Carmen di Bizet al Teatro Verdi di Salerno (25-26 aprile 2026)

aprile 24, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Nella “Carmen della Compagnia del Balletto di Milano” – in scena al Teatro Verdi di Salerno – convivono tradizione e modernità.   

Nella originale messinscena di Marco Pesta – ricco di coreografie coinvolgenti (dalla famosa “Habanera”, ai pas de deux, alle tante danze d’assieme di Gitani, Soldati e Sigaraie) sulla stupenda musica di Georges Bizet – il Balletto resta fedele alla novella di Prosper Mérimée ( cui i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy apportarono  varianti salienti).

In questa versione, i protagonisti sono   Carmen che – anticorformista, passionale e desiderata –  sfida chiunque voglia sottometterla,  e il Destino,  cui alla fine si piega, accettando la morte che le è stata annunciata dalle carte.

Quel  Destino che,  attraverso le carte. svela amore, tradimento e morte.    Quel Destino che le fa incontrare  prima Don Josè e successivamente Escamill.  E che nel finale arma la mano di Don Josè!

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Il Trovatore al Teatro Verdi di Salerno (16-19 aprile 2026)

aprile 16, 2026

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Il Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno ospita un nuovo allestimento de Il Trovatore, opera in quattro atti: capolavoro di Giuseppe Verdi, archetipo del melodramma romantico.

Il libretto è di Salvadore Cammarano e Leone Emanuele Bardare, tratto dal dramma El Trovator di Antonio García Gutiérrez (una delle pièces più acclamate del nascente teatro romantico spagnolo degli anni Trenta dell’Ottocento). La prima rappresentazione, il 19 gennaio1853, al Teatro Apollo di Roma ebbe un grande successo . A Salerno, la direzione musicale è di Leonardo Sini. La regia è di Pierfrancesco Maestrini. L’esecuzione musicale è sostenuta dall’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno, e dal Coro del Teatro dell’Opera cittadino diretto da Francesco Aliberti.  Il cast è internazionale. E la messa in scena è moderna tra bizzarria e tradizione.  L’opera risulta frammentaria, con ambientazioni diverse, tra l’Aragona e i monti della Biscaglia, che lo spettatore segue attraverso la proiezione di video.  

Anche il fuoco, che svolge un ruolo importante, è gestito attraverso immagini virtuali.

Come fa notare G. Lanza Tomasi: “del Trovatore si può ignorare la trama e molti la ignorano, e non mancare una sfumatura delle passioni” (amore, odio e vendetta, avventura, ribellione e lotta contro potere e soprusi). E’ un dramma fosco – prevalentemente notturno, ambientato nel XV secolo – che narra di come Ferrando, il nobile conte Conte di Luna sia innamorato di Leonora, ma come lei sia innamorata del giovane Manrico (il Trovatore).

Siamo dinanzi alla tragica rivalità amorosa tra due fratelli che ignorano di esserlo; e una storia  dominata da Azucena (il personaggio più originale) – figlia della zingara che accusata di stregoneria fu condannata al rogo dal Conte di Luna padre.  Ella si vendicò dell’uccisione della madre rapendo al Conte il secondogenito in fasce.  Ma – per errore – bruciò il suo bambino tenendo infine l’altro come figlio.  Cosicché anche il Conte di Luna è guidato da un desiderio di vendetta che lo porterà alla fine ad uccidere quello che lui crede il figlio della zingara mentre invece è suo fratello.

Nella conclusione le due storie confluiscono in una duplice vendetta, da tragici risvolti.

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Pignasecca e Pignaverde al Teatro Quirino di Roma (Roma 21-26 aprile 2026)

aprile 15, 2026

“In “Pignasecca e Pignaverde”  – sottolinea  Tullio Solenghi  – lascio i panni del remissivo “Steva” per calarmi con immutato entusiasmo in quelli del più arcigno Felice Pastorino, una maschera che, a differenza della precedente, nasconde, tra gli immancabili spunti di grande comicità, lati umani oscuri e intriganti da indagare e rappresentare. Questo nuovo personaggio goviano rappresenta, infatti, l’eterno archetipo dell’avaro, attorno al quale ruotano personaggi e situazioni che vanno a comporre, nell’attenta osservazione della realtà, quel microcosmo di stampo ligure che si manifesta in una sorta di preziosa “foto d’epoca”.

Questa la trama di questo spettacolo – brillante e divertente – con uno strepitoso Tullio Solenghi, in ottima compagnia.

Felice Pastorino vuole che sua figlia sposi il cugino, Alessandro Raffo, un commerciante quarantenne e benestante. Ma Amalia è innamorata del giovane Eugenio, vicino di casa andato in America a cercare fortuna dopo che Felice gli ha rifiutato la mano della figlia, perché poco abbiente. Dopo che Pastorino ha trovato un accordo – con il cugino – sulla dota,  con il suo capo, un ricco argentino con un affare da concludere in Italia, arriva Eugenio che chiede di nuovo la mano di Amalia. Felice rifiuta anche perché la figlia dovrebbe andare in Argentina. Amalia finge di scappare di casa. Intanto poiché l’affare dell’argentino va a buon fine, Eugenio può rimanere a lavorare a Genova. A questo punto niente si può opporre alle nozze. Felice è felicissimo di acconsentire, a patto che si uniscano i due appartamenti contigui per realizzare un unico appartamento e che le spese dell’apertura nel muro siano a carico del proprietario, Isidoro Grondona.

Intervento S. Paruolo all’Assemblea della Consulta Europa di Roma capitale (25 aprile 2026): Oggi più che mai serve un’Europa Unita

aprile 14, 2026

Innanzitutto, grazie alla Consulta Europa per il suo Invito – che mi consente di prendere la parola in questa sede – e grazie per il suo omaggio a Sofia Corradi: una visionaria europeista che ha creato un programma UE con regole condivise “cui milioni di studenti devono un pezzo di vita e un orizzonte” (per dirla con il presidente Macron). 

 Erasmus + continua, tuttora, ad offrire occasioni di mobilità, scambi culturali, e di studi all’estero con (grazie all’ostinata azione Corradi in tal senso) anche il riconoscimento dei crediti universitari.  Continuando a contribuire alla costruzione europea, il programma è tuttora simbolo di Europa unita e senza frontiere, quale oggi più che mai servirebbe, visto che siamo in un contesto geopolitico in cui la legge del più forte vuole mettere a tacere il rispetto del diritto internazionale, e il multilateralismo, e in cui la stessa Unione europea e i suoi valori sono, sempre più, sotto attacco!   

Concordo con molte cose, qui già dette, in particolare da Carlo Corazza e Nicoletta Pirozzi. Non le ripeterò. Focalizzerò invece alcuni punti. L’importanza dell’autonomia strategica europea – e di investimenti – per l’interconnessione energetica,  europea. Il grosso contributo che le città possono dare alla lotta ai cambiamenti climatici, da non rallentare! L’opportunità di un’analisi del caso Spagna che – puntando su investimenti in rinnovabili e per “una riduzione strutturale della dipendenza dai combustibili fossibili” – nel marzo 2026 ha pagato l’elettricità 14 euro per megawattora, mentre Italia, Francia e Germania, hanno speso oltre 100 euro. L’urgenza di una capacità di difesa dell’Europa, e di un’era digitale rispettosa di regole. E, last but not least, l’auspicio di continuare a costruire anche un’Europa sociale.

Buona Pasqua!

aprile 5, 2026

L’emancipazione femminile: dalle suffragette inglesi alla nuova strategia Ue

aprile 1, 2026

La lotta per l’emancipazione femminile – dalla suffragette inglesi alla nuova strategia UE – è la problematica del mio contributo all’ultimo numero di Agenda Geopolitica, edita dalla Fondazione Ducci. Qui i seguito il link per poterlo leggere:

https://lnkd.in/dzN_uSat

Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX al Teatro Olimpico ( Roma, 28 aprile – 10 maggio 2026)

aprile 1, 2026

 Il primo aprile 2026, Moses Pendleton, coreografo e fondatore della compagnia Momix, insieme a Domenico Turi direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e Lucia Bocca Montefoschi direttrice artistica del Teatro Olimpico –  che ospiteranno lo spettacolo a Roma  dal 28 aprile al 10 maggio – hanno presentato Botanica Season 2, il nuovo spettacolo di MOMIX.

.La prima assoluta dello spettacolo sarà a Bologna il 7 aprile, cui seguirà tournée italiana fino al 24 maggio.

In occasione della conferenza stampa Moses Pendleton ha annunciato anche la nuova collaborazione con Roberto Bolle, che utilizzerà una delle coreografie di Botanica Season 2 nel prossimo Gala Roberto Bolle & Friends.

IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO DI HAENDEL al teatro dell’Opera di Roma (7-14 aprile 2026) – E il nono numero di Calibano

aprile 1, 2026

Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno.  

Nello spettacolo in scena all’Opera di Roma, il regista Robert Carsen, Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente. Il piacere – fugace e transitorio – è contrapposto alla verità e alla consapevolezza.

Sul podio  c’è Gianluca Capuano, con l’ orchestra del Teatro dell’Opera di Roma,  e  un allestimento in collaborazione con Salzburger Festspiele.  Il cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco (Johanna Wallroth, Anna Bonitatibus,  Raffaele Pe, Ed Lyon).

Calibano –  In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno è presentato anche  il nono numero di  «Calibano» – la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma  – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York (sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali) e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì.

La Mandragola di Machiavelli al Teatro Quirino (Roma, 7-19 aprile 2026)

aprile 1, 2026

In “La Mandragola” del Machiavelli – celebre commedia del Rinascimento, denuncia di inganno e ipocrisia – il giovane Callimaco per conquistare una donna sposata organizza, usando una finta cura a base di mandragola, un inganno per raggirare il marito.

Nello spettacolo in scena al teatro Quirino, Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza.

La Firenze rinascimentale diventa la City globale, in cui personaggi agiscono  mossi solo da desiderio, convenienza e ’opportunismo: così – con una scenografia minimale e modulare – la commedia diventa una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione.

Callimaco è un giovane manager rampante, seduttivo e privo di qualsiasi morale, per cui l’ inganno è una competenza professionale.  Messer Nicia CEO – anziano che non comprende il mondo che cambia – è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza, e in un sistema che la vuole “perfetta”.  Fra Timoteo usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione: legittima il cinismo con parole rassicuranti. Ligurio – Mentore della rappresentazione del fine che giustifica – sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi.

“Il potere come manipolazione – sottolinea il regista Guglielmo Ferro – La morale come strumento retorico. Il corpo e il desiderio come merce. La vittoria dell’intelligenza amorale. La   commedia resta comica, ma la risata è amara. Il lieto fine è , la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince” .

Anna Ferzetti al “Giù la maschera” con People, Places & Things (Teatro Verdi, Salerno 25 -29 marzo 2026)

marzo 28, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il 25 marzo scorso, all’ultimo incontro del 2026 di “Giù la Maschera” – condotto da Peppe Iannicelli – Anna Ferzetti e il suo cast hanno incontrato il pubblico e la stampa per parlare del loro spettacolo “People, Places & Things” in scena a Salerno fino a domenica 29 marzo.

Lo spettacolo – nella traduzione italiana del testo scritto 10 anni fa dal commediografo britannico Duncan MacMillan – è diretto da Pierfrancesco Favino.

Come precisato  dalla stessa Ferzetti, è difficile parlarne prima di averlo visto. In realtà, è difficile parlarne anche dopo averlo visto. È uno spettacolo complesso, che affronta temi complessi, rischiosi, legati alla contemporaneità.  Gli attori presenti all’incontro sono stati molto bravi a parlarne senza fare trapelare alcunché, senza spoilerare niente. L’unica cosa che è venuta fuori è che la protagonista, interpretata da Ferzetti, è una donna, ed è un’attrice. E che si parla di dipendenza. Ognuno di noi ha qualche dipendenza, non solo dall’alcol o dalle droghe, ma dal lavoro, dal denaro, dal sesso, dai social media. Come gli attori anche noi nella vita tendiamo a nasconderci dietro una maschera, a interpretare vari personaggi.

Lo spettacolo – osserva ancora Ferzetti – cambia ogni sera, non è mai lo stesso: tanti attori sulla scena (dieci) più operatori che spostano con rapidità oggetti di scena.  Gli attori interpretano più ruoli, è come se giocassero con una palla che si passano, si scambiano. Raccontano tante vite, tante storie che si intersecano in quello che diventa un lavoro collettivo. Escono dalla loro zona di comfort. Non ci sono giudizi. Non ci sono risposte definitive. C’è comprensione.

 Il teatro vi gioca un ruolo importante. Una suggestione che ne deriva: il teatro come terapia.