UE: catene di fornitura e etica delle imprese

febbraio 27, 2024

Italia e Germania hanno bloccato un accordo sulla proposta di Direttiva UE in materia. Non c’e’ da esultare. Ci sarebbe/c’e’ invece da lavorare per portare anche i paesi del Sud globale, dei BRICS, ecc. sulla buona strada del rispetto dei diritti umani – del diritto del lavoro – e dell’ambiente. Stesse regole multilaterali per tutti, e il loro rispetto, sono (sarebbero?) necessarie ed utili, per un mondo migliore, che alle guerre preferisca una sana e civile convivenza basata su una concorrenza leale, su un commercio libero ma anche equo, sul rispetto reciproco -e degli altri – e non su soprusi di ogni tipo. Come ho già sottolineato nei miei libri ( e in quello del 2021) l’economia non è solo un luogo di di scambi commerciali E’ anche il luogo della produzione. ragion per cui conta anche il come si produce.

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Agenda geopolitica n. 32 febbraio 2024

febbraio 26, 2024

In questo numero – a partire dalla presentazione del libro di Marco Buti, di un successivo Manifesto firmato da eminenti personalità, e da un evento organizzato da Europolitiche e dalla Fondazione Buozzi (cui ho partecipato come relatrice) – pongo alcuni quesiti sul futuro dell’Unione europea, che, in vista delle prossime elezioni politiche europee (giugno 2024) con cui si eleggerà il nuovo Parlamento europeo, mi piacerebbe vedere dibattuti anche nel dibattito politico.

Chi propone cosa? E perché?

Magnifica Presenza al Teatro Verdi di Salerno (29 febbraio-2 marzo 2024)

febbraio 24, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Dopo il successo di Mine vaganti, Ferzan Ozpetek torna in teatro con un nuovo adattamento scenico di un suo successo cinematografico – Magnifica presenza del 2012 – commedia la cui trama oscilla tra l’onirico e il reale.

Federico Cesari (che ha debuttato giovanissimo ne I Cesaroni ed è conosciuto soprattutto per le serie Netflix Tutto chiede salvezza e Skam) intepreta il protagonista: Pietro. un ragazzo originario dei Castelli Romani, che si trasferisce nella capitale per recitare.  

 Nella  casa della cugina – che lo ospita – conviverà con dei teatranti-spettri (che vengono dal passato e con i quali instaura un confidenziale rapporto di amicizia) che vede solo lui…

Storia di una capinera al Teatro Quirino di Roma (20 febbraio-3 marzo 2024)

febbraio 18, 2024

Bel testo, eccellenti interpretazioni – con lo strepitoso Enrico Guarnieri e la brava Nadia De Luca – belle scenografie: uno spettacolo da vedere Storia di una capinera in scena al Quirino di Roma!

“E’ sul drammatico rapporto padre figlia – sottolinea Guglielmo Ferro, regista dello spettacolo in scena al Quirino di Roma – sui loro dubbi e tormenti che si mette in scena la storia della Capinera del Verga.  La stanza del convento è il centro della scena. Maria non esce da quella prigione, e il padre Giuseppe ne è il carceriere. Entrambi dolorosamente vittime e carnefici.  Ogni evento che deflagra nella mente di Maria, ogni personaggio altro che scardina il viaggio del noviziato di Maria, sono gli elementi drammaturgici per sviscerare il dramma interiore di un padre che finisce per uccidere la figlia.   È il racconto di legami infelici, di dinamiche familiari per noi oggi impossibili da immaginare ma che Verga racconta con l’inesorabilità di una condanna. Non c’è redenzione per Maria, non c’è redenzione per il padre Giuseppe, e nemmeno per noi. Perché la redenzione non appartiene alla Sicilia di Giovanni Verga”.

Ma qual è la trama di “Storia di un capinera” celebre romanzo epistolare di Verga?

La sua protagonista è Maria, una diciannovenne rimasta orfana di madre in tenera età e rinchiusa all’età di sette anni in un convento di Catania, costretta a diventare monaca di clausura per indigenza economica famigliare.

 A causa dell’epidemia di colera del 1854, Maria ha l’occasione di trasferirsi nella casetta del padre a Monte Ilicedo, dove vivono padre, matrigna, la sorellastra Giuditta e il fratellastro Gigi. A Monte Ilice incomincia un lungo scambio epistolare con Marianna, anche lei educanda del convento, nonché sua migliore amica e confidente, come lei tornata a casa dai genitori a causa del colera.  Allo straordinario senso di libertà – fino ad allora sconosciuto – si aggiunge la felicità di vivere in mezzo a quell’amore che solo una famiglia può dare (anche se il suo bisogno di essere amata le fa scambiare per sincero affetto sia l’atteggiamento severo della matrigna – che la tratta non al pari dei suoi figli naturali, ma piuttosto come un’ospite sgradita – che quello freddo e distaccato della sorellastra Giuditta). Maria vorrebbe quindi “esser soltanto come tutti gli altri, nulla di più, e godere codeste benedizioni che il Signore ha date a tutti: l’aria, la luce, la libertà!». Invidia, perciò, l’amica Marianna per la sua decisione di non fare più rientro in convento.

A poca distanza dalla casa di Maria, abita la famiglia Valentini. Tra Nino e Maria nasce un amore. Nino la invita a lasciare il convento. La matrigna ribadisce la necessità di diventare suora e le proibisce qualunque contatto esterno, soprattutto con Nino. Maria si ammala. Cessato l’allarme dell’epidemia la famiglia Valentini decide di fare ritorno a Catania. La notte precedente la partenza, la giovane educanda, non ancora del tutto guarita, acconsente al rientro con la morte nel cuore. L’isolamento del luogo conventuale non fa che acuire la sua sofferenza. Punendosi Maria digiuna e mortifica la propria carne per giungere ad uno sfinimento del corpo e dello spirito.  Gli esercizi spirituali si intensificano ancor più quando riceve la terribile notizia del matrimonio tra Nino e la sorellastra Giuditta.

Il 6 aprile 1856, Maria prende finalmente i voti.  Alla cerimonia (che lei paragona ad un funerale) assistono tutti i suoi famigliari, compreso un pallido Nino che la guarda «cogli occhi spalancati».  

L’essere diventata suora non l’aiuta. Più cerca di reprimere i suoi sentimenti, più questi la tormentano, Una mattina sale sul belvedere del convento e scopre che da lì può vedere la casa di Nino e Giuditta. Il bisogno di vedere Nino le fa tentare di fuggire dal convento, ma viene trattenuta  dalle converse. Mentre  si dibatte è trascinata all’interno della cella di suor Agata, la suora pazza, ma a quel punto sviene. Viene portata quindi in infermeria dove, dopo tre giorni, muore.  Il libro si chiude con la lettera che suor Filomena, la suora laica, scrive a Marianna e con la quale le fa pervenire – dietro espresso desiderio di Maria – gli effetti personali della defunta, ivi incluso  alcuni petali di rosa, di quella stessa rosa che Nino le aveva appoggiato sul davanzale la notte prima della partenza da Monte Ilice, e che furono trovate sopra le labbra senza vita di Maria.

Monnet aveva ragione? Costruire l’Europa in crisi -Presentazione del libro di Marco Buti e di un recente Manifesto firmato da eminenti personalità

febbraio 17, 2024

In vista elle elezioni politiche europee del giugno 2024, è ora di parlare di Europa. Altrimenti le prossime elezioni – di europeo – avranno solo il nome. Ci sarà da decidere se procedere verso la creazione di una vera Federazione europea o se optare per sterili sovranismi. La presentazione del libro di Marco Buti Monnet aveva ragione? Costruire l’Europa in crisi , e del Manifesto L’Unione europea al tempo della nuova guerra fredda pubblicato nell’ottobre 2023 da Il sole 24 ore – organizzata da Euroeconomie e dalla Fondazione Buozzi – è stata occasione di un buon e bel dibattito, tranne i miei iniziali problemi di collegamento…. poi superati, di cui mi scuso.

A. Nel suo libro, Buti critica la risposta data alla grande crisi finanziaria del 2028-2019 e la successiva crisi dei debiti sovrani. E considera nettamente migliore il modello SURE-NGEU ecc. adottato in risposta al Covid, con cui sono stati superati molti tabù: dall’austerità a tutti i costi a un debito comune garantito dal bilancio dell’Unione. Sostiene che le politiche europee devono soddisfare il “Test di compatibilità di Jean Monnet” ovvero ottemperare con scelte coerenti sul piano economico istituzionale e politico. Ne emerge una nuova bussola che aiuta a comprendere le strategie di politica economica dell’Unione e delinea nell’offerta di beni pubblici europei la chiave di volta per favorire la doppia transizione verde e digitale, combattere i rischio di stagflazione e aumentare il peso dell’Europa nella governance mondiale”. In una situazione di incertezza sistemica endemica – a suo avviso – i vincitori del nord (i paesi del nord durante la crisi finanziaria) non sono i vincitori, né di oggi né di domani. Questo dovrebbe permettere di avere un approccio assicurativo. Quando c’è tanta incertezza, ci si assicura mutualmente. Oggi ne beneficio io domani tu. Non è la solidarietà unilaterale (che la Germania aborre) intesa come flussi costanti del nord verso il sud, ma ci si -mutualmente – assicura. E il tema dei beni pubblici europei è il modo per assicurarsi mutualmente, e allungare l’orizzonte temporale.  In questo mondo, non ci sono altri modi per guardare al futuro: la risposta europea (a livello europeo) è la dimensione giusta.  Il nazionalismo è contro l’interesse nazionale.

 B. Il punto cruciale, anche poi del Manifesto L’unione europea al tempo della nuova “guerra fredda dell’ottobre2023 (di cui Buti è il principale autore insieme a Marcello Messori, Manifesto firmato da eminenti personalità – quali G. Amato, R. Prodi ,J.C.Juncker, E.Marcegaglia, M.J. Rodrigues, Sylvie Goulard ecc.) uniti solo per grandi linee – è la proposta di “una riforma di fondo del bilancio comunitario, basata sulla creazione di  una capacità fiscale centrale”  o  federale che “avendo carattere permanente o – almeno – ricorrente possa produrre Beni Pubblici Europei nell’ambito delle transizioni verde digitale e sociale” grazie a “credibili flussi di vere Risorse proprie” (nuove tasse) dell’Unione europea. E’ necessaria una nuova sintesi per un rinnovato contratto politico, sottolinea il Manifesto, che propone un federalismo graduale e progressivo che dovrebbe includere 7 elementi (capacità fiscale centrale, nuove regole fiscali per una convergenza economica e sociale, mercati finanziari europei integrati e spessi, una politica industriale, una rinnovata politica degli aiuti di stati che miri a non indebolire il mercato unico, una strategia comune per istruzione e formazione, una politica della UE per sicurezza e difesa incardinata nella NATO ma che abbia un’autonomia e visibilità sufficiente per reggere rinnovate tendenze isolazioniste da parte degli USA.

A livello geopolitico, il Manifesto precisa: se (affianco a USA e Cina) vi fosse “un terzo attore globale il sistema internazionale avrebbe un conformazione più stabile”. Auspica uno sforzo per creare le condizioni di un ritorno al multilateralismo, e per riconciliare l’agenda interna dell’UE con la propria agenda internazionale. Auspica una nuova relazione tra,UE e Africa. E – giustamente – non esclude un’Europa a più velocità.

C. Intanto una cosa è certa. Se si vuole andare verso un mondo che, in qualsiasi parte del globo, non dimentichi la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani – e dell’ambiente – serve più Europa. Il tema non è una cessione di sovranità, ma quando utile, la costituzione di una sovranità europea che oggi non c’è. Un approccio federale aggiornato deve declinare la divisibilità della sovranità non il suo trasferimento al solo livello federale. E di fatto – a livello europeo – è già nato un sistema di governo multilivello (perché ci stanno dentro  i livelli europeo e i livelli nazionali). Per anni, dalla fine della guerra fredda tra USA e Russia – e del mondo bipolare – il futuro del sistema internazionale è stato guardato secondo l’alternativa tra il permanere dell’unipolarismo a guida americana e la transizione verso un nuovo multipolarismo. Ma quale multipolarismo? USA Cina UE? E il Sud globale? E i BRICS? Mettere in cantiere anche una riforma dell’architettura finanziara (e del ruolo del dollaro)? Ad oggi, l’UE – regina della regolamentazione (e creatrice di standard che spesso diventano anche internazionali) – per volontà degli Stati membri non ha una politica estera comune (gli europei in quanto tali non sono nel Comitato di sicurezza delle Nazioni Unite) nè una vera difesa comune, né un’industria militare veramente europea che – dual use – contribuisca a sviluppo tecnologico e interconnessioni. E si è – tuttora – alla ricerca di un nuovo Ordine. Mai più di oggi è quindi importante che l’UE rifletta veramente sulla propria autonomia strategica (che di certo non riguarda solo la difesa) anche ( e innanzitutto?) per conservare la propria competitività. Il che significa essere in grado di difendere i propri interessi – e i propri valori – in Europa e nel resto del mondo. E visto che , per la difesa, i 27 spendono tutti insieme più della Cina c’è anche da chiedersi: come spendere meglio? Ciò detto, passo la parola al Video della Fondazione Buozzi sull’evento del 15 febbraio 2024 – organizzato da Euroeconomie e la Fondazione Buozzi – scusandomi dei miei iniziali problemi di collegamento. Non potendo tutto dire in 10-15 minuti – nel mio intervento – mi sono limitata a puntualizzare solo alcuni punti. Il video che segue permette, a chi è interessato, di riascoltare questo buon dibattito.

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Cyrano de Bergerac e Pinocchio di Collodi a “Giu’la maschera” al Teatro Verdi di Salerno (16 febbraio 2024)

febbraio 17, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo,

Il 16 febbraio, nel foyer del Teatro Verdi di Salerno – nel corso del consueto e stimolante incontro “Giù la maschera” – il regista Arturo Cirillo e gli attori di Cyrano de Bergerac hanno parlato del loro spettacolo con pubblico e  stampa.  

L’incontro è stato condotto da Peppe Iannicelli.

L’accento è stato messo innanzitutto sulle contaminazioni riscontrabili nello spettacolo – in scena a Salerno fino al 17 febbraio –  in primis con il Pinocchio di Carlo Collodi. Al di là dell’ovvia presenza di un naso rilevante in Cyrano e in Pinocchio, molti personaggi di questo adattamento – di Arturo Cirillo – si chiamano come i protagonisti del romanzo di Collodi: la fatina, il grillo parlante, la lumachina, gli assassini… E il regista ha anche evidenziato che è stata una frase di Edmond Rostand (autore di Cyrano) –  in cui usa il termine fatina – a metterlo su questa strada.  

A questo punto – come è stato da me precisato in sala – si potrebbe ipotizzare che Rostand nel suo Cyrano (1897) sia stato a sua volta influenzato dal Pinocchio (1881-83) di Collodi. Rostand potrebbe avere incontrato lo scrittore toscano che conosceva bene il francese – e frequentava gli ambienti parigini – e potrebbe averne parlato con lui. Inoltre la storia di amore tra Cyrano e Rossana sembra evocare la storia di amore di Geppetto e la fata che –  nel film di Comencini su Pinocchio – è presente, in un quadro appeso ad una parete,  nella povera casa di Geppetto.

Il regista ha anche sottolineato come lui non abbia voluto fare un Cyrano guascone ma un Cyrano poeta e fondamentalmente insicuro.  Del resto la fragilità caratterizza molti personaggi del suo spettacolo. Solo due volte Cyrano/Cirillo si toglie il naso posticcio perché, solo in quei due momenti, Cyrano si mostra meno insicuro.

La pedana circolare presente sulla scena evoca il Circo. E l’invasione degli attori alla fine dello spettacolo – che non ha intervalli –  quando scendono in mezzo al pubblico vuole evocare il film Otto e mezzo di Federico Fellini.

Cyrano de Bergerac al Teatro Verdi di Salerno (15-17 febbraio 2024)

febbraio 13, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

Il punto di partenza dello spettacolo in scena al teatro Verdi di Salerno è un musical, dal regista visto da ragazzino a Napoli.  “Il musical in questione – precisa Arturo Cirillo –   era il “Cyrano” tratto dalla celeberrima commedia di Rostand, a sua volta ispirata ad un personaggio storicamente vissuto, coetaneo del mio amato Molière.  Lo spettacolo che almeno trentacinque anni dopo porto in scena non è ovviamente la riproposizione di quel musical (con le musiche di Domenico Modugno) ma una continua contaminazione della vicenda di Cyrano di Bergerac, accentuandone più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica, con delle rielaborazioni di quelle musiche, ma anche con elaborazioni di altre musiche, da Èdith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro canzone, o un modo per raccontare comunque la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano, Rossana e Cristiano attraverso non solo le parole ma anche le note, che a volte fanno ancora di più smuovere i cuori”,

Per chi non la conoscesse questa la trama di questa bella commedia/tragedia.

Scrittore e poeta in bolletta – dall’irresistibile vitalità –  Cyrano de Bergerac è uno scontroso spadaccino dal lunghissimo naso, segretamente innammorato  di Rossana, che gli confida il proprio amore per il giovane e bello  cadetto, Cristiano de Neuvillette.   Tra Cyrano e Cristiano – l’uno bello senza talento l’altro talentuoso ma brutto – nasce un sincera amicizia. Cyrano prova ad insegnargli dolci schermaglie verbali che tanto sarebbero gradite alla bella Rossana, ma questi non ne risulta assolutamente capace.   Così – complice l’oscurità – Cyrano, inizialmente, si improvvisa come “suggeritore” dell’amico.  Poi spacciandosi per l’amico parla lui stesso.

Scoppiata una guerra,,Cristiano e Cyrano finiscono poi –  insieme – al fronte.  Cyrano tutti i giorni scrive una lettera per l’amata e tutte le notti attraversa le linee nemiche per farla recapitare. Questo Cristiano non lo sa.    Un giorno –  al campo dei cadetti – giunge di Rossana che, travolta dalla passione, ha sfidato ogni pericolo per rivedere il suo amato, a cui dichiara che l’amore così divinamente espresso in tutte quelle lettere le ha conquistato il cuore al punto da convincerla che è la forza di quella poesia che lei ama veramente e che quindi lo avrebbe amato anche se lui fosse stato brutto.

Cristiano – che quelle lettere non le ha scritte – capisce. Chiede a Cyrano di dire la verità. Sarà poi ferito. Sul punto di morte Cyrano – mentendo – gli dice di aver detto la verità a Rossana, che ha comunque scelto lui.

Rossana decide di ritirarsi in convento.  Ogni sabato – per anni – Cyrano le fa  visita.. Per la prima –– una sera, ferito perché caduto in una vile imboscata –  suo malgrado si tradisce. Invitato a leggere l’ultima lettera scritta come Cristiano, la dice a memoria . Rossana se ne avvede. E comincia a capire:  è Cyrano, che ha dato vita ai suoi sentimenti. Ma Cyrano muore.  Due sentimenti fondamentali come l’amore e l’amicizia trovano in questo dramma la loro estrema sublimazione sotto molteplici aspetti.

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Agenda geopolitica (Fondazione Ducci) e Silvana Paruolo

febbraio 8, 2024

Ad oggi, i miei contributi alla rivista Agenda Geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci - hanno affrontato i temi seguenti: Politiche migratorie dell’Ue, la riforma del Patto di stabilità e crescita, la lotta ai cambiamenti climatici e la COP28, l’ UE e l’allargamento. Nel numero del gennaio 2024 c’è una mia recensione/saggio sull’ultimo libro di Maurizio Molinari – direttore del quotidiano la Repubblica –Mediterraneo conteso Perché l’Occidente e i suoi rivali ne hanno bisogno

Otello è in scena al Teatro Quirino di Roma

febbraio 6, 2024

Otello è una celebre tragedia di –  scritta agli inizi del XVII secolo – ispirata dai temi della gelosia e dell’inganno, in cui non mancano anche altri aspetti pure importanti (bianco vs nero ecc.). Lago è il manipolatore che pianta i semi della malvagità nelle menti dei personaggi.  Otello – cui lascia credere che Desdemona lo tradisce – è tra le sue principali vittime. 

E’ una corsa verso la distruzione di sé e degli altri, in un gioco che trasforma l’immaginazione in realtà̀ e la realtà in immaginazione.

Nell’adattamento in scena al teatro Quirino –  sottolinea il regista Andrea Baracco – “Lago – scena dopo scena – trasforma una sua oscura volontà in una concreta e collettiva discesa agli inferi. Il suo agire è quello dell’autore che plasma i propri personaggi, è quello del regista che crea l’universo in cui farli vivere (e morire), è quello dell’attore che conosce l’altro da sé perché non teme di conoscere se stesso. Accanto a lui, Otello e Desdemona, complici involontari del suo disegno, e vittime di un caso che li mette crudelmente di fronte alla verità su se stessi”. Inoltre – precisa il regista – “confrontarsi con Otello nel contemporaneo, significa anche scegliere se fondare la propria riflessione sugli aspetti sociali e di dibattito pubblico che il testo genera nei nostri tempi, o affrontarlo cercandone i principi poetici più profondi, le domande più universali. Per l’amore che ho per questo testo, sento la responsabilità̀ di restituirlo al pubblico come squarcio sull’umano e sulle sue contraddizioni.  Da queste considerazioni, ho immaginato a fondazione del progetto un principio di ribaltamento del canone shakespeariano: un cast esclusivamente femminile. Non si tratta di una scelta estetica. Ma poetica: è un inganno, per liberare lo sguardo del pubblico dai pregiudizi sulla storia e i suoi temi, e lasciarsi attraversare dalla terribile consapevolezza che chiunque di noi può, un giorno, trovarsi a giocare il ruolo della vittima o del carnefice, se volontà, fragilità e caso si trovano allineati come astri di una costellazione”.

Il lavoro – precisa Letizia Russo – inizia con una nuova traduzione dell’originale shakespeariano, per restituirne la possibilità di dialogare col presente. Poi, diventa ricerca di una lingua diversificata e specifica: bassa, insinuante, pericolosa quella di Iago; in precipitosa trasformazione e frammentazione quella di Otello; concreta e cristallina quella di Desdemona; vivida e sintetica quella di ognuno degli altri personaggi.  Come fosse materia organica, la lingua sarà accadimento e spazio, universo in trasformazione.  Un’isola in cui i destini degli esseri umani mostrano il volto terribile del Fato”.

Il Dittico GIANNI SCHICCHI E L’HEURE ESPAGNOLE ALL’OPERA DI ROMA (7-16 febbraio 2024)

febbraio 6, 2024

Con il dittico formato da  Gianni Schicchi  (opera comica in un atto composta da Giacomo Puccini nel 1918 su libretto di Giovacchino Forzano) e  L’heure espagnole (composizione di Maurice Ravel su libretto tratto dall’omonima commedia del 1904 di Franc-Nohain) –   seconda parte del “Trittico ricomposto”( progetto triennale realizzato dalla Fondazione Capitolina in collaborazione con il Festival Puccini di Torre del Lago in occasione del centenario della morte del compositore ) diretto da Michele Mariotti – Ersan Mondtag, pluripremiato regista scenografo e costumista berlinese  debutta in Italia. 

 Lo spazio teatrale e i personaggi di Ersan Mondtag – considerato tra le firme più visionarie del teatro (e che rappresenterà la Germania alla Biennale Arte di Venezia 2024) –  nascono da “idee fantastiche” proiettate in luoghi surreali, dalle linee espressioniste e dal cromatismo esasperato.   I costumi sono di Johanna Stenzel, le luci di Sascha Zauner e i video di Luis August Krawen; la drammaturgia è curata da Till Briegleb. 

Di questo dittico – sottolinea Michele Mariotti – “La famiglia è la protagonista assoluta.  Si ride, ma con amarezza, perché ci troviamo di fronte a due nuclei familiari – ben descritti da Ravel e Puccini –  dai lati oscuri, tristi, immorali e grotteschi.  E ci rendiamo conto di quanta solitudine e quanto silenzio si possano trovare anche nelle famiglie più numerose quando, al posto di rispetto e condivisione, regna soltanto l’interesse personale”.

Gianni Schicchi è basato su un episodio del Canto XXX dell’Inferno di Dante.  Questa la sua trama. Una famiglia avarissima cerca di sfruttare l’eredità di un uomo ricco – Buoso Donati – appena deceduto, coinvolgendo un astuto truffatore: Gianni Schicchi. Travestendosi da Buoso, Schicchi riesce a redigere alla presenza del Notaio un nuovo testamento. Ma destina i beni migliori a sé stesso. Benché irati, i parenti non possono svelare la truffa. Partito il Notaio, Schicchi caccia tutti dalla casa, ormai di sua proprietà. Rimangono solo Rinuccio e sua figlia Lauretta, felici delle nozze imminenti.

L’heure espagnole (1911) – opera comica in un atto ambientata nella Toledo del XVIII secolo – ha come protagonista Concepciòn, insoddisfatta moglie dell’orologiaio Torquemada che, quando il maritoè fuori casa, ospita una serie di suoi amanti.  Il continuo avvicendarsi dei pretendenti della donna crea un vorticoso gioco di equivoci e di buffe dinamiche amorose.

In entrambi i titoli del dittico cast d’eccellenza internazionale

Carlo Lepore  (celebre basso-baritono specializzato in ruoli buffi) interpreta Gianni Schicchi;  il soprano Vuvu Mpofu  è Lauretta;d 2019; il mezzosoprano Sonia Ganassi è Zita, il tenore Giovanni Sala è Rinuccio. Completano il cast Ya-Chung Huang (Gherardo), Roberto Accurso (Betto), Nicola Ulivieri (Simone), Daniele Terenzi (Marco), Domenico Colaianni(Spinelloccio), Alessandro Guerzoni (Pinellino), Daniele Massimi (Guccio), Valentina Gargano (Nella), Ekaterine Buachidze (La Ciesca), Mattia Rossi (Ser Amantio di Nicolao) – questi ultimi tre dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.

Tra i protagonisti de L’heure espagnole di Ravel, invece, ritroviamo il tenore Ya-Chung Huang nel ruolo dell’orologiaio Torquemada e il mezzosoprano francese Karine Deshayes nella parte di Concepciòn.  Gli interpreti di Gonzalve e Don Inigo Gomez sono il tenore Giovanni Sala e il basso-baritono Nicola Ulivieri.   Il baritono Markus Werba(indimenticato protagonista di Mass di Bernstein alle Terme di Caracalla) incarna invece il mulattiere Ramiro.