UE: la Commissione europea presenta le sue proposte per il quadro finanziario 2021-2027

Maggio 3, 2018
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La Commissione europea ha presentato le sue proposte per il bilancio dell’Ue per il periodo 2021-2027: c‘è anche da riempire il buco lasciato aperto da Brexit (15md di euro per anno). Propone  di individuare risorse proprie dell’UE – anche se manca ancora una tassa per i colossi del web – con una tassa sulla plastica (80 centesimi al chilo), una sullo scambio dei certificati per le emissioni di C02 e con una revisione dell’IVA e delle tasse sulle imprese… per portare il bilancio Ue dall’1% del Pil continentale (1.000 miliardi) all’1,11%..  Non c’è nessun cenno a emissione di Titoli UE, per raccogliere – con un piccolo debito pubblico europeo – denari sul mercato, da destinare a investimenti. E la vaghezza sulle eurotasse è notevole.
La Commissione propone un aumento di fondi per ricerca, sviluppo sostenibile (LIFE), Pmi, Erasmus e le nuove priorità sull’immigrazione, sulla sicurezza e sulla difesa.  E ancora – altra novità – propone un Fondo per aiutare le riforme nazionali (25 miliardi) e un Fondo (30 miliardi) per sostenere gli investimenti in caso di crisi; e 15,2 miliardi per promuovere 650 miliardi di investimenti grazie a privati e governi. 
Ma….. purtroppo …  propone anche  un taglio (intorno al 7%) delle risorse per la coesione (principale politica per investimenti dell’UE) e per l’agricoltura. Al di là delle sue difficoltà di spesa,  per l’Italia, i fondi destinati alle regioni meno favorite (come il Mezzogiorno) e all’agricoltura – ad oggi – sono le due fonti primarie di finanziamenti UE.

C’è poi il capitolo della condizionalità per i paesi dell’Est (Polonia e Ungheria in particolare) che prevede di legare i fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto: chi non lo farà perderà finanziamenti. La condizionalità legata al rispetto delle regole sui conti e riforme è invece rinviata a un altro documento.   Roma e Berlino chiedevano – guardando a Visegrad – il taglio di risorse per chi non ospita i rifugiati.   Buxelles  ha invece inserito l’integrazione tra i criteri (insieme a Pil e disoccupazione) per stabilire le percentuali di fondi che andranno ai singoli paesi.

Adesso la parola passa agli Stati membri e al Parlamento europeo (PE) che – sulla base della proposta della Commissione – inizieranno i negoziati che porteranno alla formulazione finale del bilancio post – 2020.  La Germania si è già dichiarata disponibile a pagare di più ma vuole “maggiore equità”.  Francia (“gli aiuti diretti agli agricoltori sono essenziali”) e Italia lamentano il taglio per la politica agricola.  Danimarca Svezia Olanda e Austria non vogliono versare più soldi all’UE. I paesi dell’Est sono già sulle barricate perché temono un taglio dei fondi strutturali.  Da parte loro, Roma e Berlino vedono nel bilancio UE ( e la minaccia di tagliare i fondi UE) l’occasione per spingere gli antieuropeisti della Mitteleuropa nera – e i paesi del quartetto di Visegrad (Polonia Repubblica ceca Slovacchia e Ungheria) – ad accettare una maggiore solidarietà sui migranti; e che l’Europa conceda maggiori risorse (a Italia e Grecia) per affrontare l’emergenza migranti.

Il Gruppo S&D (Socialisti & Democratici) del PE ha già annunciato che si batterà , insieme alle regioni ed enti locali, per limitare i tagli e rilanciare una politica di coesione moderna, efficace e per tutte le regioni, e anche per un bilancio adeguato per l’agricoltura del futuro. 

Inoltre resta da vedere se le proposte sul tavolo sono sufficienti – ed adeguate – anche per garantire un’attuazione effettiva del Pilastro europeo dei diritti sociali.  Ed è evidente che per il paese Italia sarebbe cosa utile avere al più presto un governo autorevole ai tavoli del negoziato UE.

Non saranno inutili anche delle precisazioni sul riassetto dell’eurozona, incardinato sul Pacchetto di misure presentate dalla Commissione nel dicembre 2017 (di ben dubbia sintonia con gli interessi italiani). La Direttiva proposta affievolirebbe le sensate deroghe alla severa disciplina sui conti pubblici (v. il Fiscal Compact). E non prevede alcuna regola per scongiurare squilibri – dannosi –  quale il prolungati surplus commerciali nel mercato unico, a vantaggio di alcuni Paesi.

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MOMENTI del meraviglioso Concertone Cgil-Cisl-Uil del primo maggio 2018

Maggio 1, 2018

Queste foto (e quelle che seguono) rappresentano momenti dello splendido Concertone  promosso da  Cgil-Cisl-Uil  – nella Piazza San Giovanni di Roma –  per la Festa dei lavoratori 2O18 che resta, anche, una giornata di lotta, mobilitazione e denuncia di abusi e diritti negati

La festa del lavoro  – come il Concertone – dovrebbe essere occasione di una riflessione, ampia e partecipata, sulle condizioni sociali  e di lavoro, e sui diritti di chi lavora o è in cerca di lavoro.     Da parte loro, unitariamente, Cgil Cisl e Uil dicono al Paese che diritti integrazione e sicurezza non sono temi che vanno contrapposti.    E tenendo (tra l’altro) conto del numero impressionante di morti sul posto di lavoro  –  in questo primo maggio – hanno posto un accento particolare sulla sicurezza, sempre più’ messa a dura prova  da precariato, nuovi tipi di  “lavoro” ecc.    Basti pensare alla cosiddetta CIG economy (la cosiddetta economia dei lavoretti) termine che include crowdwork/lavoro on line (v.Amazon, Mechanical Turk, Clickworker, Crowdflower, Jovoto, Microstak, Topcoder, Upwork) e lavoro “on demand tramite app” (v. Uber, Lyft, TaskRabbit, Handy,Wonolo). E’ un tipo di lavoro facilitato dalle tecnologie digitali, che fa incontrare domanda e offerta, e può anche offrire ulteriori opportunità di lavoro. Ma è anche un tipo di lavoro che implica molti rischi: nuove forme di lavoro invisibile, elusione dei minimi contrattuali e dei salari minimi (dove esistenti), decisione e modifica unilaterale delle condizioni di lavoro e di pagamento, abusi (lavoro forzato e lavoro minorile), discriminazionii (lavoro nero non standard), rating (valutazioni) ecc. ecc. ecc. E’ un tipo di lavoro che induce – tra l’altro – bassi redditi e debolezza della domanda e dei consumi. Servirebbero azioni legislative, azioni politiche, reazione pro-attiva da parte dei soggetti sociali, confronto con le parti sociali e contrattazione collettiva?

Per contrastare il dumping sociale salariale ambientale e fiscale c’è da agire anche a livello UE e  a livello internazionale.

La data della Festa dei lavoratori, il 1° maggio, fu stabilita a Parigi nel 1889 e prende spunto da un episodio avvenuto tre anni prima a Chicago.   In effetti, il 1° maggio del 1886, era stato indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti con il quale gli operai rivendicavano migliori e più umane condizioni di lavoro (a quell’epoca non erano rari turni anche a 16 ore al giorno e i casi di morte sul lavoro erano abbastanza frequenti).

La protesta andò avanti per tre giorni. Poi – il 4 maggio – ci fu uno scontro tra lavoratori e agenti di polizia. Undici persone persero la vita in quello che sarebbe passato alla storia come il massacro di Haymarket. 

Circa tre anni più tardi (20 luglio 1889) – a Parigi, durante il primo congresso della Seconda Internazionale (l’organizzazione creata dai partiti socialisti e laburisti europei) – fu lanciata l’idea di una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre a 8 ore la durata della giornata lavorativa.  Questa iniziativa divenne un simbolo delle rivendicazioni operaie: di lavoratori che – in quegli anni – lottavano per conquistare diritti e condizioni di lavoro migliori. Così, varcati i confini francesi – nonostante la risposta repressiva di molti governi – il 1° maggio del 1890 (prima, vera manifestazione internazionale) registrò un’altissima adesione.

Dal 1947, la Festa del lavoro e dei lavoratori è diventata ufficialmente festa nazionale italiana.  E – attualmente – il Primo Maggio è giorno di festa nazionale in molti Paesi: da Cuba alla Turchia, dal Brasile alla Cina e poi Russia, Messico e diversi Paesi dell’Unione europea. Non lo è negli Stati Uniti, il Paese da cui, in un certo senso, tutto è cominciato. Negli Usa la Festa dei lavoratori si celebra il primo lunedì di settembre.

#TaleEQualeAME… AGAIN alla Sala Umberto (Roma) 2-13 maggio 2018

aprile 30, 2018

 

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Gabriele Cirilli festeggia 30 anni di carriera a Roma con 11 date al Teatro Sala Umberto.

L’artista torna sul palcoscenico con il suo esilaranre show –  #TaleEQualeAMe… AGAIN  – scritto con Maria De Luca, Carlo Negri per la regia Gabriele Guidi. “La casa nasconde ma non perde – lo diceva mia nonna Concetta” afferma l’attore. Ogni pezzettino di vita o ricordo di ognuno di noi è in una soffitta o in una cantina. Con l’avvento di internet, però, il nascondiglio è stato sostituito da un hashtag nel quale si possono conservare le emozioni.

Con #TaleEQualeAMe… Again, Gabriele Cirilli apre il suo personale #hashtag al pubblico proprio nell’unico luogo dove riesce ad essere tale e quale a… se stesso: il palcoscenico.

Emancipazione femminile e UE in Tempo Libero

aprile 27, 2018

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Il mio articolo – in questo ultimo numero di Tempo Libero ( rivista on line della Fitel)  –  riguarda l’impegno dell ‘Unione europea a favore dell’emancipazione femminile.

Buona lettura a chi decide di leggerlo.

http://www.fitel.it/Objects/Pagina.asp?ID=1840&Titolo=%E2%80%9CTempo%20Libero%E2%80%9D%20-%20Ultimo%20numero

 

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IL lago dei cigni al Teatro Brancaccio (Roma) solo il 28 aprile 2018

aprile 27, 2018

IL LAGO DEI CIGNI – musiche di P.I. Chaikovskj e coreografia di Luigi Martelletta – messo in scena al teatro Brancaccio dalla Compagnia nazionale Raffaele Paganini vuole mettere in evidenza alcuni aspetti del libretto finora trascurati dalla coreografia originale del repertorio classico.

Autentica creatura dell’oggi e del presente (con tutto ciò che questo comporta), in quanto rappresentazione della realtà, la sua particolarità consiste proprio in questa sua capacità di proporsi attualissimo pur dimorando in un suo pianeta espressivo che sa di antico, già visto e già vissuto.  Fortemente legato alla tradizione accademica, Luigi Martelletta propone un lavoro stilisticamente più snello – alleggerendo manierismi e pantomime che fanno parte del repertorio classico. Il suo obiettivo? L’ideale neoclassico di una bellezza assoluta, regolata da un ordine imperturbabile.

Bello spettacolo: fonte di grande energia.

NUOVA BELLA RECENSIONE DEL PINOCCHIO DI ELENA PARUOLO

aprile 24, 2018

 

Nella rivista Cahiers robinson n. 43 -2018 è  uscita una nuova  – bella ed importante – recensione di  ben 9 pagine, del grande studioso ed  intellettuale francese, Jean Perrot, dell’ultimo libro di Elena Paruolo.

Qui di seguito il suo link per chi volesse leggerla!

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Festival del Russian Ballet Theatre al Teatro Quirino (Roma) 24-29 aprile 2018

aprile 19, 2018

 

 

Il Russian Ballet Theatre è un prestigioso corpo di ballo  fondato nel 2001 dalla ballerina e maestra Anna Grogol, che dirige tuttora il teatro. A Roma – ultima tappa di una sua lunga tournée europea – mette in scena i migliori spettacoli dei balletti classici russi:

  • GISELLE (24-25 aprile 2018)  – Il Balletto (di due atti) è considerato il simbolo del balletto classico e romantico. 
  •  LA BELLA ADDORMENTATA (26-27 aprile 2018) è il secondo dei tre balletti di Čajkovskij. Il libretto fu scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevolozhs. La coreografia venne affidata a Marius Petipa. La prima rappresentazione ebbe luogo il 15 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, con successo fu immediato.
  • CARMEN – DANZE POLOVETSIANE (28-29 aprile 2018) Dopo il grande successo della prima versione di Marius Petipa,  Carmen ha ispirato coreografi che – affascinati da questa storia – ogni volta offrono la loro interpretazione del testo. Danze Polovetsiane  – che si ispira all’opera “Il principe Igor” – grazie alle musiche melodiose, celebra l’importanza della danza anche in campo di battaglia.

 GISELLE – La sua messa in scena al Quirino e’ uno spettacolo splendido: elegante, raffinato, fonte di leggerezza, emozioni ed energia. Bravissimi tutti: protagonisti e corpo di ballo. Belli, costumi, colori, coreografie ed effetti speciali.

 

 

GISELLE e’ un balletto classico-romantico (nato dall’idea del romanziere francese Théophile Gautier, autore del libretto) musicato da Adolphe-Charles Adam, uno tra i più celebri compositori di musiche per balletto. Il 28 giugno del 1841, all’Opera National de Paris – con Carlotta Grisi nel ruolo di Giselle – il balletto riscosse un successo incredibile, tanto che ancora oggi viene considerato come uno dei più grandi balletti classici mai rappresentati. I nomi delle danzatrici che hanno interpretato questo ruolo sono tra i più famosi.

Théophile Gautier – dopo la lettura del De l’Allemagne di Heinrich Heine – rimase impressionato dalla suggestività dei luoghi descritti e soprattutto della Saga delle “Villi” (dalla radice slava Vila che significa fata). Villi – nella mitologia dei popoli slavi – designano gli spiriti di giovani fanciulle morte infelici perché tradite o abbandonate prima del matrimonio. Vendicative e spettrali, incapaci di trovare riposo eterno nella morte, ogni notte vagano in cerca dei loro traditori e li costringono, con l’aiuto di rametti di vischio apparentemente magici, a ballare convulsamente fino a provocarne la morte per sfinimento o fino a che, totalmente indeboliti, non vengano gettati in un lago nelle loro vicinanze. Alla morte del rispettivo traditore, le Villi si dileguano e con esse svanisce, finalmente placato, il fantasma della fanciulla morta per amore.

A differenza di altri balletti romantici, nel corso del tempo Giselle non ha subito significative modifiche per quanto concerne la coreografia. Il merito del successo del balletto nel Novecento è da attribuirsi soprattutto alla produzione dei Balletti russi di Sergej Diaghilev. Sul piano musicale, l’importanza attribuita a questo balletto classico è dovuta soprattutto alla sua originalità rispetto alla musica del tempo. Oggigiorno le produzioni di Giselle sono danzate su musiche considerevolmente lontane dai brani originali di Adam.

Ci sono sette temi principali nel balletto:  i mietitori, i cacciatori, le Villi e Hilarion; e   il tema della danza e due leitmotiv d’amore.   Questa precisa struttura è stata volutamente studiata per favorire la narrazione del balletto.

Il balletto classico si compone in due ATTIi:

– il primo riguarda la vicenda di Giselle che si innamora del principe ma muore di crepacuore quando scopre di essere stata ingannata da luiche culmina nella sua morte

– il secondo atto invece riguarda la leggenda delle Villi e l’amore di Giselle per Albrecht . Giselle è uno spirito e danza con il principe per evitarne la morte secondo il crudele volere delle Villi. E culmina nella volontà di salvargli la vita, anche se egli è stato la principale causa della sua morte.

Eccellenti e gioiosi: gran bello spettacolo la Bella addormentata messa in scena dal Russian dance Theatre al teatro Quirino.

 

Basato sulla fiaba di Charles Perrault LA BELLA ADDORMENTATA è il secondo, per cronologia di composizione, dei tre balletti di Čajkovskij. Il libretto fu scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevolozhsky, la coreografia venne affidata a Marius Petipa. La prima rappresentazione – che ebbe luogo il 15 gennaio 1890 a San Pietroburgo – fu un successo immediato.

Nel Primo Atto, alla corte di re Floristano, viene indetta una festa per il battesimo della principessa Aurora. Vengono invitati cavalieri, dame e le fate buone del regno, che portano con loro doni per la principessa. Tra gli invitati però manca la fata Carabosse che  per vendicarsi getta una maledizione alla piccola: al sedicesimo anno di età, la principessa morirà pungendosi con un fuso. La fata dei Lillà però, non avendo ancora fatto il suo regalo, decide di modificare la maledizione: questa non morirà alla puntura, ma sprofonderà solamente in un lunghissimo ed eterno sonno, che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine solamente grazie al bacio di un giovane principe.

Nel Secondo Atto, il principe riesce ad entrare nel castello e, trovata la principessa, le dà un bacio- Spezzando l’incantesimo; la corte si risveglia e le danze ricominciano. E il principe potrà la sposare la principessa Aurora.

Nel Terzo Atto, c’è una grande festa al castello e tra gli invitati compaiono l’Uccello Azzurro e la principessa Florin; compaiono anche molti dei personaggi delle fiabe di Perrault. I due promessi sposi danzano in un celebre passo a due, e con loro anche tutti gli invitati in onore del futuro re e della futura regina.

CARMEN   è la storia della tragica passione di don José per una zingara che egli ucciderà, dopo una serie di altri delitti, in un impeto di gelosia.

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Meilhac e Halévy trassero dalla novella un libretto per il dramma lirico in 4 atti musicato da G.Bizet e rappresentato all’Opéra-Comique di Parigi nel 1875, con scarso successo. L’opera (considerata il capolavoro di Bizet) – segnando una svolta nella storia del gusto operistico – venne presa a modello dalla scuola “verista”.

Solo recentemente si è tornati alla versione originale con  dialoghi parlati.

Alla novella e al suo soggetto sisono ispirati  anche diversi balletti,  utilizzando, in tutto o in parte, le musiche di Bizet.  Basti pensare a balletto di Roland Petit; o all’altra importante versione di Carmen, coreografata da Alberto Alonso a Mosca nel 1967; o al balletto intitolato Carmen et son Torero, messo in scena a Madrid da Marius Petita nel 1875.  Formato alla scuola francese, Marius Petipa – che può essere considerato il vero fondatore del balletto classico (grande continuatore della tradizione romantica ed uno dei più grandi coreografi di ogni tempo) – ha sviluppato considerevolmente la tecnica del balletto classico influenzando in modo particolare l’evoluzione e lo sviluppo della scuola russa.  Maestro di danza e primo maître de ballet del balletto imperiale di San Pietroburgo (Russia) tra il 1862 e il 1905,  Marius Petipa fu creatore di oltre cinquanta balletti, molti dei quali permangono nel repertorio classico odierno.

Dopo il grande successo della prima versione di Marius Petipa CARMEN ha molto ispirato i coreografi che, affascinati da questa storia, ogni volta offrono la loro interpretazione del testo. 

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DANZE POLOVETSIANE  si ispira all’opera “Il principe Igor”.

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The effect alla Sala Umberto (Roma) 17-29 aprile 2018

aprile 15, 2018

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The Effect” –  testo impegnativo, divertente e straziante ambientato durante la sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo – è uno spettacolo a quattro personaggi che parla di amore, di depressione e dei limiti della neuroscienza.

La dottoressa Lorna James la quale – a differenza del soave Toby, il direttore dell’esperimento e suo ex amante – non crede che la depressione sia uno squilibrio chimico del cervello e che possa essere curata con i farmaci. Le due cavie umane della sperimentazione assumono dosaggi farmaceutici sempre più elevati, ma sfuggendo al controllo dei medici si innamorano. Questo amore è il risultato dell’assunzione dei farmaci. Ci si chiede.. NO! Tutto l’amore è una droga: come possiamo fidarci veramente dei nostri sentimenti?

E’ un tipo di teatro che si potrebbe definire “teatro di parola” (un modo teatrale che non ha mai trovato una vera e propria collocazione di “genere”).  Il messaggio perde di valore nel momento in cui viene focalizzata l’attenzione sulla spettacolarità della rappresentazione e progressivamente si perde anche l’attitudine nel riflettere sul perché si è scelto di mettere in scena un determinato testo. L’urgenza di comunicare un messaggio viene relegata ad una dimensione meramente estetica.

BERBA&BUNUEL Tierra y Alma al al Teatro Olimpico -Roma (13-15 aprile 2018)

aprile 14, 2018

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Gran bello spettacolo: omaggio a Luis Bunuel. Bravissimi Berna, e tutti i ballerini.  Suggestive – e di grande eleganza –  scenografie, coreografie e musiche!

 

Per strada al Teatro Off Off (Roma)

aprile 12, 2018

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Tre nomi da non dimenticare – Francesco Brandi, Tobia Vogel e Francesco Sferrazza Papa – quelli dei protagonisti di questa commedia che (con una regia sconfinante  – anche grazie  a strumenti multimediali -nell’immaginazione e in uno stato onirico-mentale ) ritrae il malessere di una generazione, stretta tra il  rifiuto e la  convenzione. Avrei preferito un finale diverso.. resta comunque una commedia – divertente e carina –  da vedere. Bravissimi i due attori protagonisti.