Intervento S. Paruolo all’Assemblea della Consulta Europa di Roma capitale (25 aprile 2026): Oggi più che mai serve un’Europa Unita

aprile 14, 2026

Innanzitutto, grazie alla Consulta Europa per il suo Invito – che mi consente di prendere la parola in questa sede – e grazie per il suo omaggio a Sofia Corradi: una visionaria europeista che ha creato un programma UE con regole condivise “cui milioni di studenti devono un pezzo di vita e un orizzonte” (per dirla con il presidente Macron). 

 Erasmus + continua, tuttora, ad offrire occasioni di mobilità, scambi culturali, e di studi all’estero con (grazie all’ostinata azione Corradi in tal senso) anche il riconoscimento dei crediti universitari.  Continuando a contribuire alla costruzione europea, il programma è tuttora simbolo di Europa unita e senza frontiere, quale oggi più che mai servirebbe, visto che siamo in un contesto geopolitico in cui la legge del più forte vuole mettere a tacere il rispetto del diritto internazionale, e il multilateralismo, e in cui la stessa Unione europea e i suoi valori sono, sempre più, sotto attacco!   

Concordo con molte cose, qui già dette, in particolare da Carlo Corazza e Nicoletta Pirozzi. Non le ripeterò. Focalizzerò invece alcuni punti. L’importanza dell’autonomia strategica europea – e di investimenti – per l’interconnessione energetica,  europea. Il grosso contributo che le città possono dare alla lotta ai cambiamenti climatici, da non rallentare! L’opportunità di un’analisi del caso Spagna che – puntando su investimenti in rinnovabili e per “una riduzione strutturale della dipendenza dai combustibili fossibili” – nel marzo 2026 ha pagato l’elettricità 14 euro per megawattora, mentre Italia, Francia e Germania, hanno speso oltre 100 euro. L’urgenza di una capacità di difesa dell’Europa, e di un’era digitale rispettosa di regole. E, last but not least, l’auspicio di continuare a costruire anche un’Europa sociale.

Buona Pasqua!

aprile 5, 2026

L’emancipazione femminile: dalle suffragette inglesi alla nuova strategia Ue

aprile 1, 2026

La lotta per l’emancipazione femminile – dalla suffragette inglesi alla nuova strategia UE – è la problematica del mio contributo all’ultimo numero di Agenda Geopolitica, edita dalla Fondazione Ducci. Qui i seguito il link per poterlo leggere:

https://lnkd.in/dzN_uSat

Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX al Teatro Olimpico ( Roma, 28 aprile – 10 maggio 2026)

aprile 1, 2026

 Il primo aprile 2026, Moses Pendleton, coreografo e fondatore della compagnia Momix, insieme a Domenico Turi direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e Lucia Bocca Montefoschi direttrice artistica del Teatro Olimpico –  che ospiteranno lo spettacolo a Roma  dal 28 aprile al 10 maggio – hanno presentato Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX.

.La prima assoluta dello spettacolo sarà a Bologna il 7 aprile, cui seguirà tournée italiana fino al 24 maggio.

In occasione della conferenza stampa Moses Pendleton ha annunciato anche la nuova collaborazione con Roberto Bolle, che utilizzerà una delle coreografie di Botanica Season 2 nel prossimo Gala Roberto Bolle & Friends.

IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO DI HAENDEL al teatro dell’Opera di Roma (7-14 aprile 2026) – E il nono numero di Calibano

aprile 1, 2026

Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno.  

Nello spettacolo in scena all’Opera di Roma, il regista Robert Carsen, Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente. Il piacere – fugace e transitorio – è contrapposto alla verità e alla consapevolezza.

Sul podio  c’è Gianluca Capuano, con l’ orchestra del Teatro dell’Opera di Roma,  e  un allestimento in collaborazione con Salzburger FestspieleIl cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco (Johanna Wallroth, Anna Bonitatibus,  Raffaele Pe, Ed Lyon).

Calibano –  In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno è presentato anche  il nono numero di  «Calibano» – la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma  – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York (sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali) e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì.

La Mandragola di Machiavelli al Teatro Quirino (Roma, 7-19 aprile 2026)

aprile 1, 2026

In “La Mandragola” del Machiavelli – celebre commedia del Rinascimento, denuncia di inganno e ipocrisia – il giovane Callimaco per conquistare una donna sposata organizza, usando una finta cura a base di mandragola, un inganno per raggirare il marito.

Nello spettacolo in scena al teatro Quirino, Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza.

La Firenze rinascimentale diventa la City globale, in cui personaggi agiscono  mossi solo da desiderio, convenienza e ’opportunismo: così – con una scenografia minimale e modulare – la commedia diventa una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione.

Callimaco è un giovane manager rampante, seduttivo e privo di qualsiasi morale, per cui l’ inganno è una competenza professionale.  Messer Nicia CEO – anziano che non comprende il mondo che cambia – è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza, e in un sistema che la vuole “perfetta”.  Fra Timoteo usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione: legittima il cinismo con parole rassicuranti. Ligurio – Mentore della rappresentazione del fine che giustifica – sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi.

“Il potere come manipolazione – sottolinea il regista Guglielmo Ferro – La morale come strumento retorico. Il corpo e il desiderio come merce. La vittoria dell’intelligenza amorale. La   commedia resta comica, ma la risata è amara. Il lieto fine è , la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince” .

Anna Ferzetti al “Giù la maschera” con People, Places & Things (Teatro Verdi, Salerno 25 -29 marzo 2026)

marzo 28, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il 25 marzo scorso, all’ultimo incontro del 2026 di “Giù la Maschera” – condotto da Peppe Iannicelli – Anna Ferzetti e il suo cast hanno incontrato il pubblico e la stampa per parlare del loro spettacolo “People, Places & Things” in scena a Salerno fino a domenica 29 marzo.

Lo spettacolo – nella traduzione italiana del testo scritto 10 anni fa dal commediografo britannico Duncan MacMillan – è diretto da Pierfrancesco Favino.

Come precisato  dalla stessa Ferzetti, è difficile parlarne prima di averlo visto. In realtà, è difficile parlarne anche dopo averlo visto. È uno spettacolo complesso, che affronta temi complessi, rischiosi, legati alla contemporaneità.  Gli attori presenti all’incontro sono stati molto bravi a parlarne senza fare trapelare alcunché, senza spoilerare niente. L’unica cosa che è venuta fuori è che la protagonista, interpretata da Ferzetti, è una donna, ed è un’attrice. E che si parla di dipendenza. Ognuno di noi ha qualche dipendenza, non solo dall’alcol o dalle droghe, ma dal lavoro, dal denaro, dal sesso, dai social media. Come gli attori anche noi nella vita tendiamo a nasconderci dietro una maschera, a interpretare vari personaggi.

Lo spettacolo – osserva ancora Ferzetti – cambia ogni sera, non è mai lo stesso: tanti attori sulla scena (dieci) più operatori che spostano con rapidità oggetti di scena.  Gli attori interpretano più ruoli, è come se giocassero con una palla che si passano, si scambiano. Raccontano tante vite, tante storie che si intersecano in quello che diventa un lavoro collettivo. Escono dalla loro zona di comfort. Non ci sono giudizi. Non ci sono risposte definitive. C’è comprensione.

 Il teatro vi gioca un ruolo importante. Una suggestione che ne deriva: il teatro come terapia.

HOKUSAI Il GRANDE MAESTRO DELL’ARTE GIAPPONESE (Roma, Palazzo Bonaparte, 27 marzo-29 giugno 2026)

marzo 27, 2026

Con oltre 200 opere provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia, la bellissima mostra  ora in corso a Palazzo Bonaparte, dedicata al grande maestro Kastushika Hokusai (1760-1849) ripercorre, in modo suggestivo, l’intero arco creativo ( dalle opere legate alla tradizione a quelle più rivoluzionarie) di questo grande artista, innovativo e dirompente,  scelto per rappresentare l’evento culturale più rilevante del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.

La qualità del segno di Hokusai- capace di costruire lo spazio con pochi tratti e di chiarire la forma nel colore – spiega perché la sua arte abbia oltrepassato i confini del suo tempo e del suo paese, e abbia contribuito, nell’Europa di fine Ottocento, alla nascita del Giapponismo aprendo un dialogo tra Oriente e Occidente. In effetti,   Hokusai è stato e continua a essere l’artista che più di ogni altro ha reso possibile un dialogo profondo e duraturo tra due tradizioni artistiche che ancora oggi continuano a incontrarsi e arricchirsi reciprocamente.  Contribuendo alla nascita di nuove visioni della modernità, le sue  opere  hanno affascinato e ispirato pittori come Monet, Van Gogh e il movimento impressionista , e hanno suggestionato anche musicisti come Claude Debussy.


Alla mostra – passando da una sala all’altra ( dalle Cinquantatré stazioni del Tōkaidō alla celeberrima La Grande Onda di Kanagawa, dalle Trentasei Vedute del Monte Fuji fino ai sorprendenti Manga, straordinari album di disegni di cultura visiva contemporanea) ci si muove  tra capolavori senza tempo e invenzioni visive straordinarie, che coniugano la sensibilità per la natura (che – con o senza il monte Fuji- spesso fa anche da sfondo) a un’osservazione attenta delle persone e dei loro gesti (mercanti che misurano i tessuti, venditori che offrono pesce fresco, viandanti carichi, donne in varie situazioni ecc.)  come del loro abbigliamento (dalla qualità del dettaglio, all’accordo dei colori, al ritmo dei motivi, alla sapienza con cui un tessuto cade sul corpo o una cintura ne definisce la figura).

Per i giapponesi il Fuji è più di una montagna: è una presenza sacra, un punto di riferimento costante, che orienta lo sguardo e dà proporzione allo spazi0.  Nelle tavole in mostra “ il Fuji si mostra in ore e stagioni diverse, nei suoi “umori” più vari. Attraversa scenari cangianti, mare agitato e quiete, albe limpide, temporali, neve immobile, e cambia con la luce e con l’aria. Hokusai inventa punti di vista sorprendenti: la montagna appare incorniciata da ponti e cancelli, da alberi e banchine, visto oltre tetti, argini, risaie e canali. Ma la serie non è un inno astratto: in primo piano entra la vita dell’Edo quotidiana, fatta di lavoro, traffici, gesti, attese”.

Come ben emerge anche nella stupenda ed emozionante Sala immersiva  (nell’acqua)  della mostra, in cui lo spettatore non contempla da lontano, ma è dentro l’azione, accanto alla centralità della figura umana e di suggestive scene di vita quotidiana, il più delle volte immerse nella natura, nell’opera di Kokusaki  c’è un altro grande protagonista l’acqua.  E non solo nella celebre “Onda”  ( che unisce potenza ed estrema disciplina formale,  e in cui tempesta e quiete non solo si oppongono ma si richiamano, e i contorni in blu –  e non in nero – ammorbidendo i profili  rendono più sensibile il gioco della profondità)  ma  nelle infinite variazioni con cui l’artista la osserva, la studia e la reinventa: in vortici e spruzzi, in superfici silenziose, o in  pura energia visiva (v. anche le cascate).      

Né mancano disegni di ispirazioni letterarie ( Hokusai non si limita a illustrare i testi: li interpreta, e li trasforma in racconto visivo);  i manga (che mostrano come il disegno possa essere insieme esercizio, conoscenza e libertà dell’immaginazione);  e anche aspetti meno noti della personalità di Hokusai, come l’umorismo e la leggerezza (v. Autoritratto come pescatore).  “…Tutto ciò che ho disegnato – scriveva l’artista – prima dei settant’anni non vale la pena di essere considerato… A novant’anni avrò penetrato il mistero della natura. A cento anni sarò un artista meraviglioso. A centodieci anni tutto ciò che creerò, un punto, una linea, prenderà vita come mai prima. A tutti voi che vivrete a lungo come me, prometto di mantenere la mia parola”.  Queste parole raccontano l’idea che Hokusai aveva di sé stesso e dell’arte: un cammino infinito di studio, osservazione e perfezionamento, in cui l’artista non smette mai di imparare.

La mostra si arricchisce anche dello sguardo – sul Giappone dell’Ottocento – delle bellissime fotografie di Felice Beato (fotografo italiano) che ha introdotto l’Oriente in Europa. E – accanto ai capolavori di Hokusai – presenta un insieme di oltre 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi (laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali, kimono, giacche haori e fasce).

PARITA’ DI GENERE

marzo 25, 2026

In sintesi, una mia breve analisi sulla parita’ di genere / e UE in Europolitiche.

https://www.europolitiche.it/it/blog-detail/post/601815/eu-gender-equality-strategy-20262030?fbclid=

La grande magia di De Filippo al teatro Quirino (Roma,24-29 marzo 2026)

marzo 21, 2026

Il testo di Eduardo De Filippo – ora in scena, a Roma, con regia di Gabriele Russo, e con Natalino Balasso e Michele Di Mauro – risale al 1948 e non fu accolto bene ai suoi esordi.   La storia raccontata è quella di un marito credulone vittima di un tradimento coniugale, che non volendo ammettere la realtà si presta alle manovre di un illusionista imbroglione che fa spettacoli di magia. Così arriva a credere che la moglie sia rinchiusa in una scatola magica. Sta a lui decidere se aprirla, e se credere o meno in quella finzione.

La vicenda si concentra sul contrasto tra il mondo reale e quello dell’illusione, sullo scontro tra questi due mondi.  Alla fine, la “grande magia” non è solo quella dei trucchi da palcoscenico, ma la capacità di vedere la realtà con occhi diversi.

Come emerso da un recente incontro con la compagnia: “è un testo enigmatico, difficile, complesso, attuale per i temi affrontati: verità-finzione, autoinganno, svelamento… Un testo affascinante, in qualche modo filosofico, in cui Eduardo si interroga su come uscire da sé stesso, dai suoi cliché, dai suoi confini. Un’opera nera incentrata sulla scrittura, sulla drammaturgia, ma soprattutto sul linguaggio che consente di evadere dal senso pratico della vita. La scenografia è minimalista, il potere ce l’hanno le parole. Non è un testo sul teatro, è teatro. Il teatro è artificio e l’artificio è la sostanza dello spettacolo. Per scelta del regista gli attori hanno origini geografiche diverse, anche napoletane. In questo modo il regista riporta Eduardo in una collocazione nazionale e cosmopolita” (Elena Paruolo).

“Fra tutti i testi di Eduardo che posso dire di conoscere a fondo – sottolinea il regista Gabriele Russo – ritengo e sento che La Grande Magia sia quello più necessario oggi per i temi che affronta, per le relazioni che propone, perché è una commedia squilibrata, meno lineare e matematica delle altre, sospesa e caotica come il tempo in cui viviamo. … Ne consegue un continuo cortocircuito che confonde il piano dell’illusione con quello della realtà, destabilizzando i personaggi stessi e gli spettatori. Smarriti i personaggi, smarriti gli spettatori, smarriti gli uomini e le donne di oggi, smarriti nelle relazioni, smarriti nel continuo fondersi del vero e del falso. Cosa è vero? Cosa è falso?”.