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INTERNATIONAL DIALOGUE EXHIBITION From Shanghai to Rome – presso Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (15 luglio-14 settembre 2025)

luglio 15, 2025

Organizzata dal Ministero della Cultura, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dalla Shanghai Academy of Fine Arts e dalla Shanghai Artists Association e realizzata da Zhong Art International – in occasione del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina – la Mostra “ 2025 East and West: International Dialogue Exhibition – From Shanghai to Rome” a cura di Gabriele Simongini e Zhang Xiaoling  si avvale del Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e della RUFA – Rome University of Fine Arts, con il supporto della Shanghai University.

Costruendo un nuovo ponte con la Cina, la Mostra valorizza le differenze e le tipicità, all’interno della diversità.

Trascendendo i confini, tra tradizione e futuro e tra Est e Ovest, il percorso da Shanghai a Roma è una profonda intersezione tra linguaggi – dell’Oriente e dell’Occidente – al contempo peculiari e universali..

Vuole essere un dialogo con opere firmate da grandi artisti italiani del XX secolo – particolarmente noti ed apprezzati in Cina – quali  Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Amedeo Modigliani, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Burri, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Mario Schifano – espressioni di visioni diverse: dal Futurismo ad una sospensione di matrice postmetafisica, dall’Informale alla Scuola di Piazza del Popolo e all’Arte Povera.   Queste opere si confrontano con i lavori di alcuni artisti contemporanei noti nel mondo – come Maurizio Cattelan e Rudolf Stingel, o emergenti che instaurano un dialogo plurimo (Daniela De Lorenzo, Alessandro Piangiamore, Emanuele Becheri, Davide Rivalta) –  con molteplici  riferimenti alle tradizioni culturali cinesi.

La mostra è strutturata in tre nuclei tematici progressivi:

  1.   “Riflessi dello Spazio-Tempo”, ripercorre come, dal XX secolo ad oggi, gli artisti cinesi e italiani abbiano affrontato i processi di modernizzazione, esplorando la ricostruzione dell’identità culturale e il rinnovamento del linguaggio artistico, tra continuità spirituale della tradizione e collisioni visive contemporanee.
  • “Espansione del Pensiero” è dedicato alla trasformazione dei materiali, dei media e dei linguaggi concettuali: attraverso sculture, installazioni e pitture costruttive, gli artisti trasformano la “materialità” in metafora della struttura del pensiero e del reale, dando forma a una narrazione del presente al tempo stesso sensibile e razionale.
  •  “Generazione dell’Immaginario”, le opere si radicano nell’esperienza locale, nella memoria urbana e nel racconto individuale, generando paesaggi sociali e scenari psicologici che intrecciano astrazione e figurazione.

Caravaggio 2025: al Palazzo Barberini (Roma,7 marzo – 6 luglio 2025)

marzo 20, 2025

Con un numero eccezionale di dipinti autografi, e un percorso tra opere rare e nuove scoperte, – organizzata in occasione del Giubileo e curata da Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Thomas Clement Salomon –  “Caravaggio 2025” è una mostra epocale che permette la visione contemporanea di ben 26 opere  di questo grande artista, che con la sua arte rivoluzionaria ha lasciato un’impronta indelebile nella storia.

La sua capacità di rappresentare con crudo realismo i sentimenti umani  influenzarono  profondamente il contesto (artistico, religioso e sociale) del ‘600.

Il percorso della mostra  – articolato in quattro sezioni – copre un arco cronologico di circa quindici anni, dall’arrivo di Michelangelo Merisi a Roma intorno al 1595 alla sua morte a Porto Ercole nel 1610.

 

Ed offre un viaggio straordinario attraverso la vita e opera di Caravaggio, e i suoi spettacolari ed emozionanti  chiaroscuri, colori, luce narrante, e coraggiose composizioni.  

Le opere in esposizione sono state concesse in prestito da prestigiosi musei nazionali e internazionali.  Tra i prestiti straordinari che arricchiscono l’esposizione spiccano l’Ecce Homo del Museo del Prado e la Santa Caterina proveniente dal Museo Thyssen-Bornemisza. Un contributo fondamentale arriva anche dalla Galleria Borghese di Roma.

E’ una mostra da non perdere.

“MUNCH. IL GRIDO INTERIORE” AL PALAZZO BONAPARTE – PIAZZA VENEZIA, 5 – ROMA (11 FEBBRAIO – 2 GIUGNO 2025)

febbraio 11, 2025

Evento che intende anche celebrare il venticinquesimo anno di attività di Arthemisia, l’ampia retrospettiva MUNCH IL GRIDO INTERIORE – che ha avuto una precedente tappa a Palazzo reale di Milano –  al Palazzo Bonaparte di Roma è stata inaugurata il 10 febbraio 2025 alla presenza (anche) del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della regina Sonja di Norvegia.  Ad accoglierli c’era Iole Siena, Presidente di Arthemisia.

La mostra, curata da Patricia G. Berman – esponendo oltre 100 suoi capolavori tra cui le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922-1024), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900-1901), Danza sulla spiaggia (1904) e una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895) –   racconta l’intero percorso artistico di questo straordinario artista norvegese.

Simbolista e precursore dell’Espressionismo (e persino del Futurismo) – in maniera diretta e potente, e mirando a rendere visibile l’invisibile (anche grazie alla memoria) – Munch ha saputo interpretare e rappresentare sentimenti, passioni, e le inquietudini più profonde dell’animo umano (l’angoscia esistenziale, la malattia, la morte, la suggestione dell’amore erotico e della passione carnale, ecc.).  Non a caso, le onde sonore generate dall’urlo interiore dell’artista giungono fino al nostro presente.  

Le sue opere testimoniano – dando loro forme e colori –   emozioni universali e senza tempo.

La perdita prematura della madre a soli 5 anni e della sorella, la morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen, hanno di certo influenzato la sua poetica, così come il naturalismo norvegese,  influenze dell’impressionismo e post-impressionismo  – francesi – che gli suggerirono un uso del colore più intimo e un approccio psicologico,  e teorie scientifiche del suo tempo.

La sua prima mostra a Berlino (1982) fu considerata scandalosa.

Munch fu percepito come l’artista eversivo e maledetto.   Vivendo una vita “sull’orlo di un precipizio” – tra relazioni amorose dolorose e alcolismo – un crollo psicologico lo portò in una clinica privata (1908-1909).

Tornato in Norvegia – dopo aver vissuto per lo più all’estero – si stabilì al mare.   I suoi giganteschi dipinti murali oggi nell’Università di Oslo sono considerate le più grandi teli dell’Espressionismo in Europa  “che riflettono il suo sempre vivo interesse per le forze invisibili e la natura dell’Universo”.

Much è morto nel 1944.

La mostra di Roma è articolata in sette Sezioni;  e fa scoprire anche ad aspetti meno noti di questo grande artista (il suo rapporto con l’Italia, con la sessualità e la natura ecc.) .

  1. Allenare l’occhio – “Non dipingo cosa vedo, ma cosa ho visto” precisava lo stesso Munch, annotando più volte che la sua vista influenza la sua esperienza sensoriale, incluso i suoni che sente e gli stati emotivi che prova, producendo lavori come L’Urlo.
  • Quando i corpi si incontrano e s separano – Munch vuole rendere visibile quella che lui definisce la “grandiosità della sessualità” con una certa misoginia – e frequenti rappresentazioni del rapporto tra uomo e donna come una battaglia – ma anche con empatia per chi viene rovinato “dalla dissoluzione dell’amore”.
  • Fantasmi – L’artista ha scritto esplicitamente che i ricordi sono strumentali nel suo lavoro.  In questa sezione si vedono le sue opere più note: Malinconia (1891) Disperazione (1894) L’urlo (1895) Lotta contro la morte (1915) e la Morte della malata (1893)9
  • Munch in Italia – Il suo debito verso l’italia è un aspetto poco noto. “Malattia alcol disastri: questo fu il mio viaggio a Firenze” – annota Lo stesso Munch. Ma, dopo la partenza di Larsen, inizia una nuova fase tra Firenze Milano e Roma, ispirata da Raffaello e Michelangelo. In questa sezione si trova – tra altri – La Tomba di PA Munch a Roma (1927) che ritrae uno scorcio del cimitero acattolico romano dove è sepolto lo zio,
  • L’universo invisibile – “La terra – scrive Munchè un gigantesco atomo vivente.  Tutto ha vita e volontà e movimento, le rocce e i cristalli quanto i pianeti”.  Nella sua cosmologia, la terra è un elemento dotato di coscienza e respiro.  L’ambiente fisico e i corpi delle creature agiscono gli uni sugli altri, permettendo alle energie invisibili di interagire con il mondo visibile. A Roma sono visibili Uomini che fanno il bagno (1913-1915), Onde (1908) Il Falciatore (1917)-
  • Di fronte allo specchio (Autoritratto) –   Lo specchio è il suo complice durante i tentativi di auto-invenzione.
  • L’eredità di Munch – L’artista è stato un grande sperimentatore di soluzioni prospettiche e geometriche inedite, dell’uso potente di colore e ombre, e di figure disturbanti.   Il suo linguaggio personale invita ad entrare nella scena e partecipare con maggior coinvolgimento all’emozione che la pervade. Ed è la premessa per la nascita delle Avanguardie che nel XX secolo cercheranno gli strumenti migliori per raccontare le emozioni più profonde.

Prodotta ed organizzata da Arthemisia – in collaborazione con il Museo Munch di Oslo – la mostra gode de patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Gubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione

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Guercino in Mostra di Arte Barocca (Roma 31 dicembre 2024 – 26 gennaio 2025)

gennaio 26, 2025

Ecco una mostra che merita di esser vista: “Guercino. L’era Ludovisi a Roma” – ospitata da 31 ottobre 2024 al 26 gennaio 2025 nel suggestivo scenario delle Scuderie del Quirinale – con protagonisti due giganti della storia dell’arte e del potere romano: il grande maestro del barocco romano, il vibrante Giovanni Francesco Barbieri (originario di Cento) noto come Guercino, e la dinastia Ludovisi, personificata dal cardinal Ludovico e dal suo influente zio Alessandro Ludovisi Gregorio XV.

Un vero e proprio viaggio (grazie a 122 opere provenienti da 68 musei internazionali) nella Roma del Seicento, in un periodo storico in cui l’arte e la politica erano profondamente intrecciate.

La felice stagione dell’era Ludovisi (1621 – 1623), parentesi luminosa tra le grandi dinastie dei Borghese e dei Barberini, è riccamente documentata anche con splendide tele di Guido Reni, Domenichino, Albani, Lanfranco, Bernini, Pietro da Cortona, Poussin, Algardi Duquesnoy, ma ovviamente in particolare del  giovane Guercino,  chiamato a Roma da Papa Gregorio XV, al secolo Alessandro Ludovisi, durante il suo fugace, ma intenso pontificato.  Il suo stile – caratterizzato da ricerca cromatica e un tratto inconfondibile – emerge come punto di equilibrio perfetto tra l’eredità classica e la sperimentazione barocca.

 Il percorso della mostra si apre con il monumentale fac-simile della pala d’altare con la Sepoltura di Santa Petronilla, commissionata a Guercino per la Basilica di San Pietro, oggi conservata nei Musei Capitolini.

Di Guercino- si alternano  poi  potenti rappresentazioni sacre (il Ritorno del Figliol Prodigo dei Musei Reali di Torino, liintensa Susanna e i vecchioni, conservata al Prado di Madrid ), vibranti  disegni  che rivelano l’intenso lavorio che precedeva ogni opera d’arte finita, un secondo  fac-simile(l a Gloria di San Crisogono”, originariamente dipinto per l’omonima chiesa a Trastevere e oggi incastonato a venti metri di altezza nella volta di Lancaster House, sede di rappresentanza del Foreign Office britannico), capolavori provenienti dai Musei vaticani (la Santa Maria Maddalena Penitente del 1622, la Fiera di Villaggio, l’Incredulità di san Tommaso) . La pittura sacra e a tematica cattolica, centrale nel pontificato Ludovisi,- è protagonista della mostra. Il confronto fra le raffigurazioni di San Filippo Neri   di Guercino e Guido Reni evidenzia il connubio tra classicismo e teatralità proprie del Barocco nascente.

Ampio spazio è dato alla collezione arte classica di Ludovisi con dipinti di Paris Bordon, Dosso Dossi, Guido Reni o la sensuale Venere dormiente di Giovanni Lanfranco.

Infine, a chiudere il percorso sono i ritratti della famiglia Ludovisi e dei principali protagonisti dell’epoca.

La mostra offre anche l’opportunità esclusiva di visitare alcune sale del Casino di Villa Ludovisi, tra cui la Sala dell’Aurora, dove campeggia il celebre affresco del Guercino.

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TIZIANO, LOTTO, CRIVELLI E GUERCINO. CAPOLAVORI DELLA PINACOTECA DI ANCONA – Mostra ai Musei Capitolini di Roma (26 novembre- 30 marzo 2025)

novembre 25, 2024


Per celebrare l’avvio del Giubileo, a Roma,  dal 26 novembre 2024 – nelle prestigiose sale del Palazzo dei conservatori in Campidoglio – ci sarà  la mostra “Tiziano Lotto Crivelli e Guercino – Capolavori della Pinacoteca di Ancona”  che – organizzata in collaborazione con i Musei Capitolini di Roma –  attraverso una selezione di 6 stupende opere sacre realizzate tra Rinascimento e età barocca, racconta la storia dell’arte nella città dorica:  così ben rappresentata nelle raccolte civiche, e testimonianza dell’importanza delle sue  committenze sacre. I capolavori in mostra descrivono un percorso di importanti contaminazioni tra correnti artistiche che hanno reso la città depositaria di assoluti capolavori tra XV e XVII secolo.   Con 5 pale d’altare di grandi dimensioni – e una piccola ma lussuosa tempera su tavola – questo spaccato del meglio della produzione pittorica marchigiana (e in particolare di quella veneta nella regione) racconta l’importanza della collezione della Pinacoteca Podesti di Ancona e – oltre a testimoniare la sacralità e l’importanza che assunse l’arte adriatica del ‘500 – anticipa gli eventi culturali previsti per il prossimo Giubileo. Nel corso della sua presentazione , “la mostra – ha sottolineato Massimiliano Smeriglio Assessore alla cultura di Roma Capitale nel corso  – è un esempio virtuoso di scambi culturali tra amministrazioni.  I musei civici italiani costituiscono una realtà importantissima”.

LE OPERE IN ESPOSIZIONE

Tiziano Vecellio: Madonna con il Bambino in gloria, i santi Francesco e Biagio e il donatore Luigi Gozzi (Pala Gozzi), 1520Uscendo dai tipici schemi architettonici e prospettici del Quattrocento, la tavola è esempio della “inversione di rotta” di Leonardo – e poi di Raffaello e dello stesso Tiziano: protagonista è la composizione naturale del soggetto che coglie l’attimo, la vita. Sul retro della tavola, sono visibili vari schizzi a pietra nera.   Il dipinto (il primo firmato e datato)di grande potenza espressiva e coloristica – segna l’ingresso del pittore nel ramo, più tradizionale e lucroso della produzione pittorica cinquecentesca. Il committente della tela (raffigurato inginocchiato in basso) è il mercante di Dubrovnik. Il soggetto della pala, dipinta con sferzante realismo, è di agevole lettura. San Biagio, protettore di Dubrovnik, indica al committente, l’apparizione della Vergine con il Bambino sulle nuvole, circondata da un coro di tre angeli (due, infanti e nudi, con coroncine di fiori, uno, più serio e maturo, vestito di una tunica bianca). Sulla sinistra, San Francesco si compiace della visione miracolosa. Un ramo di fico, simboleggia la salvezza cristiana,

Tiziano Vecellio: Cristo crocefisso, la Vergine e i santi Domenico e Giovanni    Evangelista (Crocifissione, Pala Cornovi della Vecchia), 1558

Olivuccio di Ciccarello: Circoncisione di Gesù Bambino, 1430 – 1439 ca

 Carlo Crivelli: Madonna col Bambino, 1480 – Vero piccolo gioiello!

Giovan Francesco Guerrieri detto Guercino: Immacolata concezione (1656)

 Lorenzo Lotto: La Vergine con il Bambino incoronata da angeli e i santi Stefano, Giovanni   Evangelista, Simone – Zelota e Lorenzo (Sacra conversazione, Palazzo delk’Alabatda) 1539 circa

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Francesco Clemente – Anima nomade: al Palazzo Esposizioni (Roma 23 novembre- 30 novembre 2024)

novembre 23, 2024

Bella e intrigante la mostra personale, di Francesco Clemente che –  napoletano di nascita ma nomade per vocazione –  dopo un lungo periodo in India, vive ora a New York.  La mostra – promossa dall’Assessorato alla cultura di Roma capitale e Azienda speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da quest’ultima – è a cura di Bartolomeo Pietromarchi.   

Non la si guarda.  Vi si entra, entrando in una serie di grandi Tende, colorate e dipinte dentro e fuori, di cui ciascuna – dalla Tenda degli angeli alla Tenda del pepe – è un mondo interiore, ricco di simboli, memorie e riflessioni stratificate nel tempo.  Ispirate alla filosofia upanishadica e buddista, le Tende rappresentano “rifugi per nomadi” .  Sono il simbolo di una vita itinerante.   Evocano mondi immaginari – e luoghi sacri (quali le Grotte dei Mille Budda a Dunhuang in Cina o le grotte di Ajanta ed Ellora in India)- che hanno lasciato tracce profonde nella memoria dell’artista.

La  Mostra si snoda in tre gruppi di opere:

  • sei Tende, con pareti    – per lo più multicolore – dipinte con tempere luminose
  • dodici Bandiere, dipinte con figure simboliche, da un lato, riconoscibili, e dall’altro, enigmatici
  • dei dipinti murali, realizzate (sul posto) per questa mostra: Oceano di storie che rispecchia l’essenza di un’anima nomade in perenne movimento

La Tenda della verità intreccia immagini (reti e ragnatele, cuori, ragni sospesi, coppie abbracciate ecc,) di quotidianità con richiami mitologici e memorie visive profonde.  Il nome è ispirato da Kabir, mistico indiano del ‘400, che descriveva il corpo come veicolo di connessione con l’assoluto. Non più quindi solo come un’entità fisica e condizionata, ma come eco di desideri dimenticati, un riflesso delle aspirazioni inconsce in cui  “spiritualizzare la materia e materializzare lo spirito”.

La Tenda del pepe è ispirata e all’idea del viaggio, e alla regione del Kerala, storico crocevia commerciale, legato a civiltà antiche attraverso rotte marittime. I dipinti interni evocano il verde e l’azzurro delle sue terre tropicali, intrise di memorie storiche di un’archeologia marina nascosta, con immagini i di grani di pepe su una grande mano, barche che fluttuano nell’oceano, un veliero naufragato contenuto nel grembo di una figura femminile. Le pareti esterne sono decorate con onde e  mani  con palmi adornati da simboli (un occhio fluttuante, un cuore trafitto, grani di pepe cadenti). Perdute le certezze del viaggio resta il riposo sulla riva.

La Tenda del diavolo esplora il potere e la corruzione con immagini diaboliche che uniscono simboli medievali e contemporanei. Le rappresentazioni cariche di simbolismo sessuale e di potere mostrano una realtà distorta. L’opera invita a riconoscere che la nostra idea di controllo è illusoria e che solo accettando l’influenza di queste forze inconsce possiamo giungere a  una nuova consapevolezza della nostra essenza più autentica .

Nella Tenda Rifugio – quasi monocromatica –  domina un’atmosfera di quiete e sacralità, tramite figure di esseri con teste di animali feroci e corpi di santi, con in grembo animali più deboli, evocando l’armonia tra predatore e preda che, reciprocamente, trovano rifugio nel Budda. L’esterno della tenda è ricoperto di frammenti di un testo buddista fondamentale. Ma come riconciliare la nostra natura compassionevole con la ferocia dei predatori e dei lupi?

Tenda Museo – In questa tendaClemente esplora l’autoritratto – con dipinti di se stesso in cornici sontuose, ma anche di fronte a tigri, pesci ecc. – esplorando un’identità in continua trasformazione, che si muove tra mondi diversi. Le pareti esterni rievocano i musei amati da Clemente.

Tenda degli angeli – Qui regna un’atmosfera serena, dove le figure celesti si rivelano secondo l’immaginario dell’artista. All’esterno – su uno sfondo cangiante che si anima grazie a una rete chimerica – delle figure (cuori, fiori e picche) si fondono e si trasformano in sensuali intrecci di foreste popolate da uccelli scheletri e coppie. Sulle pareti esterne compaiono 12 immagin – colorate – di arcangeli incastonati in fessure a forma di serratura: il paradiso non è accessibile, ma si può sbirciare al suo interno grazie a un angelo custode.

I dipinti murali, monumentali ma effimeri (saranno cancellati alla fine della mostra) –  in un ciclo di cerazione e dissoluzione – riflettono la caducità della memoria, la natura transitoria dell’arte, e di tutto.

“La pelle del tempo”: bella mostra di Danilo Quintarelli al Museo Carlo Bilotti -Aranciera di Villa Borghese (Roma, 7 marzo-21 aprile 2024)

marzo 7, 2024

Dal 7 marzo al 21 aprile 2024, lo splendido Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese ospita “La pelle del tempo”: una bella – ed intrigante – mostra di Danilo Quintarelli, a cura di Andrea Guastella.   Con dei dipinti che ricalcano le sovrapposizioni delle superfici murarie (la “pelle” della struttura architettonica) – e un video (realizzato col videoartista Andrea Maioli sulla base di alcune foto di Quintarelli) – la Mostra ripercorre le numerose trasformazioni subite dal palazzo dell’Aranciera di Villa Borghese (sede del Museo Carlo Bilotti) nel corso dei secoli.

Da un lato, la pelle è una frontiera che ci protegge; dall’altro, ricoprendosi di rughe, fa le veci della coscienza; ci costringe a percepirci per quello che siamo: creature fragili, limitate, contingenti.  Sia come sia, il rapporto col mondo è quindi una questione di pelle. Da qui la decisione di Danilo Quintarelli, di concentrarsi – più che sulle strutture imponenti – sulle stratificazioni di intonaco dei dei muri: sono proprio queste ultime La pelle del tempo, la memoria concreta dell’edificio, dai fasti del passato alle macerie della guerra.  

 L’artista è stato ispirato in particolare dai sotterranei dell’edificio, polverosi, ruvidi, graffiati. La dominante rossa rimanda a sangue rappreso.  Sotterranei e colori sovrapposti sono altrettanti, inviti a uno scavo fisico e interiore che, nel video, diventa ariosa proiezione nel futuro: lo spazio si converte in tempo.

“La pelle – come ha scritto David Le Breton – incarna la persona, distinguendola dagli altri. La sua consistenza, il colore, le cicatrici e le sue peculiarità (come i nei, ad esempio) disegnano un paesaggio unico”.  E tale paesaggio – come (nella mostra) testimoniato dal video – cambia con il tempo. Come sosteneva Didi-Hubermann, per guadagnare un ‘corpo’, l’arte “dovrà fregiarsi ‘della virtù interstiziale della pelle’.  Dovrà celare, nell’abisso dell’Informe, la levità dell’Assoluto”. 

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dall’Associazione Aurea Phoenix APS.
Supporto organizzativo e servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Il catalogo della mostra, edito da Aurea Phoenix Edizioni con testi di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, Andrea Guastella e Danilo Quintarelli, verrà pubblicato a conclusione dell’esposizione.

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Recensione negli USA di un nuovo libro su Il coniglietto di velluto-The Velveteen Rabbit

febbraio 3, 2024

Il coniglietto di velluto – The Velveteen Rabbit (1922), della scrittrice anglo-americana Margery Williams, negli Stati Uniti è da sempre al centro dell’attenzione. Lisa Rowe Fraustino, in occasione del centenario della pubblicazione del libro della Williams, ha realizzato – e pubblicato – una raccolta di saggi di studiosi internazionali, intitolata The Velveteen Rabbit at 100 Hundred (2023). Per l’Italia, vi hanno contribuito Elena Paruolo e Claudia Camicia. Su questo volume è appena uscita una bella recensione leggibile al seguente link: