Ue:una nuova Agenda per la cultura?

luglio 26, 2018

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Ue: una nuova Agenda per la cultura? E’ il titolo della mia inchiesta, leggibile in questo ultimo numero di Tempo Libero (rivista  on line della Fitel):  qui  di seguito il suo link:

https://ita.calameo.com/read/004570318dab7987d7f8d

Buona lettura!

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Moda autunno-inverno 2O18

luglio 20, 2018

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L’ autunno-inverno 2018 sarà caratterizzato,in particolare, da fiori, righe, nodi, superficie lucide, argento, mix, mantelle, capi soffici e piumini.

 

 

UE e lavoratori distaccati

luglio 16, 2018

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Un lavoratore distaccato è un dipendente che viene inviato dal suo datore di lavoro a prestare temporaneamente servizio in un altro Stato membro dell’UE.  I lavoratori distaccati nell’Unione – secondo statistiche del Parlamento europeo –  erano 2,3 milioni nel 2016.  Il fenomeno del distacco è aumentato del 69% tra il 2010 e il 2016. Imprese italiane hanno distaccato all’estero 114.515 i lavoratori, di cui il 18,7% in Francia, il 10,2% in Germania e il 36,6% al di fuori dell’Unione, in Svizzera. Sono invece 61.321 i lavoratori distaccati in Italia, più della metà provenienti dalla Germania (18,8%), dalla Francia (18,3%) e dalla Spagna (14%).

Il 9 luglio 2018,  è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale UE la Direttiva n. 957 del 28 giugno 2018 – che apporta modifiche alla Direttiva n. 96/71 sul distacco transnazionale del lavoratori – alla cui adozione si sono fortemente opposte, sia le organizzazioni datoriali  europee,  sia  i  paesi dell’Est (“esportatori” di manodopera a basso costo).  Qui di seguito il suo link:

https://www.chiomenti.net/public/files/0/Direttiva-UE-2018-957-sul-distacco-dei-lavoratori.pdf.

Gli Stati membri UE dovranno adeguare le normative nazionali essere entro il 30 luglio  2020.

La nuova direttiva traccia una rotta chiara verso un’Europa più sociale, con una concorrenza più equa tra imprese e con un miglioramento dei diritti dei lavoratori. Anche se non esente da criticità, – segnando una svolta – la direttiva riflette il “principio che lo stesso lavoro nello stesso posto dovrebbe essere retribuito allo stesso modo”. E cambia, in modo significativo, l’approccio UE al problema del dumping salariale. 

La direttiva stabilisce nuovi limiti di durata massima del distacco transnazionale, fissati in 12 mesi, con  possibilità di proroga di 6 mesi. Trascorso tale termine, il lavoratore può restare o lavorare nel Paese ospitante, ma dovrà a quel punto essere soggetto all’intera normativa sul lavoro vigente in quello Stato.

La direttiva prevede inoltre nuove regole per la retribuzione da corrispondere ai lavoratori distaccati all’estero.  A tutti i lavoratori distaccati si applicheranno le norme del Paese ospitante in materia di retribuzione. Gli Stati membri dovranno, inoltre, applicare anche i contratti collettivi regionali o settoriali, se di ampia portata e rappresentativi (finora applicati solo nel settore delle costruzioni).  La finalità è quella di garantire una migliore protezione dei lavoratori distaccati e una concorrenza leale tra imprese.  

Il versamento dei contributi (previdenziali e pensionistici) a favore del lavoratore distaccato va effettuato nel Paese di origine, mentre la retribuzione è quella del paese ospitante. In altri termini, il distacco permette a una società di inviare in un altro Stato dell’Unione un proprio lavoratore, versando i contributi nel Paese d’origine: questo principio è stato criticato, negli ultimi anni, dopo l’allargamento della Unione ai paesi dell’Est, poiché questi ultimi hanno costi previdenziali e salariali assai più bassi dei paesi dell’Ovest (la Francia, ma anche l’Italia, li hanno accusati di dumping sociale, inviando propri lavoratori all’Ovest, in particolare nei settori dell’edilizia e dei trasporti).

Superato il periodo massimo, devono essere applicate  –  in toto –  le regole del Paese in cui si svolge la prestazione di lavoro.

In caso di distacco fraudolento, ad esempio operato da una società di comodo, gli Stati membri dovrebbero cooperare per garantire che i lavoratori distaccati siano protetti perlomeno dalle tutele contenute nella direttiva.

Al settore dei trasporti si applicherà la legislazione settoriale specifica, inclusa nel Pacchetto mobilità, una volta che sarà approvata. Fino ad allora, sarà applicata – per il settore – la direttiva del 1996.

Tra i punti critici di questa nuova direttiva, un Nota della CGIL sottolinea quanto segue:

  • sono state cancellate le regole su appalti e sub-appalti previste nella proposta iniziale della Commissione;
  • si legittima la catena dei distacchi: l’impresa utilizzatrice può, a sua volta, distaccare il lavoratore somministrato in altro Stato membro (art. 1 della nuova Direttiva);
  • il periodo di distacco di 12 mesi può sempre essere esteso a 18 mesi (nuovo par. 1-bis dell’art. 3);
  •  dopo questo periodo si applica la regola della parità di trattamento ma NON per ​alcune materie (es. procedure, formalità e condizioni per la conclusione e la cessazione del contratto di lavoro) e per i contratti aziendali e territoriali​;
  •  qualsiasi disposizione applicabile ai lavoratori distaccati nel contesto di un distacco superiore a 12 ​(​o 18 mesi​) deve ​inoltre essere compatibile con la liber​a prestazione di servizi;
  • i contratti collettivi nazionali conclusi dalle organizzazioni sindacali più rappresentative possono essere applicati SOLO se viene garantita la parità di trattamento tra imprese (nuovo paragrafo 8 dell’art. 3);
  •  le indennità di trasferta sono pagate secondo la legge dello Stato d’origine;
  • continuano a mancare sanzioni in caso di mancata cooperazione tra Stati membri;
  • continuano a mancare sanzioni in caso di distacco illegittimo;
  • la nuova direttiva non si applica al settore dei trasporti.

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Il gioco dell’amore e del caso in scena a Villa Medici (Roma) – 10-20 luglio 2018

luglio 11, 2018

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    Muriel Mayette-Holtz (artista attrice regista, ex-Amministratrice della Comédie Française e attuale direttrice dell’Accademia di Francia a Roma) – tornando alle origini – firma la regia di un classico del teatro francese del ‘700, “Il Gioco dell’amore e del caso” di Pierre de Marivaux, dal 10 al 20 luglio 2018 in scena nella sua Villa Medici, con una compagnia di attori che offre il testo in due lingue (passando dal francese all’italiano) con musiche dal vivo, composte ed eseguite da Margot Mayette.

In questo geniale lavoro sulla complessità dei sentimenti, un doppio scambio di ruoli dà luogo a un flusso inarrestabile di equivoci.

Questa la sua trama..

Orgone ha una figlia, Silvia, alla quale concede di vestire i panni della sua cameriera, Lisetta, allo scopo di studiare segretamente i comportamenti del suo futuro sposo, il giovane Dorando. Anche Dorando, però, ha usato lo stesso stratagemma: mascherato da Arlecchino, suo servitore, studierà il comportamento di Silvia. Silvia e Dorando, nei panni dei rispettivi servi, si innamorano e la stessa cosa accade anche ai due servitori che indossano le vesti dei loro padroni. Dopo ripicche, equivoci, e necessari chiarimenti, la commedia avrà il suo lieto fine con il doppio matrimonio tra Silvia e Dorando e tra Arlecchino e Lisetta.

Nei panni dei giovani protagonisti, il pubblico trova gli attori del Centro Teatrale Santa Cristina fondato da Luca Ronconi e Roberta Carlotto: Silvia è Marina Occhionero, Dorando è Luca Tanganelli; i panni di Lisetta li veste Marial Bajma Riva; Matteo Cecchi è Arlecchino, Matthieu Pastore è Mario.

Nella splendida cornice di Villa Medici: bello spettacolo, divertente, brillante  e intrigante!

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Alta Roma -International Couture

luglio 8, 2018

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http://www.lfmagazine.it/altaroma-le-sfilate-di-international-couture-affascinano-cinecitta/

– Questo servizio non e’ stato scritto da me

 

Il Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018

giugno 29, 2018

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Questo vertice  si è soffermato, in particolare, su migrazione, sicurezza e difesa, occupazione crescita e competitività, e innovazione digitale.  Nelle sue Conclusioni,  tra l’altro, i leader sottolineano la necessità di “adeguare i nostri regimi fiscali all’era digitale” e – in un contesto di di crescenti tensioni commerciali – l’importanza,sia di “preservare e approfondire il sistema multilaterale disciplinato da regole”, sia di misure UE di riequilibrio dinanzi alla “decisione Usa di imporre all’UE tariffe sui prodotti di acciaio e alluminio”.    Circa l’innovazione digitale, tra l’altro, i leader si soffermano sull’importanza di “ conseguire risultati in merito alle rimanenti proposte legislative riguardanti il mercato unico digitale”;  “disporre di dati di elevata qualità per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”; “migliorare l’accesso delle imprese ai finanziamenti”;  “incoraggiare la cooperazione tra ricerca, innovazione e istruzione anche mediante l’iniziativa relativa alle università europee”.   Inoltre il vertice invita la Commissione a “lanciare una nuova iniziativa pilota sull’innovazione pionieristica per il periodo restante di Orizzonte 2020”.

E per la migrazione cosa è stato deciso?          –   In merito,  hanno vinto Orban,   i  nazionalismi  sovranisti  e  la logica di accordi bilaterali.

I leader hanno ribadito che ” il buon funzionamento della politica dell’UE  presuppone un  approccio  globale  alla  migrazione che  combini  un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’UE,  il rafforzamento  dell’azione esterna  e  la dimensione interna,  in linea con i nostri principi e valori” .    E  hanno convenuto che si tratta di una sfida, non solo per il singolo paese dell’UE, ma per l’Europa tutta.   Tuttavia, c’è stata una regressione clamorosa.

E’ passato  il concetto di  “Centri sorvegliati istituiti negli stati membri”,  che il presidente Macron vorrebbe  solo in Paesi di primo approdo.   Si è stabilito che i ricollocamenti saranno solo volontari.   La riforma di Dublino – di fatto –  è  stata rinviata a mai, o alle calende greche!  Parte  delle risorse da destinare all’Africa verranno prese dal FSE.

La  grande sconfitta  è  l’Europa,  proprio quando servirebbero,  invece,  visioni (e politiche) comuni   – e  condivise  –  per far fronte alle sfide  cui si trova confrontati, visto che nessuno Stato può farcela da solo;  e  visto che  le  frontiere mediterranee dell’UE sono importanti quanto quelle orientali.

Il metodo  intergovernativo  vi  ha acquisito nuovi spazi.   I  toni trionfali con i quali le conclusioni sono state salutate dai paesi di Visegrad non lasciano dubbi alcuno, in merito. Sono ripartiti  –  da Bruxelles   –   senza condanne;   e con  il riconoscimento di potere continuare a innalzare barriere di filo spinato sui propri confini a loro individuale arbitrio.

Di sicuro, c’ è un problema di accoglienza.

Questo Vertice è stato poi  seguito da un patto Markel -Seehofer   (che salva il governo Merkel, ma  imbarazza l’Spd, e segna un bel dietrofont – “dalle porte aperte alle frontiere chiuse” –  e un  colpo per i diritti umani)  e da più Accordi bilaterali  che vanno oramai delineandosi (Germania-Austria, Austria-Ungheria, Ungheria-Germania,ecc.).  Per mettere fine ai movimenti secondari (l’attidudine di Roma di lasciar fuggire oltre le Alpi i richiedenti asilo dei quali, secondo le regole, dovrebbero prendersi cura), Vienna minaccia di chiudere il Brennero, con controlli ai confini da luglio.  Kurz conferma la volontà austriaca di bloccare gli ingressi con l’Italia (con controlli alle frontiere) se la Germania confermerà gli accordi bilaterali  che chiudono i suoi confini.

E se salta la libera circolazione, addio Europa!   La cancellazione di Schenghen è ben poco responsabile.

Ma   –   oggi più che mai   –   ci sarebbe anche da chiedersi  che  fare  per  risolvere  i  problemi (le  vere  ) che causano tali dolorosi esodi?  Chi ne assicura un serio monitoraggio? Sarebbe utile una Task force inter-istituzionale (UE – Consiglio d”Europa – Onu ecc.)  anche per meglio decidere cosa poter fare, cosa fare, e – o per meglio coordinare quanto si fa?    Servono Pace (dove ci sono conflitti)  e  Sviluppo  (istruzione, infrastrutture,  imprenditorialità, lavoro dignitoso, lotta a cambiamenti climatici e desertificazione ecc.)  dove dominano miseria,  fame,  sotto-sviluppo,  e traffico di esseri umani.     E  questo non esonera né da un’accoglienza che non si traduca in detenzione (anche trentennale e più’) –  né da una Politica migratoria dell’Unione europea (UE), comune e illuminata, in cui tutti si assumano oneri e responsabilità (anche umanitarie).

Da parte sua,  il ministro Salvini , per arginare gli arrivi, va a cercare sponde a Budapest, Vienna e in Baviera: proprio tra gli oltranzisti più contrari ad accogliere anche un solo rifugiato dall’Italia!

Qui di seguito alcune dichiarazioni di leader “europei”.     Il    presidente Emmanuel Macron – che ha proposto di creare in Europa “centri controllati”  –  ha precisato che questi centri controllati “vanno fatti nei Paesi di primo ingresso” e che “le regole di diritto internazionale e di soccorso in mare sono chiare:  è il Paese sicuro più vicino che deve essere scelto come porto di approdo”.
Il premier belga Charles Michel ha ricordato che “gli Stati in prima linea continueranno ad assumersi la responsabilità”.   Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha negato di voler nuovi centri in Spagna: “noi li abbiamo già e funzionano benissimo”.  Per il premier polacco Mateusz Morawiecki  “la cosa più importante è che non ci sia il ricollocamento obbligatorio dei rifugiati”.

Qui di seguito,  anche la valutazione delle Conclusioni del vertice,   in  una Dichiarazione della brava Capo-delegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia che  spiega, in modo semplice:   “La novità’ di questo summit è l’introduzione del concetto dei centri ‘controllati’ in cui rinchiudere i migranti che arrivano in Europa. La riforma di Dublino invece è rimandata alle calende greche, nelle conclusioni non si fissa una data, come era stato fatto in passato, e si parla di ‘consenso’ cioè unanimità, che grazie ad Orban non ci sarà mai. Le due cose insieme comportano che resta la responsabilità del Paese di primo approdo ma ora si aggiunge la responsabilità di bloccare i migranti sul territorio nazionale, in altre parole è passato il principio che ‘chi sbarca in Italia resta in Italia’.
I centri ‘controllati’ sono su base volontaria ma è evidente che dopo questo summit se si dovesse ripetere una crisi migratoria come quella del 2015 i Paesi europei che non affacciano sul Mediterraneo si sentiranno autorizzati a chiudere le frontiere e la libera circolazione di Schengen se l’Italia e i Paesi di primo approdo non assicureranno la permanenza sul proprio territorio dei migranti.
Capiamo la necessità di salvare la cancelliera Merkel dall’attacco dei populisti bavaresi e di salvare la libera circolazione di Schengen, ma di fronte all’enorme concessione di accettare in linea di principio il concetto di centri ‘controllati’ l’Italia avrebbe potuto e dovuto ottenere una vera contropartita, come degli impegni veri sulla riforma di Dublino. Senza una normativa europea giuridicamente vincolante sulla redistribuzione dei migranti gli altri Stati membri non si sentiranno mai responsabilizzati sulla questione migratoria. In fatti al summit si è deciso di finanziare il Fondo per l’Africa togliendo soldi al Fondo europeo per lo sviluppo, invece che con i contributi nazionali. E’ una vergogna ed è la dimostrazione plastica della vittoria di Orban”.

A livello UE (tra l’altro) servirebbe una  vera strategia di alleanze, che vada  nel senso di un’Unione più equa, e non della sua distruzione.   Nel corso della storia, già  troppi nazionalismi sono degenerati in sistemi autoritari  e guerre!  Bisognerebbe  ritrovare il senso vero della cooperazione internazionale, e del processo d’integrazione europea.

A Berlino come a Bruxelles,  qualcuno dice già apertamente che una scissione del blocco Cdu-Csu sarebbe la fine dell’Unione europea.    Merkel ha appena stretto accordi bilaterali con Spagna e Grecia, per rispedire i clandestini che erano sbarcati lì, ma non è riuscita a convincere il premier Conte a fare altrettanto.      Il bavarese Seehofer, che avrebbe voluto respingere al confine i migranti illegali “in base al Trattato di Dublino”, prima ha dichiarato “non mi può licenziare” e  poi  ha trattato, con  A. Merkel (e il suo partito) un Compromesso “Accordo per migliorare il controllo, l’orientamento e il freno all’immigrazione secondaria”  che prevede (tra l’altro)  “Centri di transito” a tempo indeterminato, ai confini tedeschi:   un bel colpo ai diritti umani,  su cui si dovrà ora esprimere il terzo partner della coalizione di governo,  i socialdemocratici di  Spd (che tre anni fa hanno respinto un accordo simile).  Per i socialdemocratici ci sono troppe incognite in questo accordo Seehofer- Merkel .   Non vogliono vedere famiglie di migranti dietro il filo spinato.  E  si  chiedono:  se  è lecito togliere loro la libertà,  e per quanto tempo (giorni mesi- anni?).   E ancora cosa succede se Austria e Italia  rifiutano di riprendersi gli illegali ?  Vienna si è già dichiara  pronta a impedire l’ingresso di ogni migrante ( solo o accompagnato dalla polizia tedesca). E ancora: cosa saranno queste zone di transito? Carceri ?  Città extraterritoriali?   La richiesta iniziale di Seehofer di mandare indietro –  sempre e comunque  –  i migranti illegali, è per ora caduta.   Ci vorrà il consenso “amministrativo” dei partner europei per cacciarli dalla Germania.   I profughi saranno riportati nel primo paese di approdo solo se c’è un accordo in tal senso  tra i rispettivi governi   “altrimenti il respingimento verrà eseguito direttamente alla frontiera con l’Austria”  in  base a un’intesa con questo paese.

Se l’Austria chiude il Brennero – ha dichiarato da parte sua  il ministro Enzo Moavero – andrebbe contro lo spirito del Consiglio europeo per una gestione comune della migrazione”.

 

Priorità UE alla 73esima Assemblea generale delle Nazioni Unite

giugno 25, 2018

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In vista della 73esima Assemblea generale dell’Onu  che sarà presieduta dal  Ministro degli Esteri ecuadoriano Maria Fernanda Espinosa Garces  –  quarta donna eletta  (con le congratulazioni del Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres) per ricoprire tale carica nella storia delle Nazioni Unite – l’Unione europea ha formalizzato le proprie priorità:

a. Pace e prevenzione dei conflitti

b.  l’Agenda – comune – positiva (2030)

c. un maggior impegno su scala globale

Così l’Unione europea ribadisce alcuni suoi principi, e valori, proprio mentre il presidente Trump opta per protezionismo e “american first”; e tira fuori gli USA (tra l’altro) dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, e dal  Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite (per protestare contro pregiudizi anti-Israele, ignorando le analogie, pur riscontrabili, tra gli effetti della sua opzione “Tolleranza zero” –  bambini in gabbia separati dalle propri genitori – e quelli di orribili prassi  naziste!).  

L’UE si impegna  –  innanzitutto  –  a rafforzare il multilateralismo.

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile  resta il Progetto congiunto di azione. Negli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, l’Unione europea (UE) vede una straordinaria opportunità di sradicare la povertà e di realizzare uno sviluppo sostenibile nelle sue 3 dimensioni: l’economica, la sociale e l’ambientale. Per la prima volta, l’UE e i suoi partner si sono impegnati in un Agenda universale per il progresso, fornendo un quadro completo e condiviso di azione entro il 2030, centrato su  queste parole-chiave: persona, pianeta, prosperità, pace e partenariato. La sua implementazione sarà coordinata con l’implementazione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e altri impegni internazionali. L’UE darà il suo sostengo per la riforma delle Nazioni Unite per rendere il sistema più coordinato, efficace,efficiente, integrato, trasparente e affidabile. Previste anche nuove iniziative per eliminare la violenza contro donne e ragazze, e contro lo sfruttamento e abuso sessuale.

Al centro del multilateralismo l’UE pone:

  • la promozione e protezione dei diritti umani;
  •  l’accelerazione dell’azione per il clima e l’implementazione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;
  • il negoziato di un Patto globale sull’ambiente (oceani puliti,  conservazione delle biodiversità marine, governance delle risorse idriche, e legame tra acqua diritti umani migrazioni pace e conflitti)
  • il Patto globale sui rifugiati e un Pattoo globale su migrazione sicura, ordinata e regolare
  • l’anti-terrorismo e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Le conclusioni evidenziano inoltre che partnership e sensibilizzazione sono essenziali per  promuovere un forte multilateralismo a livello nazionale, dove è più importante. Le conclusioni sottolineano anche l’importanza di un partenariato strategico globale UE-ONU.

EU priorities at the United Nations and the 73rd United Nations General Assembly (September 2018 – September 2019)

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PREMIO Bellisario 2018

giugno 23, 2018

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Donne ad alta quota – Eccellenze italiane –

A quali donne e’ stato attribuito il prestigioso  Premio Bellisario (30esima edizione) nel 2018? A  tutte,  i miei piu’ sinceri Complimenti !

Per dettagli:

http://www.ufficiostampa.rai.it/dl/UfficioStampa/Articoli/PREMIO-BELLISARIO-e63731ee-ba03-4f75-9cda-7cc468e23760.html

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La bellezza delle Dolomiti a Palaexpo (Roma)

giugno 20, 2018

Grazie agli scatti del grande Georg Tappeiner, tuffo nella bellezza delle Dolomiti (patrimonio mondiale del l ‘UNESCO) al Palazzo delle esposizioni di Roma!

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Il G7 (2018) – a presidenza canadese

giugno 9, 2018

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Come si e’ arrivati al format G7? E cosa sono i G7? Quali i temi caldi sul tavolo canadese? E le rivendicazioni del Labour7?

Queste le questioni principali su cui mi soffermo in questo mio articolo in Europa in movimento.

Buona lettura a chi decide di leggerlo. Questo il suo link:

http://europainmovimento.eu/mondo/il-g7-2018-a-presidenza-canadese.html

 

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Per seguirne le conclusioni rinvio invece a questo servizio (non mio) di ilpost:

https://www.google.it/amp/s/www.ilpost.it/2018/06/10/g7-canada-conclusioni/amp/