Inferno di Lucia Ronchetti al Costanzi – Teatro dell’Opera di Roma (19 febbraio-7 marzo 2026)

febbraio 17, 2026

L’opera è ispirata alla prima cantica della Commedia di Dante Alighieri, con un epilogo originale firmato da Tiziano Scarpa. premio Strega nel 2009 con il romanzo Stabat Mater. Dante  descrive non solo immagini ma anche suoni.  La musica – di questa opera –  non è quindi una musica che racconta  una storia con dei personaggi. E’ piuttosto una musica che  descrive o ambienti esterni o vita interiore.

«Ho immaginato Inferno precisa la compositrice Lucia Ronchetti- come una successione di paesaggi sonori evocati da Dante, cangianti, metamorfici e apocalittici, seguendo la forma a spirale del suo viaggio verso il centro della terra. La partitura si genera dal linguaggio stesso di Dante, dalla sua capacità di creare un’estasi narrativa insieme a una consapevolezza profonda delle tenebre che circondano ogni tentativo di conoscenza».

Nello spettacolo, il regista, David Hermann, interpreta il capolavoro dantesco in chiave moderna. E colloca la narrazione in uno spazio fatto di stanze – contemporanee – abitate dai penitenti.  “Il viaggio infernale si trasforma in un’esplorazione della psiche umana, restituendo al pubblico un Inferno più mentale che narrativo, immersivo e inquieto”.

La direzione è affidata a Tito Ceccherini che spiega: “A Roma l’opera è tutta  in italiano ed è tutta Dante, con l’eccezione molto particolare e molto importante del testo finale – da Scarpa scritto per questo spettacolo –  che impersona o esprime la figura di Lucifero che nell’Inferno dantesco non ha un testo suo, non parla».

Insomma, uno spettacolo da vedere. Puo’piacere o non piacere (a partire dal suo tipo di musica) ma – pur essendo un’ impresa di certo non facile – riesce grazie a un cast eccezionale..

 Ceccherini guida l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, l’Ensemble Neue Vocalsolisten (voce interiore di Dante), il soprano Laura Catrani (Francesca da Rimini), il tenore Leonardo Cortellazzi (Ulisse) e il basso Andreas Fischer (Lucifero). All’attore Tommaso Ragno è affidato il ruolo di Dante. Maestro del Coro dell’Opera di Roma Ciro Visco. Le scene sono di Jo Schramm e le luci di Fabrice Kebour. Drammaturga Mareike Wink. I costumi sono firmati da Maria Grazia Chiuri-

Foto di Fabrizio Sansoni – Teatro dell’Opera di Roma-

L’Accordo Ue-India: conversazione con Silvana Paruolo

febbraio 16, 2026

Il recente Accordo di libero scambio tra Ue e India non ha solo una grande importanza commerciale! Perche’? E cosa fara’ cambiare? Ecco il tema di una recente intervista – a Silvana Paruolo – di Antonio De Chiara /Europolitiche. Questo il link per poterlo leggere.

https://www.europolitiche.it/it/blog-detail/post/595886/laccordo-di-libero-scambio-tra-ue-e-india-conversazione-con-silvana-paruolo?fbclid=IwdGRjcAQAEjNjbGNrBAASHmV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHmfqsbjQDAHQJrlXCuBGuksiY_XiBNRsGd06rrIvQdkcOi9veCIhoEnX16EV_aem_M_0WnLj1AE-bXhUZr7GDFg

Massimiliano Gallo a “Giù la maschera” (Salerno, 13 febbraio 2026)

febbraio 14, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno è in scena Malinconico – moderatamente felice, con testo di Diego De Silva e Massimiliano Gallo.

Il personaggio di Vincenzo Malinconico – avvocato d’insuccesso – nato dai romanzi di De Silva è poi divenuto popolare grazie alle serie televisive trasmesse sulla TV nazionale. Adesso lo incontriamo a teatro. A rappresentarlo è sempre Massimiliano Gallo, attore e regista dello spettacolo, ora in scena a Salerno.

 Il 13 febbraio – al consueto Incontro Giù la maschera, organizzato da Peppe Iannicelli – Massimiliano Gallo e la compagnia hanno incontrato il pubblico.

Ci si è soffermati sul fatto che la sceneggiatura dello spettacolo non è solo di De Silva ma anche di Gallo, e sulle ragioni del successo di un personaggio, come Malinconico, capace di attraversare generi – ed anni – diversi.  Le ragioni di questo successo – sottolinea Gallo – stanno nell’ essere “rassicurante” di Malinconico: un personaggio che non vuole partecipare alla gara della vita, non vuole performare, né vuole gareggiare, un anti eroe dotato di grande empatia che si muove per inerzia, e si lascia trasportare.  Maliconico è un personaggio umano che – davanti al pubblico – rimugina, filosofeggia, monologa,  spesso ricorrendo a battute che fanno sorridere e riflettere.

Tutto questo lo rende “moderatamente felice”.  

E – ha sottolineato ancora Gallo – non è stato facile trasportare un personaggio letterario a teatro. La sua fantasia ha costituito un problema. Bisognava cercare delle soluzioni, sia  per rendere le sue proiezioni mentali, sia  per far vedere al pubblico ciò che Malinconico pensa.

Si è fatto ricorso agli ologrammi.

Accanto a Gallo ci sono gli altri protagonisti dello spettacolo, come la “trombamica” che – come afferma Maliconico – continuerà a tradire il suo fidanzato (con lui) finché non diventa suo marito. E poi ci sono i ruoli istituzionali del giudice, dei carabinieri.

Tutti i personaggi sono caratterizzati da un leggero filo di ironia.

Nè mancano commenti su Massimiliano Gallo e la città di Salerno che lo ha adottato: una città che ha avuto una visibilità enorme nella seconda serie televisiva di Malinconico. E –  allora – tutti in attesa di vedere la terza serie di Malinconico, che sarà sicuramente anch’essa un successo!

MALINCONICO moderatamente felice al Teatro Verdi (Sa, 12-14 e 15 febbraio 2026)

febbraio 12, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Il personaggio di Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso,  è nato dai romanzi di Diego De Silva ed è divenuto popolare anche grazie alla serie televisiva trasmessa sulla TV nazionale.

Adesso lo incontriamo a teatro sempre più disincantato nell’affrontare le vicissitudini della vita quotidiana, sempre più capace di rappresentare l’uomo contemporaneo con le sue nevrosi, i suoi fallimenti, e amori scombinati.

Forse proprio per questo sempre più umano.

In questo spettacolo, con un fiume di parole, protagonista e regista,  Massimiliano Gallo rimugina, spesso, ricorrendo a battute che fanno sorridere e riflettere…

La rigenerazione al Teatro Quirino (Roma, 10-15 febbraio 2026)

febbraio 6, 2026

talo Svevo è un maestro nel delineare le crisi e le nevrosi dell’uomo moderno. Con La rigenerazione  – composto tra il 1926 e il 1927 .  ci trasporta in un viaggio su un tema universale e attuale: come porsi – e come fronteggiare – gli anni che passano e la conseguente decadenza fisica e mentale.

Questa la sinossi.

Il protagonista  Giovanni Chierici – interpretato da un meraviglioso Nello Mascia – non si sente affatto pronto, sebbene si renda conto di aver realizzato parecchie obiettivi (una bella moglie, una bella figlia, un bel nipote, una bella casa, una agiata condizione economico-sociale).

 Così si lascia convincere a fare una “misteriosa operazione” (che poi altro non è che un inganno perpetuato da un nipote senza scrupoli) per essere nuovamente attraente e prestante.  Da qui nasce il senso del comico e del tragico di cui è permeato tutto il testo.

“ La feroce ironia contro coloro che non vogliono rassegnarsi all’inevitabile trascorrere del tempo sarà il fulcro dello spettacolo, che si prefigge di essere vivace, giocoso, libero ed equilibrato. L’allestimento scenico di Luigi Ferrigno punta ad essere dinamico e suggestivo, per rappresentare al meglio la dimensione reale e borghese dove si muovono i personaggi e quella onirica, dove verrà relegato in nostro protagonista. L’impostazione sarcastica e beffarda dello spettacolo mirerà a smantellare tutti i pregiudizi che nel tempo hanno reso e rendono insostenibile il binomio vecchiaia-giovinezza. Vorrei che il pubblico, attraverso lo spettacolo, analizzasse lucidamente le falsità delle maschere che la società ci impone per abitudine e consuetudine”.

 Tuttavia dal  teatro non si esce avviliti,  perché si è vista una pièce leggiadra. Tutto il cast è perfetto.  Costumi eleganti.  Scenografia semplice e ricca.

UE: un limite di età per l’accesso ai social?

febbraio 4, 2026

La Commissione europea ha salutato positivamente l’annuncio di Sánchez sull’imposizione di un limite di età per i social media. “La Spagna si unisce al club insieme a Francia, Danimarca, Grecia, Austria, ieri sul podio, e molti altri, e si unisce di fatto al club della Commissione, nel tentativo di fare un ulteriore passo avanti per proteggere ancora di più i nostri figli”. Ma ciascuno paese ha scelto un’età diversa e l promessa App Ue di verifica dell’età non è ancora in funzione.

Inoltre gli Stati membri stanno agendo unilateralmente. E introducono nuovi obblighi per le piattaforme, cosa che secondo il Digital Services Act è di responsabilità della Commissione per evitare la frammentazione del mercato unico digitale.

Di fronte all’inazione della Commissione, i governi nazionali hanno deciso di intervenire in ordine sparso.

NESSUNO Le avventure di Ulisse al Teatro Verdi di Salerno (4 -6 -7 -8 febbraio 2026)

febbraio 3, 2026

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Nello spettacolo in scena al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno, Stefano Accorsi si immerge in un nuovo e ambizioso progetto: “Nessuno – Le avventure di Ulisse”: non un semplice adattamento teatrale dell’”Odissea” omerica, ma un vero e proprio viaggio nella psiche, nell’animo e nelle avventure di Ulisse, il più umano tra gli eroi della mitologia greca.

 La regia di Daniele Finzi Pasca, la drammaturgia di Emanuele Aldrovandi, le scene di Luigi Ferrigno e i costumi di Giovanna Buzzi puntano su un linguaggio scenico che fonde parola e gesto, evocazione e concretezza.

 “Sono un obbiettore di coscienza – sottolinea il regista – nel mio paese mi capitò di scontare qualche mese di prigione per aver rifiutato di prestare servizio di leva, raccontare dunque le gesta dei guerrieri non mi è solo insolito ma totalmente inusitato, una specie di salto mortale senza rete.  Sono un clown, amo gli eroi semplici, i perdenti, quelli nei quali mi riconosco, i fragili, quelli fatti di materia che si sbriciola”.

E ancora:

“Nella vetrinetta in casa della nonna venivano conservate le tazzine del servizio buono – mai usate – e tazzine spaiate e sbocconcellate a cui nessuno era affezionato, che ho ereditate io insieme a una tazzina preziosa – che si era frantumata alla fine di un pranzo di Natale – conservata in attesa di un miracolo. Quando Stefano e Marco mi hanno parlato di questo spettacolo ho pensato che fosse arrivato il momento di provare ad incollare i frammenti di porcellana buona, quella preziosa e che si vorrebbe invincibile. Poi mi sono domandato se questo Ulisse facesse parte del servizio buono o di quello che nonna usava tutti giorni. Anche oggi mi domando se con questo spettacolo incolleremo pezzi andati in frantumi o affronteremo la semplicità di chi vorresti compagno di ogni discussione, nella pancia della cucina a casa di nonna dove le avventure epiche si trasformavano nella quotidianità di vite ordinarie e le avventure dei semplici diventavano la sottile trama di vite straordinarie”.

Un’idea io me la son fatta. Ma non resta che vedere lo spettacolo, se si vuole dargli una risposta

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Ue Mercosur e Pe: intervista a Silvana Paruolo

gennaio 31, 2026

 

L’amore non lo vede nessuno al Teatro Quirino (Roma, 3-8 febbraio 2026)

gennaio 30, 2026

Cos’è lo spettacolo in scena al Quirino :  “L’ amore non lo vede nessuno” con protagonisti, Giovanni Crippa, Stefania Rocca e Franca Penone e regia di Piero Maccarinelli?

E’ un giallo?

“E cosa può c’entrare Dio con un giallo? – chiede lo stesso Maccarinelli – Chi sono quelle due donne la sorella e l’amica? Chi è Federica morta in un incidente stradale? Da dove viene l’amore? Se sapessimo rispondere a questa domanda, avremmo svelato il mistero della vita.  Qui in due spazi compresenti, la casa piccolo borghese di Silvia, sorella della giovane donna morta nell’incidente, e un piccolo bar equivoco di periferia si confrontano le vite dei tre personaggi”.

Ogni martedì pomeriggio in un anonimo bar Silvia incontra un affascinante sconosciuto che ha visto per la prima volta al funerale di Federica. Sono legati da un patto: lui le ha promesso di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica, lei in cambio si è impegnata a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore.

“Ma  – chiede ancora  il regista – fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto? Fino a che punto possiamo svelare i nostri più intimi segreti e far conoscere le nostre profonde emozioni? L’amica Eugenia mette in guardia Silvia ma Silvia sempre più coinvolta in un crescendo di colpi di scena arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica fra amori assoluti e giochi di potere. Saranno assolvenze e dissolvenze senza soluzione di continuità accompagnate dalle musiche di Antonio Di Pofi”

” L’amore non lo vede nessuno – conclude il regista – è un testo potente, un’indagine spietata sul senso dell’esistenza che ci costringe davanti allo specchio con la parte più oscura di noi e ci interroga sulla necessità di perdonare e perdonarci”.

La Bayadère al Teatro dell’Opera (Roma, 3-8 febbraio 2026)

gennaio 30, 2026

Creazione originale di Marius Petipa – con musica del compositore austriaco Léon Minkus, e oggetto di dibattito sul nome (Chudekon) dell’autore del suo libretto – La Bayadère è un tipico prodotto del periodo in cui venne scritta e messa in scena: una storia melodrammatica (di vari episodi) che si svolge in una terra antica ed esotica. Il balletto ruotava attorno al tragico destino degli amanti Nikiya e Solor. La danzatrice e il guerriero si sono giurati il ​​loro cuore, ma potenti figure politiche hanno altri piani. Il sovrano locale, il Rajah Dugmanta di Golconda, vuole fare di Solor suo genero, e l’Alto Bramino è determinato a fare di Nikiya la sua sposa. In un sorprendente colpo di scena, Nikiya accetta inavvertitamente di danzare al fidanzamento di Solor con Gamzatti, la figlia del Rajah. Gamzatti decide che Nikiya deve morire. Seguono una delle scene di morte più memorabili nella storia del balletto, e un finale sconvolgente.

 «Dopo Il lago dei cigni – racconta Pech, coreografo dello spettacolo in scena al teatro dell’Opera di Roma  – Eleonora Abbaganto mi ha proposto di pensare a un secondo lavoro coreografico per la compagnia. L’idea di rileggere La Bayadère è arrivata naturalmente, è diventata una necessità. Conoscere questi balletti è importante per sapere da dove veniamo e capire dove andiamo. Riadattarli al mondo di oggi è un modo di tenerli vivi, perché devono continuare a esistere».  Non solo intrighi d’amore, gelosia e tradimento – precisa ancora Pech – La Bayadère  in scena al Costanzi «È una vera epopea. Questa produzione è una sfida che coinvolge, assieme agli ospiti, ai danzatori del Corpo di Ballo e agli allievi della Scuola di Danza, tutti coloro che lavorano nell’ombra, dietro le quinte impegnati nei numerosi cambi di scena».  

Per trasportare il pubblico in un universo onirico senza tempo, elegantemente esotico e contemporaneo,  il balletto si avvale delle scene firmate dall’artista Ignasi Monreal, dei costumi di Anna Biagiotti e delle luci di Vinicio Cheli.  La musica di Ludwig Minkus, composta per il balletto ideato da Marius Petipa nel 1877, è affidata alla bacchetta del francese Fayçal Karoui che dirige l’Orchestra dell’Opera di Roma.  A interpretare i suoi protagonisti sono chiamati quattro ospiti internazionali: le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque; la Principal Dancer dello Staatsballett Berlin Iana Salenko e il Principal Dancer dell’Astana Opera Bakhtiyar Adamzhan. Nel ruolo della bella baiadera e del suo amante danzano poi la prima ballerina Marianna Suriano e Mattia Tortora. La crudele e gelosa Gamzatti, futura sposa di Solor, è interpretata dall’étoile Susanna Salvi e dalla prima ballerina Federica Maine, l’Idolo d’oro dal primo ballerino Simone Agrò  e da Gabriele Consoli . Il corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma si avvale anche della partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. Per la ripresa dello spettacolo Pech si avvale di due assistenti alla coreografia, Isabelle Guérin, Hervé Courtain, maître de ballet per Les Grands Ballets Canadiens.