TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Su effetto delle guerre in corso e dei problemi energetici che derivano dalla chiusura dello stretto di Hormuz – in Italia il dibattito è ora concentrato sulla richiesta (così come si è fatto per il Covid), di sospendere il Patto di stabilità. Ma, a livello europeo, c’è anche da decidere il Bilancio a lungo termine (Quadro finanziario pluriennale) dell’Unione Europea: che si tratti delle sue entrate o per cosa – quali politiche – spendere.
Ed è questa la problematica su cui mi soffermo nel numero 54/2026 della Rivista Agenda Geopolitica con cui collaboro, con il mio contributo: “Il QFP (2028-2034): il Parlamento Europeo adotta la sua bozza negoziale”.
Romeo e Giulietta di Gounod – grande classico del repertorio francese, in cinque atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré – sarà in scena al Teatro Costanzi di Roma con un approccio innovativo della regia di Luca De Fusco. Sul podio Daniel Oren, Maestro del Coro – che diventa esso stesso un personaggio – Ciro Visco.
“Come rileggere oggi quest’opera in modo da rendere ancora vivo il mito? Ho pensato all’ultima volta in cui ci siamo ritrovati divisi tra Capuleti e Montecchi. e che la morte ha popolato il nostro mondo in modo sistematico, ovvero alla Seconda guerra mondiale. – precisa De Fusco – E ho scelto di percorrere la via della metafora che vede i due protagonisti circondati da una folla di spettri in bianco e nero, lasciando soltanto a loro la vivacità del colore della vita e dell’amore”. In effetti, De Fusco inserisce la storia di Giulietta e Romeo in un film in bianco e nero degli anni ’40, in cui gli unici personaggi portatori di vita sono i due protagonisti.
Proiezioni video sulla scena animano sogni, ricordi e immaginazione della coppia di celebri amanti. Nella prima parte dello spettacolo avrebbero potuto osare una maggiore allegria, e minor atmosfera funerea. Ma negli atti finali, sono innovativi, e sublimi per musica e canto,danza ed effetti scenici e coreografici!
Marta Crisolini Malatesta cura scene e costumi, Gigi Saccomandi le luci, Alessandro Papa i video e Alessandra Panzavolta i movimenti coreografici.
“ Il compositore – sottolinea il maestro Oren – traduce in musica ogni sfumatura emotiva dei protagonisti, passando dall’innocenza giovanile (spesso espressa con un registro medio-alto, luminoso) all’estasi amorosa fino alla tragedia finale, con una scrittura vocale di straordinaria intensità espressiva”. E’ una musica continua.
Nei panni di Juliette il soprano georgiano Nino Machaidze. Roméo è Vittorio Grigolo,Si alterna con lui nel ruolo di Roméo Duke Kim (2, 5 maggio). Accanto ai protagonisti diversi artisti in ascesa: Nicolas Courjal (Frère Laurent, Le Duc de Vérone), Mihai Damian (Mercutio), Aya Wakizono (Stéphano), Christian Senn (Capulet), Valerio Borgioni (Tybalt), Géraldine Chauvet (Gertrude), Raffaele Feo (Benvolio), Alessio Verna (Gregorio) e, da “Fabbrica” Young Artist Program, Alejo Álvarez Castillo (Pâris).
Nella “Carmen della Compagnia del Balletto di Milano” – in scena al Teatro Verdi di Salerno – convivono tradizione e modernità.
Nella originale messinscena di Marco Pesta – ricco di coreografie coinvolgenti (dalla famosa “Habanera”, ai pas de deux, alle tante danze d’assieme di Gitani, Soldati e Sigaraie) sulla stupenda musica di Georges Bizet – il Balletto resta fedele alla novella di Prosper Mérimée ( cui i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy apportarono varianti salienti).
In questa versione, i protagonisti sono Carmen che – anticorformista, passionale e desiderata – sfida chiunque voglia sottometterla, e il Destino, cui alla fine si piega, accettando la morte che le è stata annunciata dalle carte.
Quel Destino che, attraverso le carte. svela amore, tradimento e morte. Quel Destino che le fa incontrare prima Don Josè e successivamente Escamill. E che nel finale arma la mano di Don Josè!
Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo
Il Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno ospita un nuovo allestimento de Il Trovatore, opera in quattro atti: capolavoro di Giuseppe Verdi, archetipo del melodramma romantico.
Il libretto è di Salvadore Cammarano e Leone Emanuele Bardare, tratto dal dramma El Trovator di Antonio García Gutiérrez (una delle pièces più acclamate del nascente teatro romantico spagnolo degli anni Trenta dell’Ottocento). La prima rappresentazione, il 19 gennaio1853, al Teatro Apollo di Roma ebbe un grande successo . A Salerno, la direzione musicale è di Leonardo Sini. La regia è di Pierfrancesco Maestrini. L’esecuzione musicale è sostenuta dall’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno, e dal Coro del Teatro dell’Opera cittadino diretto da Francesco Aliberti. Il cast è internazionale. E la messa in scena è moderna tra bizzarria e tradizione. L’opera risulta frammentaria, con ambientazioni diverse, tra l’Aragona e i monti della Biscaglia, che lo spettatore segue attraverso la proiezione di video.
Anche il fuoco, che svolge un ruolo importante, è gestito attraverso immagini virtuali.
Come fa notare G. Lanza Tomasi: “del Trovatore si può ignorare la trama e molti la ignorano, e non mancare una sfumatura delle passioni” (amore, odio e vendetta, avventura, ribellione e lotta contro potere e soprusi). E’ un dramma fosco – prevalentemente notturno, ambientato nel XV secolo – che narra di come Ferrando, il nobile conte Conte di Luna sia innamorato di Leonora, ma come lei sia innamorata del giovane Manrico (il Trovatore).
Siamo dinanzi alla tragica rivalità amorosa tra due fratelli che ignorano di esserlo; e una storia dominata da Azucena (il personaggio più originale) – figlia della zingara che accusata di stregoneria fu condannata al rogo dal Conte di Luna padre. Ella si vendicò dell’uccisione della madre rapendo al Conte il secondogenito in fasce. Ma – per errore – bruciò il suo bambino tenendo infine l’altro come figlio. Cosicché anche il Conte di Luna è guidato da un desiderio di vendetta che lo porterà alla fine ad uccidere quello che lui crede il figlio della zingara mentre invece è suo fratello.
Nella conclusione le due storie confluiscono in una duplice vendetta, da tragici risvolti.
“In “Pignasecca e Pignaverde” – sottolinea Tullio Solenghi – lascio i panni del remissivo “Steva” per calarmi con immutato entusiasmo in quelli del più arcigno Felice Pastorino, una maschera che, a differenza della precedente, nasconde, tra gli immancabili spunti di grande comicità, lati umani oscuri e intriganti da indagare e rappresentare. Questo nuovo personaggio goviano rappresenta, infatti, l’eterno archetipo dell’avaro, attorno al quale ruotano personaggi e situazioni che vanno a comporre, nell’attenta osservazione della realtà, quel microcosmo di stampo ligure che si manifesta in una sorta di preziosa “foto d’epoca”.
Questa la trama di questo spettacolo – brillante e divertente – con uno strepitoso Tullio Solenghi, in ottima compagnia.
Felice Pastorino vuole che sua figlia sposi il cugino, Alessandro Raffo, un commerciante quarantenne e benestante. Ma Amalia è innamorata del giovane Eugenio, vicino di casa andato in America a cercare fortuna dopo che Felice gli ha rifiutato la mano della figlia, perché poco abbiente. Dopo che Pastorino ha trovato un accordo – con il cugino – sulla dota, con il suo capo, un ricco argentino con un affare da concludere in Italia, arriva Eugenio che chiede di nuovo la mano di Amalia. Felice rifiuta anche perché la figlia dovrebbe andare in Argentina. Amalia finge di scappare di casa. Intanto poiché l’affare dell’argentino va a buon fine, Eugenio può rimanere a lavorare a Genova. A questo punto niente si può opporre alle nozze. Felice è felicissimo di acconsentire, a patto che si uniscano i due appartamenti contigui per realizzare un unico appartamento e che le spese dell’apertura nel muro siano a carico del proprietario, Isidoro Grondona.
Innanzitutto, grazie alla Consulta Europa per il suo Invito – che mi consente di prendere la parola in questa sede – e grazie per il suo omaggio a Sofia Corradi: una visionaria europeista che ha creato un programma UE con regole condivise “cui milioni di studenti devono un pezzo di vita e un orizzonte” (per dirla con il presidente Macron).
Erasmus + continua, tuttora, ad offrire occasioni di mobilità, scambi culturali, e di studi all’estero con (grazie all’ostinata azione Corradi in tal senso) anche il riconoscimento dei crediti universitari. Continuando a contribuire alla costruzione europea, il programma è tuttora simbolo di Europa unita e senza frontiere, quale oggi più che mai servirebbe, visto che siamo in un contesto geopolitico in cui la legge del più forte vuole mettere a tacere il rispetto del diritto internazionale, e il multilateralismo, e in cui la stessa Unione europea e i suoi valori sono, sempre più, sotto attacco!
Concordo con molte cose, qui già dette, in particolare da Carlo Corazza e Nicoletta Pirozzi. Non le ripeterò. Focalizzerò invece alcuni punti. L’importanza dell’autonomia strategica europea – e di investimenti – per l’interconnessione energetica, europea. Il grosso contributo che le città possono dare alla lotta ai cambiamenti climatici, da non rallentare! L’opportunità di un’analisi del caso Spagna che – puntando su investimenti in rinnovabili e per “una riduzione strutturale della dipendenza dai combustibili fossibili” – nel marzo 2026 ha pagato l’elettricità 14 euro per megawattora, mentre Italia, Francia e Germania, hanno speso oltre 100 euro. L’urgenza di una capacità di difesa dell’Europa, e di un’era digitale rispettosa di regole. E, last but not least, l’auspicio di continuare a costruire anche un’Europa sociale.
La lotta per l’emancipazione femminile – dalla suffragette inglesi alla nuova strategia UE – è la problematica del mio contributo all’ultimo numero di Agenda Geopolitica, edita dalla Fondazione Ducci. Qui i seguito il link per poterlo leggere:
Il primo aprile 2026, Moses Pendleton, coreografo e fondatore della compagnia Momix, insieme a Domenico Turi direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e Lucia Bocca Montefoschi direttrice artistica del Teatro Olimpico – che ospiteranno lo spettacolo a Roma dal 28 aprile al 10 maggio – hanno presentato Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX.
.La prima assoluta dello spettacolo sarà a Bologna il 7 aprile, cui seguirà tournée italiana fino al 24 maggio.
In occasione della conferenza stampa Moses Pendleton ha annunciato anche la nuova collaborazione con Roberto Bolle, che utilizzerà una delle coreografie di Botanica Season 2 nel prossimo Gala Roberto Bolle & Friends.
Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno.
Nello spettacolo in scena all’Opera di Roma, il regista Robert Carsen, Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente. Il piacere – fugace e transitorio – è contrapposto alla verità e alla consapevolezza.
Sul podio c’è Gianluca Capuano, con l’ orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, e un allestimento in collaborazione con Salzburger Festspiele. Il cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco (Johanna Wallroth, Anna Bonitatibus, Raffaele Pe, Ed Lyon).
Calibano – In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno è presentato anche il nono numero di «Calibano» – la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York (sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali) e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì.