Qui di seguito è leggibile la recensione di Elena Paruolo del libro – Avvocato di paese Racconti di quotidiana giustizia – dell’avvocato Giuseppe Amorelli.
Buona lettura.
Qui di seguito è leggibile la recensione di Elena Paruolo del libro – Avvocato di paese Racconti di quotidiana giustizia – dell’avvocato Giuseppe Amorelli.
Buona lettura.
Tratta dalla novella omonima di Prosper Méromée (1845) – cui i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halèvy apportarono varianti salienti – Carmen (composta da quattro “quadri”) è un’opera-comique di Geirges Bizet. Su musiche di Bizet, Falla, Albéniz, Castelnuovo-Tedesco e Gabriele Bonolis, Il balletto a firma Bubeníčeku – L’indomabile Carmen dai movimenti fluidi, dinamici e viscerali – è una versione moderna di questo classico del repertorio operistico.
«Carmen nel mio balletto è una donna forte e attraente, è uno spirito libero, simile a un cavallo che non si può domare. Non appartiene a niente e nessuno – spiega il coreografo ceco Jiří Bubeníček noto in tutto il mondo come “coreografo narrativo – Ho iniziato questo lavoro leggendo Prosper Mérimée e mi sono reso conto che il personaggio della novella è molto più ricco di quello che ho potuto cogliere dal libretto dell’opera». Ed è questa l’idea cha ha ispirato Bubeníček dal momento in cui Eleonora Abbagnato, nel 2018, gli ha commissionato una nuova creazione di Carmen per l’Opera di Roma.
“La mia storia – sottolinea ancora Bubeníček – è un po’ differente, ed è molto più ricca”.
Dopo il suo debutto assoluto – proprio al Teatro Costanzi – di sei anni fa, lo spettacolo torna in scena, a Roma, domenica 26 gennaio alle 19.00. Successivamente – con étoiles, primi ballerini, solisti e Corpo di Ballo impegnati nella tournée – andrà in scena a Parigi, al Palais des Congrès.
Sul podio debutta – alla guida dell’Orchestra dell’Opera di Roma – Manuel Coves.
Ospite d’eccezione – della ripresa romana e anche della tournée – è Il ballerino cubano Javier Rojas, che interpreta Don José al fianco dell’étoile Rebecca Bianchi, indomabile Carmen.
Nelle altre repliche, fino al 31 gennaio, si alternano nel ruolo del titolo le prime ballerine Federica Maine (28 e 30 gennaio ore 11) e Marianna Suriano (31 gennaio), in quello di Don José il primo ballerino Claudio Cocino (28 e 30 gennaio ore 11) con Giacomo Castellana (31 gennaio). L’étoile Alessio Rezza (26, 28 ore 20, 29 e 30 ore 20) e il primo ballerino Michele Satriano (29, 30 ore 11 e 31 gennaio) vestono i panni del toreador Lucas.
In scena il Corpo di Ballo.
Tante le novità in programma per il Caracalla Festival 2025 – intitolato “Tra sacro e umano” e con regia di Damiano Michieletto – a partire dalle sedi del Festival: alle tradizionali Terme di Caracalla infatti, per la prima volta viene affiancata la Basilica di Massenzio.
«Costruendo la proposta artistica del Festival – precisa Michieletto – ho voluto tenere particolarmente in conto la contingenza che vive la Città di Roma nell’anno del Giubileo, dialogando con questo speciale appuntamento. I temi della spiritualità e della riconciliazione mi stanno molto a cuore, per questo ho creato un percorso che abbiamo intitolato “Tra sacro e umano”, con lavori artistici attinenti questi aspetti così peculiari della nostra esistenza
“La gioia interiore” con Vito Mancuso e i Madrigali di Orlando di Lasso – Il Festival si apre domenica 29 giugno, giorno dei SS. Pietro e Paolo (festa patronale della Città di Roma) alla Basilica di Massenzio con “La gioia interiore” – che vede protagonista il teologo e comunicatore Vito sul tema della riconciliazione e sull’importanza di riuscire a coltivare una forma di spiritualità, cui si affianca l’esecuzione del ciclo di madrigali per sette voci Lagrime di San Pietro di Orlando di Lasso. Interventi in live electronics del compositore Vittorio Montalti.
Seguono opera, musica sacra, musical, danza, concerti e incontri.
Quattro le nuove produzioni, tutte affidate a nomi della “nouvelle vague” della regia operistica internazionale come Ilaria Lanzino, Sláva Daubnerová, Vasily Barkhatov e lo stesso Damiano Michieletto:
La danza vede il Corpo di Ballo del Teatro, diretto da Eleonora Abbagnato, impegnato in una serata con due grandi classici contemporanei: – il Bolero di Ravel firmato da Maurice Béjart – Le Sacre du printempsdi Stravinskij con la celeberrima coreografia di Pina Bausch, per la prima volta realizzata da una compagnia di balletto italiana. A questi si aggiunge un altro titolo contemporaneo entrato nel repertorio della Compagnia nella stagione 2022/23: Within the Golden Hour di Christopher Wheeldon.
Non manca la serata Roberto Bolle and Friends (15 e 16 luglio): un viaggio nel repertorio classico e contemporaneo del balletto, in cui Bolle è accompagnato da grandi stelle internazionali.
Chiude il cartellone La Pasión según San Marcos del compositore argentino Osvaldo Golijov , che combinando stili provenienti tanto dall’America Latina quanto dall’Africa, propone un’esperienza artistica e spirituale senza limiti o confini. La vicenda evangelica è raccontata da un compositore argentino, nato da madre romena e da padre ucraino, vissuto in Israele e in America, influenzato dalle tradizioni musicali più diverse. A dar corpo allo spirito di questa musica è chiamato il venezuelano Diego Matheuz, con il Coro diretto da Ciro Visco, cui si uniscono musicisti sudamericani e provenienti da culture diverse.
Variegata – anche quest’anno – l’offerta di musica pop che precede il cartellone curato da Damiano Michieletto: i concerti iniziano già da martedì 3 giugno. Tra le prime conferme nomi come Antonello Venditti, Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia e Giovanni Allevi.
Partendo dalla considerazione che il celebre romanzo di Stevenson “Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde” sia un’apologia sulla condizione umana avendo come tema centrale il doppio – sottolinea il regista Sergio Rubini – “abbiamo sviluppato una drammaturgia in chiave chiaramente più psicanalitica”. Una volta eliminata la metamorfosi di Jekyll in Hyde attraverso un esperimento chimico – nello spettacolo in scena al Quirino – la cosiddetta “pozione” è piuttosto un viaggio nell’inconscio di un famoso luminare della medicina, Henry Jekyll, che “ambendo all’individuazione di quelle che sono le cause della malattia mentale, si fa cavia e diventa poi vittima delle sue stesse teorie, tirando fuori dalla caverna del conscio ciò che è a lui stesso nascosto, la sua ombra, il suo Hyde”.
Il testo da cui si parte è quindi è più vicino ai nostri tempi. E “per evitare che la nostra ombra scavi in solitudine” – per il regista – lo spettacolo agli spettatori vuole offrire, sia la possibilità di rispecchiarsi nei pericoli e piaceri che scaturiscono dalla propria ombra, sia uno spunto per riflettere sulla necessità di dialogare col proprio inconscio e condividerlo con la collettività “nonostante la tendenza della società di reprimere tutto ciò che esca dal canone e che spesso coincide invece con l’autentico”
Il 14 gennaio 2025, con regia di Alessandro Talevi e con Michele Mariotti sul podio – in occasione del 125º anniversario della prima assoluta di Tosca – il capolavoro di Puccini torna in scena al teatro Costanzi/teatro dell’Opera di Roma, nella versione che ricostruisce il suo debutto, e primo allestimento, del 1900. Le vedute dell’alba romana dalla terrazza di Castel Sant’Angelo, gli interni dorati di Sant’Andrea della Valle, i rintocchi del Mattutino che Giacomo Puccini aspettava di cogliere all’alba per annotare l’intonazione corretta da inserire in partitura: seguendo le originali volontà pucciniane, l’allestimento punta a far rivivere al pubblico l’opera così come Puccini la vide per la prima volta.
“Non ho mai smesso – precisa Alessandro Talevi – di ammirare la sottigliezza e la cura dei particolari con cui Puccini crea i suoi scenari e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista”.
Inoltre una mostra – Tosca 125: oltre la scena – con preziosi documenti, bozzetti, fotografie, manufatti e costumi provenienti dall’Archivio Storico Ricordi esplora la genesi (l’omonimo dramma di Victorien Sardou ammirato da Puccin) del capolavoro di Puccini. Racconta aspetti poco noti del lavoro del compositore, del suo editore e dei suoi librettisti. E narra – attraverso contributi audiovisivi – in che modo il Teatro dell’Opera di Roma abbia ridato vita, nei propri laboratori e sul proprio palcoscenico, alla prima Tosca. La mostra sarà fruibile gratuitamente prima e durante gli intervalli degli spettacoli, e nel corso delle visite guidate, nella sala-museo al terzo piano del Teatro Costanzi, per l’occasione rinnovata in uno spazio moderno, immersivo e dinamico, che in futuro ospiterà altre esposizioni in dialogo con la programmazione artistica del Teatro.
Nel giorno del suo 125esimo compleanno, Tosca sarà ripresa e diffusa via streaming al Policlinico Gemelli, in diverse realtà legate alla Caritas di Roma – dalla mensa all’ostello “Don Luigi di Liegro”, passando per la casa di accoglienza Santa Giacinta – all’Istituto Romano San Michele, al Teatro Patologico e in altri luoghi; cui si aggiunge l’Istituto Italiano di Cultura di Londra. Lo spettacolo è anche trasmesso in diretta su Radio3 e in streaming in diversi luoghi del territorio che si occupano delle fasce sociali più deboli.
Il capolavoro di Puccini sarà ripreso nella versione della prima assoluta anche in altri due periodi della Stagione in corso.
Dal 1° al 6 marzo 2025 il titolo è proposto con la direzione di Daniel Oren, e altri prestigiosi interpreti.
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Considerata la più perfetta opera teatrale di Jean Cocteau, I parenti terribili rappresenta uno spaccato crudele della società. La vicenda è nota. Yvonne è una donna non più giovane che ha negato l’amore al marito e l’ha concentrato sul suo unico figlio Michel, al quale è morbosamente attaccata.
Quando Michel annuncia ai suoi genitori di amare Madeleine, la disperazione divora la madre, che teme di perdere il figlio, mentre oscuri segreti sulla famiglia vengono a galla. La zia Leonie è tuttora innamorata di Georges (padre di Michel) benché lo abbia ceduto alla sorella Yvonne. Madeleine è anche la mantenuta di un cinquantenne, che, a insaputa di tutti, è Georges.
Scrivendola, Cocteau ha voluto sfidare quel pubblico di élite per il quale aveva sempre lavorato, e stabilire un contatto con le grandi platee mediante un linguaggio meno esoterico.
Da parte sua – ponendo al centro il lavoro dell’attore – Filippo Dini (direttore e interprete) prosegue l’indagine nell’inferno familiare.