“SANI teatro fra parentesi” – Al Teatro Qurino (Roma) 5-10 aprile 2022

aprile 2, 2022

Sani è un’espressione usata per dare il saluto, nella valle del Piave, ai piedi delle Alpi. Viene da Salus. E vuole riassumere il senso del teatro per questo tempo: un teatro che mette insieme creando ponti. In questo bello spettacolo – così intitolato – storie e canzoni raccontano qualcosa, Ma la trama resta leggera, come deve essere in un concerto.  

Sul palcoscenico del Quirino, Paolini racconta momenti di crisi, personali e collettive, che hanno cambiato il corso delle cose.  Parte dai temi di fondo della crisi climatica e della transizione ecologica: sulla scena un enorme castello di carte mostra la fragilità dell’equilibrio di ogni sistema ecologico (naturale o artificiale).  Ma racconta anche le tragicomiche conseguenze del suo primo (e unico) incontro con Carmelo Bene, la guerra fredda, il lockdown del 2000, ecc.

Geppy Gleijeses  ha sostituito Paolo Bonacelli – cui auguriamo una pronta guarigione – che per motivi di salute ha dovuto rinunciare allo spettacolo.

Bartleby lo scrivano a Roma al teatro Quirino (29 marzo- 3 aprile 2022

marzo 27, 2022

Al teatro Quirino – liberamente ispirato al racconto di Herman Melville (autore anche del celebre di Moby Dick) – è in scena Bartleby lo scrivano di Francesco Niccolini. Qui di seguito, la sua trama.

Un giorno, nell’ufficio di un anonimo avvocato – dove tutto avviene sempre in estrema monotonia, e in cui ci sono due impiegati che si odiano, una segretaria civettuola, e una donna delle pulizie fin troppo invadente – viene assunto Bartleby, un nuovo scrivano. Bartleby copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché – un giorno – decide di rispondere a qualsiasi richiesta, con un: “Avrei preferenza di no”.  Da allora, sta inerte alla scrivania, o in piedi per ore a guardare verso la finestra. Smette di uscire durante le pause. Arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio. Non beve e non mangia. 

Perché?  Perché non è possibile salvarlo? Perché non vuole essere salvato?

 “Abituati all’idea di sviluppo e crescita senza limite con la quale siamo cresciuti – sottolinea FrancescoNiccolini – Bartleby ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia, in barba ai vincenti, ai sorrisi a trentadue denti, agli eternamente promossi e ai trend di crescita”.

“L’oceano di Moby Dick – sottolinea il regista Emanuele Gamba – si è trasformato nel mare dell’economia e della produttività. L’ossessionato e ossessivo capitano si è trasformato in Bartleby che avvia un inesorabile processo dubitativo di disgregazione di un moloch che si incarna nel binomio ‘lavoro/dovere’.  Bartleby si incunea e si incista nella storia positiva di Wall Street ma non è un batterio che ammalerà l’ambiente. E’ la cura che proverà a salvare un mondo malato che si nutre di numeri e algoritmi.  Per tutto il tempo cerca il raggio di sole che una volta al giorno entra nell’ufficio sepolcro: forse Bartleby è principalmente questo, un seme che eroicamente, pervicacemente grida sottovoce il proprio diritto alla scelta e alla libertà. E si fa filo d’erba in mezzo al cemento, contro tutto, ma per tutti”.

Il coniglietto di velluto alla Fiera del libro per l’infanzia a Bologna

marzo 21, 2022

NEANCHE IL TEMPO DI PIACERSI al teatro Sala Umberto (Roma, 17-20 marzo 2022)

marzo 14, 2022

Trattandosi di una stand-up comedy “l’attore – sottolinea la regista Tiziana Foschi – è in piedi sul palco e parla direttamente al pubblico. Si ride molto se posso tranquillizzare gli amanti del puro divago, e ci sono momenti teneri dove Marco mette a nudo tutta la sua fragilità e un sentirsi spesso inadeguato”.

In effetti, Marco Falaguasta si cimenta in una satira divertente, brillante, ironica ed impietosa della nostra società.  Tutto nasce dalla sua esperienza di genitore- “Mi sono scoperto – racconta – jurassico e anacronistico nella relazione con i miei figli e il loro mondo. E sempre più spesso, invece di provare a comprendere i loro codici, mi scopro a giudicare i ragazzi e ad attribuire a loro la colpa delle nostre difficoltà d’interazione”.

E’complicato non pretendere che siano i nostri figli a tornare indietro. Ma la tentazione c’è, se si guarda l’immagine che della loro realtà – su cui molto influiscono le nuove tenologie e App – Falaguasta ritrae , mettendola a confronto, in modo brillante, con la realtà di soli 30-40 anni fa.

SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA GROSSA al Teatro Quirino (Roma 15 marzo 2022)

marzo 14, 2022

Ecco uno spettacolo brioso, e divertente, da non perdere! A distanza di trenta anni dalla sua prima rappresentazione – dopo aver fatto il giro del mondo – la commedia “Se devi dire una bugia dilla grossa” (cavallo di battaglia della Ditta Dorelli, Quattrini, Guida) torna in scena, a Roma, al teatro Quirino, con la direzione artistica di Gianluca Ramazzotti, per festeggiare i cento anni della nascita di Pietro Garinei.

La vicenda  – che non manca di risvolti  comici –  è quella del ministro De Mitri e i suoi goffi tentativi di  relazioni extra coniugali con una ministra dell’opposizione.

La scenografia – con il famoso girevole che rappresenta la hall dell’albergo e due camere da letto – è ispirata dalla scenografia originale firmata dalla ditta G&G.  La nuova versione – attualizzata da Iaia Fiastri – vede protagonisti Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti e la partecipazione di Paola Quattrini, che per la terza volta interpreta Natalia, la moglie dell’onorevole. Oltre a Paola Barale nel ruolo di Susanna Rolandi, il cast comprende anche Nini Salerno, Marco Cavallaro e Alessandro D’Ambrosi.+

“I Malavoglia”al teatro Quirino (Roma,11-13marzo 2022)

marzo 3, 2022

Giovanni Verga – con lo strepitoso Enrico Guarneri e una grande compagnia – torna in scena al teatro Quirino con “I Malavoglia”: il suo più famoso romanzo verista, e il primo del Ciclo dei vinti con cui descrive la vita di umili e sfruttati nell’Italia meridionale.

La trama dello scrittore si incentra sulla storia di una famiglia di pescatori: il nonno padrone ‘Tnoni, il figlio Bastianazzo, la nuora Maruzza e 4 nipoti.  Tutti fanno riferimento a padron ‘Tnoni, Dopo la perdita di una partita di semi di lupino (causata dal naufragio -in cui Bastianazzo perde la vita – della loro barca “Provvidenza) iniziano le disgrazie della famiglia, che cade in povertà. Per aiutare la sua famiglia, Mena rinuncia al suo amore per accasarsi con un ricco pretendente. Luca muore in una battaglia. Dopo un secondo naufragio – e la morte della madre – Tnoni va a Trieste in cerca di fortuna, ma torna ancora più povero. Frequenta contrabbandieri. Colto in flagranza, ferisce il brigadiere, Don Michele Ed è condannato. Quando – nel corso del processo -viene rivelata una sua relazione con don Michele, Lia si trasferisce e diventa una prostituta.

La riscrittura messa in scena al teatro Quirino ha scelto di porre al centro dell’azione drammaturgica la natura, e i passaggi narrativi delle tempeste e delle morti in mare (la tempesta dove si perde il carico dei Lupini e muore Bastianazzo, la morte di Luca su una nave in guerra, la tempesta dove Padron ‘Ntoni si ferisce ed è poi costretto a vendere la Provvidenza). Ed è in questo impianto narrativo che vengono inserite le vicissitudini di ‘Ntoni, nipote di Padron ‘Ntoni, con cui Verga racconta anche la violenza sociale di una società cittadina aliena al mondo marinaro de I Malavoglia.

Concentrandosi sugli eventi più significativi della vita dei Malavoglia, lo spettacoloevidenzia come Verga punti a violare ogni speranza di emancipazione dei suoi personaggi con il cinismo del suo cosiddetto “ideale dell’ostrica” (come l’ostrica che vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov’è nata, così l’uomo di Verga vive sicuro finché non comincia ad avere manie di miglioramento) che assume i toni di un’oscura fatalità.

Mostra “Roma vs New York” presso Il Margutta (Roma, 3marzo-15 maggio 2022)

febbraio 23, 2022

Dal 3 marzo al 15 maggio, presso il Margutta Veggy Food & Art (via Margutta 118) ci sarà una bella esposizione “Roma vs New York”, ideata e organizzata da Michele Telari e Tina Vannini, curata da Francesca Barbi Marinetti.

 “L’idea della mostra nasce dal desiderio di “avvicinare” queste due città, così diverse ma al contempo così affascinanti – dichiara l’artista Michele Telari – accostando paesaggi e scorci cittadini che possono essere più simili di quanto si pensi. Due città che amo particolarmente: della prima mi ha sempre affascinato lo sviluppo verticale delle sue architetture, la vita frenetica e le infinite opportunità che riesce a offrire; della seconda, avendo studiato all’Accademia di Belle Arti, mi accarezza il cuore quel senso di intimità e di apparente semplicità che provo tra i vicoli poco turistici, che abbracciano storie di arte e artigianato”.  

Un motivo spesso ricorrente è la pioggia e il suo fasci,no, i suoi colori e l’enorme energia che si scatena.

 “L’illusionismo portato all’estremo da generare meraviglia e ammirazione per l’abilità tecnico-artistica, qui non sono fini a sé stessi – spiega la curatrice Francesca Barbi Marinetti – Le tonalità, tutt’altro che fredde affinano la resa di atmosfere cromatiche, dai contrasti sfuggenti di ombra e luce, e dall’energia vitale del movimento incessante della città. Compendio di un attento studio di molteplici tecniche, lo stile di Telari  non disdegna “una matericità pittorica che declina la luminosità di una definizione pulita con l’espressività di un impasto più corposo e visibile mediante stesura e tocchi di spatola”.

Sono felice di ospitare le opere di Michele Telari – dichiara la titolare de “Il Margutta” Tina Vannini – perché se Roma “possiede” il mio cuore e la mia anima, New York è costantemente, e oniricamente, nella mia testa. Un accostamento unico tra due città così diverse che viene addirittura esaltato dallo stile inconfondibile di Michele, pieno di realismo e atmosfere particolari che creano emozioni contrastanti. Sono certa che i visitatori ameranno le sue opere e percepiranno, in maniera distinta, l’eternità dell’una e la grandezza dell’altra”.

Morte di un commesso viaggiatore al Quirino (Roma 22 febbraio-6 marzo 2022)

febbraio 22, 2022

Vivendo in un paese che all’apparenza offre illimitate opportunità e successo, Willy Loman sogna un futuro che non è in grado di raggiungere. Fallisce, e non riesce a perdonarsi.

 Vuole così tanto essere “benvoluto”, che spesso trascura il fatto di essere amato. Ma, contrariamente a quel che pensa, la sua famiglia lo adora. Adesso vive coltivando un’accecante idolatria per tre uomini di successo: suo padre, suo fratello Ben, e Dave Singleman. Il fatto di non essere riuscito ad avere la stessa fortuna di questi suoi tre miti, gli fa provare un forte senso di vergogna e di inadeguatezza.  Da qui la necessità di riversare su suo figlio Biff, delle aspettative di successo troppo grandi e irrealizzabili per lui. Altro fallimento!

Così, per riconquistare il rispetto della famiglia, si mette alla guida per l’ultimo viaggio. Forse, il più remunerativo.

Questo testo di Arthur Miller rientra – tuttora – tra i dieci lavori teatrali più significativi del Novecento. Perché colpisce così profondamente? “Perché – sottolinea lo stesso Masolino D’Amico – è così americano, ma allo stesso tempo, così internazionale (se ne registrano persino versioni russe e in chiave anticapitalista e anticonsumista). Perché è la storia di un sogno più grande di lui… Nella fiaba della farfalla e della formica, le simpatie vanno alla farfalla, benché questa venga sconfitta. E Willy Loman, sconfitto alla fine come la farfalla, non ha pazienza”.

“Servo di scena” al teatro Quirino a Roma (8-20 febbraio 2022)

febbraio 6, 2022

Al Quirino è in programma “Servo di scena”: vero inno, all’amore per il teatro, e  all’illusione che la civiltà possa, ieri come oggi,  sconfiggere le forze oscure della guerra.

Interpretata da tre grandi attori –  Geppy Gleijeses, Maurizio Micheli e Lucia Poli – lo spettacolo ci immerge nell’ Inghilterra del 1940, in cui un gruppo di vecchi attori tenta di tenere alto il morale degli inglesi, recitando persino sotto gli allarmi aerei.

    https://www.facebook.com/1141940195/posts/10220774622372366/?app=fbl

Un tram che si chiama desiderio al Teatro Quirino (Roma) 1-6 febbraio 20228

gennaio 30, 2022

La storia di Tennessee Williams – premio Pulitzer nel ’47 – ha messo per la prima volta l’America allo specchio su tematiche quali omosessualità, sesso, disagio mentale, famiglia come luogo non proprio raccomandabile, maschilismo, femminilità maltrattata, ipocrisia sociale.   Ambientata nella New Orleans degli anni 40, narra la storia di Blanche che dopo che la casa di famiglia è stata pignorata si trasferisce dalla sorella Stella sposata con un uomo rozzo e volgare di origine polacca, Stanley.  Blanche – alcolizzata e vedova di un marito omosessuale – cercherà, fallendo, di ricostruire un rapporto salvifico con Mitch, amico di Stanley. Ma il violento conflitto che si innesca fra lei e Stanley, la porterà alla pazzia, già latente in lei.

La regia dello spettacolo è affidata all’eccezionale Pier Luigi Pizzi co-fondatore della “Compagnia dei giovani”.  Il ruolo di Blanche DuBois è affidato alla bravissima Mariangela D’Abbraccio reduce dai successi di Filumena Marturano per la regia di Liliana Cavani. Kowalski è interpretato da Daniele Pecci, attore affermato. di cinema, teatro e televisione. Bello spettacolo che cattura l’attenzione degli spettatori dall’inizio alla fine. E che – tra l’altro – evidenzia il contrasto (e i suoi nefasti effetti) tra il desiderio di poesia, gentilezza, magia, bellezza,vita ed amore di Blanche e la brutalità della realta’ che la circonda.