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Falstaff -L’arte di farla franca al Teatro Quirino (Roma, 5-17 maggio 2026)  

Maggio 4, 2026

Falstaff L’arte di farla franca  – una riscrittura contemporanea,  liberamente tratta da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e dal Don Giovanni di Molière –  è una una commedia sul potere della parola, sull’inganno,  e sull’illusione di poter vivere senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte.

Sir John Falstaff – egregiamente interpretato da Emilio Solfrizzi – è un affabulatore instancabile, un seduttore fuori tempo massimo, un debitore cronico che ha trasformato l’inganno in stile di vita. Gestore di un locale sull’orlo del fallimento, Falstaff ride della morale, dell’onore, del destino e perfino della morte, confidando nella propria capacità di “farla franca”.  Attorno a lui si muove una galleria di personaggi grotteschi e realistici insieme.  Quando il passato torna a reclamare il conto sotto forma di fantasmi, presagi – e figure che sembrano emergere dall’aldilà̀ – dietro la risata affiora la paura, dietro la spavalderia la solitudine.

“Questo spettacolo – sottolinea il regista, Davide Sacco – non vuole giudicare Falstaff.  Non mi interessa dire se ha torto o ragione. Falstaff è un uomo che combatte la morte restando in movimento. Beve, parla, corre, inganna, seduce perché fermarsi significherebbe ascoltare il silenzio. E nel silenzio, Falstaff, non sa stare. Tutto nello spettacolo nasce da questa urgenza: non fermarsi mai. Lo spazio scenico è stato immaginato come un luogo instabile, circolare, esposto. Gli specchi, le luci da ribalta, i camerini non sono semplici elementi scenografici: sono la sua mente, il suo eterno backstage, il luogo dove l’uomo e il personaggio non riescono più a distinguersi.  IL vero motore è la parola. Ma la parola, quando diventa l’unica arma, è anche una trappola: più la usi, più ti allontani dalla verità”.  E le donne? “Le donne di questo spettacolo sono centrali. Non vittime, non comparse, ma intelligenze lucide. Come nelle Comari di Shakespeare, sono loro a smascherare Falstaff, ma senza moralismo. Non lo puniscono per crudeltà, bensì per necessità: per ristabilire un equilibrio. Il ridicolo diventa la loro vendetta, perché ridere di chi ride degli altri è l’unico modo per restituire giustizia senza violenza.  Il fantasma, la statua, la memoria del passato non sono elementi fantastici: sono la coscienza che bussa. E Falstaff, per una volta, ascolta”.