Archive for the ‘Uncategorized’ Category

L’ITALIANA IN ALGERI AL TEATRO VERDI DI SALERNO (17-19 maggio 2024)

Maggio 15, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

L’Italiana in Algeri è un  dramma giocoso più che un’opera buffa, l’appellativo di  buffa risale a Stendhal. Gioacchino Rossini era  giovanissimo, quando la scrisse su libretto di Angelo Anelli.  E lo fece in pochissimo tempo. Lo spettacolo andò in scena per la prima volta a Venezia nel 1813.  

 “Era nel fiore del genio e della giovinezza , non aveva paura di ripetersi, non cercava di scrivere della musica “forte”, viveva in quel piacevole paese di Venezia, il più gaio d’Italia e forse del mondo – per citare ancora Stendhal – Il carattere dei veneziani pretendeva soprattutto arie piacevoli, più leggere che appassionate. Sono stati ben serviti nell’Italiana”.  Compositore di musiche che potevano adattarsi a situazioni  leggere e serie – e a lungo sottovalutato all’estero in quanto considerato un autore leggero –  Rossini è poi  divenuto un oggetto di culto.

La trama  –   Giocata soprattutto sulla burla e sul ritmo drammatico e musicale, l’opera racconta la storia di una ragazza Italiana di straordinaria bellezza, dotata di molto coraggio, spiritosa e volitiva, di nome Isabella, che decide di imbarcarsi per andare a salvare il suo innamorato Lindoro, un giovane archeologo  ingaggiato per fare scavi in oriente che – catturato dai corsari – diventa schiavo ad Algeri del bey Mustafà.   Anche il vascello su cui viaggia Isabella – insieme a Taddeo, suo spasimante non corrisposto, poi spacciato come zio della ragazza – in seguito a un naufragio cade in mano ai corsari.

Intanto, ad Algeri, il bey Mustafà è stanco della moglie Elvira e desidera conoscere una ragazza italiana, perché ha saputo che le ragazze che vengono dall’Italia hanno un fascino speciale. Comanda dunque di portargliene una.

Il capo dei corsari gli porta la splendida Isabella che trova tra i naufraghi. Così la ragazza scopre che Lindoro è vivo ed è divenuto schiavo. Mustafà vorrebbe dare la libertà a Lindoro se solo lui accettasse di tornare in Italia e portasse con sé la moglie  che egli non desidera più.

Isabella seduce Mustafà che si innamora di lei e di conseguenza fa tutto quello che lei gli chiede di fare. Gli dice che ripudiare la moglie è un costume barbaro e che lei non potrebbe amare un uomo che lo mettesse in atto. Fa sì – dunque  – che Lindoro e Elvira non partano ma  restino ad Algeri.  Seguono alcune burle ai danni di Mustafà che viene nominato Pappataci, un titolo che concede questo diritto:                  

                                            Fra gli amori e le bellezze

                                           Fra gli scherzi e le carezze

                                           Dee dormir, mangiare e bere

Anche Taddeo diventa strumento di esilarante comicità.  Intanto  Isabella organizza la sua fuga quella di Lindoro e degli  altri italiani che sono ad Algeri.  Quando Mustafà  scopre l’inganno di cui è stato vittima sono tutti partiti. A quel punto non gli resta che rassegnarsi e ritornare dalla moglie mentre il coro e tutti i personaggi si uniscono per cantare il successo della bella italiana.

Nella Conferenza stampa  diretta da Peppe Iannicelli, che si è tenuta nel foyer del Teatro Verdi di Salerno il 15 maggio 2024, alla quale erano presenti il direttore d’orchestra Gaetano Lo Coco, la regista Sarah Schinasi, alcuni degli interpreti, e il segretario artistico Antonio Marzullo,  si è parlato del nuovo allestimento della Italiana in Algeri che sarà rappresentato al Verdi il 17 e il 19 maggio.  

 Ha iniziato Marzullo, dando una buona notizia. Sono stati sbloccati dal Consiglio di Stato i fondi per sviluppo e coesione destinati alla Campania. Di conseguenza  al programma della stagione lirica del Teatro Verdi saranno aggiunti altri titoli (Nabucco e Norma) e dei concerti.

Iannicelli  chiede  perchè rappresentare l’Italiana in Algeri al Verdi, un teatro in cui si rappresenta molto la musica di Verdi e di Puccini, due autori caratterizzati da  trasporto ed emozioni, tutte cose che non ci sono in Rossini che tende invece a creare una realtà comica, un mondo di ironia e cattiveria, ma anche di gioia, che porta a riflettere sulla nostra realtà.   Anche se di straordinaria attualità, L’Italiana in Algeri   è un’opera poco rappresentata perché – altamente impegnativa – richiede un cast di altissimo livello.  Lo spettacolo presentato al Verdi – sottolinea Marzullo – presenta un cast eccellente. E  risponde anche al principio del Verdi di proporre ogni anno un titolo mai messo in scena prima.

Quest’anno é toccato all’opera di Rossini, uno spettacolo che sarà ripreso anche dalla Rai.

Rossini – osserva il direttore Lo Coco – usa Algeri in quanto mondo distante, un mondo diverso per i colori, i suoni assurdi, un mondo che gli consente un distanziamento dalla realtà, un po’ simile al distanziamento che si trova nel  teatro di Brecht.

Nella sua interpretazione dell’opera di Rossini – sottolinea la regista Schinasi  – Mustafà diventa un personaggio affascinante, di grande apertura mentale, colto e curioso, pronto a stare al gioco.  Probabilmente tra lui e Isabella succede qualcosa. Se non appartenessero a mondi così diversi sarebbero perfetti l’uno per l’altra.  Probabilmente l’oriente diventa un po’ occidente e l’occidente un po’ oriente. Ne viene fuori una storia che fa sognare.  Ed è anche una storia che rappresenta una sfida per chi la mette in scena. Comporta molto lavoro,  perché presenta ben 23 scene che non si svolgono nello stesso luogo.

Ne viene fuori uno spettacolo articolato, dal ritmo incessante, che mira a ridurre la comicità  spicciola spesso associata a questa splendida opera.

Filippo e Filippino LIPPI in mostra ai Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli – di Roma (15 maggio-25 agosto2025)

Maggio 14, 2024

Filippo e Filippino Lippi, Ingegno e bizzarrie nell’arte del Rinascimento questo il titolo della mostra mostra ai Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli, a Roma dal 15 maggio al 25 agosto 2025. Un padre (Fra’ Filippo Lippi maestro assoluto della stagione dorata del Rinascimento fiorentino) e un figlio (Filippino Lippi allievo di Botticelli che a sua volta era stato alliveo di Filippo Lippi) – entrambi pittori e disegnatori di grande talento – due grossi artisti dell’arte rinascimentale! L’esposizione è a cura di Claudia La Malfa. Ci sono tele favolose, disegni concessi in prestito dalla Galleria degli Uffizi e dall’Istituto centrale per la grafica di Roma, e documenti provenienti dagli archivi di Firenze e Spoleto da cui emerge la rete di contatti di Fra’Filippo Lippi con Cosimo de’Medici e il re di Napoli. Ed è anche narrata , non senza una certa ironia, la storia del rapimento da parte del pittore di Lucrezia Buti dal convento in cui studiava, la fuga di amore e la nascita del figlio Filippino.

Il fatto che nel titolo della mostra ci sia il termine bizzarie vuole attirare l’attenzione sulla coesistenza – in Filippo Lippi – di divino e umano nella realtà dall’artista ritratta.

In mostra il capolavoro di Filippino Lippi: l’Annunciazione dei Musei civici di San Gimignano, due splendi tondi realisticamente poetici, in cui Filippino conia geometrie prospettiche e la narrazione degli interni del padre con le figure sinuose di Botticelli. Spettacolari anche i suoi affreschi – nella cappella Carafa della chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma – nella mostra riprodotti in dimensioni reali con una particolare tecnica fotografica.

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Capolavori russi al Teatro dell’Opera (Roma 14 maggio 2024)

Maggio 13, 2024

Michele Mariotti torna sul podio con la Cantata Aleksandr Nevskij per mezzosoprano, coro e orchestra di Sergej Prokof’ev,  accompagnata dalla proiezione delle scene dell’omonimo film di Sergej Ėjzenštejn  per il quale il compositore scrisse la colonna sonora nel 1938.  Completa il programma la Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36 di Pëtr Il’ič Čajkovskij

«La cantata  – sottolinea Michele Mariotti- nasce come colonna sonora, ma non consiste in un mero accompagnamento musicale alle immagini. Quello di Prokof’ev era un progetto virtuoso, scaturito dal desiderio di fondere i linguaggi artistici. Ogni episodio è un grande quadro. Nell’insieme, questi quadri compongono un racconto che culmina nella battaglia sul ghiaccio».

Il film di Ėjzenštejn – incentrato sulle vittoriose gesta di Aleksandr Nevskij, granduca di Novgorod – ripercorre il sanguinoso scontro che portò l’esercito russo alla vittoria contro gli invasori teutonici nel XIII secolo. Secondo la leggenda,  il granduca ordinò ai propri soldati di togliersi le armature e di condurre i nemici sulla superficie ghiacciata del lago, nel quale i cavalieri teutonici affondarono per il peso delle proprie corazze.

9 maggio (2024): Festa dell’Europa in Italia

Maggio 10, 2024

Nel 2024, la festa dell’Europa e’vicina alle prossime elezioni politicheeuropee in giugno. Spero che il tasso di astensioni sia bassissimo e che tutti esercitino il loro diritto di voto e di scelta. Sovranismi e nazionalismi sono miopi. Serve invece uno scatto in avanti per un’Unione europea piu’ forte: per la salvaguardia dei nostri valori e competivita’, per la pace e un mondo migliore. Il 9 maggio l’Italia si e’illuminata del colore dell’Europa . E la festa in Piazza Campidoglio e’stato un gran bello evento le cui foto sono visibili nei link che seguono.

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WORLD PRESS PHOTO 2024: al Palazzo Esposizioni (Roma, 9 maggio- 9 giugno 2024)

Maggio 9, 2024

Attraverso un programma di mostre, la World Press Photo Foundation racconta il mondo, a milioni di persone, attraverso foto di fotografi professionisti, creativi e coraggiosi, di cui – in questi ultimi anni caratterizzati da guerre e conflitti – molti sono morti sul campo. La mostra World Press Photo 2024promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e dall’Azienda Speciale Palaexpo e ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam – è state organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography. 

In anteprima nazionale, presenta le foto vincitrici del prestigioso contest di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti. contribuendo a costruire la storia del giornalismo visivo mondiale. Questi i temi dominanti del 2024: gli effetti devastanti (ritratti con estrema compostezza) di guerre (conflitti) e dei cambiamenti climatici, attraverso la sopravvivenza di farfalle la resistenza di madre natura, la situazione drammatica di migranti, la demenza in paesi che non prevedono cure per questa patologia ecc.

  • A vincere il World Press Photo of the year è stato il palestinese Mohammed Salemcon la foto Una donna palestinese stringe il corpo di sua nipote.
  • Il premio World Press Photo Story of the Year è stato assegnato alla fotografa Lee-Ann Olwage di Geo per il progetto Valim-babena ambientato in Madagascar. Gli scatti documentano la vita di Paul Rakotozandriny, “Dada Paul” (91 anni) che convive con la demenza da 11 anni ed è assistito da sua figlia Fara Rafaraniriana (41 anni).
  • Il venezuelano Alejandro Cegarra, The New York Times/Bloomberg, si è aggiudicato il premio World Press Photo Long-Term Project con il lavoro I due muri che rievoca la terribile situazione dei migranti ai confini del Messico.
  • Il World Press Photo Open Format Awardè andato a Julia Kochetova  fotografa ucraina che ha realizzato un sito web che unisce il fotogiornalismo con lo stile documentaristico di un diario personale per mostrare al mondo l’esperienza di vivere con la guerra come realtà quotidiana.

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EXPODEMIC al Palazzo delle esposizioni (Roma 7 maggio -25 giugno 2025)

Maggio 6, 2024

EXPODEMIC (7 maggi0 2024 – 25 agosto 2024): la mostra “EXPODEMIC. Festival delle Accademie e degli Istituti di Cultura stranieri a Roma” – curata da Lorenzo Benedetti con la collaborazione di Francesca Campanaè un progetto espositivo condiviso e diffuso che, a partire dal Palazzo Esposizioni di Roma si dirama nel tessuto urbano della città.

Il suo filo conduttore è il racconto inedito del legame che intercorre tra la nascita e lo sviluppo delle moderne esposizioni e la storia delle accademie. Il suo fulcro sarà il Palazzo Esposizioni con la mostra di 18 artisti ospitati negli istituti culturali stranieri presenti a Roma ( tra loro Kamrooz Aram, Ane Rodriguez Armendariz, Séverine Ballon, Jacopo Belloni, Alix Boillot, Susanne Brorson, Fatma Bucak, Pedro Luis Cembranos, Zachary Fabri, Hamedine Kane, Kapwani Kiwanga, Bjørn Melhus, Marko Nikodijevic, Tura Oliveira, Estefania Puerta Grisales, Chloé Quenum, Marie Robert, Sarina Scheidegger ).

Il Festival (promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo) è organizzato dall’Azienda Speciale Palaexpo con la collaborazione di 21 istituzioni culturali internazionali che – per tutta la durata della manifestazione – proporranno nelle loro sedi mostre, incontri, eventi e dibattiti. 

Festival delle Accademie e degli Istituti di Cultura stranieri a Roma – Palazzo delle Esposizioni di Roma (7maggio -25 agosto 2024)

aprile 30, 2024

Dal 7 maggio 2024 – al 25 agosto –  prende il via EXPODEMIC:  Festival delle Accademie e degli Istituti di Cultura stranieri a Roma, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’’Azienda Speciale Palaexpo.  Tra gli artisti  ospitati al Palazzo delle esposizioni  – fulcro dell’evento –  si ritrovano: Kamrooz Aram, Ane Rodriguez Armendariz, Séverine Ballon, Jacopo Belloni, Alix Boillot, Susanne Brorson, Fatma Bucak, Pedro Luis Cembranos, Zachary Fabri, Hamedine Kane, Kapwani Kiwanga, Bjørn Melhus, Marko Nikodijevic, Tura Oliveira, Estefania Puerta Grisales, Chloé Quenum, Marie Robert, Sarina Scheidegger.
Per tutta la sua durata,  con la collaborazione di 20 istituzioni culturali internazionali, il Festival proporrà nelle loro sedi mostre, incontri, eventi e dibattiti. 

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La Bohème al Teatro Verdi di Salerno (26-28 aprile 2024)

aprile 23, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

La bohème è un’opera in quattro Quadri, nata da una sfida fra Giacomo Puccini e Ruggero Leoncavallo nello scrivere contemporaneamente due opere con lo stesso nome, tratte dalla stessa fonte d’ispirazione, il romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème.   Il libretto dell’opera di Puccini è stato il frutto di una gestazione laboriosa (per la difficoltà di adattare situazioni e personaggi all’intelaiatura di un’opera) di Illica e Giacosa.  Per completare la partitura Puccini ha impiegato ben tre anni di lavoro.  La sua Bohème fu poi  rappresentata, per la prima volta, al Teatro Regio di Torino il 1º febbraio 1896.

Dopo oltre un secolo, è ancora fra le opere più popolari al mondo.  Ambientata nella Parigi del 1830, l’opera ritrae l’esistenza spensierata di un gruppo di artisti bohémiens; e due amori, l’uno (triste, malinconico e poetico) tra Rodolfo e Mimì, l’altro (caratterizzato dalla frivolezza del personaggio femminile e la gelosia del personaggio maschile) tra Marcello e Musetta. A Puccini interessava la trasfigurazione lirica del dato realistico – la musica che trasfigura la quotidianità in qualcosa di poetico – e il vero cui tendeva era soprattutto la veridicità dei sentimenti.   Non a caso – è stato osservato – nella Bohème “si riconosce un continuo e capillare adeguamento della musica al testo secondo il grande modello del Falstaff verdiano”.

Tuttavia al suo realismo (la spensieratezza dei giovani bohemiens, la nuda messa in scena della malattia di Mimì, l’inserimento nella “pittura sonora” di rumori estranei quali la banda militare nel secondo atto) ecc.) la critica ha reagito in modo diametralmente opposto. Per esempio, tra i contemporanei di Puccini, Hanslick criticò la “rottura sensazionale con le ultime tradizioni romantiche e artistiche dell’opera” e Torrefranca accusò il compositore di non essersi elevato al di sopra della descrizione del quotidiani del testo.  Al contrario, per Camille Bellaigue l’aderenza della musica alla realtà concreta costituiva uno dei dati più pregevoli dell’opera”.

Circa i quattro Quadri – a differenza dei primi due (gioiosi ed allegri) – il terzo e quarto  sono caratterizzati da tristezza, malinconia, e nostalgia.

Il QUADRO I (Nella soffitta), sullo sfondo dei comignoli fumanti di Parigi, ci fa entrare, con charme e realismo, nel clima della bohème. Ci sono Rodolfo (poeta) e Marcello (pittore) – che tentano di scaldarsi davanti a un caminetto –  e Colline (filosofo) e Schaunard (musicista) che arrivano con un cesto di cibarie per aver guadagnato qualche moneta, che ricevono la visita inattesa di Benoît (il padrone di casa) che pretende invano l’affitto.  Poi, mentre il solo Rodolfo è nella soffitta, Mimì, la giovane vicina di casa, bussa alla porta per chiedergli una cortesia. L’estasi raggiunge il suo punto culminante nell’incantevole duetto “O soave fanciulla” continuamente interrotto dai richiami degli amici che chiamano dabbasso. E non manca un primo segnale della malattia di Mimì… Entrambi si recano al caffè Momus.

QUADRO II – Al caffè Momus – Nel secondo quadro è rappresentata una situazione festosa e affollata alla vigilia di Natale, con adulti, venditori ambulanti, bambini, gendarmi, in un angolo il Caffè Momus giunge anche Musetta, una vecchia fiamma di Marcello, insieme al ricco e non più giovane Alcindoro.  È bellissima, civettuola, e disposta a tutto per riconquistare il collerico Marcello. Marcello non può resisterle. Vanno via insieme, lasciando ad Alcindoro il conto da pagare per tutti.  Straordinariamente la musica- estroversa e scorrevole – riesce a illuminare di volta in volta gli svariati personaggi.

QUADRO IIILa Barriera d’Enfer – Musetta e Marcello si separano. Rodolfo e Mimì rinviano l’inevitabile addio all’ormai prossima primavera. Rodolfo ha intuito la malattia di Mimì….

 QUADRO IVDi nuovo in soffitta – Marcello e Rodolfo, oramai separati da Musetta e Mimì, parlano dell’amore, e delle pene che porta con sè. L’atmosfera diventa più giocosa quando sopraggiungono anche Colline e Schaunard. I giochi e le battute, però, servono solo a mascherare la profonda disillusione che i quattro provano realmente.  Musetta avverte di aver visto Mimì sulle scale, sofferente. Fa vendere i suoi orecchini per comprarle delle medicine. E si mette alla ricerca di un manicotto per scaldare le mani di Mimì. Colline decide di contribuire, vendendo il suo amato cappotto.  Nella soffitta del loro primo incontro, Rodolfo e Mimì ricordano con tenerezza i giorni del loro amore. Mimì si spegne, dolcemente, circondata dai suoi amici. Rodolfo l’abbraccia ripetendo straziato il suo nome  In questo ultimo atto, è soprattutto l’orchestra  che  “narra”  un procedere verso la tragedia… Tra le sue melodie più belle vi è quel “Sono andati” intonata da Mimì.  Man mano che Mimì svanisce la musica si fa più rarefatta ed eterea, mentre l’orchestra evoca il motivo della “gelida manina” del primo incontro, in un clima di grande commozione.

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Stagione teatrale 2024-2025 del Teatro Quirino di Roma

aprile 22, 2024

2024-2025: bellissima – ricca e varia – la prossima stagione teatrale del Teatro Quirino a Roma che vede un”alternanza di classici e nuovi autori: da Plauto a Moliere, da Cajkovskij a Neil Simon, da JeanCocteau a Carla Cavalluzzi e Sergio Rubini, da William Shakespeare a Nino Marino e Nino Manfredi, da Giovanna Gra a WilliamArthur Rose, da Carlo Goldoni a Natalia Ginzburg, da Herman Melville a Davide Sacco e Anton Cechov. Regie – attrici e attori – prestigiosi ed esordienti, e comunque di grande qualita’.

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MY FAIR LADY al Teatro Verdi di Salerno (13-14 aprile 2024)

aprile 11, 2024

Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.

MY FAIR LADY è un musical perfetto che, con le sue belle melodie, le sue tematiche eternamente attuali, e le sue sognanti ambientazioni londinesi di inizio secolo – da settant’anni – ha conquistato i teatri di tutto il mondo). Lo spettacolo –  ora in scena al teatro Verdi di Salerno – è un nuovo adattamento, opera delle capacità liriche e drammaturgiche di Vincenzo Incenzo.  Per il produttore Enrico Griselli (che ha allestito uno spettacolo grande stile senza badar a spese) il suo Higgins Eliza è anche educazione sentimentale: “la loro storia insegna come stare insieme, come amarsi”.  

 La direzione delle musiche, pietre miliari della storia di Broadway, è stata affidata alla poliedrica esperienza del Maestro Enzo Campagnoli.

Felice – ma anche consapevole della sfida di un ruolo già interpretato da Audrey Hepburn al cinema, da Julie Andrews al teatro, e da Delia Scala in Italia – Serena Autieri precisa: “Sognavo questo spettacolo da anni. E finalmente, oggi, sono nei panni di Eliza Doolitle”: la povera fioraia che fa breccia nel cuore dell’ostico professor Henry Higgins.   Higgins è splendidamente interpretato da Michele Enrico Montesano.  Il cast è impreziosito dalla partecipazione straordinaria dell’irresistibile Fioretta Mari, esilarante e tagliente Mrs. Higgins.   Clara Galante e Luca Bacci interpretano rispettivamente Mrs. Pearce e Freddy Eynsford-Hill.  Manlio Dovì veste i panni del Colonnello Pickering e Gianfranco Phino interpreta Alfred Doolittle.

Attraverso scene e luci meccanicamente sorprendenti, la direzione visionaria avvolge lo spettatore in una dimensione sognante.   Le coreografie sono state affidate all’immaginazione poetica di Gianni Santucci, che con la sua visione di teatro totale ha disegnato un mondo classico e modernissimo allo stesso tempo. Accuratissima la ricostruzione dei costumi, opera di Silvia Frattolillo.

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