TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Patrick de Bana, Juliano Nunes e William Forsythe sono i coreografi che firmano il Trittico Contemporaneo, dal 23 al 29 marzo al Teatro dell’Opera di Roma: appuntamento fisso – voluto da Eleonora Abbagnato – per ampliare e rinforzare il lavoro dei ballerini. Nel cartellone, accanto ai grandi classici, si trovano, quindi, titoli e creazioni di autori che entrano per la prima volta nel repertorio del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma.
Nel programma del Trittico ci sono due prime italiane – Windgames di De Bana e Playlist (Track 1, 2) dell’iconico Forsythe – e una prima assoluta, Women di Nunes.
La serata si apre con Windgamesdi Patrick de Bana sulle musiche del Concerto per violino e orchestra op. 35 di Čajkovskij: “Opera multinazionale” creata in più fasi che ha unito artisti in tutto il mondo. Al centro della serata: una prima assoluta: la nuova creazione del brasiliano Juliano Nunes, “un pezzo astratto che non ha una trama ma racconta molte storie”. Il gran finale è affidato a Playlist(Track 1, 2) di William Forsythe, icona della danza che negli oltre 50 anni di carriera ha riorientato il balletto classico verso la dinamica del XXI secolo.
Con il dittico formato daGianni Schicchi (opera comica in un atto composta da Giacomo Puccini nel 1918 su libretto di Giovacchino Forzano) e L’heure espagnole (composizione di Maurice Ravel su libretto tratto dall’omonima commedia del 1904 di Franc-Nohain) – seconda parte del “Trittico ricomposto”( progetto triennale realizzato dalla Fondazione Capitolina in collaborazione con il Festival Puccini di Torre del Lago in occasione del centenario della morte del compositore ) diretto da Michele Mariotti –Ersan Mondtag, pluripremiato regista scenografo e costumista berlinese debutta in Italia.
Lo spazio teatrale e i personaggi di Ersan Mondtag – considerato tra le firme più visionarie del teatro (e che rappresenterà la Germania alla Biennale Arte di Venezia 2024) – nascono da “idee fantastiche” proiettate in luoghi surreali, dalle linee espressioniste e dal cromatismo esasperato. I costumi sono di Johanna Stenzel, le luci di Sascha Zauner e i video diLuis August Krawen; la drammaturgia è curata da Till Briegleb.
Di questo dittico – sottolinea Michele Mariotti – “La famiglia è la protagonista assoluta. Si ride, ma con amarezza, perché ci troviamo di fronte a due nuclei familiari – ben descritti da Ravel e Puccini – dai lati oscuri, tristi, immorali e grotteschi. E ci rendiamo conto di quanta solitudine e quanto silenzio si possano trovare anche nelle famiglie più numerose quando, al posto di rispetto e condivisione, regna soltanto l’interesse personale”.
Gianni Schicchiè basato su un episodio del Canto XXX dell’Inferno di Dante. Questa la sua trama. Una famiglia avarissima cerca di sfruttare l’eredità di un uomo ricco – Buoso Donati – appena deceduto, coinvolgendo un astuto truffatore: Gianni Schicchi. Travestendosi da Buoso, Schicchi riesce a redigere alla presenza del Notaio un nuovo testamento. Ma destina i beni migliori a sé stesso. Benché irati, i parenti non possono svelare la truffa. Partito il Notaio, Schicchi caccia tutti dalla casa, ormai di sua proprietà. Rimangono solo Rinuccio e sua figlia Lauretta, felici delle nozze imminenti.
L’heure espagnole(1911) – opera comica in un atto ambientata nella Toledo del XVIII secolo – ha come protagonista Concepciòn, insoddisfatta moglie dell’orologiaio Torquemada che, quando il maritoè fuori casa, ospita una serie di suoi amanti. Il continuo avvicendarsi dei pretendenti della donna crea un vorticoso gioco di equivoci e di buffe dinamiche amorose.
In entrambi i titoli del dittico cast d’eccellenza internazionale
Carlo Lepore (celebre basso-baritono specializzato in ruoli buffi) interpreta Gianni Schicchi; il soprano Vuvu Mpofu è Lauretta;d 2019; il mezzosoprano Sonia Ganassi è Zita, il tenore Giovanni Salaè Rinuccio. Completano il cast Ya-Chung Huang (Gherardo),Roberto Accurso(Betto),Nicola Ulivieri (Simone), Daniele Terenzi (Marco), Domenico Colaianni(Spinelloccio), Alessandro Guerzoni (Pinellino), Daniele Massimi (Guccio), Valentina Gargano (Nella), Ekaterine Buachidze(La Ciesca), Mattia Rossi(Ser Amantio di Nicolao) – questi ultimi tre dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.
Tra i protagonisti de L’heure espagnole di Ravel, invece, ritroviamo il tenore Ya-Chung Huangnel ruolo dell’orologiaio Torquemada e il mezzosoprano francese Karine Deshayes nella parte di Concepciòn. Gli interpreti di Gonzalve e Don Inigo Gomez sono il tenore Giovanni Salae il basso-baritono Nicola Ulivieri. Il baritono Markus Werba(indimenticato protagonista di Mass di Bernstein alle Terme di Caracalla) incarna invece il mulattiere Ramiro.
Firmando una nuova Bottega Fantastica, Francesco Ventriglia debutta all’Opera di Roma: 9 e 10 dicembre al Teatro Nazionale, più otto matinée riservate alle scuole, e dal 27 al 29 dicembre alla Scuola di Danza dell’Opera di Roma uno stage intensivo rivolto a giovani dagli 11 e 17 anni (per parteciparvi le domande vanno presentate entro il 9 dicembre 2023).
Questa la trama dello spettacolo. Nella bottega fantastica – in cui un giovanissimo creatore di giocattoli costruisce bambole danzanti – in presenza di una famiglia che vi è entrata, inizia la presentazione delle bambole tra cui i bambini dovranno scegliere il loro regalo. Si susseguono danze di gruppo, assoli, terzetti e duetti, tarantelle, mazurche, can can, danze dei cosacchi e un romantico momento affidato al soldatino e alla ballerina. La bottega diventa un luogo magico in cui gli “automi” si animano per architettare una fuga.
Alla produzione – un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma – prendono parte gli allievi del 1°, 6°, 7° e 8° corso, con la partecipazione straordinaria di Ofelia Gonzalez e Pablo Moret, docenti della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. Le scene sono di Michele Della Cioppa, i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Alessandro Caso. Assistente alla coreografia Luca Cesa, consulenza musicale Giuseppe Annese, maestro collaboratore Mario Germani.
Venerdi 6 ottobre 2023: il direttore israeliano, Omer Meir Wellber – dirigendone il Primo Atto in forma di concerto – debutta all’Opera di Romacon La valchiria di Wagner. Accanto a lui, sul palco, cantano il tenore Stanislas de Barbeyrac (al debutto nel ruolo di Siegmund), il soprano Allison Oakes(nel ruolo di Sieglinde) e il bassoBrindley Sherratt (nella parte di Hunding, di cui è rinomato interprete).
La valchiria (dramma musicale in tre atti composto e su libretto di Richard Wagner tra il 1854 e il 1856 – celebre nella cultura popolare la Cavalcata delle valchirie (ripresa da registi come Francis Ford Coppola e Federico Fellini in Apocalypse Now e 8 ½ ) – è la seconda delle opere che costituiscono la Tetralogia Der Ring des Nibelungen (L’anello del Nibelungo) ispirata ai miti nordici del dio Odino.
Nel primo atto dell’opera si assiste alla nascita dell’amore incestuoso tra Siegmund e Sieglinde (rapita ancora bambina e costretta a sposarsi con Hunding, capo di una stirpe nemica) – entrambi figli del dio Wotan – culminante in un appassionato duetto d’amore e nella canzone della primavera cantata dal protagonista. .
“La bufera d’inverno viene meno alla Luna, dal suo sangue sbocciano i fiori, la sorella liberò lo sposo fratello, costringendo il mondo con la grazia di tenere armi…”
Con questo brano musicale Wagner sembra tornare alle melodie dell’opera lirica convenzionale. In compenso, la sensualità della situazione segna una rivoluzione nella concezione borghese dell’Ottocento.
In effetti, questa la trama del Primo Atto.
Siegmund, della stirpe dei Wolfi – ferito e senz’armi – trova casualmente riparo nella capanna di Hunding. Sieglinde, moglie di Hunding, se ne sente subito attratta. Il racconto di Siegmund occupa la parte centrale del Primo Atto: il clan dei Neidinge aveva dato alle fiamme la sua dimora quando era ancora un fanciullo, ucciso la madre e rapito la sorella gemella mentre lui (Wölfing, cioè cucciolo di lupo) e il padre Wolfe (lupo) erano lontani a caccia; aveva quindi vissuto anni nella foresta perseguitato dai Neidinge, vagabondando col padre fino a perderne misteriosamente le tracce, aveva provato allora a tornare tra gli uomini abbandonando la foresta ma era rimasto emarginato perché visto come portatore di sventura; poco tempo addietro aveva infine incontrato una fanciulla dai familiari della quale l’aveva difesa uccidendoli e combattendo contro il clan arrivato a vendicarli, ma, spezzatesi le sue armi, aveva visto morire uccisa la ragazza ed era dovuto scappare.
Hunding dichiara di essere di quello stesso clan e voler vendicare il sangue versato sfidando a duello Siegmund l’indomani stesso (i sacri doveri dell’ospitalità lo obbligano ormai a fornire riparo per la notte al nemico).
Sieglinde, ormai innamorata di Siegmund e ignara che lui sia suo fratello, versa un sonnifero nella pozione di Hunding e rivela al soldato una spada conficcata, il giorno delle sue nozze forzate con Hunding, in un albero di frassino – da un misterioso viandante, che lei aveva riconosciuto essere il padre Wälse – che molti guerrieri avevao tentato invano di estrare poiché destinata all’eroe che avrebbe salvato la ragazza.
Siegmund riesce a estrarre la spada dal masso, abbracciando poi Sieglinde nella notte. Il primo atto si chiude lasciando soli i due amanti nel pieno del “furente ardore” che li attrae.
Dal 16 al 25 giugno, l’Opera di Roma propone Madama Butterfly – “tragedia giapponese” di Giacomo Puccini (1858 – 1924) – libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa basato sull’omonima pièce teatrale di David Belasco.
A – Per scrivere questa opera Puccini si documentò su usi e costumi del Giappone. E si ispirò anche a un altro racconto semi autobiografico (la Madame Chrysanthème) di Pierre Loti.
Questa la sua trama.
Nagasaki, inizio XX secolo. Cio-cio-san è una quindicenne giapponese, costretta a lavorare come geisha per sfuggire alla povertà. Innamoratasi di Pinkerton, un ufficiale della marina americana sbarcato in Giappone, lo sposa nella speranza di riabilitare la sua condizione. Ben presto, tuttavia, Pinkerton la abbandona: torna a Nagasaki tre anni dopo, con la sua nuova moglie americana. Cio-cio-san, dopo aver affidato a lei il figlio avuto da Pinkerton, decide di uccidersi.
La sua messa in scena all’Opera di Roma segna – dopo lo straordinario successo ottenuto al Metropolitan di New York – il debutto in Europa del soprano Eleonora Buratto.
La messa in scena – cinematografica e iperrealista – è quella del regista Àlex Ollé (La Fura dels Baus). Le scene sono di Alfons Flores e i costumi di Lluc Castells. Video di Franc Aleu e luci di Marco Filibeck. Secondo la visione di Àlex Ollé, il sogno d’amore della giovane geisha Cio-cio-san degenera in un «paradiso perduto». E la brama di potere di Pinkerton diventa «simbolo di uno tsunami neoliberista, ultima conseguenza del feroce colonialismo, capace di distruggere ogni cosa».
“In questi mesi trascorsi a studiare Madama Butterfly – sottolinea il direttore d’orchestra Roberto Abbado — ho cercato di indagare come Puccini, attraverso la trasformazione dei temi, l’uso post-wagneriano delle armonie e di quelle per toni interi, sia riuscito a delineare l’evolversi del dramma psicologico dei personaggi, in particolare quello di Cio-cio-san. Analizzando la genesi della partitura poi, ho scelto di ripristinare la forma originaria, quella della versione del 1904 rappresentata a Milano, dell’Interludio notturno che si apre con il celebre ‘Coro a bocca chiusa’. In questo modo il coro confluisce senza soluzione di continuità nell’Intermezzo creando un unico grande brano sinfonico-corale”.
L’orchestra e il coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma.
B. A Madama Butterfly – e alla discriminazione di genere tra oriente e occidente – è dedicato anche il nuovo numero della rivista Il calibano, il cui prossimo numero (dedicato al postumano) sarà pubblicato in autunno, in occasione della messa in scena del Mefistofele di Arrigo Boito.La sua copertina è un collage dell’artista Marinella Senatore. Le immagini delle pagine interne sono create da Francesco D’Isa con un software di intelligenza artificiale Text To Image.
Vogliamo che il pubblico si interroghi con noi” sottolinea Francesco Giambrone, Sovrintendente dell’Opera di Roma. “La donna orientale –precisa ancora il direttore di Calibano Paolo Cairoli – è mite e servizievole: ecco uno dei più banali e vetusti luoghi comuni prodotti da una cultura in cui maschilismo, razzismo e orientalismo si sono incontrati e alimentati a vicenda per molto tempo. Madama Butterfly è un capolavoro che naturalmente non deve in alcun modo essere messo in discussione. Ma è lecito domandarsi se tensioni o nodi problematici siano presenti, anche solo tra le righe, nella raffigurazione di questa donna giapponese subordinata al desiderio dell’uomo. Noi lo abbiamo fatto, in questo numero di Calibano, e ancora una volta un’opera, nata centoventi anni fa, diventa l’occasione per ragionare sul mondo di oggi, sulle sue tradizioni e contraddizioni
GLI INTERPRETI DEI PERSONAGGI – nello spettacolo romano:
CIO-CIO-SAN Eleonora Buratto / Maria Teresa Leva (17, 20, 22, 25) – SUZUKI Anna Maria Chiuri – PINKERTON Dmytro Popov / Luciano Ganci (17, 22, 25) – SHARPLESS Roberto Frontali / Giovanni Meoni (17, 22, 25) – GORO Carlo Bosi – ZIO BONZO Luciano Leoni – IL PRINCIPE YAMADORI Eduardo Niave* KATE PINKERTON Ekaterine Buachidze* – YAKUSIDÉ Maurizio Cascianelli – IL COMMISSARIO IMPERIALE Mattia Rossi* – L’UFFICIALE DEL REGISTRO Antonio Taschini – LA MADRE Angela Nicoli – LA ZIA Stefania Rosai – LA CUGINA Cristina Tarantino
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Al teatro Verdi di Salerno, con regia di Alfonso Signorini e direzione del
maestro Daniel Oren – torna in scena Tosca, immortale opera lirica del
grande Giacomo Puccini (su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica) che –
sin dai primi accordi – regala intense emozioni.
Ricca di colpi di scena, Tosca tiene lo spettatore in costante
tensione. E il discorso musicale si evolve in modo altrettanto rapido,
passando (con tutta la sua ricchezza di continui cambiamenti di colori,
dinamiche e tempi) da brevi incisi tematici spesso costruiti su armonie
dissonanti, a melodie, e a sonorità che anticipano l’estetica
dell’espressionismo musicale tedesco.
La trama si svolge a Roma nell’atmosfera segnata dall’eco degli avvenimenti
rivoluzionari in Francia, e dalla caduta della prima Repubblica Romana, dopo la
battaglia di Marengo,
Angelotti, bonapartista ed ex console della Repubblica Romana, fuggito dalla
prigione trova rifugio nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, dove la
marchesa Attavanti, sua sorella, gli ha fatto trovare le chiavi della sua
cappella. Vi incontra il cavalier Mario Cavaradossi che nel suo quadro –
nella figura di Maddalena – ha ritratto (a sua insaputa) la bella
marchese. Mentre preparano un piano di fuga, arriva Tosca, amante di
Cavaradossi, che – visto il ritratto – fa una scenata di gelosia a Mario che, a
fatica riesce a calmarla e congedarla.
Tosca allontanatasi, Angelotti esce dal nascondiglio e riprende il dialogo
con Mario che gli offre protezione, e decide di accompagnare Angelotti per
coprirlo nella fuga. Portano con loro il travestimento femminile, dimenticando
però il ventaglio nella cappella.
La falsa notizia della vittoria delle truppe austriache su Napoleone a
Marengo fa esplodere la gioia nel sagrestano. Ma improvvisamente sopraggiunge
con i suoi scagnozzi il barone Scarpia, capo della polizia papalina che, sulle
tracce di Angelotti, sospetta fortemente di Mario, anch’egli bonapartista.
Trovato il ventaglio dimenticato da Angelotti, Scarpia cerca di coinvolgere
Tosca, di cui è segretamente innamorato, ritornata in chiesa per informare
l’amante che il loro progetto amoroso per la serata, era sfumato, in quanto
chiamata a cantare a Palazzo Farnese per festeggiare l’avvenimento militare.
Usando il ventaglio dimenticato, Scarpia suscita la morbosa gelosia di
Tosca. Ed immagina con gioia feroce sia l’impiccagione di Cavaradossi che di
avere Tosca fra le sue braccia.
Furente Tosca, seguita dai gendarmi, li porta a sua insaputa fino alla
villetta di Mario, in cui comprende il grave errore causato dalla sua gelosia.
Gli sbirri perquisiscono a fondo la dimora. Ma non trovano Angelotti. Mario –
arrestato e portato al cospetto di Scarpia – dopo il suo rifiuto di
rivelare il nascondiglio di Angelotti è sottoposto a torture.
Tosca – che poco prima aveva eseguito una cantata al piano superiore del
Palazzo Farnese – viene convocata da Scarpia, il quale fa in modo che ella
possa udire le urla di Mario. Stremata dalle grida dell’uomo amato, la cantante
rivela a Scarpia il nascondiglio dell’evaso.
Mario, condotto alla presenza di Scarpia, apprende del tradimento di Tosca e
si rifiuta di abbracciarla. Intanto arriva un messo ad annunciare che la
notizia della vittoria delle truppe austriache era falsa, e che invece è stato
Napoleone a sconfiggere gli austriaci a Marengo.
Mario inneggia ad alta voce alla vittoria. E Scarpia lo condanna immediatamente
a morte per impiccagione, facendolo condurre via. Più tardi arriva anche
la notizia che Angelotti si è suicidato all’arrivo degli sbirri. Scarpia
ordina che il suo cadavere sia impiccato accanto a Cavaradossi.
Disperata, Tosca chiede a Scarpia di accordare la grazia a Mario. Il barone
acconsente solo a patto che lei gli si conceda.
Anche se inorridita, Tosca gli dice che gli si concederà.
Scarpia convoca quindi Spoletta e, con un gesto d’intesa, fa credere a Tosca
che Cavaradossi sarà fintamente giustiziato mediante una fucilazione simulata,
con fucili caricati a salve. Dopo aver scritto il salvacondotto che permetterà
agli amanti di raggiungere Civitavecchi, Scarpia si avvicina a Tosca per
riscuotere quanto pattuito, ma questa, che nel frattempo aveva preso un
coltello dal tavolo, lo colpisce dritto al cuore e Scarpia muore. E –
preso il salvacondotto – scappa via.
È l’alba. In lontananza un giovane pastore canta una malinconica canzone in
romanesco. Sui bastioni di Castel Sant’Angelo, Mario – pronto a morire – inizia
a scrivere un’ultima lettera d’amore alla sua amante, ma, sopraffatto dai
ricordi, non riesce a terminarla. Arrivata inaspettatamente, Tosca gli spiega
di essere stata costretta ad uccidere Scarpia. Mostrando il salvacondotto, lo
informa della fucilazione simulata, e scherzando, gli raccomanda di fingere
bene la morte.
Mario però viene fucilato veramente. Tosca – sconvolta e inseguita dai
poliziotti che hanno trovato il cadavere di Scarpia – grida “O
Scarpia, avanti a Dio!”
E si getta dagli spalti del castello.
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In un campo di prigionia siberiano arriva un nuovo detenuto, Alexandr Petrovič Gorjančikov: un giovane aristocratico, annunciato come prigioniero politico. I detenuti – tra vessazioni delle guardie e lavori forzati – si presentano al nuovo arrivato, ognuno ripercorrendo la propria storia e i motivi della prigionia. Carcere duro, privazione /e bisogno della libertà, il controllo sociale, colpa e pena, questi i temi di questa splendida opera da conoscere.
Ispirata dalle omonime memorie romanzate di Fëdor Dostoevskij sulla vita dei detenuti in un campo di prigionia in Siberia (dove lui stesso era stato detenuto, per motivi politici, per quattro anni) Da una casa di morti è il secondo tassello di un progetto triennale dell’Opera di Roma, dedicato al compositore ceco Leoš Janáček: progetto, inaugurato con la Káťa Kabanová della stagione 2021/2022, che si co ncluderà nel maggio del 2024 con la rappresentazione di Jenůfa. Lo spettacolo è coprodotto con la Royal Opera House Covent Garden di Londra, il Théâtre de La Monnaie di Bruxelles e l’Opéra national de Lyon.
Sul podio il giovane bielorusso Dmitry Matvienko, nel 2021, premiato alla prestigiosa Malko Competition di Copenaghen.
Per avvicinare l’opera al nostro presente il regista Krzysztof Warlikowski ha ambientato il tutto in un carcere contemporaneo americano, e non in un campo di prigionia siberiano. E ha scelto di aprire lo spettacolo con un video di Michel Foucault che riflette sulla giustizia, sulla sorveglianza e sull’esercizio del potere. Krzysztof Warlikowski – premiato con il Premio Europa (2008) e con il Leone d’Oro (2021) alla carriera teatrale a La Biennale di Venezia – da venti anni è fautore di un profondo rinnovamento del linguaggio teatrale europeo, anche tramite l’utilizzo di riferimenti cinematografici, un uso originale del video e l’invenzione di nuove forme di spettacolo finalizzate anche a ristabilire il legame tra l’opera teatrale e il pubblico, che spinge a riflettere.
Accanto a Warlikowski e Matvienko, vi è un cast internazionale che vede in primo piano il basso-baritono statunitense Mark S. Doss e il tenore Pascal Charbonneau. Tra i tenori anche Štefan Margita, Erin Caves, Julian Hubbard , Marcello Nardis, Pawel Żak, Michael J. Scott, Christopher Lemmings e Colin Judson. I baritoni sono Lukáš Zeman, Nikita/Čekunov, Aleš Jenis e Leigh Melrose. Il basso è Clive Bayley. Completano il cast Eduardo Niave, Carolyn Sproule, unica voce femminile nel ruolo della prostituta. Maestro del coro è Ciro Visco. In linea con la produzione della Royal Opera House di Londra del 2018, la drammaturgia è a cura di Christian Longchamp e le scene e i costumi sono di Małgorzata Szczęśniak. Alle luci Felice Ross e ai video Denis Guéguin. I movimenti coreografici sono di Claude Bardouil.
Ogni rappresentazione è in lingua originale con sovratitoli in italiano e inglese.
Nato in chiave rivoluzionaria, e anti-nobiltà, nella storia della danza, La fille mal gardéé è il primo balletto che (con allegria) mette in scena contadini e popolo. Riferendosi ai filoni portanti del ‘700 – secolo che ha visto la rivoluzione francese del 1979 – è un racconto danzante di genere agreste-comico e non mitologico-serio.
Questa la sua trama. Lise ama il contadino Colas, ma sua madre vuole darla in sposa al figlio di un ricco fattore. Chiusi per errore in camera da letto, gli amanti – facendo trionfare l’amore su tutto – riusciranno poi a convolare alle sperate nozze.
Al teatro dell’Opera di Roma il balletto è in scena nella versionein due atti del coreografo Ashton, ripresa da Jean-Christophe Lesage, nel colorato allestimento della Bayerische Staatsoper di Monaco che il pubblico romano potrà ammirare, con le scene e i costumi di Osbert Lancaster, gli stessi della prima londinese.
“Presto o tardi ogni artista rende omaggio alla natura – ha dichiarato Ashton – La mia Fille mal gardée è una ‘Sinfonia Pastorale dei poveri’, perché durante tutta la preparazione dello spettacolo è a questa sinfonia di Beethoven che pensavo”. Ampie, ariose e colorate, quindi, le scenografie. E, tra feste campestri e danze di contadini, è dinamica la coreografia che, attraverso energici passi a due, racconta la passione dei due giovani, uniti dall’amore ma separati da differenze di classe.
Le musiche, adattate da John Lanchbery, partono da quelle originali di Ferdinand Hérold integrando melodie popolari e citazioni operistiche. Per la prima volta sul podio capitolino Philip Ellis, nominato miglior direttore al “Taglioni European Ballet Award”.
Le étoiles Rebecca Bianchi e Susanna Salvi e la solista Federica Maine si alterneranno nel ruolo di Lise. Grande attesa per il ritorno di Daniil Simkin che sarà Colas, insieme all’étoile Alessio Rezza, al primo ballerino Michele Satriano e al solista Simone Agrò.
Poema drammatico op. 115 cui Schumann ha dedicato ben quattro anni della sua vita (tra il 1848 e il 1851) – con un “eroe” maledetto, portatore di rovina, privo di pace, alla ricerca di una morte che non trova, ma anche dotto all’inverosimile – Manfred è uno dei grandi capolavori della letteratura musicale tedesca, .
Il protagonista del concerto – diretto da Michele Mariotti Direttore musicale dell’Opera di Roma e con coro istruito da Ciro Visco – è Glauco Mauri, noto attore e regista. .
Manfred fu scritto nel 1816, quando Lord Byron aveva 28 anni e aveva da poco dovuto lasciare l’Inghilterra, a causa di una presunta relazione incestuosa con la sorellastra Augusta Leigh. La causa del suo dramma rimane oscura ma il peso del suo passato si riverbera sul suo destino.
Come ben spiega il maestro Mariotti: «Manfred è un antieroe che, sconfitto dalle sue colpe, compie un percorso ascetico di allontanamento dal mondo terreno. I meravigliosi elementi musicali che all’interno del poema richiamano la natura sottolineano il rapporto tormentato del protagonista con il mondo da cui vuole separarsi. Con l’Ouverture, la pagina più celebre del poema, Schumann esprime perfettamente il dolore e la sofferenza di Manfred usando la tetra tonalità di mi bemolle minore. Altro elemento fondamentale è lo stretto rapporto tra musica e parola, che acquisisce senso drammaturgico: il Manfred evidenzia l’esigenza di Schumann di creare una composizione molto vicina all’opera, proprio nel momento storico di maggiore espansione del sinfonismo».
Arriva per la prima volta in Italia Adam’s Passion – lo spettacolo teatrale ideato (nel 2015) da Robert Wilson in collaborazione con il grande compositore estone Arvo Pärt per raccontare, la vita di Adamo dopo la cacciata dall’Eden – in esclusiva grazie ad una coproduzione tra Opera di Roma ed EUR Culture per Roma..
Il lavoro – ispirandosi all’idea di “opera d’arte totale” di Wagner – fonde insieme musica, canto, danza, movimento, luci e scenografia. A dirigere l’orchestra e il coro della fondazione lirica capitolina è impegnato Tõnu Kaljuste, Sul palcoscenico è protagonista la grande danzatrice statunitense Lucinda Childs.
Scacciato dall’Eden, lasciato a se stesso in una terra desolata, Adam riceve alcune visioni di futuri orrori commessi e subiti dagli uomini. Sono le conseguenze della caduta da lui provocata. Ad Adamo non resterà altro che supplicare l’amore ed il perdono di Dio.
Accanto a Robert Wilson, ideatore di regia, scene e luci, hanno partecipato al progetto A. J. Weissbard per il light design, Tilman Hecker come regista collaboratore, Serge von Arx come scenografo collaboratore, Carlos Soto per i costumi, e Konrad Kuhn per la drammaturgia. Protagonisti sul palcoscenico sono Lucinda Childs (Woman), Michalis Theophanous (Man), Endro Roosimäe (Heavy Man), Erki Laur (Another Heavy Man), Tatjana Kosmõnina (A Woman), Triin Marts (Another Woman) e Madis Kolk (Tall Man). Il coro dell’Opera di Roma è istruito da Ciro Visco.