Archive for the ‘ARTE’ Category

Barocco globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini alle Scuderie Papali (Roma, 4 aprile al 13 luglio 2025): da vedere

aprile 18, 2025

La mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini (curata da Francesca Cappelletti e Francesco Freddolin) vede esposti cento capolavori di grandi artisti del Barocco –  Bernini, Van Dyck, Poussin, Pietro da Cortona, Lavinia Fontana, Nicolas Cordier, Pier Francesco Mola ed altri – insieme a disegni, incisioni, arazzi, parati sacri e manufatti, provenienti da prestigiosi musei.

Ciò che mette in evidenza è la vocazione cosmopolita (e il suo dialogo con realtà diverse e lontane) della Roma del Seicento in cui, da tutto il mondo, arrivano viaggiatori, religiosi, missionari e ambasciatori, artisti. 

Visitarla significa – quindi – fare uno splendido viaggio in una Roma, al centro di una complessa rete di rapporti che trascendono confini nazionali e culturali. C’era globalizzazione già nel seicento! L’Africa, l’America, l’Asia erano presenze tangibili e visibili nella Roma di questa epoca. E le opere esposte ci immergono in un mondo multietnico e multiculturale in cui (tra l’altro) sono visibili africani ambasciatori, ma anche africani ridotti a uno stato di schiavitù o vicino alla schiavitù.

Si parte da un monumento funebre (in Santa Maria Maggiore) di Francesco Caporale: un suggestivo busto in preziosi marmi policromi che raffigura il volto di Antonio Manuel NeVunda, diplomatico del Congo, morto al suo arrivo a Roma dopo un viaggio lunghissimo. Un’opera che di per sé indica un nuovo tipo di relazioni e connessioni internazionali, oltre che un’arte tra esotismo (v. abito di Ne Vunda) e antichità.

Seguono quindi opere quali Cesare che rimette Cleopatra sul trono (circa 1637) di Pietro da Cortona, Giovane africano (1607-12) di Nicolas Cordier, Allegra compagnia con cartomante (1631) di Valentin de Boulogne.  Da Caravaggio in poi, la gitana era una figura spesso rappresentata. E si riteneva che i gitani fossero una popolazione di etnia egiziana. L’Egitto – come quindi giustamente sottolineato dalla nostra brava guida – è presente in vario modo nell’arte dell’epoca.

Dopo una copia dell’obelisco in Piazza del popolo, sono visibili – tra altro – i bozzetti della Fontana dei Quattro Fiumi (in cui Bernini decide di rappresentare l’America con un africano) che ha dato forma ai rapporti che legavano Europa Africa Asia e America, il Ritratto di Peter Paul Rubens del gesuita  Nicolas Trigault (abbigliato da cinese – ma in nero – per distinguersi), la pala d’altare con l’Adorazione dei Magi di Giacinto Gimignani, le copie dell’icona della Salus Populi Romani di artisti cinesi, e della Santa Cecilia di Carlo Maderno dell’indiana Nini (nella sezione che indaga l’apporto degli ordini religiosi nel tessere relazioni transculturali).

Splendide tele più e meno esotiche (in cui si riscontra anche la presenza di schiavi – con abiti a righe – mostri e amate scimmiette) sono ispirate dalla natura e da piante sconosciute.

L’esposizione esplora anche i rapporti con culture islamiche (con l’inedito e maestoso ritratto di Ali-qoli Beg – ambasciatore persiano a Roma nel 1609 – di Lavinia Fontana) e con l’alterita’ in letteratura (con il ritratto di Maria Mancini Colonna travestita da Armida di Jacob Ferdinand Voet, Il Guerriero Orientale di Pier Francesco Mola e Andromeda di Rutilio Manetti). In mostra anche oggetti di paesi lontani e, a chiusura del percorso espositivo, i ritratti di Robert Shirley (inglese trasferitosi in Persia e rappresentante diplomatico del re Abbas) e di sua moglie (circassa suddita persiana morta a Roma dopo un difficile viaggio) di Anthony Van Dyck, e il dipinto di un elefante (anche esso giunto in Italia dopo un viaggio interminabile)  – Annibale che attraversa le Alpi – di Nicolas Poussin.

Caravaggio 2025: al Palazzo Barberini (Roma,7 marzo – 6 luglio 2025)

marzo 20, 2025

Con un numero eccezionale di dipinti autografi, e un percorso tra opere rare e nuove scoperte, – organizzata in occasione del Giubileo e curata da Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Thomas Clement Salomon –  “Caravaggio 2025” è una mostra epocale che permette la visione contemporanea di ben 26 opere  di questo grande artista, che con la sua arte rivoluzionaria ha lasciato un’impronta indelebile nella storia.

La sua capacità di rappresentare con crudo realismo i sentimenti umani  influenzarono  profondamente il contesto (artistico, religioso e sociale) del ‘600.

Il percorso della mostra  – articolato in quattro sezioni – copre un arco cronologico di circa quindici anni, dall’arrivo di Michelangelo Merisi a Roma intorno al 1595 alla sua morte a Porto Ercole nel 1610.

 

Ed offre un viaggio straordinario attraverso la vita e opera di Caravaggio, e i suoi spettacolari ed emozionanti  chiaroscuri, colori, luce narrante, e coraggiose composizioni.  

Le opere in esposizione sono state concesse in prestito da prestigiosi musei nazionali e internazionali.  Tra i prestiti straordinari che arricchiscono l’esposizione spiccano l’Ecce Homo del Museo del Prado e la Santa Caterina proveniente dal Museo Thyssen-Bornemisza. Un contributo fondamentale arriva anche dalla Galleria Borghese di Roma.

E’ una mostra da non perdere.

“MUNCH. IL GRIDO INTERIORE” AL PALAZZO BONAPARTE – PIAZZA VENEZIA, 5 – ROMA (11 FEBBRAIO – 2 GIUGNO 2025)

febbraio 11, 2025

Evento che intende anche celebrare il venticinquesimo anno di attività di Arthemisia, l’ampia retrospettiva MUNCH IL GRIDO INTERIORE – che ha avuto una precedente tappa a Palazzo reale di Milano –  al Palazzo Bonaparte di Roma è stata inaugurata il 10 febbraio 2025 alla presenza (anche) del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della regina Sonja di Norvegia.  Ad accoglierli c’era Iole Siena, Presidente di Arthemisia.

La mostra, curata da Patricia G. Berman – esponendo oltre 100 suoi capolavori tra cui le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922-1024), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900-1901), Danza sulla spiaggia (1904) e una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895) –   racconta l’intero percorso artistico di questo straordinario artista norvegese.

Simbolista e precursore dell’Espressionismo (e persino del Futurismo) – in maniera diretta e potente, e mirando a rendere visibile l’invisibile (anche grazie alla memoria) – Munch ha saputo interpretare e rappresentare sentimenti, passioni, e le inquietudini più profonde dell’animo umano (l’angoscia esistenziale, la malattia, la morte, la suggestione dell’amore erotico e della passione carnale, ecc.).  Non a caso, le onde sonore generate dall’urlo interiore dell’artista giungono fino al nostro presente.  

Le sue opere testimoniano – dando loro forme e colori –   emozioni universali e senza tempo.

La perdita prematura della madre a soli 5 anni e della sorella, la morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen, hanno di certo influenzato la sua poetica, così come il naturalismo norvegese,  influenze dell’impressionismo e post-impressionismo  – francesi – che gli suggerirono un uso del colore più intimo e un approccio psicologico,  e teorie scientifiche del suo tempo.

La sua prima mostra a Berlino (1982) fu considerata scandalosa.

Munch fu percepito come l’artista eversivo e maledetto.   Vivendo una vita “sull’orlo di un precipizio” – tra relazioni amorose dolorose e alcolismo – un crollo psicologico lo portò in una clinica privata (1908-1909).

Tornato in Norvegia – dopo aver vissuto per lo più all’estero – si stabilì al mare.   I suoi giganteschi dipinti murali oggi nell’Università di Oslo sono considerate le più grandi teli dell’Espressionismo in Europa  “che riflettono il suo sempre vivo interesse per le forze invisibili e la natura dell’Universo”.

Much è morto nel 1944.

La mostra di Roma è articolata in sette Sezioni;  e fa scoprire anche ad aspetti meno noti di questo grande artista (il suo rapporto con l’Italia, con la sessualità e la natura ecc.) .

  1. Allenare l’occhio – “Non dipingo cosa vedo, ma cosa ho visto” precisava lo stesso Munch, annotando più volte che la sua vista influenza la sua esperienza sensoriale, incluso i suoni che sente e gli stati emotivi che prova, producendo lavori come L’Urlo.
  • Quando i corpi si incontrano e s separano – Munch vuole rendere visibile quella che lui definisce la “grandiosità della sessualità” con una certa misoginia – e frequenti rappresentazioni del rapporto tra uomo e donna come una battaglia – ma anche con empatia per chi viene rovinato “dalla dissoluzione dell’amore”.
  • Fantasmi – L’artista ha scritto esplicitamente che i ricordi sono strumentali nel suo lavoro.  In questa sezione si vedono le sue opere più note: Malinconia (1891) Disperazione (1894) L’urlo (1895) Lotta contro la morte (1915) e la Morte della malata (1893)9
  • Munch in Italia – Il suo debito verso l’italia è un aspetto poco noto. “Malattia alcol disastri: questo fu il mio viaggio a Firenze” – annota Lo stesso Munch. Ma, dopo la partenza di Larsen, inizia una nuova fase tra Firenze Milano e Roma, ispirata da Raffaello e Michelangelo. In questa sezione si trova – tra altri – La Tomba di PA Munch a Roma (1927) che ritrae uno scorcio del cimitero acattolico romano dove è sepolto lo zio,
  • L’universo invisibile – “La terra – scrive Munchè un gigantesco atomo vivente.  Tutto ha vita e volontà e movimento, le rocce e i cristalli quanto i pianeti”.  Nella sua cosmologia, la terra è un elemento dotato di coscienza e respiro.  L’ambiente fisico e i corpi delle creature agiscono gli uni sugli altri, permettendo alle energie invisibili di interagire con il mondo visibile. A Roma sono visibili Uomini che fanno il bagno (1913-1915), Onde (1908) Il Falciatore (1917)-
  • Di fronte allo specchio (Autoritratto) –   Lo specchio è il suo complice durante i tentativi di auto-invenzione.
  • L’eredità di Munch – L’artista è stato un grande sperimentatore di soluzioni prospettiche e geometriche inedite, dell’uso potente di colore e ombre, e di figure disturbanti.   Il suo linguaggio personale invita ad entrare nella scena e partecipare con maggior coinvolgimento all’emozione che la pervade. Ed è la premessa per la nascita delle Avanguardie che nel XX secolo cercheranno gli strumenti migliori per raccontare le emozioni più profonde.

Prodotta ed organizzata da Arthemisia – in collaborazione con il Museo Munch di Oslo – la mostra gode de patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Gubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione

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Guercino in Mostra di Arte Barocca (Roma 31 dicembre 2024 – 26 gennaio 2025)

gennaio 26, 2025

Ecco una mostra che merita di esser vista: “Guercino. L’era Ludovisi a Roma” – ospitata da 31 ottobre 2024 al 26 gennaio 2025 nel suggestivo scenario delle Scuderie del Quirinale – con protagonisti due giganti della storia dell’arte e del potere romano: il grande maestro del barocco romano, il vibrante Giovanni Francesco Barbieri (originario di Cento) noto come Guercino, e la dinastia Ludovisi, personificata dal cardinal Ludovico e dal suo influente zio Alessandro Ludovisi Gregorio XV.

Un vero e proprio viaggio (grazie a 122 opere provenienti da 68 musei internazionali) nella Roma del Seicento, in un periodo storico in cui l’arte e la politica erano profondamente intrecciate.

La felice stagione dell’era Ludovisi (1621 – 1623), parentesi luminosa tra le grandi dinastie dei Borghese e dei Barberini, è riccamente documentata anche con splendide tele di Guido Reni, Domenichino, Albani, Lanfranco, Bernini, Pietro da Cortona, Poussin, Algardi Duquesnoy, ma ovviamente in particolare del  giovane Guercino,  chiamato a Roma da Papa Gregorio XV, al secolo Alessandro Ludovisi, durante il suo fugace, ma intenso pontificato.  Il suo stile – caratterizzato da ricerca cromatica e un tratto inconfondibile – emerge come punto di equilibrio perfetto tra l’eredità classica e la sperimentazione barocca.

 Il percorso della mostra si apre con il monumentale fac-simile della pala d’altare con la Sepoltura di Santa Petronilla, commissionata a Guercino per la Basilica di San Pietro, oggi conservata nei Musei Capitolini.

Di Guercino- si alternano  poi  potenti rappresentazioni sacre (il Ritorno del Figliol Prodigo dei Musei Reali di Torino, liintensa Susanna e i vecchioni, conservata al Prado di Madrid ), vibranti  disegni  che rivelano l’intenso lavorio che precedeva ogni opera d’arte finita, un secondo  fac-simile(l a Gloria di San Crisogono”, originariamente dipinto per l’omonima chiesa a Trastevere e oggi incastonato a venti metri di altezza nella volta di Lancaster House, sede di rappresentanza del Foreign Office britannico), capolavori provenienti dai Musei vaticani (la Santa Maria Maddalena Penitente del 1622, la Fiera di Villaggio, l’Incredulità di san Tommaso) . La pittura sacra e a tematica cattolica, centrale nel pontificato Ludovisi,- è protagonista della mostra. Il confronto fra le raffigurazioni di San Filippo Neri   di Guercino e Guido Reni evidenzia il connubio tra classicismo e teatralità proprie del Barocco nascente.

Ampio spazio è dato alla collezione arte classica di Ludovisi con dipinti di Paris Bordon, Dosso Dossi, Guido Reni o la sensuale Venere dormiente di Giovanni Lanfranco.

Infine, a chiudere il percorso sono i ritratti della famiglia Ludovisi e dei principali protagonisti dell’epoca.

La mostra offre anche l’opportunità esclusiva di visitare alcune sale del Casino di Villa Ludovisi, tra cui la Sala dell’Aurora, dove campeggia il celebre affresco del Guercino.

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Elogio della diversità. Viaggio negli ecosistemi italiani (palazzo Esposizioni Roma 27 novembre 2024 – 30 marzo 2025)

novembre 26, 2024

Elogio della diversità. Viaggio negli ecosistemi italiani è un grande progetto espositivo dedicato al tema della biodiversità e della salute unica – che affronta la fragilità degli equilibri tra gli ecosistemi e l’interdipendenza tra le diverse forme di vita del nostro pianeta – che mira ad attivare forme di responsabilità (individuale e collettiva) in grandi e piccoli.  La mostra –  promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo –  è curata da Sapienza Università di Roma con Università di Padova e con il National Biodiversity Future Center (NBFC), istituito dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR),  uno dei cinque centri nazionali dedicati alla ricerca di frontiera che svolge un’attività di importanza strategica nell’ottica di contribuire a raggiungere i traguardi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Curato da Isabella Saggio e Fabrizio Rufo – con il contributo degli oltre duemila ricercatori del NBFC – il percorso espositivo consente un’immersione nella ricchezza degli ambienti terrestri e marini come in una fiaba, circondato dalla “meravigliosa prepotenza” della natura con animali e piante enormi, coralli e stelle marine gigantesche.

Filmati immersivi realizzati da Punto rec Studios – con musiche composte per la mostra – offrono un ulteriore senso di meraviglia.

Da non perdere!

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TIZIANO, LOTTO, CRIVELLI E GUERCINO. CAPOLAVORI DELLA PINACOTECA DI ANCONA – Mostra ai Musei Capitolini di Roma (26 novembre- 30 marzo 2025)

novembre 25, 2024


Per celebrare l’avvio del Giubileo, a Roma,  dal 26 novembre 2024 – nelle prestigiose sale del Palazzo dei conservatori in Campidoglio – ci sarà  la mostra “Tiziano Lotto Crivelli e Guercino – Capolavori della Pinacoteca di Ancona”  che – organizzata in collaborazione con i Musei Capitolini di Roma –  attraverso una selezione di 6 stupende opere sacre realizzate tra Rinascimento e età barocca, racconta la storia dell’arte nella città dorica:  così ben rappresentata nelle raccolte civiche, e testimonianza dell’importanza delle sue  committenze sacre. I capolavori in mostra descrivono un percorso di importanti contaminazioni tra correnti artistiche che hanno reso la città depositaria di assoluti capolavori tra XV e XVII secolo.   Con 5 pale d’altare di grandi dimensioni – e una piccola ma lussuosa tempera su tavola – questo spaccato del meglio della produzione pittorica marchigiana (e in particolare di quella veneta nella regione) racconta l’importanza della collezione della Pinacoteca Podesti di Ancona e – oltre a testimoniare la sacralità e l’importanza che assunse l’arte adriatica del ‘500 – anticipa gli eventi culturali previsti per il prossimo Giubileo. Nel corso della sua presentazione , “la mostra – ha sottolineato Massimiliano Smeriglio Assessore alla cultura di Roma Capitale nel corso  – è un esempio virtuoso di scambi culturali tra amministrazioni.  I musei civici italiani costituiscono una realtà importantissima”.

LE OPERE IN ESPOSIZIONE

Tiziano Vecellio: Madonna con il Bambino in gloria, i santi Francesco e Biagio e il donatore Luigi Gozzi (Pala Gozzi), 1520Uscendo dai tipici schemi architettonici e prospettici del Quattrocento, la tavola è esempio della “inversione di rotta” di Leonardo – e poi di Raffaello e dello stesso Tiziano: protagonista è la composizione naturale del soggetto che coglie l’attimo, la vita. Sul retro della tavola, sono visibili vari schizzi a pietra nera.   Il dipinto (il primo firmato e datato)di grande potenza espressiva e coloristica – segna l’ingresso del pittore nel ramo, più tradizionale e lucroso della produzione pittorica cinquecentesca. Il committente della tela (raffigurato inginocchiato in basso) è il mercante di Dubrovnik. Il soggetto della pala, dipinta con sferzante realismo, è di agevole lettura. San Biagio, protettore di Dubrovnik, indica al committente, l’apparizione della Vergine con il Bambino sulle nuvole, circondata da un coro di tre angeli (due, infanti e nudi, con coroncine di fiori, uno, più serio e maturo, vestito di una tunica bianca). Sulla sinistra, San Francesco si compiace della visione miracolosa. Un ramo di fico, simboleggia la salvezza cristiana,

Tiziano Vecellio: Cristo crocefisso, la Vergine e i santi Domenico e Giovanni    Evangelista (Crocifissione, Pala Cornovi della Vecchia), 1558

Olivuccio di Ciccarello: Circoncisione di Gesù Bambino, 1430 – 1439 ca

 Carlo Crivelli: Madonna col Bambino, 1480 – Vero piccolo gioiello!

Giovan Francesco Guerrieri detto Guercino: Immacolata concezione (1656)

 Lorenzo Lotto: La Vergine con il Bambino incoronata da angeli e i santi Stefano, Giovanni   Evangelista, Simone – Zelota e Lorenzo (Sacra conversazione, Palazzo delk’Alabatda) 1539 circa

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Recensione negli USA di un nuovo libro su Il coniglietto di velluto-The Velveteen Rabbit

febbraio 3, 2024

Il coniglietto di velluto – The Velveteen Rabbit (1922), della scrittrice anglo-americana Margery Williams, negli Stati Uniti è da sempre al centro dell’attenzione. Lisa Rowe Fraustino, in occasione del centenario della pubblicazione del libro della Williams, ha realizzato – e pubblicato – una raccolta di saggi di studiosi internazionali, intitolata The Velveteen Rabbit at 100 Hundred (2023). Per l’Italia, vi hanno contribuito Elena Paruolo e Claudia Camicia. Su questo volume è appena uscita una bella recensione leggibile al seguente link:

Il suggestivo e spettacolare Presepe vivente – del Natale 2018 – di San Severino di Centola (Sa): occasione di mie belle foto, e di una breve conversazione-intervista a-con il vice-sindaco di Centola

gennaio 2, 2019

 

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In occasione del suggestivo Presepe vivente del 2018 – realizzato nello splendido Borgo di San Severino di Centola (SA) – ho fatto le foto che seguono, e questa breve intervista a Silverio D’Angelo (Vicesindaco del comune di Centola).

S. P.       Caro Vicesindaco, da quanto tempo c’è questa iniziativa – bella e suggestiva – del Presepe vivente, nel Borgo disabitato di San Severino di Centola  che,  in questa occasione,  prende  anima, colore e vita?  Da quanti anni lo si fa?

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S.D.     E’ dal 1993 che il Borgo medievale di San Severino rivive  anche con questa iniziativa,  grazie  a un gruppo di persone del Paese che – all’epoca – decisero di costruire questo percorso presepiale  in un luogo  che  già  di per sé, se guardato nella sua fisionomia strutturale, fa pensare a un paesaggio presepiale,  a un presepe.

S.P.   Ma chi vi partecipa? Chi sono tutti questi personaggi che si vedono percorrendo le vie presepiali del borgo?

S.D.   Sono tutti dei figuranti – chiamiamoli così – che lavorano per parecchi mesi. E sono tutte persone del Paese.

S.P.   Quindi sono dei volontari..

S.D.   Sono dei volontari che, di maniera spontanea, durante l’anno, si organizzano per questo appuntamento.  Da qualche tempo, già da alcuni anni, ai volontari di San Severino si sono poi aggregati anche altri amici di Paesi vicini, tipo Centola, Palinuro, Torre Orsaia, Foria… cioè comunità  che hanno apprezzato il lavoro, locale, fatto con passione e un entusiasmo che non ha pari,  e soprattutto l’amore di stare insieme.

S.P.   Non ho capito!  Al Presepe di San Severino c’è una partecipazione attiva anche di altri Comuni limitrofi, o una loro presenza solo come visitatori?

S.D.   No, non dicevo questo.  In pratica, le numerose scene che si vedono lungo il percorso, parliamo di 27 postazioni  che rappresentano vecchi mestieri – il battitore di ferro, il pastaio ecc.… c’è un pò di tutto!- necessitano di antiche attrezzature che anche loro conservano.

S.P.   Quindi i comuni vicini contribuiscono in tal senso!

S.D.  Esatto. Vengono a visitare il luogo, con le loro attrezzature. Vengono loro assegnati dei posti. E lì interpretano le loro scene, con mestieri che rievocano le tradizioni di questi luoghi.

S.P.   Bella questa cooperazione tra comuni! Esiste anche in altri settori o solo per il presepe?

S.D.   Si tratta di una cooperazione di volontari, che non ha niente a che vedere con le istituzioni, e  la politica.

Chiaramente,  il Comune di Centola sostiene questa iniziativa, grande anima di socialità e di altro, nel momento in cui ci si incontra e si sta insieme. Ma si tratta di un’iniziativa che nasce, soprattutto, dal cuore della gente, perché le persone del luogo sono molto legate a questo luogo simbolo che è il loro Borgo medievale.  E per metterlo nelle condizioni in cui si trova oggi – per il Presepe – bisogna lavorarci. Parliamo di un Borgo completamente abbandonato dove esistono solo ruderi…

S.P.  Ma che prospettive ha – per il futuro – questo Borgo?  Pensate di farne qualcosa?

S.D.  Nei  nostri sogni (io sono un po’ definito sognatore) ci piacerebbe vedere il Borgo rivivere in tutta la sua antica bellezza.  Siamo oramai quasi un cantiere aperto… Sono prossimi lavori  – per cui auspico una speditezza operativa e soprattutto amministrativa – per attività già finanziate, di cui una già in corso, e altre con bandi di recente emanati.

Penso al Castello medievale di San Severino, dove abbiamo già iniziato i lavori. ..

 

S.P.  Per arrivare a cosa…?

S.D.  Abbiamo avuto un finanziamento del Ministero degli Interni di circa 800 000 euro (ed  è già pubblicato il Bando per l’assegnazione dei lavori) che ci permetterà di rendere fruibile  questo spazio – molto bello e suggestivo – che affaccia sule gole del Mingardo.

S.P.  Bello!

S.D.  Sì è uno spazio veramente bello dove, tra l’altro, in estate facciano delle rappresentazioni teatrali!  Il castello, una volta fruibile, sarà in grosso punto di riferimento per il Borgo medievale.

S.P.  Ma sarà adibito a albergo?  O rimarrà come rudere?

S.D.  Noi vogliamo recuperarne la storia.  Già oggi – per chi ha la possibilità di poterci arrivare – all’interno del castello è visibile il vecchio perimetro di questi spazi,  a lungo invisibili perché sommersi da detriti e altro…

Un altro lavoro importante riguarda  una migliore accessibilità  (e  sicurezza) del lato più a Nord, dove qualche tempo fa ci fu uno smottamento sul costone roccioso.  Per questo abbiamo un finanziamento di oltre 1 miliardo e mezzo di euro per realizzare un passaggio in sicurezza – con una sorte di semi-tunnel – che, eliminando rischi di cadute e scivolate, permetterà un accesso più agevole anche al Paese. Una volta reso l’accesso al Borgo più agevole, vi si potranno fare molte cose belle,

S.P.  Va detto che anche l’accesso attuale ha il suo charme!

S.D.  Certamente.  Ma bisogna amarlo e non è adatto per tutti.. Noi stiamo pensando anche alle persone più anziane che vorrebbero andarci e non possono farlo. Questo semi-tunnel sicuramente aprirà altre vedute per il Borgo medievale.

 

S.P.  Ma.. a quanto risale questo Borgo?

S.D.  Parliamo del  decimo undicesimo secolo.. Lo stiamo leggendo anche negli scavi archeologici in corso con qualche traccia anche di tempo addietro. Ce la racconteremo meglio appena avremo gli elementi.

S.P.  Quindi sul Borgo si stanno concentrando una serie di cose, e di progetti…

S.D.  Abbiamo anche un progetto approvato per la cosiddetta Casa baronale che è un’altra struttura molto imponente ed importante, riconosciuta anche di interesse storico-culturale da parte del MIBAC (Ministero per i beni e le attività culturali). Stiamo vedendo come reperire i fondi per poterla recuperare, e per poterne fare il Museo dell’emigrante cilentano nel mondo. Nel tempo, abbiamo anche recuperato, sia nella parte esterna che interna, la chiesetta principale del Borgo, oggi fruibile.

Questo Borgo vogliamo farlo rivivere nella sua struttura storica. Chiaramente,  il tutto si deve anche autogestire: purtroppo, la parte finanziaria è quella  che forse agevola meno.

Se non si autogestisce c’è il rischio che si fa un evento, l’evento piace, ma è solo un evento. E continuo a ringraziare tutti quelli che vi lavorano in maniera veramente volontaria!

S.P.  Sì l’ho visto.. E vi lavorano anche con molto entusiasmo e passione..

S.D. Sì con tutto questo.. ma poi rimane un evento..

S.P. E’ vero.. ci vorrebbe  continuità…

S.D.  Ci vuole continuità.. e sostenibilità. E la sostenibilità richiede la ricerca di una formula – o un altro sistema – che in qualche maniera aiutino anche questi volontari a non essere volontari perenni, perché poi si stancano.

 

S.P.  Una mia amica, Tiziana Colusso,  ha di recente scritto un libro sulle residenze per artisti:  in altri Paesi europei sono state istituite case per scrittori e per artisti… Personalmente nel Borgo medievale  di San Severino ci vedrei bene un’iniziativa in tal senso. Potrebbe essere il caso di  rifletterci?  Ristabilire l’abitabilità delle case, e farle entrare in un network di residenze per scrittori e artisti. A me sembra una bella idea.

S.D.  In verità, questa è un’idea anche progettata.  Mi cogli piuttosto preparato in merito perché  una diecina di anni fa – sempre guardando molto avanti, per capire cosa poteva essere il borgo (in fondo il problema è sempre questo “che cosa ne faremo poi di questi ruderi?”) – abbiamo focalizzato l’idea di creare una sorte di spazi, in cui realizzare 14-15 strutture  con il piano rialzato a dimora (anche temporanea) dell’artista; e, sotto, al Piano terreno (in questo Borgo  non si superano i due piani) creare il laboratorio, dove l’artista – sia esso uno scrittore, un poeta, uno sceneggiatore, un artista – possa lavorare.  Non dimentichiamo che il Borgo medievale oramai da molti anni è scelto anche quale set per produzioni cinematografiche.

Di recente  – nel realizzare “Capri Revolution” – anche Mario Martone  è stato lì su, per 3 mesi, a girare scene per il suo importante lavoro.

S.P. Quindi, anche San Severino ha questa idea indirizzata ad artisti…

SD   Sì .. ma poi mancano le forze.  Serve una regia più importante – anche sotto l’aspetto finanziario – per poter dire “cominciamo a fare questo”.

Un’altra cosa che si pensava di fare era di creare una dimora per gli sposi che vogliono sposarsi  in luoghi un po’ scelti, che non siano luoghi di massa. Al Borgo di San Severino, c’è già la sua chiesetta.  Si potrebbe creare la dimora per il matrimonio,  e per consentire di  rimanervi qualche giorno…

C’erano – e ci sono –  molte di idee collegabili a questo sito………

 

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anche:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213562292148618&id=1141940195

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e :

https://twitter.com/ParuoloS/status/1080533675379281921?s=19

 

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INTERVISTA del 26 dicembre 2018 AL SINDACO DI LAURINO E AL PRESIDENTE DELLA PRO LOCO DI LAURINO (Natale 2018)

dicembre 31, 2018

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A Laurino – in occasione del bel concerto  “Natalis Loci” del  Trio Musikanten  –  ho intervistato  Romano Gregorio, Sindaco di Laurino e Direttore del Parco Nazionale del Cilento, e Gaetano Pacente Presidente della Pro loco di Laurino.

S.P.   Buonasera.  In vacanza a Laurino,   ho scoperto – con gran piacere – l’esistenza di questo suo  bel teatro.   La Pro loco di Laurino  non è impegnata solo in sagre culinarie  (cui pure va tutto il mio rispetto, considerando l’ottima e  buona cucina tradizionale, locale)  ma fa  cultura, spettacoli, teatro, musica…  Da dove è nata questa idea, signor sindaco?

R.G.   Ma.. Diciamo che la Pro loco di Laurino di tutto si occupa, tranne che di sagre perché Laurino è uno dei pochissimi paesi del Cilento che non organizza una sagra.  Di questo dobbiamo ringraziare tutte le Associazioni, ma in particolare la Pro  loco  che da anni – qui a Laurino –  si impegna per organizzare eventi culturali.   Non è casuale  che  –  insieme all’Amministrazione comunale  –  oramai da qualche anno  organizziamo questa stagione teatrale, con tanti sforzi e sacrifici anche di natura personale.

S.P.    Questa sera, c’e questo bel Trio, ma anche in estate ci sono importanti eventi, se non erro ..

R.G.    Sì. In estate c’è un Festival di jazz,  oramai alla diciottesima edizione, che ha assunto un’importanza sempre più crescente nel panorama nazionale  e internazionale. Nel suo contesto – a Laurino –  si sono esibiti artisti di fama internazionale.  Come pure  nel quadro di questa rassegna teatrale, nel cui ambito alcune settimane fa  Ettore Bassi si è esibito in “ Il sindaco pescatore”: uno  spettacolo bellissimo!

S.P.   Tra l’altro, a Laurino, c’è anche la tradizione dell’Opera di Santa Elena, in cui lei stesso,  nell’edizione 2018,  ha interpretato, in modo egregio, un personaggio molto divertente… L’ho vista in scena in agosto. E l’ho trovata molto bravo anche come attore.

R.G.   Troppo buona.. Sì.  Interpreto Scatozza, uno dei personaggi comici dell’Opera.

S.P.    Lei, invece, Presidente cosa ci dice della sua Pro Loco? Qual è la sua anima?  Tra l’altro, qui abbiamo anche Elena Tommasino, consigliera nazionale dell’UNPLI che gentilmente ci sta ora riprendendo!

G.P.    In effetti, il sindaco ha già detto tutto. Noi sagre non ne facciano, anche se sosteniamo e coordiniamo alcuni ragazzi e un’Associazione di giovani che il 28 e il 29 dicembre, di sera, faranno una bella sagra con musica e serenate popolari. Successivamente – in aprile –  ci saranno le tarantelle…

S.P.   Quindi c’è tutto un programma…

R.G.   Sì. Ci sono altre Associazioni che si occupano di organizzare questi eventi, non gastronomici.

G.P.    Sì, ad esempio, il primo gennaio ci sarà una banda musicale,  con sfilata in costumi d’epoca, e musiche dell’800.  Noi  Proloco coordiniamo e sosteniamo. Così come affianchiamo l’ amministrazione comunale nel Festival jazz che è fatto da un’altra associazione “Miti e suoni”.

In qualche modo, stiamo comunque tutti insieme.

R.G.    C’e’  un coordinamento comunque complessivo!

S.P.   Lei, signor sindaco,  è anche direttore del Parco del Cilento. In che modo è presente il Parco! Qual è il suo contributo, cosa fa?

R.G.    Il Parco è presente – oltre che a Laurino – in tutti i paesi del Cilento. Sponsorizziamo eventi culturali, come ad esempio questa rassegna teatrale: il Parco ha dato il suo contributo alla Pro loco, e co-organizziamo l’evento!

In realtà, il Parco si occupa di tante cose.

E’ un’opportunità e non un vincolo, come dicono in tanti.  Basta saper cogliere le occasioni che il Parco costruisce.  Il Parco è soprattutto la costruzione di un’identità, di un valore assoluto.  Ci si riconosce all’interno del Cilento: questa identità territoriale prima sconosciuta,  da un po’ di tempo si va affermando, e  ci inorgoglisce quando ne parliamo.

Basti pensare che il Parco del Cilento è l’unico al mondo che ha quattro riconoscimenti UNESCO:  la  Rete di biosfera (nel 1997),  Paesaggio culturale (nel 1998),  Dieta mediterranea,  e da ultimo Geo-Parco. Se un organismo delle Nazioni Unite ci dà tali riconoscimenti, una ragione ci sarà.  Quindi la nostra sfida, e capacità, deve essere quella di preservare  valorizzare e tutelare questo territorio, e consegnarlo a chi verrà dopo di noi almeno come lo abbiamo trovato.

S.P.  Certo bisogna mirare a uno sviluppo sostenibile.. Ma ritorniamo alla Pro loco

G.P.  Per quanto riguarda la Pro loco, in agosto, c’è una rievocazione storica: una sfilata con costumi di epoca con cui divulghiamo – mettendolo in scena – un pezzo di storia del Ducato di Laurino del ‘700, e 1750.

S.P.   Infatti – nel Paese – avete anche il Palazzo ducale sù in alto.. ..

 G.P.  Sì.   Stiamo avendo un po’ di successo – anzi – più fuori che qua. Quest’anno siamo stati ad Ascea, ospiti di “Mezzogiorno in famiglia”in cui abbiamo portato un pezzo della nostra storia…  Siamo stati ospiti, anche a Palinuro, insieme al  Gruppo storico della Toscana. Sono gruppi  forse più importanti del nostro che ci danno sempre l’opportunità di far conoscere la storia del nostro Ducato. Siccome è un paese interno, a volte viene sottovaluto.  Invece anche noi abbiamo – insieme ai Paesi della costa (Palinuro Velia ecc.) – una storia importante.

E tentiamo di darne visibilità.

R.G  Come diceva lei poco fa.. Se non fosse venuta a Laurino non avrebbe saputo dell’esistenza di questo bel teatro!

 

V.  anche:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213561101438851&id=1141940195

e:

Ovidio, Amori miti e altre storie – Grande mostra alle Scuderie del Quirinale (Roma17 ottobre 2018 -20 gennaio 2019)

ottobre 16, 2018

Nel bimillenario della sua morte –  volendo dimostrare il suo ruolo di eterna fonte d’ispirazione (soprattutto  per pittori e scultori tra Rinascimento e Barocco  dal ‘400 al ‘700 –  quali Benvenuto Cellini, Tintoretto, Ribera, Poussin, Batoni – ma anche di artisti contemporanei quali Joseph Kosuth e la sua installazione al neon)  –  la mostra  è dedicata al poeta latino Ovidio: il più “femminista” tra questi poeti, e il primo poeta antico che si è posto in conflitto con ogni forma di violazione della libertà della persona (sfera religiosa ecc.).  Basti qui pensare alla Lex Iulia de adulteriis e ai suoi versi.”Non siete andati a letto insieme per obbligo di legge: per voi ha vigore di legge solo Amore”.

Curata da Francesca Ghedini, la rassegna presenta 250 opere in prestito da circa 80 musei (italiani e stranieri) ed ha come tema dominante l’amore. Il suo percorso si snoda  tra affreschi provenienti da Pompei, sculture d’età imperiale, antichi testi e opere  (quali la “Venere pudica” di Botticelli o la “Venere Callipigia” del Museo archeologico nazionale di Napoli).  Bacco o Narciso, fanciulle amate, abbandonate e rapite,  o giovani dai tragici destini:  la loro scelta costruisce anche essa  una narrazione di tormentate vicende amorose  che si concludono con una trasformazione: la metamorfosi di Ermafrodite. La storia di Ermafrodito e Salmacide, nella memoria collettiva, è quella che ci viene trasmessa da Ovidio nel libro IV delle Metamorfosi.

Protagonista del racconto è un giovane di quindici anni, figlio di Ermes ed Afrodite, nel cui volto si riconoscono i tratti di entrambi i genitori, dai quali trasse anche il nome che Ovidio non dirà se non al termine dell’episodio del mito. Il giovane, bramoso di avventure, decide di abbandonare il luogo natio per viaggiare e scoprire il mondo. Giunto in Caria, nel territorio di Alicarnasso, si imbatte in uno stagno d’acqua limpidissima dove vive una ninfa di nome Salmacide. L’incontro tra i due mette in moto una precipitosa catena di eventi che vede la ninfa invaghirsi all’istante del giovane. Dapprima prova a sedurlo con le parole che Odisseo rivolge a Nausicaa. Poi – in preda all’eros – tenta di gettarglisi al collo, ma la minaccia del contatto fisico sembra scuotere il giovane che la respinge. Mentre – pensandosi al sicuro – il giovane si denuda per enteare nello stagno, la ninfa non sapendo più dominarsi si getta nuda in acqua. Segue una lotta che capovolge ogni aspettativa e rovescia i ruoli. Il ragazzo resiste e continua a respingerla, la giovane lotta e cerca di avvinghiarsi a lui, lo bacia, lo tocca e rivolge un’inaspettata preghiera agli dei affinché mai la separino dall’amato. Sorprendentemente gli dei esaudiscono la preghiera in favore dell’assalitrice e a discapito della vittima. I corpi avvinghiati si fondono e assumono un “unico aspetto”, una duplice forma né donna né fanciullo eppure simile ad entrambi. La nuova creatura è una fusione di due generi anche se ad uscire dalle acque è in effetti il solo fanciullo di cui Ovidio svela finalmente il nome, Ermafrodito, entrato in acqua uomo ed uscitone uomo a metà.  A differenza però degli altri amori negati, la metamorfosi di Ermafrodito non riguarda solo l’aspetto fisico, ma anche la personalità che unisce e fonde due creature con animi ben distinti tra loro; quella del timido e irrequieto Ermafrodito e quello della ribelle e aggressiva Salmacide.    E’ assolutamente originale quello che Ovidio scrive del mito nelle Metamorfosi.

La figura di Salmacide è quella che più di tutte rompe gli schemi tradizionali del rapporto uomo-donna: ninfa ribelle e aggressiva, dedica il suo tempo, come una matrona dell’alta società romana, alle cure di bellezza e inoltre tenta in tutti i modi di conquistare Ermafrodito usando la forza e le stesse strategie che solitamente usano gli dei per conquistare le ninfe (parole seduttive di Odisseo, prima assalto fisico, dopo). A questo stravolgimento dei ruoli, risponde anche la metamorfosi che non interviene per salvare la vittima che implora aiuto ma agisce per esaudire le richieste capricciose del carnefice, la ninfa, che chiede di divenire con il malcapitato un unico essere. La trasformazione che ne deriva snatura di fatto l’identità della vittima condannata ad essere unita per sempre al suo assalitore.

Maestro di eros, bellezza e seduzione –  nella Roma che rinasceva con l’imperatore Augusto – Ovidio impersonò il libertino, l’intrigante, il dissoluto che attribuiva a maschi e femmine uguale diritto al piacere, senza badare alle moralizzazioni che stavano a cuore ad Augusto.

Poeta delle metamorfosi fisiche (dimostrando, con il suo Metamorfosi, che non esiste differenza tra corpo e psiche)  scoprì  il trasformarsi prima di tutto nella pratica dell’eros.  Con una capacità di osservazione straordinaria,  il poeta dava a intendere di essere, (come Virgilio)  approdato all’epica.  Ma la  sua epica (epica, estetica e metafisica, del desiderio)  esaltava il perituro,  il transeunte, l’alterità, distruggendo  ogni fede nell’eternità dell’impero e nell’assolutezza del romanocentrismo.   Da qui  –  anche  –  la sua cacciata in esilio da parte di Augusto: cacciata che determinò  (l’8 d.C. )  il suo smarrimento a Tomi sul mar Nero, la Costanza dell’odierna Romania,  in cui comprese che ora l’altro era lui.

Ovidio è stato il primo Don Giovanni del mondo occidentale.  

Ha scritto, tra l’altro,  l’ Ars amatoria, un poemetto  che insegna,  a donne e uomini,  strategie di conquista, il cui oggetto non è l’amore, ma il piacere sessuale ( posizione – questa – in contrasto con la politica di Augusto che tentava di moralizzare una generazione dissoluta per la perdita dei valori familiari).   “Il piacere concesso per dovere – scriveva inoltre Ovidio –  non mi è grato”.  E –  cosa impensabile all’epoca – assicurava che il piacere era maggiore se l’uomo e la donna raggiungevano l’orgasmo contemporaneamente.