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“MUNCH. IL GRIDO INTERIORE” AL PALAZZO BONAPARTE – PIAZZA VENEZIA, 5 – ROMA (11 FEBBRAIO – 2 GIUGNO 2025)

febbraio 11, 2025

Evento che intende anche celebrare il venticinquesimo anno di attività di Arthemisia, l’ampia retrospettiva MUNCH IL GRIDO INTERIORE – che ha avuto una precedente tappa a Palazzo reale di Milano –  al Palazzo Bonaparte di Roma è stata inaugurata il 10 febbraio 2025 alla presenza (anche) del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della regina Sonja di Norvegia.  Ad accoglierli c’era Iole Siena, Presidente di Arthemisia.

La mostra, curata da Patricia G. Berman – esponendo oltre 100 suoi capolavori tra cui le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922-1024), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900-1901), Danza sulla spiaggia (1904) e una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895) –   racconta l’intero percorso artistico di questo straordinario artista norvegese.

Simbolista e precursore dell’Espressionismo (e persino del Futurismo) – in maniera diretta e potente, e mirando a rendere visibile l’invisibile (anche grazie alla memoria) – Munch ha saputo interpretare e rappresentare sentimenti, passioni, e le inquietudini più profonde dell’animo umano (l’angoscia esistenziale, la malattia, la morte, la suggestione dell’amore erotico e della passione carnale, ecc.).  Non a caso, le onde sonore generate dall’urlo interiore dell’artista giungono fino al nostro presente.  

Le sue opere testimoniano – dando loro forme e colori –   emozioni universali e senza tempo.

La perdita prematura della madre a soli 5 anni e della sorella, la morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen, hanno di certo influenzato la sua poetica, così come il naturalismo norvegese,  influenze dell’impressionismo e post-impressionismo  – francesi – che gli suggerirono un uso del colore più intimo e un approccio psicologico,  e teorie scientifiche del suo tempo.

La sua prima mostra a Berlino (1982) fu considerata scandalosa.

Munch fu percepito come l’artista eversivo e maledetto.   Vivendo una vita “sull’orlo di un precipizio” – tra relazioni amorose dolorose e alcolismo – un crollo psicologico lo portò in una clinica privata (1908-1909).

Tornato in Norvegia – dopo aver vissuto per lo più all’estero – si stabilì al mare.   I suoi giganteschi dipinti murali oggi nell’Università di Oslo sono considerate le più grandi teli dell’Espressionismo in Europa  “che riflettono il suo sempre vivo interesse per le forze invisibili e la natura dell’Universo”.

Much è morto nel 1944.

La mostra di Roma è articolata in sette Sezioni;  e fa scoprire anche ad aspetti meno noti di questo grande artista (il suo rapporto con l’Italia, con la sessualità e la natura ecc.) .

  1. Allenare l’occhio – “Non dipingo cosa vedo, ma cosa ho visto” precisava lo stesso Munch, annotando più volte che la sua vista influenza la sua esperienza sensoriale, incluso i suoni che sente e gli stati emotivi che prova, producendo lavori come L’Urlo.
  • Quando i corpi si incontrano e s separano – Munch vuole rendere visibile quella che lui definisce la “grandiosità della sessualità” con una certa misoginia – e frequenti rappresentazioni del rapporto tra uomo e donna come una battaglia – ma anche con empatia per chi viene rovinato “dalla dissoluzione dell’amore”.
  • Fantasmi – L’artista ha scritto esplicitamente che i ricordi sono strumentali nel suo lavoro.  In questa sezione si vedono le sue opere più note: Malinconia (1891) Disperazione (1894) L’urlo (1895) Lotta contro la morte (1915) e la Morte della malata (1893)9
  • Munch in Italia – Il suo debito verso l’italia è un aspetto poco noto. “Malattia alcol disastri: questo fu il mio viaggio a Firenze” – annota Lo stesso Munch. Ma, dopo la partenza di Larsen, inizia una nuova fase tra Firenze Milano e Roma, ispirata da Raffaello e Michelangelo. In questa sezione si trova – tra altri – La Tomba di PA Munch a Roma (1927) che ritrae uno scorcio del cimitero acattolico romano dove è sepolto lo zio,
  • L’universo invisibile – “La terra – scrive Munchè un gigantesco atomo vivente.  Tutto ha vita e volontà e movimento, le rocce e i cristalli quanto i pianeti”.  Nella sua cosmologia, la terra è un elemento dotato di coscienza e respiro.  L’ambiente fisico e i corpi delle creature agiscono gli uni sugli altri, permettendo alle energie invisibili di interagire con il mondo visibile. A Roma sono visibili Uomini che fanno il bagno (1913-1915), Onde (1908) Il Falciatore (1917)-
  • Di fronte allo specchio (Autoritratto) –   Lo specchio è il suo complice durante i tentativi di auto-invenzione.
  • L’eredità di Munch – L’artista è stato un grande sperimentatore di soluzioni prospettiche e geometriche inedite, dell’uso potente di colore e ombre, e di figure disturbanti.   Il suo linguaggio personale invita ad entrare nella scena e partecipare con maggior coinvolgimento all’emozione che la pervade. Ed è la premessa per la nascita delle Avanguardie che nel XX secolo cercheranno gli strumenti migliori per raccontare le emozioni più profonde.

Prodotta ed organizzata da Arthemisia – in collaborazione con il Museo Munch di Oslo – la mostra gode de patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Gubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione

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