TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Oratorio del Caravita: il 20 febbraio c’e’stata la possibilita’ di festeggiare il Carnevale sull’onda di un concerto brioso – con danza sulle note di meravigliose arie (d’opera, musiche barocche e tarantelle) suonate da un Ensemble di archi e clavicembalo – che nasce dall’incontro da superbe voci di cantanti lirici di Opera, e bravissimi ballerini, e musicisti.
Gran bello spettacolo, nello scenario magico e suggestivo dell’oratorio Caravita!
E poichè mi è piaciuto molto, alle mie amiche e amici di Facebook ne ho offerte delle Dirette visibili quindi nella mia pagina:.
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Questa commedia fu scritta da Eduardo, all’età di 22 anni, per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e messa in scena nel 1924 con il titolo Ho fatto il guaio?Riparerò! Successivamente, il 23 febbraio 1933, fu rappresentata dalla compagnia di Eduardo “Teatro Umoristico I De Filippo” con il titolo definitivo di Uomo e galantuomo.
Opera corale estremamente importante nella produzione eduoardiana, si distacca dal teatro di Scarpetta, perché i suoi personaggi principali – come sottolineato da Geppy Gleijeses – “sono un’evoluzione di Sciosciammocca, a sua volta evoluzione di Pulcinella senza maschera!”. E – come precisato dagli attori – “è difficile da rappresentare perché parole e tempi comici sono scanditi da ritmi che seguono rigide regole matematiche”.
Sua protagonista è una scalcagnata compagnia teatrale scritturata per rappresentazioni in uno stabilimento balnerare.
Grazie al classico espediente della commedia degli equivoci è un vero e proprio teatro nel teatro. Così, ci si trova immersi in una serie di episodi irresistibilmente divertenti (in particolare, la scena del suggeritore maldestro che, continuamente frainteso dagli attori, ne combina di tutti i colori) in cui intrecci amorosi si incrociano con finta pazzia per evitare galera e duelli.
In scena Geppy Gleijeses (allievo di Eduardo dal quale ricevette il permesso a rappresentare le sue opere) Lorenzo Gleijeses, e Ernesto Mahieux. Al loro fianco altri valentissimi attori. Il regista è Armando Pugliese che ha diretto più volte opere di Eduardo.
Continuando l’excursus cronologico nell’opera di questo nostro grande compositore, la stagione concertistica del teatro dell’Opera inizia con il Requiem di Verdi, diretto da Michele Mariotti.
Dopo il successo di Aida, Verdi si ritirò per un lungo periodo dal teatro d’opera. Ma non smise di comporre. Poi – molto colpito dalla morte di Manzoni, con cui aveva condiviso valori (quali quelli di giustizia e libertà) del Risorgimento e l’impegno per l’Italia unita – il 3 giugno 1873 scrisse a Ricordi: «Io pure vorrei dimostrare quanto affetto e venerazione ho portato e porto a quel grande che non è più e che Milano ha tanto degnamente onorato. Vorrei mettere in musica una Messa da morto da eseguirsi l’anno venturo per l’anniversario della sua morte. La Messa avrebbe proporzioni piuttosto vaste, ed oltre ad una grande orchestra ed un grande coro, ci vorrebbero quattro cinque cantanti principali”.
Da qui il suo splendido Requiem
“Affrontare il Requiem subito dopo Aida è un grande privilegio – precisa Michele Mariotti –. La straordinaria partitura, che tutti conosciamo, è modernissima: per certi versi appare anticipatrice di soluzioni orchestrali straussiane e di armonie novecentesche che si affacciano già nella precedente Aida e che ritroveremo in Otello, o in quel miracolo teatrale e musicale che è Falstaff“. Accanto all’orchestra diretta da Mariotti – e il coro diretto da Ciro Visco – un quartetto di voci soliste internazionali: il soprano Elena Stikhina, il mezzosoprano Yulia Matochkina; il tenore Stefan Pop; il basso Giorgi Manoshvili.
Il Requiem di Verdi partecipa anche al progetto VIVA VERDI (che coinvolge 14 importanti fondazioni lirico-sinfoniche italiane e altre realtà musicali): iniziativa promossa dal Ministero della Cultura per l’acquisizione della casa-museo del compositore a Sant’Agata di Villanova sull’Arda. Il 14 febbraio alle ore 19 si terrà una speciale prova aperta al pubblico, il cui incasso sarà devoluto per Villa Verdi.
Il Video di questo Convegno – organizzato dalla profssa Elena Paruolo e dalla dottssa Claudia Camicia – e’ ora disponibile nel sito dell’Universita’europea di Roma.
Con Come tu mi vuoi il regista De Fusco prosegue nella sua ricerca su Pirandello, ma lo fa (tra l’altro da direttore del Teatro Stabile di Catania) con l’intenzione di inaugurare un progetto volto a illuminare le aree meno consuete del repertorio pirandelliano. Allontanandosi da ogni connotazione caricaturale dei personaggi (in una scenografia ispirata alla galleria degli specchi de La signora di Shangai di Orson Welles) crea atmosfere quasi cinematografiche, da noir anni ’40.
E sottolinea la drammatica chiusura di tutti i personaggi, a cominciare proprio dall’Ignota.
In effetti il Come tu mi vuoi del grande Pirandello è un dramma scritto alla fine degli anni venti che prende lo spunto da un avvenimento di cronaca realmente accaduto. La vicenda riguarda un personaggio enigmatico di cui all’inizio non si conosce il nome, l’Ignota. Questa femme fatale abita presso una famiglia a Berlino. E’ l’amante del padre di famiglia e della figlia di lui. Con la conoscenza di un personaggio chiamato Boffi le si presenta l’occasione di rientrare in Italia. Ma non mancano colpi di scena…
FACCIA UN’ALTRA FACCIA, è un bello spettacolo di Tiziana Foschi e Antonio Pisu, che cerca di scatenare una risata, stimolare un pensiero, suscitare un ricordo, con l’antico gioco della parodia, e cioè, la trasformazione di persone in personaggi, e di situazioni quotidiane in ciò che vale la pena di raccontare.
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
La signora del martedi – in scena al Teatro Verdi di Salerno con regia di Pier Paolo Sepe, e interpretata da Giuliana De Sio con Alessandro Haber, e Paolo Sassanelli, Riccardo Festa e Paolo Persi – è un bello spettacolo, intrigante e sorprendente, che alternando ironia passione e disincanto mette in scena un’ora settimanale di sesso e sentimenti.
Nel secondo atto, vi si alternano vari generi (il thriller, il vaudeville, il noir). Ci sono battute che sollecitano le risate degli spettatori. C’è ironia. Ci sono molte canzonette degli anni settanta che mirano a sciogliere un po’ la tensione. C’è il tango. Lo spettacolo si chiude con la protagonista che balla un tango.
La scena del mirabile tango finale – riflesso nello specchio – è splendida!
Nato dall’immaginazione di Massimo Carlotto, il testo – precisa bene il regista – “è intriso di torbida sensualità ma anche di dolcezza e di grazia, arricchito da un’ironia elegante e tagliente che produce leggerezza e sorriso. Uno stato di tensione, di trepidazione, attraversa tutto lo spettacolo e ci accompagna fino all’imprevedibile conclusione, lasciandoci senza fiato”.
Questa la sua trama. Una donna, Alfonsina Malacrida, detta Nanà, da nove anni, ogni martedì, tra le quindici e le sedici, va a comprarsi un’ora d’amore. Lui, Bonamente Fanzago – ex porno e gigolò – è rimasto con quest’unica cliente: la signora del martedì. Gli incontri avvengono presso una pensione il cui proprietario vive la sua condizione di travestito nascondendosi da un ambiente ipocrita e perbenista. Un giorno, in presenza di Nanà, alla porta di Bonamente, bussa Pietro Emilio Belli, giornalista di cronaca senza scrupoli. Il suo articolo – da cui emerge il passato oscuro di Nanà – potrebbe distruggerla. Bisogna agire…
Il 3 febbraio, nel foyer del teatro – nel contesto del ciclo di appuntamenti “Giù la maschera” – pubblico e stampa hanno avuto l’opportunità di discutere dello spettacolo con gli attori.
“Nanà è un personaggio tragico – ha sottolineato Giuliana de Sio – Scrive racconti per bambini, forse per riscattare la sua tragica infanzia. Da bambina è costretta a prostituirsi. E per farlo ascolta musica di tango. Poi viene accusata di omicidi, e pur essendo innocente si fa 20 anni di carcere”. E’ un personaggio in evoluzione che si trasforma.
Nel primo atto, De Sio indossa una maschera, una corazza per non lasciare trapelar niente di sé. Poi, nel secondo atto, pressata dalle domande di un sedicente giornalista (che è stato suo cliente e che avrebbe voluto vivere con lei) il suo personaggio si sfalda. E lei inizia a raccontare la sua storia, a partire dalla sua infanzia tragica. E, se nel primo atto si esprime con un linguaggio quasi forbito, nel secondo atto il suo linguaggio cambia, e si impoverisce sempre più.
E anche gli altri personaggi (il sedicente giornalista, la tenutaria dell’albergo in cui si svolge l’azione che è un uomo che si veste da donna, l’attore di film porno) si trasformano e – tirando giù la maschera – si rivelano per ciò che sono.
Al Teatro Costanzi, firmata dal regista Davide Livermore e diretta dal Direttore musicale dell’Opera di Roma Michele Mariotti, è in scena una nuova produzione dell’Aida – celebre opera di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni che sviluppa una trama abbozzata in francese da Camille du Locle su indicazione dell’archeologo Auguste Mariette (primo direttore del Museo
Egizio del Cairo) – splendido inno all’Amore (e al rispetto della diversità) prima che opera patriottica!
Caratterizzato da un forte – e costante – gran pathos è un gran bello spettacolo, questo ora in scena a Roma.
Splendida la musica. .“L’immensa partitura di Aida – sottolinea il Michele Mariotti – si lascia leggere naturalmente come un dramma intimo prima ancora che glorioso e patriottico. Voglio partire dai sentimenti nascosti dei personaggi che emergono dalla musica, oltre che dal libretto, per esaltarne le innumerevoli sfumature”. Originale, e a suo modo monumentale, la scena a firma di David Livermore, frutto di movimenti coreografici e di un mix di stili e forme, riuscito (soprattutto nella scena del gran giudizio dinanzi ai sacerdoti) anche se con fontane di sabbia talvolta ridondanti. Emozionanti, le belle perfomance del coro, guidato dal nuovo maestro Ciro Visco.
Calda e intensa, l’interpretazione di Aida del soprano bulgaro, Krassimira Stoyanova, che l’ha cantata nei più grandi teatri del mondo, dalla Scala al Teatro Real di Madrid, passando per la Chicago Symphony Orchestra dove sul podio c’era il maestro Riccardo Muti. Con lei si alterna Vittoria Yeo (2, 5 e 11 febbraio). Riconosciuta leonessa – nella parte di Amneris – è la verdiana mezzosoprano Ekaterina Semenchuk, che si alterna con Irene Savignano, diplomata di “Fabbrica”, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma (recite del 2, 5, 7 e 11 febbraio).
Vero fenomeno tenorile è – nel ruolo di Radames – Gregory Kunde (reclutato all’ultimo in sostituzione del previsto Fabio Sartori)
che si alterna con Luciano Ganci (2, 5, 7 e 11 febbraio). Amonasro è il baritono Vladimir Stoyanov, mentre il basso Riccardo Zanellato è Ramfis. Nella parte della sacerdotessa è impegnata Veronica Marini, in quella del Re Giorgi Manoshvili, mentre Carlo Bosi interpreta il Messaggero.
Ma ciò detto… qual è la trama di questa bella opera? – Isma’il Pascià, Khedivé d’Egitto, commissionò a Verdi un lavoro per celebrare l’apertura del Canale di Suez. Al suo rifiuto, il khedivé insistette, riservandosi però – in caso di definitivo rifiuto – di rivolgere l’offerta a Charles Gounod o a Richard Wagner. Infine, lo scetticismo iniziale di Verdi fu vinto dall’opera di persuasione di Mariette e du Locle, che esclusero la necessità che il maestro si dovesse recare di persona in Egitto, proponendogli di realizzare le prove a Parigi o Milano. A convincerlo definitivamente fu – più che l’alto compenso – la lettura dello “scenario”, che trovò «ben fatto» e «splendido di mise en scene». Come condizioni impose un completo controllo sulla realizzazione del libretto, sull’allestimento e sulla scelta del cast. La prima rappresentazione di Aida avvenne al Cairo il 24 dicembre 1871, riscuotendo grandi consensi. Concordata per il gennaio 1871, fu ritardata a causa dell’assedio prussiano a Parigi durante la guerra franco-prussiana, che impedì l’accesso ai laboratori dell’Opéra dove erano stati realizzati costumi e scenografie.
Questa la sua trama. L’Aida è ambientata in Egitto al tempo dei faraoni: Radames, valoroso comandante militare egiziano, viene incaricato di contrastare l’invasione dell’esercito nemico etiope. Ma, benchè amato da Amneris, si innamora di Aida, una schiava etiope, combattuta fra l’amore per Radames e l’affetto per il suo popolo. Amonasro, padre di Aida, pure fatto prigioniero – spiando un incontro dei due innammorati – viene a conoscenza del luogo dove l’esercito egiziano attaccherà quello etiope, da Radames confidato ad Aida. Farà fallire l’attacco. E la guerra verrà vinta dagli etiopi. Amareggiato per essere caduto nel tranello, Radames si consegna nelle mani del gran sacerdote per farsi
punire. Il gran sacerdote lo condanna a morte. E ordina di farlo seppellire vivo. Vicino al suo sepolcro, Radames trova inaspettatamente Aida che, coraggiosamente, affronta la morte con lui.
Nella disposizione scenica di Aida (la cui trama non si evolve a favore dell’Egitto) i personaggi e Amonasro dovevano avere la pelle più scura degli egiziani. Superando l’interpretazione di Said, non è l’Egitto che è orientalizzato, ma sono le vittime imperiali dell’Egitto, ossia i mori e gli etiopi, e soprattutto le donne.
Da qui un ampio dibattito sulla black face, tema del numero zero della nuova rivista del teatro dell’Opera di Roma: Calibano.
CALIBANO – Il numero zero di questa nuova rivista (le cui immagini sono create con tecnologia Text To Image, cioè da un software di intelligenza artificiale cui sono state fornite parole chiave o parti di articoli) – è dedicato a Aida. E – prendendola in esame nel contesto dell’imperialismo europeo – si sofferma sul tema del Blackface. Tema che tende a polarizzare. Negli USA (che hanno un problema razziale) è un tabù assoluto, e non se ne può neanche parlare. Da noi – invece – è un tema di cui non si vuole sentire parlare, dicendo che è un tema che non ci appartiene, e che non fa
parte della nostra cultura. Il numero zero di CALIBANO non ha voluto aderire a questa polarizzazione. E prova a
capire cosa c’è in mezzo, chiedendosi, cosa succede, oggi, quando si pretende l’attore nero per un nero, un omosessuale per un omosessuale.
ALTAROMA – dal 2002 – si propone come luogo di incontro tra nuovi trend e come importante vetrina (nazionale e internazionale) per i creativi del settore moda. Partecipata, tra altri, dalla Camera di Commercio di Roma e dalla Regione Lazio e supportata da Agenzia ICE, promuove eccellenze del Made in Italy (lavorazioni artigianali di stilisti e designer) con attività di scoutinge formazione per supportare giovani talenti e nuovi brand.
E si impegna a valorizzare brand, designer e piccole aziende del Made in Italy, tra altro, attraverso il progetto showcase (nato nel 2018 con il supporto il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Agenzia ICE ).
Nel 2023, ALTAROMA diventera’ una Fondazione trai cui soci ci sara’anche il Comune di Roma: v.mia diretta su Facebook – il cui link e’qui riportato. “Oggi – spiega Silvia Venturini Fendi – Roma ha un’identità chiara e svolge un ruolo determinante nel sistema moda italiano e ha delle potenzialità enormi che le permetterebbero di rafforzare ancora di più il suo posizionamento come polo strategico e integrato con le altre istituzioni della moda nazionale. La missione di sostegno ai giovani talenti è un lavoro difficile che non si può svolgere senza il supporto convinto e continuativo delle istituzioni. Sono fiduciosa che le istituzioni che hanno sostenuto Alta Roma fino a oggi a livello nazionale, come Ice e Maeci, e locale, come Regione, Camera di commercio e, nell’ultimo periodo, anche il Comune, possano rafforzare in futuro la loro collaborazione e trovino quella fondamentale unità di intenti, che è decisiva e che, riferendomi in particolare al nostro territorio, è l’ingrediente imprescindibile che è mancato ad Altaroma frenandone la piena evoluzione”..
In effetti la sua attività si svolge attraverso più Progetti:
FASHION HUB dedicato all’attività di scooting formazione e promozione dei fashion talents del Made in Italy – Altaroma mette a disposizione di stilisti emergenti (provenienti da Accademie di Moda, Istituti e Università della Moda) lo spazio di Fashion Hub con cui gli stilisti possono disporre del know how di Altaroma, di un network di professionisti e di una considerevole contact list, e anche di un Ufficio stampa, e di una Sala sfilata, che offre loro la possibilità di portare le proprie collezioni in passerella e presentarle ad una esclusiva platea di giornalisti del settore. .
WHO IS ON THE NEXT – organizzato in collaborazione con Vogue Italia – è il Progetto con cui ALTA MODA afferma il suo ruolo di scouting project, volto a promuovere nuovi talenti. Pur mantenendo una forte connessione con le tradizioni artigianali e l’eccellenza Made in Italy, Who Is On Next? permette ai brand emergenti di esporre le loro creazioni di fronte a una giuria di esperti e ottenere supporto per consolidare i loro nomi nei mercati nazionali ed internazionali.
SHOWCASE ROMA – organizzato in collaborazione con ICE Agenzia – è dedicato a brand e designer indipendenti. E’ la vetrina di ALTA ROMA creata per dare visibilità ai designer emergenti che si distinguono nel panorama del nostro Paese. Ed è il prosieguo naturale dell’attività di scouting di Altaroma con l’ausilio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di Agenzia ICE, che sostiene Showcase nella promozione delle imprese italiane a livello internazionale.
PORTFOLIO REVUE – riservato a studenti di scuole università e Accademia – è un Progetto che dà la possibilità di mostrare i propri lavori a Sara Sozzani Maino -Fashion Consultant & Talent Scout, Head of Project di “Who Is On Next? Altaroma – e Simonetta Gianfelici
Le sfilate di ALTA MODA 2023 si possono seguire anche in diretta streaming a questi link:
Le passerelle saranno calcate da Casa Preti, Mokoo, Saman Loira, Setchu, Çanaku, Lucia Chain e Simone Tessadori. La kermesse ospiterà anche il format Rome is my runway, le sfilate collettive riservate ai brand emergenti, che vedrà dieci nomi alternerarsi in gruppi di cinque il 31 gennaio (Armonï Studio, Francesca Marchisio, Gentile Milano, Maragno, Yekaterina Ivankova), e il primo febbraio (Dennj, Annagiulia Firenze, Giuliet Françoismarie, Marinella Piccino, Simone Missano).
Riconfermato il progetto di punta della manifestazione, Showcase, dove circa 60 talenti emergenti del made in Italy espongono le loro collezioni i tutti i giorni, il 31 gennaio, l’1 e il 2 febbraio, dalle 11 alle 20 e 30, e sono allo stesso tempo visibili sulla piattaforma Altaroma digital runway.
La bravissima Elena Sofia Ricci è la protagonista dello spettacolo – LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA di Tennessee Williams – in scena al teatro Quirino dal 31 gennaio al 12 febbraio.
Qual è la trama?
“Alexandra del Lago – sottolinea il regista, Pier Luigi Pizzi – star del cinema in declino, non più giovanissima, alcolizzata e depressa, in fuga da quello che crede un insuccesso del suo ultimo film, cerca un rimedio alla solitudine nelle braccia di un gigolò, giovane e bello, un attore fallito in cerca di rilancio, ma destinato ad una triste fine, una volta che ha perduto il suo unico bene, la gioventù. Ma Williams, da grande drammaturgo è capace sempre di stupirci, sovvertendo genialmente il destino della nostra eroina”.