“UE: difesa e competitività” è il mio contributo al numero 43 (marzo 2025) della rivista Agenda Geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci –

aprile 2, 2025

Nel numero 43 (marzo 2025) della rivista “Agenda Geopolitica”, nel mio contributo intitolato “UE: difesa e competività” in un’ ampia Premessa – dopo una foto di rivendicazioni dei BRICS+ e del Presidente Trump – traccio un quadro di sintesi del dibattito in corso sulla difesa, e sicurezza, europee ( temi a me familiari, essendo stata Funzionaria internazionale per quasi 2 anni all’Assemblea dell’UEO a Parigi). Ma mi soffermo anche sulla direttiva Due diligence – ora in corso di modifica e annacquamento (considerando che l’eccesso di burocrazia può essere uno svantaggio che gli europei stanno accumulando rispetto allo scenario dell’economia globale) – ricordando che tutti (Europei, BRICS+ ecc.) dovrebbero rendersi conto che l’economia non è solo un luogo di scambi commerciali. E’ anche il luogo della produzione. Ragion per cui – per una concorrenza equa – conta anche il come si produce. Non a caso, la direttiva Due diligence obbliga le aziende a monitorare le loro catene di fornitura per garantire che tutti rispettino i diritti umani e dei lavoratori, e gli obiettivi climatici. Soprattutto, in un’epoca di dazi – e di guerre commerciali – questa considerazione può sembrare un lusso che non ci si può permettere. Ma non per questo è meno valida. Solo, andrebbe presa in carico da tutti i paesi del mondo, e non solo dagli Europei. Da qui – a dispetto degli amanti di bilateralismo e sovranismi nazionali – l’importanza anche di sane regole multilaterali. E – spesso – l’Ue e’stata/ e’ /e deve continuare ad esserlo, all’avanguardia nella loro proposta, elaborazione adozione e promozione.

Successivamente – dalla Bussola per la competitività (giugno 2024) e il Clean Industrial Deal al primo Pacchetto Omnibus (febbraio 2025) – mi soffermo sulla strategia UE per una maggiore e indispensabile competitività.

Le sfide sono tante. Oggi più che mai, serve un’Unione europea unita, e abbastanza forte per difendere la libertà, la democrazia, e tutti i suoi valori, e interessi, in Europa e nel resto del mondo. La guerra commerciale – frutto dei dazi trumpiani – fara’ nascere anche nuove alleanze, oltre che nuovi partenariati? Ciò detto, questo il link per leggere questo numero di “Agenda Geopolitica”, ivi incluso il mio contributo, finora rapidamente descritto:

CIARLATANI al Teatro Verdi di Salerno (3-5 aprile 2025)

aprile 2, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Con in scena il grande Silvio Orlandi – satira sul mondo del teatro e dell’audiovisivo, e commedia in cui quattro attori viaggiano attraverso decine di personaggi, spazi e tempi – Ciarlatani racconta la storia di Anna Velasco e Diego Fontana. La prima – tra pilates, teatro per bambini e spettacoli alternativi – è un’attrice in fase di stallo alla ricerca del grande personaggio che la farà finalmente trionfare. Il secondo – regista di successo di film commerciali che si sta imbarcando in una grande produzione internazionale – per un incidente sta affrontando una crisi personale.

Ma  – come sottolineato da Pablo Remòn – Ciarlatani è anche diverse opere (che si  alimentano a vicenda) – in una – raccontate in parallelo. Il racconto di Anna ha uno stile cinematografico. La storia di Diego è un’opera teatrale più classica. E c’è anche un’autofiction in cui l’autore dello spettacolo si difende dalle accuse di plagio. L’intenzione è di essere una narrazione teatrale, ma con un’aspirazione romanzesca e cinematografica.

ONEGIN al teatro dell’Opera di Roma (3-9 aprile 2025)

marzo 29, 2025

Sudafricano (1927-1973) di famiglia israeliana, Cranko è una figura centrale del balletto europeo novecentesco. Anderson-Graefe, assistito da Yseult Lendvai, a distanza di quasi 30 anni, è nuovamente supervisore coreografico del suo balletto Onegin: dramma in danza che, per la sua genialità narrativa e il suo spessore drammatico, è considerato espressione ed esempio perfetto dello “stile Cranko”.

Anche grazie alla perfetta aderenza emotiva tra la danza e la musica di Čajkovskij – senza cadere nel melodramma – il Balletto descrive emozioni e sentimenti con un linguaggio coreografico che dà un’impressione di spontaneità.

A far rivivere la grande storia d’amore infelice narrata nell’Evgenij Onegin da Puškin, sono state chiamate due stelle: Nicoletta Manni e Friedemann Vogel.   Nelle altre quattro repliche fino al 9 aprile, cui si aggiunge una rappresentazione riservata alle scuole, gli stessi ruoli sono affidati agli artisti della compagnia capitolina diretta da Eleonora Abbagnato: l’étoile Rebecca Bianchi  e la prima ballerina Federica Maine, rispettivamente con il primo ballerino Claudio Cocino e il solista Giacomo Castellana . Nei ruoli di Olga e Lenskij, complementari a quelli dei protagonisti, l’étoile Susanna Salvi con Simone Agrò e la solista Flavia Stocchi con l’étoile Alessio Rezza , Eugenia Brezzi con Mattia Tortora . Al Corpo di Ballo sono destinate le danze di insieme, folcloriche e contadine, ma anche i valzer, le danze borghesi e quelle aristocratiche.  

L’allestimento del De Nationale Opera di Amsterdam vede le scene e i costumi di Elisabeth Dalton e le luci di Steen

MOBY DICK AL TEATRO QUIRINO (Roma, 1-13 aprile 2025)

marzo 26, 2025

Moby Dick è la storia di un’ossessione: il Pequod è il vascello stregato che porta la ciurma verso la perdizione, e Moby Dick non è una balena, ma una maledizione che diventa sfida tra uomini. Ossessionato dalla vendetta, Achab è uomo che disconosce Dio, l’uomo dell’oltre e della violazione. Invece Starbuck – il suo alter ego – è la voce della prudenza, della coscienza, testimone di una visione teocentrica che si scaglia contro la blasfemia dell’odio di Achab verso la balena bianca.

In questo Moby Dick – diretto da Guglielmo Ferro, che vede in Moni Ovadia lo straordinario protagonista – la narrazione teatrale inizia sul Pequod, dove si consumerà la tragedia di tutti i personaggi – Queequeg, Pip, Ismaele, Lana caprina, Tashtego, Flask, Daggoo, Stubb, Fedallah – in un susseguirsi frenetico di tempeste, battute di caccia, avvistamenti, bonacce, canti, riti pagani e preghiere.

Il capitano Achab – precisa il regista – nella ricerca maniacale di Moby Dick è guidato dalla follia. Ma “nel conflitto umano contro Starbuck conosce l’orrore: la parte recondita della sua stessa coscienza. La malattia di Achab è Moby Dick, ma Starbuck ne è la manifestazione clinica. Moby Dick gli fa male con la sua ‘assenza’ lì dove Starbuck lo fa con la sua ‘presenza’. Un conflitto posto sullo stesso piano, uno specchio dove galleggia il peccato originale…una balena bianca in un abisso nero. E poi lo specchio si crepa. Non c’è redenzione sul Pequod, solo una fitta nebbia”.

UE: una nuova Strategia di preparazione a qualsiasi shock

marzo 26, 2025

UE: una nuova Strategia di preparazione a qualsiasi shock, sia esso militare, economico, tecnologico o ambientale per garantire il funzionamento delle infrastrutture vitali.

 La strategia mira anche a rafforzare la cooperazione con il settore privato e a sviluppare protocolli di crisi per mantenere il corretto funzionamento dei servizi vitali. Nessuno Stato membro può prepararsi da solo a una crisi.

 La strategia propone quindi miglioramenti nella nostra risposta collettiva.

Questo implica una catena di comando chiara tra i diversi livelli decisionali, una piattaforma rafforzata per coordinare la risposta dell’Ue alle crisi, la condivisione delle risorse e delle competenze, e esercizi di ritorno di esperienza dopo ogni crisi.

Uno degli asset più importanti per la preparazione collettiva è la riserva strategica rescEU. Inizialmente concepita come una flotta aerea per combattere gli incendi boschivi, la riserva include ora tende, mezzi di trasporto, energia e capacità di risposta ai rischi chimici, biologici, radiologici e nucleari.

La Commissione manterrà e svilupperà queste capacità.

L’anatra all’arancia al Teatro Verdi di Salerno (27-30 marzo 2025)

marzo 25, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Scritto da William Douglas Home e Marc Gilbert Sauvajon  (e già al teatro con Alberto Lionello e Valeria Valeri, e al cinema con Ugo Tognazzi, Monica Vitti e Barbara Bouchet) L’Anatra all’Arancia è un brillante feuilleton dove i personaggi, con eleganza, si muovono  su  una scacchiera irta di trabocchetti.

Diretti da Claudio Gregori ( in arte Greg, del duo Lillo & Greg)  Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli –  che interpretano Gilberto e sua moglie Lisa –  sono affiancati in scena da Ruben Rigillo, Beatrice Schiaffino e Antonella Piccolo.

A poco a poco, il cinismo lascia il passo a timori, ad acredine, rivalità e gelosia: in una parola all’Amore. La trasformazione avviene attraverso un viaggio – tra sentimenti – che fa sorridere e riflettere.

L’anatra all’arancia al Teatro Verdi di Salerno (27 – 29 – e 30 marzo 2025)

marzo 25, 2025

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA al teatro Quirino (Roma, 25-30 marzo 2025)

marzo 24, 2025

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA (1965) è la prima delle undici commedie di Natalia Ginzburg – intellettuale militante e femminista – in cui la scrittrice affronta temi eterni come l’amore, le relazioni, le madri, la morte, la diseguaglianza sociale. Ad una prima lettura vi si percepisce la sensazione di un distacco dai sentimenti (che ricorda Cechov, che la Ginzburg tra adorava) nel senso che nessuno dei personaggi sembra mosso da empatia verso l’altro.

Non Pietro nei confronti della madre e viceversa, non Vittoria nei confronti di Giuliana e viceversa, non Pietro nei confronti di Ginestra e viceversa .

Tutto sembra reggersi o crollare negli obblighi mal sopportati dei vincoli familiari e borghesi (tema sempre presente nell’autrice). Il rapporto tra Giuliana e Pietro può reggere per l’allegria, e con allegria? Lei ragazza randagia sull’orlo del suicidio. Lui non certamente ricco di sentimenti, in lotta, forse inconsapevole, tra un anticonformismo da cui si sente attratto e la gabbia borghese.

“Non sappiamo – sottolinea Emilio Russo- se questa allegria (per i sudamericani è la felicità) ci sarà in seguito. C’è invece una quasi paradossale sincerità nel mostrarsi per quello che si è. Una sincerità a volte brutale che fa ripetere ad entrambi e ossessivamente la domanda (a solo una settimana dal matrimonio e dopo qualche settimana di conoscenza) “perché ci siamo sposati? E’ la formula giusta?”.

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA una commedia buonista e consolatoria?

“No -precisa Russo – I sentimenti invece nel bene e nel male li hanno i personaggi evocati e “viventi” attraverso il racconto (il teatro non è forse questo?) Tanti, tantissimi, che forse sono la vera genialità di questa commedia. Personaggi che costruiscono un mondo intero, ma anche un’epoca segnata da cambiamenti straordinari, che poi dopo pochi anni esploderà nella rivolta, nelle conquiste sociali, nello scontro generazionale, nello scontro di genere, nello scontro politico. Ginzburg fa volare in cielo parole quali tabù, aborto e divorzio, facendo capire al pubblico borghese dei teatri dell’epoca che queste saranno conquiste inevitabili, e che l’amore è libero. Giuliana attraversa molti letti fluidi come si direbbe oggi. Pietro poteva sposarne 18. Addirittura, la vedova Giacchetta vive con uomo sposato”.

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA è un testo comico? Sicuramente, anche irresistibile: “Lo è – precisa il regista – per quel suo ritmo da commedia, nei dialoghi molto efficaci e nella narrazione dei personaggi assenti e assurdi, ma anche molto concreti e riconoscibili da ognuno. Chi non ha conosciuto un poeta maledetto, come Manolo, un’amica zitella col naso arricciato come Elena, una disinibita predatrice di uomini e donne come Topazia, una zia Bigotta come Filippa eccetera? Per questo sono convinto che non sia opportuno modificare, adattare o tanto meno modernizzare il testo. Sono convinto che vada contestualizzato a quella metà degli anni 60 – così lontani e così vicini – e far risuonare parole e situazioni al cuore e all’intelligenza del pubblico del tempo presente.

Caravaggio 2025: al Palazzo Barberini (Roma,7 marzo – 6 luglio 2025)

marzo 20, 2025

Con un numero eccezionale di dipinti autografi, e un percorso tra opere rare e nuove scoperte, – organizzata in occasione del Giubileo e curata da Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Thomas Clement Salomon –  “Caravaggio 2025” è una mostra epocale che permette la visione contemporanea di ben 26 opere  di questo grande artista, che con la sua arte rivoluzionaria ha lasciato un’impronta indelebile nella storia.

La sua capacità di rappresentare con crudo realismo i sentimenti umani  influenzarono  profondamente il contesto (artistico, religioso e sociale) del ‘600.

Il percorso della mostra  – articolato in quattro sezioni – copre un arco cronologico di circa quindici anni, dall’arrivo di Michelangelo Merisi a Roma intorno al 1595 alla sua morte a Porto Ercole nel 1610.

 

Ed offre un viaggio straordinario attraverso la vita e opera di Caravaggio, e i suoi spettacolari ed emozionanti  chiaroscuri, colori, luce narrante, e coraggiose composizioni.  

Le opere in esposizione sono state concesse in prestito da prestigiosi musei nazionali e internazionali.  Tra i prestiti straordinari che arricchiscono l’esposizione spiccano l’Ecce Homo del Museo del Prado e la Santa Caterina proveniente dal Museo Thyssen-Bornemisza. Un contributo fondamentale arriva anche dalla Galleria Borghese di Roma.

E’ una mostra da non perdere.

Re Chicchinella: visto più da vicino, nel corso di Giù la maschera al Teatro Verdi di Salerno… e non solo!

marzo 15, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Lo cunto de li cunti (1636) è una raccolta, in lingua napoletana, di 50 fiabe di Giambattista Basile in cui si incontrano esseri sovraumani ed extraumani della mitologia popolare (fate, orchi, animali parlanti, vegetali e minerali, e così via) e in cui la cultura popolare si alterna alla letteratura alta.

Le fiabe sono articolate in cinque giornate.

La papera è il primo racconto della quinta giornata.  E’ la storia di due sorelle molto povere che riescono a comprarsi una papera che risulta essere “magica” perché invece delle uova fa delle monete d’oro.  La loro ricchezza improvvisa provoca l’invidia di alcune comari che – dopo aver  cercato anche loro di ottenere le monete d’oro dalla papera senza riuscirci – gettano la papera dalla finestra, proprio quando sotto di essa passa un principe che, credendola morta,  la usa per pulirsi dopo avere fatto i propri bisogni. Ma la papera è ancora viva e si attacca al suo sedere. Rimane lì finché non arriva una delle due sorelle. Allora lascia il principe per fare festa alla sua padrona che finisce anche con lo sposare il principe.

Questa in breve la storia originale di Basile.

Emma Dante, ha adattato tale storia e le ha dato il titolo di Re Chicchinella. Con la sua messa in scena (al Teatro Verdi di Salerno dal 13 al 16 marzo 2025) la regista siciliana ha chiuso una trilogia (che include La scorticata e Pupo di zucchero) ispirata alle fiabe – e alle atmosfere barocche -dell’opera di Basile.

In Re Chicchinella, la regista ci fa assistere al dramma del re – interpretato da Carmine Maringola – e al suo dolore fisico:  un dramma che si intreccia all’avidità e all’opportunismo di una corte priva di scrupoli che vuole soltanto le uova d’oro che  la gallina continua a fare. Già, perché in questa messa in scena non c’è una papera ma una gallina, una gallina vera che compare nel finale dello spettacolo.

E   si è parlato anche della gallina nel consueto appuntamento di Giù la Maschera – che si è tenuto il 14 marzo 2025, al Teatro Verdi di Salerno – in cui la compagnia ha incontrato il pubblico e la stampa.  L’incontro è stato coordinato da Peppe Iannicelli.

Iannicelli ha ironicamente chiesto se è stato fatto un casting per la gallina… Così il pubblico ha scoperto che la gallina, tutta bianca, ha un nome, si chiama Odette, che nella sua vita ha fatto soltanto un uovo, e che non è sottoposta ad alcun tipo di maltrattamento. A prendersene cura nella campagna siciliana – quando la compagnia non è in tournèe – è uno degli attori presenti all’incontro, che sulla scena interpreta una dama di corte che, insieme alle altre dame, costituiscono il pollaio al cui centro c’è il re: una sorta di coro che rimanda alla tragedia greca!

Hanno preso la parola anche gli attori che – nello spettacolo – interpretano i due paggi servitori del re, che sembrano molto intimi con lui, dal momento che provvedono alla sua igiene, fanno parte della corte e  della famiglia reale, anche se in maniera solo marginale.

Intervenendo, la principessa – figlia del re – ha sottolineato come il suo personaggio sia quello sui cui costumi la regista si è più sbizzarrita.  E in effetti – in scena – indossa ben tre costumi. Il primo ricorda un abito di prima comunione, bianco, pieno di piume bianche, col fiocco rosso, che richiama chiaramente la gallina. Il secondo è uguale a quello indossato dalle altre dame. Il terzo è tutto nero, molto ricco nelle guarnizioni.

Per gli altri attori ci sono costumi minimi: per lo più corpi nudi imperfetti.

Maringola – interprete del re – ha sottolineato come sia stato difficile mettere in scena questo racconto di Basile: ha richiesto un anno e mezzo di preparazione e un grande lavoro di regia. L’attore si è soffermato sulla ricchissima lingua adoperata (che passa dal napoletano all’italiano al francese) che è stata oggetto di studio continuo; sul copione sottoposto a diverse limature nel tentativo di riportare anche il testo di Basile e le sue parole; su temi che vanno dall’invidia al potere, e ciò che esso rappresenta (il luccichio, la ricchezza, le uova d’oro).

Maringola  ha anche ricordato come l’idea della regista sia stata di raccontare la storia dal punto di vista del re che, piegato dalle sofferenze, a un certo punto dice “in questa corte siete tutti delle maschere”, e poi alla fine lentamente si spegne.  

Alla domanda su se il pubblico non partenopeo possa seguire una lingua così ricca e difficile Maringola risponde che può partecipare perché gli attori in scena recitano con il corpo oltre che con le parole.