I nostri migliori auguri, nella speranza di un mondo in cui la Pace e il pieno rispetto di tutti i diritti umani ritrovino il loro diritto di cittadinanza
Silvana e Elena Paruolo



La stagione di danza 2025/26 del Teatro dell’Opera di Roma si apre il 17 dicembre (ore 20), sulle note del celeberrino Lo schiaccianoci di Čajkovskij: la sua vicenda si svolge in un magico Natale in cui – allo scoccare della mezzanotte – sogni e desideri della giovane Clara prendono vita. Nella visione fiabesca del coreografo Paul Chalmer, gli aspetti più oscuri e psicologici del racconto di E.T.A. Hoffmann (da cui è tratto il balletto) lasciano spazio a un’atmosfera incantata, resa magica dalle scene di Andrea Miglio, dai costumi di Gianluca Falaschi, dalle luci di Valerio Tiberi e dai video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno.
Sul podio Nir Kabaretti si alterna con Carlo Donadio (27, 28, 30, 31) alla direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma.
« Questo balletto – sottolinea Paul Chalmer – è il primo che ha visto a teatro, e il primo in cui ha danzato. Ragion per cui non riesco a ricordare un Natale senza Lo schiaccianoci! La mia coreografia si ispira alle tradizionali e iconiche produzioni che ho danzato e ammirato ormai da più di cinquant’anni».

Al centro di questa bella esposizione, due nature morte del maestro bolognese ( datate 1919 e 1941) appartenenti al nucleo storico della Collezione Eni, avviata da Enrico Mattei (tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta) per creare attorno agli uomini e alle donne dell’Eni un ambiente di lavoro, anche visivamente, stimolante. E così non solo Morandi ma anche Casorati, Sironi, De Pisis, Cantatore, Guttuso vengono acquistati per essere messi alle pareti degli uffici.
Questa pratica è poi continuata negli anni, arricchendo il patrimonio artistico aziendale di opere di Boetti, Adami, Rotella.
“Il patrimonio artistico di Eni (diviso tra le sedi di Roma e Milano) racconta prima di tutto una grande curiosità artistica dell’azienda”, spiega Lucia Nardi, Responsabile Cultura d’Impresa di Eni – “Nella collezione convivono artisti classici e artisti d’avanguardia, opere figurative e astratte. Alla base delle scelte c’è sempre però la consapevolezza del valore dell’arte in sé e della sua capacità di attivare il pensiero e la creatività. Le opere di Eni arredano gli spazi comuni e gli uffici. E sono lì a ricordarci che cultura e industria, arte e tecnica non sono concetti opposti ma complementari”. “ Siamo felici di offrire al pubblico l’opportunità di incontrare da vicino questi capolavori, che raccontano una parte importante della storia dell’arte italiana e del rapporto tra impresa e cultura”, aggiunge Marco Delogu, presidente di Azienda Speciale Palaexpo.
La mostra – promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo – è stata realizzata da Azienda Speciale Palaexpo e ideata e prodotta da Eni.
«Non è il bello a essere desiderabile, ma piuttosto il vero- sottolina Friedemann Vogel, coreografo e interprete della performance – Soul Threads esplora come raggiungerlo attraverso il corpo che, in quanto danzatore, è lo strumento della mia anima».
Firmata e concepita con Thomas Lempertz, prodotto dal Kleist Forum in collaborazione con il Kleist Museum, questa nuova creazione ha come punto di partenza il saggio di Heinrich von Kleist Sul teatro delle marionette . Il saggio pubblicato nel 1810 si inseriva in un fervido dibattito dell’epoca, quello sul tema della grazia. Von Kleist, tra i più grandi drammaturghi e poeti della letteratura tedesca, lo affronta nel dialogo tra il narratore e un ballerino, étoile del Teatro dell’Opera della città. Dal loro confronto su chi sia superiore tra la marionetta e il danzatore si arriva a comprendere la concezione di Kleist della grazia: la perfezione dei corpi e, attraverso essi, dell’anima.
«Un testo rilevante per i danzatori – precisa Vogel – Sono molti i parallelismi, alla fine anche noi ballerini siamo marionette, del pubblico, del coreografo, dei direttori, dobbiamo eseguire ciò che ci chiedono con il nostro linguaggio. Però abbiamo un’anima e in Soul Threads, anzi sempre, l’anima vince! Lo dobbiamo ricordare soprattutto quando tutto si muove attraverso il digitale e l’intelligenza artificiale. Ciò che conta e rimane, quello che continuerà a cambiare la nostra società, sono l’arte, le emozioni e la fragilità umana».
Ballerino di punta dello Stuttgart Ballet di Cranko, Friedemann Vogel si è affermato a livello internazionale, non solo nel repertorio del coreografo sudafricano con cui è cresciuto, ma anche nelle interpretazioni di balletti drammatici di altri maestri e in creazioni più contemporanee. All’apice di una carriera che lo ha portato in tutto il mondo, si sta aprendo ad una nuova strada per esprimere sé stesso, quella della coreografia. Come lui vengono dallo Stuttgart Ballet altri due artisti coinvolti nella performance: Thomas Lempertz, che firma scene e costumi e con Vogel ha concepito e diretto la nuova creazione, e Alisa Scetinina (GAISMA), cui è affidata la musica.

Conflitti alle frontiere, necessità di una difesa europea (piuttosto che di pericolosi riarmi nazionali), migrazioni, questioni energetiche, climatiche, digitali e sociali, a breve, inizio restituzione dei prestiti NGEU (e quindi un contesto di consolidamento fiscale negli stati membri), allargamento (come sfida – per governance, risorse, coesione – ma anche come opportunità, e cioè, per maggiore peso geopolitico, mercato ampliato, integrazione economica): questa la difficile situazione in cui sono iniziati i lavori per definire il QFP (2028-2034) dell’Unione Europea, e cioè , il nuovo bilancio a lungo termine, che per 7 anni definirà le risorse complessive, le rubriche di spesa, i programmi finanziabili e gli strumenti di governance. La Commissione europea (in una logica – anche – di flessibilità e semplificazione) ne ha presentato la prima proposta il 16 luglio 2025. Successivamente – su spinta del Parlamento europeo – la Presidente della Commissione ha avanzato una proposta di modifica (tra altro) senza alcuna marcia indietro sul contestato Fondo unico di politiche agricole (Pac) e di sviluppo regionale (coesione). In estrema sintesi, ci sarà da monitorare:
Intanto la presidenza danese continuerà a negoziare il bilancio senza il Parlamento: l’obiettivo rimane il raggiungimento di un accordo tra i capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di dicembre 2025. Ma se – poi – non si raggiungerà un accordo finale con il Pe, il bilancio non potrà essere adottato. Il Pe può rigettarlo.
Mi soffermo su queste problematiche nel mio contributo a Agenda geopolitica – edita dalla FondazioneDucci – di novembre 2025. Qui di seguito il link per poterlo leggere:

L’Italia ha sottoscritto a Berlino, insieme agli altri Stati membri dell’Unione europea, la Dichiarazione per la Sovranità Digitale Europea (Declaration for European Digital Sovereignty), un documento che definisce la capacità dell’UE di agire con autonomia nel mondo digitale, regolando infrastrutture, dati e tecnologie secondo i propri valori e i propri interessi strategici.
La Dichiarazione chiarisce che la sovranità digitale non equivale a protezionismo o isolamento, ma a un approccio coordinato fondato su certezza normativa, attrattività degli investimenti e competitività industriale.
Al centro del documento vi è la sovranità sui dati, riconosciuti come asset strategici da proteggere contro interferenze esterne e normative extra-UE. Tra gli strumenti citati figurano il Portafoglio europeo di identità digitale (EU Digital Identity Wallet), il principio Once-Only – principio per cui basterebbe fornire una sola volta informazioni alle pubbliche amministrazioni – gli Spazi di dati comuni e le sandbox normative.
Accanto agli aspetti regolatori, la Dichiarazione individua una serie di tecnologie strategiche su cui concentrare visione e investimenti:
– HPC e semiconduttori
. reti di nuova generazione
– infrastrutture satellitari
– tecnologie quantistiche
– cybersecurity
– cloud
– Intelligenza Artificiale
In questo quadro viene riconosciuto anche il ruolo delle soluzioni open source, integrate da solidi standard di sicurezza e da tecnologie affidabili.
La sovranità digitale europea, sottolinea il documento, dipende però anche dalle persone: sono considerati essenziali nuovi investimenti in formazione, competenze digitali, alfabetizzazione sui media, ricerca e attrazione dei talenti. Particolare attenzione è dedicata alla tutela della democrazia e della fiducia pubblica, in un contesto segnato da disinformazione, deepfake e crescita degli attacchi cyber. L’obiettivo è promuovere un ecosistema informativo online pluralista, sicuro e affidabile, rafforzando la capacità dell’Europa di difendere i propri valori nel nuovo scenario digitale

Direttore musicale Michele Mariotti, regista Damiano Michieletto affiancato dal suo consueto team creativo Paolo Fantin (scene), Carla Teti (costumi) e Alessandro Carletti (luci )Mattia Palma (drammaturgia) : dopo cinquant’anni d’assenza, il 27 novembre, Lohengrin, Opera romantica in tre atti su libretto proprio, musica di Richard Wagner, torna al Teatro Costanzi di Roma. Accanto al tenore Korchak, il cast comprende Clive Bayley (Heinrich der Vogler), Tómas Tómass (Friedrich von Telramund), Ekaterina Gubanova (Ortrud), Andrei Bondarenko (Der Heerrufer) e, al debutto al Costanzi, Jennifer Holloway (Elsa) . L’Orchestra è quella dell’Opera di Roma, così come il Coro, diretto da Ciro Visco.
« Lohengrin – sottolinea il direttore Mariotti – mette cantanti, orchestra, coro e tutte le maestranze sotto i riflettori e dimostra quanto il teatro sia davvero un organismo unico, la cui forza nasce dal lavoro comune. Tiene insieme il dramma storico e la leggenda, e la partitura stessa riflette questa doppia natura: da un lato la solidità solenne che richiama il contesto politico e corale, dall’altro la scrittura sospesa e visionaria che apre a una dimensione fiabesca e trascendente».

«La drammaturgia di Wagner – precisa il regista Michieletto – mi commuove per la sua profonda dimensione spirituale. Il mio modo di avvicinarmi a quest’opera, per costruire una messa in scena che avesse calore e concretezza, è stato quello di restituire ai personaggi la loro umanità. Non trattarli come simboli, ma come persone — con una propria psicologia, un cuore, un conflitto interiore — e poi sviluppare questi aspetti all’interno di una dinamica più ampia. Da una parte c’è una lotta tra l’individuo e la massa, dall’altra c’è una storia d’amore, quella tra Elsa e Lohengrin».
In occasione dello spettacolo esce il nuovo numero della rivista di attualità “Calibano” dedicato a «L’invenzione del Medioevo».

Al Parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo ha approvato una proposta della Commissione europea – non insieme ai partiti della maggioranza Ursula (liberali, socialisti, verdi) ma con la destra radicale (conservatori, patrioti, sovranisti). In gioco, lo smantellamento del Green Deal, il pacchetto di sussidi e investimenti sulla transizione energetica. “Troppa burocrazia”, “troppe regole” così l’industria europea collassa: questa la motivazione (trumpiana) del voto. Saranno contenti Trump e e anche Xi Jinping che si libera di un concorrente agli enormi investimenti su rinnovabili, automotive, elettrico e tecnologia (settori in cui la Cina sta consolidando la sua supremazia).

Ispirata alle favole di Esopo, Al lupo, al lupo! lo spettacolo – che intreccia musica, canto e narrazione in un continuo gioco di rimandi (un dialogo che diverte, emoziona e invita a riflettere) – è un’esplorazione musicale e teatrale che unisce gioco, riflessione e meraviglia.
A portare in scena questo nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma sono gli allievi della Scuola di Canto Corale, diretti da Alberto de Sanctis. Al loro fianco, Maria Elena Pepi dà voce a una giovane maestra, alle prese con una scolaresca vivace, alla quale spetta il compito di trasmettere un nuovo modo di apprendere e di vivere la scuola.
Il team creativo proviene interamente dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program: Kamila Straszynska firma la regia, Sofia Sciamanna le scene, Virginia Blini i costumi e Zofia Pinkiewicz le luci. Al pianoforte, Zenoviia – Anna Danchak, interprete di una partitura ricca di ritmi funky, blues e pop, pensata per avvicinare la sensibilità dei più giovani.

