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La grande magia di De Filippo al teatro Quirino (Roma,24-29 marzo 2026)

marzo 21, 2026

Il testo di Eduardo De Filippo – ora in scena, a Roma, con regia di Gabriele Russo, e con Natalino Balasso e Michele Di Mauro – risale al 1948 e non fu accolto bene ai suoi esordi.   La storia raccontata è quella di un marito credulone vittima di un tradimento coniugale, che non volendo ammettere la realtà si presta alle manovre di un illusionista imbroglione che fa spettacoli di magia. Così arriva a credere che la moglie sia rinchiusa in una scatola magica. Sta a lui decidere se aprirla, e se credere o meno in quella finzione.

La vicenda si concentra sul contrasto tra il mondo reale e quello dell’illusione, sullo scontro tra questi due mondi.  Alla fine, la “grande magia” non è solo quella dei trucchi da palcoscenico, ma la capacità di vedere la realtà con occhi diversi.

Come emerso da un recente incontro con la compagnia: “è un testo enigmatico, difficile, complesso, attuale per i temi affrontati: verità-finzione, autoinganno, svelamento… Un testo affascinante, in qualche modo filosofico, in cui Eduardo si interroga su come uscire da sé stesso, dai suoi cliché, dai suoi confini. Un’opera nera incentrata sulla scrittura, sulla drammaturgia, ma soprattutto sul linguaggio che consente di evadere dal senso pratico della vita. La scenografia è minimalista, il potere ce l’hanno le parole. Non è un testo sul teatro, è teatro. Il teatro è artificio e l’artificio è la sostanza dello spettacolo. Per scelta del regista gli attori hanno origini geografiche diverse, anche napoletane. In questo modo il regista riporta Eduardo in una collocazione nazionale e cosmopolita” (Elena Paruolo).

“Fra tutti i testi di Eduardo che posso dire di conoscere a fondo – sottolinea il regista Gabriele Russo – ritengo e sento che La Grande Magia sia quello più necessario oggi per i temi che affronta, per le relazioni che propone, perché è una commedia squilibrata, meno lineare e matematica delle altre, sospesa e caotica come il tempo in cui viviamo. … Ne consegue un continuo cortocircuito che confonde il piano dell’illusione con quello della realtà, destabilizzando i personaggi stessi e gli spettatori. Smarriti i personaggi, smarriti gli spettatori, smarriti gli uomini e le donne di oggi, smarriti nelle relazioni, smarriti nel continuo fondersi del vero e del falso. Cosa è vero? Cosa è falso?”.