzioni.

In occasione del centenario di The Velveteen Rabbit, In Italia, Emme Einaudi ha pubblicato una nuova traduzione integrale del racconto che si intitola Il Coniglietto di velluto (Giuditta Campello, novembre 2022). E negli Stati Uniti è stata pubblicata una nuova edizione del racconto di Margery Williams (con illustrazioni di Erin Stead, Doubleday 2022) e Lisa Rowe Fraustino sta editando con la Mississippi University Press un volume celebrativo, previsto per la primavera del 2023, che comprende anche un contributo Camicia-Paruolo.

Il Convegno “Giocattoli animati: Infanzia e Letteratura” – “Living Toys: Children and Children’s Literature”, ospita autorevoli esponenti del mondo accademico nazionale ed internazionale, e del mondo culturale, per riflettere su The Velveteen Rabbit, e più in generale sul tema dei giocattoli animati nell’infanzia e nella letteratura.

A breve, la registrazione dei lavori del Convegno – fatta dai tecnici dell’Università europea di Roma – sarà visibile sul sito dell’Università e su youtube. Gli Atti del Convegno dovrebbero essere pubblicati entro la primavera del 2023, e essere poi presentati alla Fiera internazionale di Bologna dedicata ai libri per l’infanzia.

Due come noi al Teatro de’ servi (Roma, 6-18 dicembre 2022)

dicembre 4, 2022

DUE COME NOI (due come tutti) è la nuova brillante commedia dell’inossidabile duo Daniele Trombetti e Daniele Locci, chiamati a interpretare, in una Roma di , periferia, due fratelli molto diversi tra loro, costretti a condividere lo stesso appartamento, dopo la morte di loro madre.  

Qualcosa li farà riavvicinare. 

Tra risate, balletti e lacrime ci si inoltra nell’abisso dei rapporti familiari. Ne nascerà la consapevolezza che è negli affetti che si nasconde la chiave della realizzazione personale e la capacità d’interagire, nel mondo, in maniera positiva e costruttiva.

Il malato immaginario al teatro Quirino (Roma, 6 novembre-11 novembre 2022

dicembre 4, 2022

Il Malato originario è una commedia-balletto di Molière (scritta nel suo ultimo anno di vita e intrisa di realismo) che, con la propria satira, vuole colpire, sia la mania ipocondriaca del malato immaginario, sia l’imperizia dei medici che cercano di prendersene cura.

Questa, in estrema sintesi, la trama del testo – che non manca di suscitare ilarità! – del grande drammaturgo francese.  L’ipocondriaco Argante ha interesse a desiderare un Medico come genero. Vuole quindi la figlia Angelica – innamorata di Cleante – vada in sposa a Tommaso Diaforetico, figlio del Dottor Diaforetico, nipote del Dottor Purgone. La moglie Belinda è d’accordo.  Beraldo accusa suo fratello Argante di non avere malattie e di essere schiavo delle sue fobie, oltre che della medicina e dei medici. Quando i matrimonio di Angelica voluto da Argante salta, questi decide di mandare Angelica in convento. Così la serva Tonietta (dopo una farsa in cui finge di esser medico) convince il padrone di casa a fingersi morto, prima dinanzi a Belinda, e poi dinanzi ad Angelica. A differenza della moglie, quest’ultima è disperata.  Argante – che reagirà di conseguenza – viene poi convinto a diventare lui stesso medico….

 “Il malato immaginario – sottolinea da parte sua il regista Guglielmo Ferro – ha più paura di vivere che di morire, e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che un’esistenza ti mette davanti.   La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia, ma Molière lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 ann Proprio per queste ragioni un grande attore dell’età di Emilio Solfrizzi potrà restituire al testo un aspetto certe volte dimenticato. Il rifiuto della propria esistenza.  La comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante, e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici, crea situazioni esilaranti. Una comicità che si avvicina al teatro dell’assurdo. Si ride, tanto, ma come sempre l’uomo ride del dramma altrui” .             

I Vicere’ al Teatro Quirino (29 novembre-4 dicembre 2022)

novembre 28, 2022

Pubblicato nel 1894 a Catania, lI Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto, ambientato sullo sfondo delle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.

Quando uscì non ebbe fortuna perché il naturalismo stava ormai declinando (a favore della reazione spiritualistica di D’Annunzio, Fogazzaro, Pascoli) e il suo tono troppo pessimistico e la forma poco elegante non erano graditi in un momento in cui trionfavano nazionalismo e formalismo. Il suo clamoroso insuccesso (cui molto contribuì la critica negativa di Benedetto Croce) ha segnato tutta la carriera di De Roberto: come Tomasi di Lampedusa (e il suo Gattopardo) anche lui sarà glorificato post-mortem.

Sia nelle scene corali che in quelle più intime, la trasposizione scenica – ricca, viva, dinamica, kolossal – ne conserva la freschezza narrativa, l’umorismo nero, e lo stupore dell’intreccio narrativo.

L’Io narrante è affidato a Don Blasco (religioso per interesse, puttaniere, baro, straripante di vizi ma anche di intelligenza e ironia): un sorprendente anti-eroe.

Dialogues des Carmelites all’Opera di Roma (25 novembre-6 dicembre 2022)

novembre 25, 2022

Con regia di Emma Dante e direzione del maestro Michele Mariotti, l’Opera di Roma inaugura la stagione 2022-2023 con i DIALOGUES DES CARMÉLITES, opera (in tre atti e dodici quadri) del compositore francese Francis Poulenc: capolavoro del teatro musicale del ‘900 che, affrontando un tema tuttora attuale, e cioè il rapporto tra fede e rivoluzione (basti pensare all’Iran), diventa anche un vero inno alla libertà e diritti, di ciascuno di noi.

In effetti, Dialogues des Carmélites si basa su una vicenda storica: l’esecuzione, il 17 luglio del 1794 a Parigi, in pieno regime del Terrore, di sedici suore carmelitane che rifiutarono di rinunciare ai loro voti, divenendo poi note come le martiri di Compiègne. Nel 1931 questa vicenda ispirò Gertrud von Le Fort per il suo romanzo L’ultima al patibolo, trasposto poi in cinema da Raymond Bruckberger, con dialoghi realizzati da Georges Bernanos, che ebbero un grande successo a teatro, tanto che nel 1953 l’editore Ricordi chiese a Francis Poulenc di ricavarne una nuova opera per il Teatro alla Scala. Poulenc dedicò la partitura: “alla memoria di mia madre, che mi ha dischiuso alla musica, di Claude Debussy, che mi ha donato il gusto di scriverla, di Claudio Monteverdi, Giuseppe Verdi e Modest Musorgskij, che mi sono serviti da modello”.

La prima rappresentazione alla Scala fu data nella versione italiana di Flavio Testi il 26 gennaio del 1957, mentre il 21 giugno dello stesso anno il titolo andò in scena in lingua francese all’Opéra di Parigi.

«L’opera di Poulenc è stata oggetto di letture contrastanti – sottolinea il maestro Mariotti – Circa l Dialogues, c’è chi li ha approvati come salutare alternativa alle asprezze delle avanguardie e chi criticati come partitura conservatrice. Lo stesso soggetto, a seconda dei punti di vista, è stato esaltato come condanna della Rivoluzione francese e dei suoi eccessi, o denigrato in quanto reazionario. Il passare del tempo ha dimostrato la sterilità di queste polemiche e ci permette oggi di superarle: sia il testo di Bernanos sia la musica di Poulenc sono ormai universalmente riconosciuti come vertici del teatro musicale del Novecento, che siamo particolarmente felici di presentare per questa inaugurazione di stagione».

“Chi erano le carmelitane prima del voto?” La regista Emma Dante è partita da questo interrogativo per la sua messa in scena: “ispirandomi ad alcuni ritratti di Jacques-Louis David che raffigurano donne nude dai capelli ricci, o altre succinte con il corpo appoggiato su morbidi cuscini, ho immaginato le origini delle carmelitane, attraverso la semplicità e la loro bellezza di donne”.

Lo spettacolo è un’opera corale, in cui ci sono forti individualità con proprio carattere. Le carmelitane parlano con se stesse, e con Dio. Lo spettacolo privilegia le emozioni piuttosto che l’azione. E tutto recitato, e musicale dall’inizio alla fine, insegna a vincere la morte quale tabù. La morte diventa, non un martirio, ma poesia. E il suo finale è uno dei finali più belli di tutta l’opera.

Tra i protagonisti sul palco: il soprano americano Corinne Winters (nel ruolo di Blanche), Anna Caterina Antonaccci (Madame de Croissy), Ekaterina Gubanova (Mère Marie de l’Incarnation) Ewa Vesin (Madame Lidoine) e Jean-François Lapointe (Marquis de la Force).

Anche nella nuova stagione 2022-23 proseguono al Costanzi gli appuntamenti che precedono le “prime”. Venerdì 25 novembre, alle ore 19.00, ci sarà l’Anteprima Giovani riservata ai minori di 26 anni. Sabato 26, alle ore 16.00, ci sarà la Lezione di Opera tenuta da Giovanni Bietti presso il Foyer di I piano del Teatro dell’Opera di Roma.

La deludente COP27 del 2022

novembre 25, 2022

Giocattoli animati: infanzia e letteratura – Convegno internazionale presso Università europea di Roma (5 dicembre 2022) e Alice all’Università di Napoli

novembre 24, 2022

A Roma, presso l’Università europea sè in arrivo un bel Convegno internazionale – organizzato dalla profssa Elena Paruolo e dalla Dottssa Claudia Camici – che permetterà una interessante immersione nel mondo magico della letteratura per l’infanzia.

Qui di seguito il suo Programma:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid08HhRq9SEaryD8k516sRcAys3nUSNtFeB2CuDNysRQRwgxT6S5Yvq29XcbzuDctPal&id=1141940195

Qualche giorno prima la profssa Elena Paruolo fara’ una Comunicazione – anche a Napoli -presso l’Universita’ Suor Orsola Benincasa in un interessante Convegno internazionale su Alice.

Qui di seguito il suo Programna:

Buona partecipazione e buon ascolto a chi dovesse essere interessato a seguirli!

Porco mondo a Roma, al teatroBasilica (22-27 novembre 2020)

novembre 21, 2022

PORCO MONDO festeggia dieci anni. E torna ora in scena, con una nuova produzione (Biancofango, il Gruppo della Creta e Fattore K) e nello spazio scenico già immaginato dieci anni fa.

Un uomo. Una donna vestita da Marilyn. Una coppia. Una stanza. Un mese. Dicembre. Una notte. Quella di Natale.
Nulla li soddisfa. Nulla li sazia. Potrebbero chiamarsi in ogni modo. Nessun nome, dunque, e, apparentemente, una casa che potrebbe essere ovunque. Ovunque, in questo porco mondo di periferie. “Chiusi in questa stanza-gabbia-tomba… Lui la segue perché non riuscirebbe a fare nient’altro. La segue perché di questo porco mondo, di questa porca città, è il primo degli abitanti. È accecato da desideri e sensi di colpa che si mischiano a velocità inaudite, scopre, sulla sua pelle, che a volte amare significa divorare. …E, dunque, eccola, la baccante stremata, la bambola rotta, questa carne scempia alla ricerca di carne empia, trascinare quest’uomo giù, sempre più giù. E lui è lì e non è lì. È lì e vorrebbe essere altrove. È lì e pensa ad altro”.

Uno spettacolo inquietante che mostra bene quanto possa essere accecante la sensualità di vite disperate.

“Finzioni” al teatroBasilica Roma (17-20 novembre 2022)

novembre 19, 2022

Il Gruppo della Creta – dal 2019- ha deciso di prendersi la responsabilità di riqualificare il TeatroBasilica (già Teatro Sala Uno) di Roma, per rispondere alla difficile situazione in cui versa la scena teatrale romana contemporanea. A partire da questo spazio prende vita la ricerca artistica della compagnia.

E – in questo teatro – dal 17 al 20 novembre metterà in scena lo spettacolo Finzioni, tratto dai racconti di Jorge Luis Borges.

BELLO spettacolo! E simpatica ed egregia interpretazione di una riflessione sul senso della vita e della morte, come su felicita’, sogno realta’ e finzione, e questo labirinto – da disegnare – ricco di persone che avremmo potuto essere e che non siamo.

” È indubbio – sottolineano Anton Giulio Calenda e Alessandro Di Murro – Abitiamo l’epoca della complessità. Non possiamo fare affidamento su categorie nette, né su divisioni manichee. Le recenti cronache lo dimostrano, il tolstojano confine tra guerra e pace è oggi quanto mai friabile, tutt’altro che definibile. Nemmeno i quattro elementi cari ai filosofi presocratici vengono più in nostro soccorso. Acqua, aria, terra e fuoco non bastano a descriverci. Occorrerebbe per lo meno prendere in considerazione anche la dimensione extra atmosferica e quella cyber. …. Abbiamo deciso di rinchiuderci nel labirinto di Borges perché riconosciamo a Borges la paternità del concetto di rete espresso in forma letteraria. Poco importa se oggi la Biblioteca di Babele non sia composta da tomi ma da pagine virtuali.Noi, in quanto gruppo di teatranti che deve mettere in scena una rappresentazione, ci siamo voluti smarrire all’interno dei suoi racconti. Intrappolati nel relativismo della veglia, noi abbiamo preferito il relativismo del buio spazio scenico, dove ogni personaggio non è un personaggio. Dove di fronte a una storia si pone un’anti-storia. Cittadini del mondo dominato dal caos nella vita di tutti i giorni, noi di questa cittadinanza contemporanea abbiamo deciso di farne motivo di vanto, erigendola a cifra precipua della nostra generazione. Noi, nell’impossibile tentativo di tradurre in scena l’anima di Borges, ci siamo tra- mutati tutti in anti-eroi borgesiani, alle prese con l’enigma insolubile di descrivere un mondo impossibile da descrivere”