Cyrano de Bergerac al teatro Eliseo (Roma) – 30 ottobre – 25 novembre 2018

ottobre 20, 2018

Cyrano de Bergerac è una celebre commedia teatrale pubblicata nel 1897 dal poeta drammatico francese Edmond Rostand   in cui due sentimenti fondamentali come l’amore e l’amicizia trovano la loro estrema sublimazione.

La trama è nota. 

Cyrano de Bergerac – oltre che uno scontroso spadaccino dal lunghissimo naso – è un bravo scrittore, e poeta, che ama mettere in ridicolo potenti e prepotenti. Segretamente innamorato della bella Rossana, per sua stessa confidenza, scopre il suo amore per un altro uomo – il cadetto, Cristiano de Neuvillette di cui si è innamorata a prima vista, sebbene non abbia mai scambiato una parola con lui – e deve prometterle di prendersene cura.   Ma – successivamente – tra i Cyrano e Cristiano nasce una bella amicizia.  Cristiano è bello, onesto, coraggioso e leale, ma carente di poesia cui Rossana anela. Cyrano decide di aiutarlo: prima si improvvisa come “suggeritore”, poi lui stesso parla spacciandosi per l’amico…   Così il buon Cristiano riesce a conquistare la sua amata. Ma l’unione tra i due giovani è osteggiata dal potente di turno (De Guiche) che – invaghitosi della bella – che approfitta della guerra per inviare Cristiano al fronte, dove finisce anche Cyrano.   Tutti i giorni Cyrano scrive una lettera per l’amata e tutte le notti attraversa le lin9ee nemiche per farla recapitare: questo Cristiano non lo sa. Un bel giorno Rossana – travolta dalla impetuosità del sentimento manifestato in tutte le lettere ricevute – sfida ogni pericolo per rivedere il suo amato. Cristiano, che quelle lettere non le ha scritte, chiede a Cyrano di dire la verità a Rossana perché lei possa a sua volta capire chi ama veramente tra i due; e si lancia in una pericolosa missione. Poi, ferito molto gravemente – sul punto di morte –chiede a Cyrano chi è stato scelto. Mentendo, l’amico gli dice che è lui.    Rossana – a cui Cyrano non dirà mai nulla – decide di ritirarsi in convento. Per anni, ogni sabato, Cyrano le farà visita in convento in visita alla cugina… anche dopo una terribile ferita che gli vien fatta in un vile agguato. Alla fine Rossana capirà che è Cyrano il vero protagonista di tutti i suoi sogni. Ma ormai è troppo tardi, Cyrano muore.

Nel 2018, questa bella commedia apre la stagione 2018-2019 dell’Eliseo, con  adattamento e regia di Nicoletta Robello Bracciforti, produzione Teatro Eliseo. 

Non poteva esserci un testo più giusto del Cyrano di Rostand – sottolinea Nicoletta Robello Bracciforti – per festeggiare il Centenario di un teatro tanto simbolico per l’Italia come il Teatro Eliseo. Perché parla del senso dell’arte e, per farlo, imbastisce uno splendente gioco per attori.  Il meccanismo del gioco teatrale è alla base stessa del Cyrano: la finzione nella quale si avventurano Cristiano e Cyrano per conquistare Rossana ha il sapore di una interpretazione e il bel viso di Cristiano non è che la maschera dietro alla quale si nasconde l’animo del poeta, proprio come accade nella recitazione. E come nel teatro, le parole scritte da Cyrano per conto di Cristiano, esprimono l’infinito potere di seduzione che poesia e bellezza hanno sul cuore degli uomini. L’arte insomma ha una funzione molto concreta e il palcoscenico del teatro è il luogo per celebrarla.  Quello che emerge, più di ogni altra cosa, è la parola perfetta, la sua forza di persuasione, che seduce più di ogni bellezza, fa volare Rossana e spinge gli uomini a voler raggiungere la luna, con mezzi meccanici o slanci fantastici. Perché la fantascienza, di cui Cyrano de Bergerac è riconosciuto precursore, non è che una visione del mondo, un’immagine che spinge il mondo a cambiare sul serio, che lo trasforma. Le parole, dice Rostand, sono potenti e creatrici, ed è bene averlo sempre presente”.

Cyrano de Bergerac – sottolinea Luca Barbareschi che interpreta Cyrano – è un’opera teatrale rivoluzionaria. Il monologo del secondo atto ‘No grazie!’ è di una attualità assoluta: ai vizi provenienti dalla mancanza di dignità (l’assoggettamento al potere, il servilismo alle convenzioni e alla politica, la consuetudine alla raccomandazione, il timore della sconfitta) Cyrano contrappone la dignità del lavoro. (..) Rostand affida alle parole del suo protagonista concetti che sono i pilastri di quello che dovrebbe essere il rapporto tra il singolo e il mondo: la dignità dell’uomo e la libertà delle idee. Ma Cyrano non è un anarchico, è un militare, è un guascone al servizio del Re. Vive all’interno delle regole e pur sfidando De Guiche, lo affronta non a duello ma a parole”. Inoltre è una “drammaturgia straordinaria che racconta la Storia di tutte le storie d’amore”.

Con Luca Barbareschi sono in scena Linda Gennari Duilio Paciello Thomas Trabacchi Duccio Camerini Massimo De Lorenzo: e ancora Valeria Angelozzi, Federica Fabiani, Alessandro Federico, Raffaele Gangale, Federico Le Pera, Gerardo Maffei Matteo Palazzo, Carlo Ragone, Alberto Torquati e allievi e allieve del corso di Recitazione della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté, Marilena Annibali, Francesca Antonini, Marco Cicalese, Lia Grieco, Marlon Joubert, Valerio Legrottaglie, Romana Maggiora, Gelsomina Pascucci, Federica Torchetti. Le scene sono affidate a Matteo Soltanto, i costumi a Silvia Bisconti, le luci a Pietro Sperduti. Le musiche ooriginali sono di Arturo Annecchino. L’assistente ai movimenti di scena e maestro d’armi èAlberto Bellandi . Il Vocal Coach di Elisabetta Mazzullo

PIERO TOSI. ESERCIZI SULLA BELLEZZA. GLI ANNI DEL CSC 1988 – 2016 -Al Palazzo delle esposizoni (ROMA) 16 ottobre 2018 – 20 gennaio 2019

ottobre 19, 2018

Nato a Sesto Fiorentino nel 1927, Piero Tosi è stato uno dei più geniali creatori di costumi per il cinema, per il teatro, per l’opera lirica e per la televisione. Il suo magistero è riconosciuto in tutto il mondo, come testimonia l’Oscar alla carriera ricevuto dalla Academy of Motion Pictures Arts and Sciences assegnatogli nel 2013, dopo cinque candidature all’Oscar per film quali “Il Gattopardo”, “Morte a Venezia”, “Ludwig”, “Il vizietto” e “La Traviata”.

In 28 anni di lavoro al Centro Sperimentale (dal 1988 al 2016) ha formato decine di talenti, da Massimo Cantini Parrini a Daniela Ciancio, da Andrea Cavalletto ad Andrea Sorrentino, e ha lavorato con tutti i giovani attori e registi che si sono formati al CSC in quei decenni. La mostra racconta questo lavoro e questa missione, che sono inestricabilmente legati al lavoro che Tosi svolge in parallelo sui set e sui palcoscenici di tutto il mondo.

I MISERABILI (Les misérables) al Teatro Quirino (Roma) 23 ottobre – 4 novembre 2018

ottobre 17, 2018

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I miserabili (Les Misérables) è un romanzo storico di v1ictor Hugo, pubblicato nel 1862 e considerato uno dei più eccelsi romanzi del XIX secolo europeo. Il libro è ambientato in un arco temporale che va dal 1815 al 1832, dalla Francia della Restaurazione post-napoleonica alla rivolta anti-monarchica del giugno 1832, narrando le vicende di numerosi personaggi: in particolare la vita dell’ex galeotto Jean Valiean e le sue lotte per la redenzione. I suoi personaggi appartengono agli strati più bassi della società francese dell’Ottocento, i cosiddetti “miserabili” (persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà…) la cui condizione non era mutata né con la Rivoluzione né con Napoleone, o Luigi XVIII. È una storia di cadute e di risalite, di peccati e di redenzione. Il grande eroe è il popolo, rappresentato da Jean Valjean, fondamentalmente buono e ingiustamente condannato per un reato insignificante.

Hugo riassunse così l’opera: «Il destino e in particolare la vita, il tempo e in particolare il secolo, l’uomo e in particolare il popolo, Dio e in particolare il mondo, ecco quello che ho cercato di mettere in quel libro».   E, in effetti, con la storia del generoso galeotto Jean Valjean, di Fantine e di sua figlia Cosette, dell’oscuro Javert, dei Thénardier, di Marius, Gavroche, Eponine, e di tutti gli altri, questo capolavoro di Higo parla a ogni epoca come se ne fosse l’espressione diretta, perché tocca grandi temi universali quali la dignità, il dolore, la misericordia, la giustizia, il male, la redenzione.

Dal 23 ottobre, i “Miserabili” sono in scena al teatro Quirino, nell’adattamento di Luca Doninelli, con regia di Franco Però e Franco Branciaroli nel ruolo di Jean Valjean, e con un eccellente cast d’interpreti (Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo).   E’ un nuovo, imponente, progetto di produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, del CTB- Centro Teatrale Bresciano e del Teatro de gli Incamminati.

In un percorso avventuroso” – sottolinea Franco Branciaroli – rappresentando I Miserabili rappresento anche me stesso e la mia arte (il teatro): “come la società, anche il Teatro è stratificato, e conosce doppi e tripli fondi, secondo un gioco necessario che per qualcuno è incanto, o magia, e per qualcun altro è Fato”.

Ovidio, Amori miti e altre storie – Grande mostra alle Scuderie del Quirinale (Roma17 ottobre 2018 -20 gennaio 2019)

ottobre 16, 2018

Nel bimillenario della sua morte –  volendo dimostrare il suo ruolo di eterna fonte d’ispirazione (soprattutto  per pittori e scultori tra Rinascimento e Barocco  dal ‘400 al ‘700 –  quali Benvenuto Cellini, Tintoretto, Ribera, Poussin, Batoni – ma anche di artisti contemporanei quali Joseph Kosuth e la sua installazione al neon)  –  la mostra  è dedicata al poeta latino Ovidio: il più “femminista” tra questi poeti, e il primo poeta antico che si è posto in conflitto con ogni forma di violazione della libertà della persona (sfera religiosa ecc.).  Basti qui pensare alla Lex Iulia de adulteriis e ai suoi versi.”Non siete andati a letto insieme per obbligo di legge: per voi ha vigore di legge solo Amore”.

Curata da Francesca Ghedini, la rassegna presenta 250 opere in prestito da circa 80 musei (italiani e stranieri) ed ha come tema dominante l’amore. Il suo percorso si snoda  tra affreschi provenienti da Pompei, sculture d’età imperiale, antichi testi e opere  (quali la “Venere pudica” di Botticelli o la “Venere Callipigia” del Museo archeologico nazionale di Napoli).  Bacco o Narciso, fanciulle amate, abbandonate e rapite,  o giovani dai tragici destini:  la loro scelta costruisce anche essa  una narrazione di tormentate vicende amorose  che si concludono con una trasformazione: la metamorfosi di Ermafrodite. La storia di Ermafrodito e Salmacide, nella memoria collettiva, è quella che ci viene trasmessa da Ovidio nel libro IV delle Metamorfosi.

Protagonista del racconto è un giovane di quindici anni, figlio di Ermes ed Afrodite, nel cui volto si riconoscono i tratti di entrambi i genitori, dai quali trasse anche il nome che Ovidio non dirà se non al termine dell’episodio del mito. Il giovane, bramoso di avventure, decide di abbandonare il luogo natio per viaggiare e scoprire il mondo. Giunto in Caria, nel territorio di Alicarnasso, si imbatte in uno stagno d’acqua limpidissima dove vive una ninfa di nome Salmacide. L’incontro tra i due mette in moto una precipitosa catena di eventi che vede la ninfa invaghirsi all’istante del giovane. Dapprima prova a sedurlo con le parole che Odisseo rivolge a Nausicaa. Poi – in preda all’eros – tenta di gettarglisi al collo, ma la minaccia del contatto fisico sembra scuotere il giovane che la respinge. Mentre – pensandosi al sicuro – il giovane si denuda per enteare nello stagno, la ninfa non sapendo più dominarsi si getta nuda in acqua. Segue una lotta che capovolge ogni aspettativa e rovescia i ruoli. Il ragazzo resiste e continua a respingerla, la giovane lotta e cerca di avvinghiarsi a lui, lo bacia, lo tocca e rivolge un’inaspettata preghiera agli dei affinché mai la separino dall’amato. Sorprendentemente gli dei esaudiscono la preghiera in favore dell’assalitrice e a discapito della vittima. I corpi avvinghiati si fondono e assumono un “unico aspetto”, una duplice forma né donna né fanciullo eppure simile ad entrambi. La nuova creatura è una fusione di due generi anche se ad uscire dalle acque è in effetti il solo fanciullo di cui Ovidio svela finalmente il nome, Ermafrodito, entrato in acqua uomo ed uscitone uomo a metà.  A differenza però degli altri amori negati, la metamorfosi di Ermafrodito non riguarda solo l’aspetto fisico, ma anche la personalità che unisce e fonde due creature con animi ben distinti tra loro; quella del timido e irrequieto Ermafrodito e quello della ribelle e aggressiva Salmacide.    E’ assolutamente originale quello che Ovidio scrive del mito nelle Metamorfosi.

La figura di Salmacide è quella che più di tutte rompe gli schemi tradizionali del rapporto uomo-donna: ninfa ribelle e aggressiva, dedica il suo tempo, come una matrona dell’alta società romana, alle cure di bellezza e inoltre tenta in tutti i modi di conquistare Ermafrodito usando la forza e le stesse strategie che solitamente usano gli dei per conquistare le ninfe (parole seduttive di Odisseo, prima assalto fisico, dopo). A questo stravolgimento dei ruoli, risponde anche la metamorfosi che non interviene per salvare la vittima che implora aiuto ma agisce per esaudire le richieste capricciose del carnefice, la ninfa, che chiede di divenire con il malcapitato un unico essere. La trasformazione che ne deriva snatura di fatto l’identità della vittima condannata ad essere unita per sempre al suo assalitore.

Maestro di eros, bellezza e seduzione –  nella Roma che rinasceva con l’imperatore Augusto – Ovidio impersonò il libertino, l’intrigante, il dissoluto che attribuiva a maschi e femmine uguale diritto al piacere, senza badare alle moralizzazioni che stavano a cuore ad Augusto.

Poeta delle metamorfosi fisiche (dimostrando, con il suo Metamorfosi, che non esiste differenza tra corpo e psiche)  scoprì  il trasformarsi prima di tutto nella pratica dell’eros.  Con una capacità di osservazione straordinaria,  il poeta dava a intendere di essere, (come Virgilio)  approdato all’epica.  Ma la  sua epica (epica, estetica e metafisica, del desiderio)  esaltava il perituro,  il transeunte, l’alterità, distruggendo  ogni fede nell’eternità dell’impero e nell’assolutezza del romanocentrismo.   Da qui  –  anche  –  la sua cacciata in esilio da parte di Augusto: cacciata che determinò  (l’8 d.C. )  il suo smarrimento a Tomi sul mar Nero, la Costanza dell’odierna Romania,  in cui comprese che ora l’altro era lui.

Ovidio è stato il primo Don Giovanni del mondo occidentale.  

Ha scritto, tra l’altro,  l’ Ars amatoria, un poemetto  che insegna,  a donne e uomini,  strategie di conquista, il cui oggetto non è l’amore, ma il piacere sessuale ( posizione – questa – in contrasto con la politica di Augusto che tentava di moralizzare una generazione dissoluta per la perdita dei valori familiari).   “Il piacere concesso per dovere – scriveva inoltre Ovidio –  non mi è grato”.  E –  cosa impensabile all’epoca – assicurava che il piacere era maggiore se l’uomo e la donna raggiungevano l’orgasmo contemporaneamente.

 

Il berretto a sonagli al Teatro Flaiano (Roma) – 27 settebre 21 ottobre 2018

ottobre 15, 2018

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Questa la trama di “Il berretto a sonagli” di Pirandello.  La signora Beatrice Fiorica (gelosa e insoddisfatta) vuole denunciare al delegato Spano’ – amico di famiglia – il tradimento del marito, cavalier Fiorica, con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa che, a conoscenza dei fatti, tollera la situazione purché venga salvata la sua rispettabilità e la “faccia”. Inutilmente, Ciampa cerca di evitare la denuncia, tentando di persuadere la signora Beatrice a girare la corda “seria”, quella che fa ragionare ed evita i  disastri! Già, perché, secondo Ciampa, come l’orologio, sulla fronte portiamo tutti tre corde: la seria, la civile, e la pazza. Una volta scoppiato lo scandalo, Ciampa – deciso ad uccidere i due amanti – trova un’altra possibilità: che la signora Beatrice si faccia credere pazza.  Basta dire la verità per esser creduti pazzi!

Il bravissimo Antonello Avallone ne propone una nuova e vivace interpretazione – densa di ironia e di risvolti addirittura comici – che rendono attuale e moderno questo famosissimo testo pirandelliano.

IL RE ANARCHICO E I FUORILEGGE DI VERSAILLES – Sala Umberto (Roma) 16-28 ottobre 2018

ottobre 15, 2018

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Questo nuovo spettacolo di  Paolo Rossi – il più imprevedibile degli attori comici italiani, qui presente come  autore regista e interprete – è una nuova esplorazione dell’artista intorno al pianeta Molière.  Lo sfondo è ancora Versailles, le parole e gli intrecci “molièriani” anche se intrecciati al presente, la storia è sempre quella del conflitto tra il potere e i “fuorilegge”, tra il teatro e la vita.

Nel racconto di un sogno attraverso cui la compagnia arriva finalmente a destinazione – ancora insieme alla storica e straordinaria compagna di sempre (Lucia Vasini) – Paolo Rossi dirige una compagnia di attori e musicisti: la musica dello spettacolo è una contaminazione tra canzoni e danze popolari italiane e rebetiko ( un genere musicale greco nato  tra il XIX e il XX secolo da persone emarginate, che volevano raccontare i loro disagi con la musica).

Molière – sottolinea Rossi – aveva la fortuna di recitare a Versailles, ma solo lì, che significa che fra i suoi spettatori c’erano anche i bersagli della sua satira. Io cercavo un manifesto di lavoro sul conflitto tra teatro e potere. Molière me lo ha dato: mette in scena se stesso, il personaggio e la maschera. L’improvvisazione è una disciplina militare. Lui voleva fare l’attore drammatico e invece gli veniva meglio fare il comico, e con tutto il dovutissimo rispetto, l’associazione c’è”.

Ci si imbatte in sogno, speranza, parole, musica.. e risate.

 

 

 

 

 

Lo strano paese dei campanelli al Teatro Arcobaleno (Roma)- 4 -14 ottobre 2018

ottobre 11, 2018

Divertentissima rielaborazione  in commedia musicale  della celebre Operetta “Il Paese dei campanelli” (composta nel 1923 da Carlo Lombardo, con musica di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato)  i cui personaggi principali sono il comandante dei marinai, Hans (sempre intento a tenere sotto controllo l’attendente pasticcione La Gaffe), il borgomastro del paese e la moglie Pomerania (la donna più brutta del villaggio), la romantica Nela e l’avvenente Bon Bon, amiche di Pomerania; e il cui intreccio, molto semplice, ruota intorno ad una vicenda di incroci multipli di coppie (trattata con leggerezza e bonaria ironia).

Veri protagonisti sono i campanelli. Posti sulle case dei loro abitanti, fungono da vere e proprie guardie della virtù (ogni qual volta uno dei coniugi dovesse venir meno al suo dovere di fedeltà, i campanelli suonano!).  Impresa difficile, dunque, per il Capitano Hans e per il suo equipaggio, – sbarcati sul posto dopo un guasto alla loro nave – poter conquistare le donne del paese…

Star dell’Operetta si misurano con il suo grande repertorio (musicale e non solo) in una storia travolgente, animata da un affascinante corpo di ballo ed esilaranti gags, fino al colpo di scena finale!

Il Leonardo di Vittorio Sgarbi al Teatro Olimpico (Roma) – 10-14 ottobre 2018

ottobre 8, 2018

Artisti antecedenti il nostro secolo hanno fortemente inciso il modo di percepire il quotidiano in cui siamo immersi.

Dopo i suoi affascinanti ed illuminanti spettacoli su “Caravaggio” e “Michelangelo” – di cui, con un’ammaliante miscela di racconto immagini e suoni, ha evidenziato vicende artistiche e sociali, e straordinarie premonizioni della contemporaneità – Vittorio Sgarbi mette scena LEONARDO DI SER PIETRO DA VINCI (1452/1519) di cui nel 2019 ricorreranno le celebrazioni dal cinquecentenario della morte, con testo scritto da se stesso, musiche composte ed eseguite dal vivo da Valentino Corvino, scenografia e video di Tommaso Arosio, messa in scena e allestimento di Doppio senso, Corvino produzioni.

Non so se Dio esiste, ma l’arte di certo ci avvicina a Dio: inizia così questo bello spettacolo su Leonardo  (esplorato tra l’altro anche nelle sue connessioni, consonanze e affinità, con altri artisti) creato da questo straordinario critico d’arte, che e’ Vittorio Sgarbi.

Leonardo (ingegnere, pittore, scienziato, talento universale dal Rinascimento) ha lasciato un corpus infinito di opere (Monna Lisa, l’Ultima Cena ecc.).   Studiando le relazioni profonde esistenti tra suono e immagine – dove linguaggi, tecnologie e immaginari vengono rielaborati e messi alla prova nello sviluppo di opere sceniche, performance ed installazioni – con una misurata miscela esplosiva lo spettacolo ne  rivela l’ enigma (Leonardo comincia per non finire).

11 ottobre 2018: Mamma mia! apre la nuova stagione al Teatro Sistina (Roma)

ottobre 8, 2018

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L’11 ottobre 2018, con la regia e l’adattamento di Massimo Romeo Piparo (prodotto da PeepArrow Entertainment e Il Sistina) Mamma mia! – con Orchestra dal vivo del Maestro Emanuele Friello, tre amatissimi protagonisti, Luca Ward, Paolo Conticini e Sergio Muniz, al fianco di Sabrina Marciano, con Elisabetta Tulli, Laura Di Mauro, Jacopo Sarno, Eleonora Facchini e con oltre 30 artisti tra i più affermati del Musical italiano – inaugurerà la nuova stagione (2018-2019) del Teatro Sistina di Roma.

Già artefice di grandi successi (tra cui Jesus Christ Superstar-European tour con il Gesù del film Ted Neeley, Billy Elliot con le musiche di Elton John, Evita con Malika Ayane, Il Marchese del Grillo con Enrico Montesano) – con un imponente allestimento, e una messa in scena spettacolare e tecnologica – Massimo Romeo Piparo ne ha realizzato la prima versione interamente originale, con una produzione tutta italiana (direzione musicale di Emanuele Friello, coreografie di Roberto Croce, scene di Teresa Caruso, icostumi di Cecilia Betona, suono di Alfonso Barbiero e Stefano Gorini, luci di Daniele Ceprani, e produzione esecutiva di Peeparrow Entertaiment).

Questa la romantica trama dello spettacolo. Tra le bellezze di un’isoletta greca del Mar Mediterraneo, la giovane Sofia sta organizzando il suo matrimonio. Ma prima di vivere il suo sogno d’amore, fa di tutto per realizzare il suo più grande desiderio: essere accompagnata all’altare dal padre che non ha mai conosciuto. Per questo chiama sull’isola i tre fidanzati storici di sua madre Donna, per scoprire chi di loro è l’uomo giusto.

Un pontile (sospeso su oltre 9mila litri di acqua), barche ormeggiate e un vero bagnasciuga, pedane girevoli, una locanda dai caratteristici colori (e sfumature) del bianco e del blu, e cascate di bouganvillea, ri-creano la bellezza di una incantevole isoletta greca.

Quanto alla musica è un vero trionfo di emozioni. Inoltre – alla fine dello spettacolo – il pubblico potrà scatenarsi sulle note in versione ‘disco’ della colonna sonora del musical.

Mamma Mia!, Dancing Queen, The Winner Takes it All, Super Trouper sono solo alcuni dei 24 celebri brani degli ABBA che – insieme ai dialoghi – sono stati tutti tradotti in italiano dal regista.

Gran bello spettacolo.

Quartet al Quirino (9-21 ottobre 2018)

ottobre 8, 2018

bus2-300x288Quartet è una bella commedia – ambientata in Italia, culla del bel canto – con protagonisti quattro grandi interpreti d’opera, famosi, energici, irascibili e divertenti, che vivono ospiti in una casa di riposo.

Cosa accade quando viene loro offerto di rappresentare – per un galà – il loro cavallo di battaglia, il noto quartetto del Rigoletto di Verdi “Bella figlia dell’amor”? I quattro artisti – tra rivelazioni, invenzioni ed il classico coup de théâtre – troveranno il modo non solo di tornare in scena, ma di far ascoltare le loro voci, riscoprendosi giovani e gloriosi come un tempo.

Come precisa Patrick Rossi Gastaldi: lo spettacolo “ ha il pregio di saper parlare del passare del tempo, della terza età, degli acciacchi del corpo e della mente, che caratterizzano l’ultima fase della vita con delicata ironia. Un commosso e divertente omaggio alla passione di chi ha dedicato la vita alla musica, alla bellezza e al teatro che rivela quante gioiose sorprese può riservare il “limbo” della nostra vita”.