
La lotta per l’emancipazione femminile – dalla suffragette inglesi alla nuova strategia UE – è la problematica del mio contributo all’ultimo numero di Agenda Geopolitica, edita dalla Fondazione Ducci. Qui i seguito il link per poterlo leggere:

Il primo aprile 2026, Moses Pendleton, coreografo e fondatore della compagnia Momix, insieme a Domenico Turi direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e Lucia Bocca Montefoschi direttrice artistica del Teatro Olimpico – che ospiteranno lo spettacolo a Roma dal 28 aprile al 10 maggio – hanno presentato Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX.
.La prima assoluta dello spettacolo sarà a Bologna il 7 aprile, cui seguirà tournée italiana fino al 24 maggio.
In occasione della conferenza stampa Moses Pendleton ha annunciato anche la nuova collaborazione con Roberto Bolle, che utilizzerà una delle coreografie di Botanica Season 2 nel prossimo Gala Roberto Bolle & Friends.

Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno.
Nello spettacolo in scena all’Opera di Roma, il regista Robert Carsen, Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente. Il piacere – fugace e transitorio – è contrapposto alla verità e alla consapevolezza.
Sul podio c’è Gianluca Capuano, con l’ orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, e un allestimento in collaborazione con Salzburger Festspiele. Il cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco (Johanna Wallroth, Anna Bonitatibus, Raffaele Pe, Ed Lyon).
Calibano – In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno è presentato anche il nono numero di «Calibano» – la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York (sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali) e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì.

In “La Mandragola” del Machiavelli – celebre commedia del Rinascimento, denuncia di inganno e ipocrisia – il giovane Callimaco per conquistare una donna sposata organizza, usando una finta cura a base di mandragola, un inganno per raggirare il marito.
Nello spettacolo in scena al teatro Quirino, Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza.
La Firenze rinascimentale diventa la City globale, in cui personaggi agiscono mossi solo da desiderio, convenienza e ’opportunismo: così – con una scenografia minimale e modulare – la commedia diventa una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione.
Callimaco è un giovane manager rampante, seduttivo e privo di qualsiasi morale, per cui l’ inganno è una competenza professionale. Messer Nicia CEO – anziano che non comprende il mondo che cambia – è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza, e in un sistema che la vuole “perfetta”. Fra Timoteo usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione: legittima il cinismo con parole rassicuranti. Ligurio – Mentore della rappresentazione del fine che giustifica – sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi.
“Il potere come manipolazione – sottolinea il regista Guglielmo Ferro – La morale come strumento retorico. Il corpo e il desiderio come merce. La vittoria dell’intelligenza amorale. La commedia resta comica, ma la risata è amara. Il lieto fine è , la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince” .
