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MARIO SCHIFANO E MARCO TIRELLI: 2 IMPORTANTI MOSTRE Al  PALAZZO ESPOSIZIONI (Roma, 17 marzo-12 luglio 2026)

marzo 17, 2026

  Con la retrospettiva dedicata a MARIO SCHIFANO, curata da Daniela Lancioni – al Palazzo delle esposizioni sono ora visibili oltre 100 sue opere, tra le più rappresentative, provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed estere, tra cui in nucleo dalla collezione d’arte di Intesa Sanpaolo.

 “Si va dalle opere degli esordi degli anni ’50, informali e materiche, ai primi monocromi del 1960, dalla stagione inaugurata con la mostra Tutto nel 1963 alla galleria Odyssia di Roma alle nuove iconografie mediate dal linguaggio fotografico e dallafigure della storia dell’arte (dai Futuristi e Malevic), dai Paesaggi TV al cinema fino ai dipinti fuori misura degli anni ’80 e ai lavori degli anni ’90, particolarmente sensibili alle emergenze sociali”.  

Dove possibile i lavori sono accostati secondo la consuetudine dell’artista di dipingere per gruppi omogenei. E’  il caso, ad esempio, della colorata camera da pranzo del 1968, dipinta dall’artista per una casa romana.

Animato da un costante desiderio di rigenerare la pittura attraverso modi inesplorati di guardare e pensare,  Schifano ha usato linguaggi diversi ( la pittura la fotografia e il cinema) qui tutti presenti.   

La Mostra è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo Prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia – Main Partner ENI – Con il supporto della Fondazione Silvano Toti

ANNI LUCE: la mostra personale dedicata a MARCO TIRELLI – curata da Mario Codognato – presenta un nucleo di opere inedite, appositamente realizzate per gli spazi di Palazzo Esposizioni. Le sale diventano “un “teatro della memoria” – un atlante visivo che ricompone l’universo poetico di Tirelli – in un dialogo costante tra luce e oscurità, dove l’ombra diventa soglia tra visibile e non visto”.

 “E’ proprio la luce (intesa come principio generatore e strumento di rivelazione) a creare lo spazio, a dare forma all’informe e consistenza al pensiero”.  L’artista – con le 41 grandi opere esposte  – “trasforma l’esperienza percettiva in un viaggio interiore, un intinerario nella memoria collettiva e nella sostanza stessa della visione”.

La Mostra è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, Prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, con il supporto della Fondazione Silvano Toti

Barocco globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini alle Scuderie Papali (Roma, 4 aprile al 13 luglio 2025): da vedere

aprile 18, 2025

La mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini (curata da Francesca Cappelletti e Francesco Freddolin) vede esposti cento capolavori di grandi artisti del Barocco –  Bernini, Van Dyck, Poussin, Pietro da Cortona, Lavinia Fontana, Nicolas Cordier, Pier Francesco Mola ed altri – insieme a disegni, incisioni, arazzi, parati sacri e manufatti, provenienti da prestigiosi musei.

Ciò che mette in evidenza è la vocazione cosmopolita (e il suo dialogo con realtà diverse e lontane) della Roma del Seicento in cui, da tutto il mondo, arrivano viaggiatori, religiosi, missionari e ambasciatori, artisti. 

Visitarla significa – quindi – fare uno splendido viaggio in una Roma, al centro di una complessa rete di rapporti che trascendono confini nazionali e culturali. C’era globalizzazione già nel seicento! L’Africa, l’America, l’Asia erano presenze tangibili e visibili nella Roma di questa epoca. E le opere esposte ci immergono in un mondo multietnico e multiculturale in cui (tra l’altro) sono visibili africani ambasciatori, ma anche africani ridotti a uno stato di schiavitù o vicino alla schiavitù.

Si parte da un monumento funebre (in Santa Maria Maggiore) di Francesco Caporale: un suggestivo busto in preziosi marmi policromi che raffigura il volto di Antonio Manuel NeVunda, diplomatico del Congo, morto al suo arrivo a Roma dopo un viaggio lunghissimo. Un’opera che di per sé indica un nuovo tipo di relazioni e connessioni internazionali, oltre che un’arte tra esotismo (v. abito di Ne Vunda) e antichità.

Seguono quindi opere quali Cesare che rimette Cleopatra sul trono (circa 1637) di Pietro da Cortona, Giovane africano (1607-12) di Nicolas Cordier, Allegra compagnia con cartomante (1631) di Valentin de Boulogne.  Da Caravaggio in poi, la gitana era una figura spesso rappresentata. E si riteneva che i gitani fossero una popolazione di etnia egiziana. L’Egitto – come quindi giustamente sottolineato dalla nostra brava guida – è presente in vario modo nell’arte dell’epoca.

Dopo una copia dell’obelisco in Piazza del popolo, sono visibili – tra altro – i bozzetti della Fontana dei Quattro Fiumi (in cui Bernini decide di rappresentare l’America con un africano) che ha dato forma ai rapporti che legavano Europa Africa Asia e America, il Ritratto di Peter Paul Rubens del gesuita  Nicolas Trigault (abbigliato da cinese – ma in nero – per distinguersi), la pala d’altare con l’Adorazione dei Magi di Giacinto Gimignani, le copie dell’icona della Salus Populi Romani di artisti cinesi, e della Santa Cecilia di Carlo Maderno dell’indiana Nini (nella sezione che indaga l’apporto degli ordini religiosi nel tessere relazioni transculturali).

Splendide tele più e meno esotiche (in cui si riscontra anche la presenza di schiavi – con abiti a righe – mostri e amate scimmiette) sono ispirate dalla natura e da piante sconosciute.

L’esposizione esplora anche i rapporti con culture islamiche (con l’inedito e maestoso ritratto di Ali-qoli Beg – ambasciatore persiano a Roma nel 1609 – di Lavinia Fontana) e con l’alterita’ in letteratura (con il ritratto di Maria Mancini Colonna travestita da Armida di Jacob Ferdinand Voet, Il Guerriero Orientale di Pier Francesco Mola e Andromeda di Rutilio Manetti). In mostra anche oggetti di paesi lontani e, a chiusura del percorso espositivo, i ritratti di Robert Shirley (inglese trasferitosi in Persia e rappresentante diplomatico del re Abbas) e di sua moglie (circassa suddita persiana morta a Roma dopo un difficile viaggio) di Anthony Van Dyck, e il dipinto di un elefante (anche esso giunto in Italia dopo un viaggio interminabile)  – Annibale che attraversa le Alpi – di Nicolas Poussin.