TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
In scena – con Martino Duane e altri 12 attori, al teatro Quirino – uno dei capolavori di William Shakespeare: Sogno di una notte di mezza estate (in un adattamento di Daniele Salvo, Melania Giglio e Marieletta Bidea) : splendida riflessione sull’amore che racconta (tra altro) delle imminenti nozze tra Teseo, duca d’Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, da lui sconfitta e suo bottino di guerra. Ad Atene, la Natura sembra impazzita, le stagioni sono sconvolte, i campi aridi sono diventati terribili distese di niente. Si sente un grande freddo nell’anima. E tuttavia proprio nel bel mezzo di questo gelo si deve celebrare questo matrimonio.
L’atmosfera – sottolinea il regista Daniele Salvo – è carica di tensione. Il matrimonio tra Teseo e Ippolita è un’occasione felice, oppure il frutto di un sopruso, di una sconfitta violenta? Atene è un regno illuminato o è un luogo di bieco potere? E’ davvero possibile scegliere chi amare in un luogo così opprimente? Per scoprirlo non resta che addormentarsi e sognare. Sogn”are se stessi in un altro luogo. Un luogo pieno di magia e di incanto. Un luogo di poesia. Un bosco in cui poter finalmente trovare la propria intima natura. Dove imparare a conoscere le proprie passioni e le proprie inclinazioni. Sogno di una notte di mezza estate è un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni. Un gioco, a volte divertente a volte crudele, di specchi e di scatole cinesi che rivelano quanto la vita degli uomini sia soggetta a mutamenti inspiegabili e come il meccanismo del “teatro nel teatro” riveli la verità più profonda della vita. Gli uomini si affannano in un folle girotondo e nel frattempo le fate si burlano di loro per soddisfare i propri capricci: il dissidio tra Oberon e Titania, infatti, sconvolge la natura e le stagioni mentre un magico fiore rompe le dinamiche degli innamorati che si scambiano ruoli e amanti. E il ruolo del teatro? Come Bottom e i suoi compagni, il teatro trasfigura ed esplicita, talvolta goffamente, talvolta poeticamente, quello che sono i segreti del cuore e dei sentimenti umani”.
Nel numero 48 ottobre2025 di Agenda geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci – il mio contributo focalizza la digitalizzazione / e sovranità digitale tra consapevolezza e impatti (anche su bambini e giovani), regole e assetti proprietari.
Dal 28 al 31 ottobre nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli di Roma – con la direzione di Michele Mariotti – è in scena un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma (in coproduzione con Grand Théâtre de Genève, Opera Ballet Vlaanderen e De Nationale Opera): Stabat Mater, con musiche di Giovanni Battista Pergolesi (dal testo del poema latino attribuito a Jacopone da Todi ) e di Giacinto Scelsi. Romeo Castellucci ne propone una rinnovata versione scenica. Lo Stabat Mater di Pergolesi composto nel 1736 poco prima della morte del compositore, scomparso a 26 anni, rappresenta un punto di riferimento nel repertorio religioso del Settecento, evocando il dolore di Maria ai piedi della croce, letteralmente “stava la madre”. A scandire il percorso tragico anche le sonorità di Giacinto Scelsi.
Il risultato è una preghiera scenica – totale – in cui dialogano epoche e stili, sacro e sperimentazione sonora
«Stabat Mater –precisa Romeo Castellucci – stava la Madre, nel dolore, ai piedi della croce. Così comincia il poema di Jacopone da Todi. Bastano queste due parole ora: un predicato verbale e un soggetto. L’assenza di complemento di luogo significa ovunque, ma anche adesso. La musica di Pergolesi ha dato forma, una volta per tutte, a questo stare universale e muto davanti alla perdita. Non ci sono spiegazioni, né le parole possono dire. Anche la presentazione nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli di questo oratorio non fornisce risposte. Dopo essere stato creato nella Cattedrale di Ginevra, la “Roma protestante” di Calvino, questo Stabat Mater si presenta ora nel centro della Roma cattolica, nella chiesa stretta tra le forme del potere militare e civile, presa, si direbbe, nella morsa temporale costituita dall’Altare della Patria da una parte e dal Campidoglio dall’altra. Una madre senza figlio, gettata a terra, tra le statue equestri del potere».
“E’ un dolore viscerale – sottolinea Michele Mariotti – quello descritto attraverso la scrittura limpida e sorprendentemente moderna dello Stabat Mater di Pergolesi. Cromatismi, appoggiature, dissonanze e una poetica degli affetti essenziale ma intensa costruiscono un clima tagliente, quasi rarefatto, reso ancor più evidente da un’orchestra d’archi ridotta al minimo, dal suono volutamente asciutto e senza anima. In questo senso, un luogo come la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli amplifica la percezione di sospensione e fragilità che la partitura vuole trasmettere».
In scena il soprano ungherese Emőke Baráth e il mezzosoprano Sara Mingardo.
Un evento straordinario per celebrare uno dei capolavori più amati della storia dell’opera: Sabato 1° novembre, alle 20.50 in diretta in mondovisione su Rai3, Tosca, nella ricostruzione dell’allestimento originale del 1900 riproposto al Teatro dell’Opera di Roma, dove nacque il capolavoro di Giacomo Puccini.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura e RaiCultura, anticipa l’apertura della stagione 2025/2026 dell’Opera di Roma e celebra il 125esimo anniversario dell’opera.
A introdurre e commentare la serata su Rai3, saranno Cristiana Capotondi e Alessandro Preziosi, protagonisti del progetto televisivo.
In omaggio al coreografo francese Pierre Lacotte (1932-2023) – a poco più di due anni dalla sua scomparsa – la stagione di balletto 2024/25m del Costanzi si chiude con Marco Spada, così come Lacotte lo aveva ricreato (marzo 1981) proprio per l’Opera di Roma, firmando anche scene e costumi, riportando in vita un balletto che dopo il suo debutto sulle scene parigine nel 1857 – su musica di Daniel-François-Esprit Auber, libretto di Eugène Scribe e coreografia di Joseph Mazilier – era praticamente sparito dai cartelloni.
E’uno spettacolo veramente stupendo. BELLE la musica le scenografie e le coreografie. Belli i costumi.
Il tema del balletto è quello del brigantaggio italiano, di moda, insieme allo spagnolismo, al tempo di Joseph Mazilier (1801-1868). Il danzatore, maître de ballet e coreografo ha trasposto in danza la farraginosa vicenda fatta di intrighi e colpi di scena, narrata nell’inverosimile e fantastico libretto.
Gli artisti ospiti chiamati ad interpretare i ruoli principali sono i russi Igor’ Cvirko (Marco Spada: 24; 25 ore 20; 28; 29) e Dmitrij Vyskubenko (Federici: 26; 28), rispettivamente Principal Dancer e leading soloist del Teatro Bol’šoj ed entrambi al debutto a Roma, insieme alla danzatrice ucraina Iana Salenko (Angela: 24; 25 ore 20; 28), Principal Dancer dello Staatsballett Berlin. Con Salenko si alterna la solista Marta Marigliani (25 ore 15; 26; 29); con Cvirko l’étoile Alessio Rezza (25 ore 15; 26); con Vyskubenko Simone Agrò (24; 25 ore 20) e Mattia Tortora (25 ore 15; 29). L’étoile Alessandra Amato è la Marchesa (26; 28) in alternanza con le prime ballerine Marianna Suriano (24; 25 ore 20) e Federica Maine (25 ore 15; 29); Pepinelli è interpretato dai primi ballerini Claudio Cocino (24; 25 ore 20) e Michele Satriano (26; 28) e dal solista Giacomo Castellana (25; 29).
In scena in tutte le sette recite il Corpo di Ballo della Fondazione capitolina.
L’Orchestra è diretta dall’esperta bacchetta di David Garforth.
Alla produzione partecipano gli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Eleonora Abbagnato. Le luci sono di Jean-Michel Désiré. Riprende la coreografia Anne Salmon.
@MarcoSpada all'@OperaRoma: interpretazioni eccellenti, bellissime musica scenografie e coreografie Da non perdere! V. ttps://appuntamentieuropei.com/2025/10/24/marco-spada-di-pierre-lacotte-al-costanzi-teatro-dellopera-di-roma-24-29-ottobre-2025/ pic.twitter.com/EmHj7QoZQE
Il piacere dell’onestà è un testo del grande Luigi Pirandello che mette in discussione le convenzioni sociali – e le ipocrisie della società borghese – esplorando i temi dell’identità, della verità e della menzogna.
La compagnia teatrale “ABC” lo porta in scena con uno degli attori più importanti della Sicilia, il Maestro Pippo Pattavina, e un meraviglioso cast di attori familiari al repertorio pirandelliano. “Lo spettacolo – sottolinea il regista – è un evento culturale importante nel contesto attuale dove la verità e l’onestà sembrano essere valori sempre più rari. Lo spettacolo invita a riflettere sull’importanza di questi valori e sulla necessità di ritrovare un senso di autenticità e di trasparenza nella nostra società”.
Il 22 ottobre 2025, al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno, è stata presentata Carmen. di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy – una produzione intrigante fatta in collaborazione con Sofia Opera and Ballet – con cui si rialza il sipario della stagione lirica del Verdi. Presenti il segretario artistico Antonio Marzullo, il Sindaco Vincenzo Napoli e il regista Plamen Kartaloff. Gli spettacoli si terranno venerdi 24 ottobre e domenica 26.
L’opera è nata su soggetto del romanzo breve di Merimèe (1845) che, nel contesto della città di Siviglia, sottolineava l’appartenenza della protagonista al mondo gitano. Il soggetto è stato poi adattato dai librettisti che vi hanno apportato numerose modifiche quali, ad esempio, l’inserimento di nuovi personaggi (come Micaela) e la trasformazione di Escamillo da personaggio marginale a unico antagonista di Josè.
In Carmen, si sente musica spagnola, e folklorica, ma la musica è soprattutto francese.
La spavalderia della – sensuale e ribelle – protagonista nell’andare incontro al suo destino ineluttabile fu una delle cause dello scandalo che l’opera provocò alla sua prima rappresentazione, al Teatro dell’Opéra Comique di Parigi nel 1875, che non ebbe successo. Quando però fu riproposta nel 1883 – morto l’autore – fu un trionfo.
Durante la presentazione al Verdi è stato osservato come, in questa produzione, lo stile adottato fonde elementi di modernità – con suggestioni del teatro greco antico – e il rigore del teatro giapponese. Lo spazio è spoglio. È un teatro minimalista. Non si è distratti da masse di comparse. Il Coro, mascherato, osserva, commenta e partecipa, svolgendo il ruolo di testimone e giudice, proprio come accadeva nella tragedia greca. Al centro della scena un cerchio funge da arena per i tre protagonisti: Carmen, Don José e Micaela. Gli altri personaggi rimangono ai margini.
A imporsi sulla scena è una Carmen animata da amore e libertà assoluta. Femme fatale, sfida il destino, rifiuta ogni schema, ogni compromesso, rivendica il diritto di decidere della sua vita. Quando interroga le carte e apprende il suo destino di morte sceglie di affrontarla (la morte). Avanza con una rosa, muore come un fiore. Erede delle grandi eroine della tragedia greca, fin dall’inizio, Carmen è condannata alla sconfitta.
Il grande allargamento del 2004, con l’ingresso di dieci nuovi Stati membri, di cui otto dell’ex blocco sovietico, è stato un enorme successo politico, ma anche uno choc utilizzato dai populisti anti europei (di sinistra e destra) per indebolire l’Ue. Nel 2005 il “no” nel referendum in Francia sul progetto di Trattato costituzionale dell’Ue era stato alimentato da una campagna populista contro “l’idraulico polacco” che avrebbe rubato il lavoro agli idraulici francesi (ovviamente non è accaduto). Quel “no” – di venti anni fa – ha poi paralizzato ogni dibattito istituzionale. E pesa – tuttora – nelle scelte strategiche dei capi di Stato e di governo, sempre sulla difensiva rispetto ai nazionalisti e sovranisti, che – continuando a parlare dei rischi di una riforma dell’Ue – presentano il veto come la migliore garanzia degli interessi nazionali.
Grazie a una serie di adesioni volontarie, nel corso degli anni, i paesi membri dell’Unione europea sono passati da 6 agli attuali 27 (28 prima della Brexit). Attualmente, altri paesi sono candidati all’ingresso nell’Ue: Albania, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia, Turchia e Ucraina. Il Montenegro – il più avanzato nelle indispensabili riforme interne – potrebbe entrare già nel 2027. L’Albania, con le sue riforme in corso, vorrebbe farcela per il 2028. Nei Balcani occidentali, la Serbia e la Macedonia del Nord restano i due candidati più problematici. L’Ucraina e la Moldavia hanno fatto sufficienti riforme per aprire una serie di capitoli negoziali, ma il loro cammino è bloccato dal veto dell’Ungheria di Viktor Orban. I tentativi di Antonio Costa di superarlo (passando dal voto all’unanimità a quello a maggioranza per aprire i capitoli negoziali, conservando l’unanimità per il via libera finale) sono falliti. Il processo di adesione è di fatto sospeso con la Turchia, e fermo con Bosnia-Erzegovina e Georgia (il governo filo russo a Tblisi sta allontanando il suo paese dall’Ue). Dopo la guerra di aggressione della Russia e il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, non è escluso che Norvegia e Islanda possano chiedere nuovamente di entrare. Due anni fa l’ex presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, aveva assicurato che entro il 2030 l’Unione europea sarebbe stata pronta ad accogliere nuovi Stati membri, tuttavia ad oggi, nonostante i progressi nei negoziati, questo orizzonte sembra davvero lontano. Recentemente Moldova, Albania, Macedonia del Nord e Montenegro – in pole position nell’elenco dei Paesi candidati – sono entrati a far parte del circuito SEPA (Single Euro Payments Area) che permette loro di mandare e ricevere bonifici in Europa a basso costo, ma a parte questo aspetto ed alcuni capitoli negoziali che sono stati chiusi, dal punto di vista politico non sembrano esserci aperture significative da parte dei 27 dell’UE.
Per far fronte a un reale allargamento dell’Ue servono anche delle riforme interne dell’Unione, oltre a quanto richiesto ai paesi candidati?
Il 22 ottobre 2025 – con 310 voti a favore, 277 contrari e 53 astensioni – l’Assemblea Plenaria del Parlamento europeo ha approvato il rapporto di Sandro Gozi (eurodeputo di Renew Europe e Segretario generale del Partito democratico europeo) sulle conseguenze istituzionali dei negoziati sull’allargamento dell’Unione Europea. Di fatto, con questa risoluzione, il Parlamento ribadisce ancora una volta il proprio impegno per l’avvio di una riforma dei Trattati, richiesta che è sul tavolo del Consiglio europeo da più di un anno e che i capi di Stato e di governo dell’UE continuano ad ignorare. Al centro dell’iniziativa ci sono modifiche che riguardano la governance dell’Unione e delle sue competenze – attraverso l’estensione ad alcuni settori chiave come la difesa – utilizzando gli strumenti istituzionali già presenti nei Trattati, come le cooperazioni rafforzate, le clausole passerella, con l’opzione sempre presente di op-out. Il rapporto Gozi delinea una serie di misure: da un uso più esteso del voto a maggioranza qualificata, a una revisione del bilancio europeo oltre l’attuale tetto dell’1% del reddito nazionale lordo, a un rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo e un maggiore coinvolgimento dei Paesi candidati nel processo decisionale. Secondo le stime citate nel rapporto, i precedenti allargamenti hanno aumentato in media del 30% il PIL pro capite dei Paesi entrati nel 2004, mentre nuove adesioni potrebbero aggiungere fino a 10.000 miliardi di dollari al PIL dell’UE entro il 2035, riducendo il divario con gli Stati Uniti. “Dobbiamo – ha precisato Gozi – combinare ambizione e realismo per prepararci alle sfide di un’Unione a trentacinque, perché più saremo, più chiare dovranno essere le nostre regole per continuare a muoverci insieme in avanti. L’unificazione del continente europeo e la riforma dell’UE – devono andare di pari passo, con tre priorità:
efficienza (estendendo il voto a maggioranza qualificata per superare la paralisi decisionali – ossia superando il diritto di veto all’interno del Consiglio europeo preferendo – se già a 27 Stati è complesso prendere decisioni rilevanti con il consenso di tutti, in un’Unione europea a 30 e più Stati membri mantenere l’attuale status quo sarebbe di fatto impossibile e renderebbe ancora più lento il processo decisionale.
potere (riformando il bilancio dell’UE e andando oltre il superato tetto dell’1% del reddito nazionale lordo per dare all’Europa i mezzi per agire)
democrazia (rafforzando i poteri del Parlamento europeo. fra cui quello di iniziativa legislativa e di pieni poteri co-legislativi per quanto riguarda la spesa dell’UE e l’adozione del bilancio pluriennale dell’UE-QFP).
Per avviare un dibattito sule riforme istituzionali, basta la maggioranza semplice. Basta che 14 leader al Consiglio europeo decidano che è arrivato il momento di discutere di riforme istituzionale e il processo formale viene avviato. Solo per un accordo finale “ci vuole l’unanimità”. Ma “finché non si avvia un dibattito non si potrà mai sapere se c’è un accordo minimo su alcune riforme esistenziali, indispensabili e inevitabili”, avverte Gozi. Con il suo rapporto, Sandro Gozi indica diverse soluzioni
le clausole passerella
modifiche mirate ai trattati (per esempio per sanzionare le violazioni sistematiche allo stato di diritto),
cooperazioni rafforzate nel settore della politica estera e di difesa per permettere a un gruppo di paesi di andare avanti, senza aspettare quelli più lenti o che non condividono le scelte.
Nell’ambito della mostra Un racconto lungo un viaggio di Andrea Lelario, a cura di Nicoletta Provenzano, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, il 28 ottobre si terrà la presentazione del catalogo della mostra, congiuntamente alla cerimonia di ingresso delle opere dell’artista – Taccuino di viaggio I e Taccuino di viaggio II – nella collezione permanente della GNAMC.
Il catalogo percorre la poetica dell’artista attraverso un percorso immaginifico sul tema del viaggio, inteso come processo simbolico, onirico e intimo, che intreccia fantasia e memoria in un racconto visivo sospeso tra conscio e inconscio.
Le opere Taccuino di viaggio I e Taccuino di viaggio II sono realizzate a penna in finissimi e minuziosi tratti ed esplorano, in una topografia diaristica, fascinazioni simboliche e peregrinazioni ermetiche, convogliando spirito e materia, oscurità e risonanza emotiva, in un flusso ininterrotto di visioni e tracce appartenenti alle terre della psiche.
Interverranno insieme all’artista: Renata Cristina Mazzantini, Direttrice GNAMC; Umberto Croppi, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma; Rino Caputo, già Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Tor Vergata” di Roma; Nicoletta Provenzano, Curatrice della mostra; Yongxu Wang, AAIE Center For Contemporary Art; Sandro Salvagno, Libreria Editrice Il Leggio
Per l’acciaio si va verso l’allineamento sui dazi di Trump al 50 per cento, nella speranza che il presidente americano riapra il mercato degli Stati Uniti all’acciaio europeo con un accordo separato, in particolare sui derivati dell’acciaio.
A livello Ue, la quota di importazioni esente da dazi passerà a 18,3 milioni di tonnellate l’anno, con una riduzione del 47 per cento rispetto al 2024. Novità: la Commissione deciderà a quali paesi terzi assegnare le quote senza dazi e la quantità di importazioni.
La svolta protezionista dell’Unione europea potrebbe ampliarsi ad altri settori – auto ibride, tessile, legno, prodotti chimici, macchinari – con dazi di salvaguardia o anti dumping per frenare lo tsunami di prodotti cinesi indotto dai dazi americani.