TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Anna Karenina è un romanzo di Tolstoj – pubblicato nel 1877 – considerato un capolavoro del realismo. Ambientato nelle più alte classi sociali russe, il romanzo approfondisce i temi dell’ipocrisia, della gelosia, della fede, della fedeltà, della famiglia, del matrimonio, della società, del progresso, del desiderio carnale e della passione, nonché il conflitto tra lo stile di vita agricolo e quello urbana.
Come raccontare a teatro questa bella storia?
“Abbiamo cercato di rispondere a questa domanda in vari modi – sottolinea il regista Luca De Fusco – Innanzitutto con un cast di attrici di livello (Galatea Ranzi, per il ruolo di Anna) e di interpreti di altrettanto spessore ( Paolo Serra -per Karenin, Giacinto Palmarini- per Vronskji, Stefano Santospago- per Oblonskij, e poi Francesco Biscione, Debora Bernardi, Irene Tetto, Giovanna Mangiù e la giovani Mersila Sokoli”). Insieme col drammaturgo Gianni Garrera, abbiamo deciso di non nascondere l’origine letteraria del testo, ma anzi valorizzarla. Al di là dei dialoghi le parti più strettamente narrative o i commenti di Tolstoj saranno attribuiti agli stessi attori che interpretano i ruoli. I pensieri dei personaggi saranno invece detti dai personaggi stessi. A queste tecniche teatrali ho aggiunto un montaggio veloce, cinematografico, composto di molte brevi scene e contrassegnato dalla grammatica visivo-musicale. Le coreografie sono di Alessandra Panzavolta. Come nel romanzo tutto inizia e termina con un treno, emblema dell’opera”.
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Novità assoluta per il teatro Verdi di Salerno – nelle serate dell’8 e 10 dicembre 2023 – sarà in scena il dittico formato da Cavalleria rusticana di Mascagni e Suor Angelica di Puccini. Perché questa operazione di mettere insieme due capolavori che hanno segnato una nuova epoca per il melodramma? Sono – osserva il regista Riccardo Canessa “due racconti – che amo molto – entrambi struggenti e potentissimi… Da una parte, una storia di tragedie e amori e l’affresco di una Sicilia evocata di continuo. Dall’altra, una dolorosa storia di fede costretta che termina con una redenzione”.
Come sottolineato nel corso della Conferenza stampa del 6 – dal presidente del Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno Luciano Provenza, e il suo direttore Fulvio Artiano, insieme al segretario artistico del Verdi Antonio Marzullo, al direttore d’orchestra Jacopo Sipari di Pescasseroli e al regista Riccardo Canessa – la collaborazione fra il Teatro Verdi e il Conservatorio di Salerno è molto importante. “Ri-incontrare tra note, quali quelle di questo dittico – ha affermato il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli – formato da Suor Angelica, titolo pucciniano al quale sono molto legato e Cavalleria Rusticana, opera iconica di un giovane Pietro Mascagni, i miei allievi, che ho visto e aiutato a crescere sia tecnicamente che psicologicamente, è qualcosa che mi emoziona e mi responsabilizza maggiormente”. L’allestimento dello spettacolo favorisce l’innesto dei giovani e la connessione tra studio e palcoscenico. E, nel centesimo anniversario di Puccini, è particolarmente apprezzabile la scelta di mettere in scena la sua Suor Angelica: opera molto bella ma poco rappresentata, e certamente la più verista delle opere di Puccini.
E’ stata Cavalleria rusticana tratta dall’omonima novella di Verga – atto unico di Pietro Mascagni, datata 1890, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci– che ha segnato l’ingresso, nel melodramma italiano, del Verismo, con la sua propensione per storie violente di ceti sociali modesti! Il suo successo fu da subito enorme. La vicenda si svolge in un paesino della Sicilia, in una domenica di Pasqua. Protagonisti sono compare Alfio, un carrettiere, sua moglie Lola, Turiddu (figlio di Lucia proprietaria di un’osteria), Santuzza che sa che il suo fidanzato Turiddu la tradisce con Lola. Alfio – cui Santuzza rileva il tradimento di Turiddu – giura vendetta. Ne nasce un duello nel cui corso Turiddu muore. L’azione è tragica, con catastrofe finale, ed opposizioni di sacro e profano, amore-passione e gelosia-vendetta.
L’azione di Suor angelica – opera in un atto di Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano (datata 1918) – si svolge, invece, verso la fine del Seicento, in un monastero dove suor Angelica, di famiglia aristocratica, è stata costretta ad abbracciare la vita monastica perché ha ceduto a un amore colpevole e ha avuto un bambino. Quando la Zia Principessa, dal cuore di pietra, dopo qualche anno, le dice che il bambino è morto, suor Angelica si prepara una bevanda mortale. Ma prima di morire chiede una grazia alla Vergine. E avviene un miracolo. La Madonna le va incontro, spinge il bambino verso di lei che si ricongiunge così con il bambino in punto di morte. Quest’opera è per sole voci femminili (soprani, mezzosoprani, un contralto). La vicenda è sceneggiata in sette episodi, come una Via Crucis. Un momento importante è la preghiera, un’antica filastrocca che il Coro fa sua. Siamo davanti a un dramma fatto di perfidie, di malinconia, molto commovente.
Gran bello spettacolo vedere questi due capolavori – entrambi emotivamente molto coinvolgenti – nel corso delle stesse serate.
Sul podio dell’Opera di Roma – subito dopo il Mefistofele di Boito – per la prima volta il maestro Michele Mariotti affronta Tosca.Con la regia di Alessandro Talevi, lo spettacolo è riproposto nella versione della prima rappresentazione assoluta (avvenuta al Costanzi il 14 gennaiso 1900) ricostruita dalla fondazione capitolina in collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi.La scenografia e’ quindi – veramente -affascinante. Vere opere d’arte pittorica – e di architettura – ricostruiscono (quasi si fosse al cinema) una chiesa, Castel Sant’angelo, e Palazzo Farnese di Roma, con tanta precisione da creare l’impressione di un video quale sfondo. Eppure e’ cartone dipinto!
Un vero capolavoro.
“Non ho mai smesso di ammirare la sottigliezza e la cura dei particolari con cui Puccini crea i suoi scenari – sottolinea il regista – e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista”. Seguendo quindi le originali volontà pucciniane, Talevi ha ricostruito per lo spettatore odierno la Roma vissuta dal compositore.
Lo spettacolo e’ spettacolare, oltre che per la scenografia, per musica, canto e coro, grazie a artisti capaci di esprimere (e trasmettere) sentimenti e forti passioni , valori e – nel caso di Scarpia – una malvagita’senza limiti ne’pudore.
Nel ruolo di Tosca torna il soprano Anna Pirozzi, mentre Cavaradossi è il tenore Fabio Sartori. Il barone Scarpia è interpretato dal basso-baritono Erwin Schrott nelle date del 9 e del 12 dicembre e da Amartuvshin Enkhbat nella replica del 14. Le scene e i costumi originali, disegnati da Adolf Hohenstein, sono stati ricostruiti rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti.
Tratta dall’omonimo dramma di Victorien Sardou, Tosca è l’opera più drammatica del compositore Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Riccadi colpi di scena tiene lo spettatore in costante tensione. E il discorso musicale si evolve in modo altrettanto rapido. La vena melodica di Puccini emerge nei duetti tra Tosca e Mario e nelle tre celebri romanze (Recondita armonia, Vissi d’arte e Elucevan le stelle) che rallentano in direzione lirica la concitazione della vicenda. Invece, la sonorità del secondo atto – che vede come protagonista il sadico Scarpia – anticipa l’espressionismo musicale tedesco.
Protagonista è la cantante Floria Tosca, amante del pittore Mario Cavaradossi, che nasconde un ex capo della caduta Repubblica Romana, Angelo Angelotti. Cavaradossi – catturato da Scarpia, capo della polizia pontificia, con l’accusa di tradimento – è condannato alla fucilazione.
Scarpia – per salvarlo – chiede a Tosca di concedersi a lui. Ma l’inganna: la fucilazione sarà vera.
Mentre Mario è ormai pronto a morire, inaspettatamente, arriva Tosca che gli spiega di essere stata costretta a uccidere Scarpia, gli mostra il salvacondotto e lo informa della fucilazione simulata. Scherzando, gli raccomanda di fingere bene la morte. Mario, però, verrà fucilato veramente. Sconvolta e inseguita dai poliziotti che hanno trovato il cadavere di Scarpia, Tosc grida “O Scarpia, avanti a Dio!”. E si getta dagli spalti del castello.
Dopo Aida/Blackface (Gennaio 2023) e Madama Butterfly/L’Orientale (Giugno 2023) – in occasione del Mefistofele di Arrigo Boito che ha inaugurato la stagione 20di 23/2024 della Fondazione lirica capitolina – è ora disponibile “Calibano. Mefistofele/Postumano”: nuovo volume di “Il Calibano”, rivista di attualità culturale del Teatro dell’Opera di Roma pubblicata dalla casa editrice effequ.
Il nuovo numero si interroga sul tema del postumano, oggi rintracciabile nelle forme e negli ambiti più svariati.
Si parla ovviamente di intelligenza artificiale, e di tutti i rischi anche etici connessi con il suo sviluppo; ma anche di ectogenesi, ossia della gravidanza esterna al corpo della donna; dell’eredità digitale dopo la morte e delle nuove inquietanti forme di interazione con gli avatar dei defunti; del superamento dei limiti fisici e fisiologici nello sport, attraverso l’impiego di dispositivi tecnici e medici.
Ampio spazio è dato anche alle arti, con i possibili sviluppi della danza nel metaverso, con uno sguardo sull’uso delle macchine per ampliare le modalità di produzione sonora in musica, e con una ricognizione del postumano nel mondo della graphic novel e delle serie tv. La letteratura offre poi un vasto immaginario di drammi legati al superamento della finitudine umana, da Frankenstein di Mary Shelley a Poor things di Alasdair Gray, recentemente divenuto un film grazie a Yorgos Lanthimos, vincitore del Leone d’oro a Venezia. Nella rivista trovano spazio anche una testimonianza dell’artista transgender Agnes Questionmark, che intende trascendere con la sua opera non solo il genere ma anche la stessa figura umana, e un racconto inedito di Laura Pugno, antesignana del postumano nella narrativa italiana.
Come sempre, le illustrazioni di “Calibano” sono realizzate con l’ausilio di programmi di intelligenza artificiale (Midjourney e DALL-E 3), con i quali ha lavorato l’artista grafico Merzmensch, mentre la copertina è un collage firmato da Giulio Paolini.
La rivista è disponibile in libreria, al bookshop del Teatro e online sul sito effequ. Inoltre, una selezione di saggi dei tre numeri della rivista è fruibile gratuitamente sul sito operaroma.it. Di Mefistofele/Postumano è pubblicato un testo di Verena Andermatt Conley, docente di Harvard, sulla possibile interpretazione odierna della figura di Faust, accanto a un articolo del musicologo Giuliano Danieli che prende in rassegna le più recenti esperienze del teatro musicale influenzate dal postumano
In unaversione moderna e fresca – con un nuovo cast e una coreografia dinamica e innovativa a firma di Massimiliano Volpini – su musica di Čajkovskij al teatro Olimpico sarà in scena Lo schiaccianoci. Lo spettacolo – con la partecipazione straordinaria di Carola Puddu (nel ruolo della “Fata Confetto”) e la presenza di performer di Urban Dance e artisti di strada (con numeri d’illusionismo e acrobazie dell’antica arte circense) – affronta tematiche quali la sensibilità ecologica, la condizione umana e lo smarrimento d’identità in una società multiforme. Nel primo atto un’immaginaria periferia metropolitana abitata da senzatetto: Babbo Natale diviene un misterioso benefattore di quartiere e lo Schiaccianoci, che rappresenta l’eroe, il suo dono più atteso. Nel secondo atto ambientazioni e personaggi della tradizione, in un viaggio tra le danze del mondo in compagnia di personaggi bizzarri, il binomio realtà-sogno incentiva la riflessione.
Con Il Marito Invisibile di Edoardo Erba – prima commedia in videocall – lo spettatore si ritrova in una videochat fra due amiche cinquantenni, Fiamma (Maria Amelia Monti) e Lorella (Marina Massironi) – che non si vedono da tempo – e l’annuncio[S1] sorprendente di Lorella: si è sposata, ma il nuovo marito è invisibile.
Fiamma – temendo danni dell’isolamento – si propone di aiutarla, ma non ha fatto i conti con la sconcertante attrazione di noi tutti per l’invisibilità.
Bella la sua particolarmente innovativa messinscena!
“Le attrici – sottolinea il regista Edoardo Erba – recitano sullo sfondo di un blue screen circondate da una realtà monocromatica, che prende vita e colore solo dal piano della telecamera in su. Sui grandi schermi che sovrastano il palco, invece, le vediamo vivere nelle loro case, piene di oggetti, di luci, di fumo, di colori e di movimento. Il contrasto – funzionale alla storia che la commedia racconta – mette lo spettatore in una situazione nuova. Può guardare le attrici sui grandi schermi, godendosi il loro primo piano o, viceversa, guardarle dal vivo sul palco o, ancora, guardarle un po’ da una parte, un po’ dall’altra, “montando” le immagini come meglio crede. Benché composto da cinque scene con passaggi di tempo fra l’una e l’altra (cinque atti si sarebbe detto una volta) lo spettacolo non prevede mai il buio. Gli schermi sono sempre attivi, perché quando i personaggi escono di scena, prendono il cellulare e il pubblico vede ingrandito quello che loro vedono sullo schermo del telefono. Ne esce un atto unico dal ritmo incalzante, che cattura lo spettatore dalla prima battuta, senza lasciargli mai la possibilità di distrarsi”.
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Diretta dal carismatico Moses Pendleton,MOMIX è una eccezionale Compagnia di ballerini-illusionisti. La sua fama internazionale nasce dalla capacità di evocare un mondo di immagini surreali – facendo interagire corpi umani, costumi, attrezzi, e giochi di luce – e affrontando le sfide della gravità con le acrobazie dei suoi incredibili ballerini e il trasformismo dei suoi personaggi, che evocano sensazioni e colori (sempre nuovi) con gli occhi di un bambino un po’ cresciuto.
Lo spettacolo in scena al teatro Verdi di Salerno – in Prima il 29 novembre 2023 – BACK TO MOMIX – dopo anni per tutti difficili – vuole esprimere un desiderio di leggerezza e spensieratezza, e uno sguardo sempre teso al futuro. Da qui il gioco di parole del titolo, che richiama un classico della cinematografia degli anni ’80.
Con nuova intensità, lo spettacolo restituisce alle luci del palcoscenico gli estratti più significativi dei grandi classici che hanno segnato la storia della Compagnia – dagli storici MomixClassics, Passion, Baseball, Opus Cactus, SunFlower Moon, fino a Bothanica ed Alchemy – per la gioia dei suoi spettatori che ne escono incantati ed emozionati.
Nel corso dei prossimi mesi, al Palazzo Esposizioni Roma, ci sarà la mostra “MACCHINE DEL TEMPO” – dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF): perfetto connubio tra divulgazione scientifica, gioco e cultura. La mostra (promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e daAzienda Speciale Palaexpo, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, ideata e realizzata da INAF in collaborazione con Pleiadi e prodotta con il contributo di Azienda Speciale Palaexpo) parla di astrofisica e astronomia a grandi e piccoli, neofiti e appassionati.
I visitatori, guardando il cielo, intraprenderanno un vero e proprio “viaggio nel tempo” il cui tema centrale è la luce che – con la sua velocità – ci permette di vedere il passato. Più distante osserviamo, più indietro nel tempo riusciamo a vedere.
Le macchine del tempo (dal cannocchiale – inventato nei Paesi Bassi, ma per la prima volta indirizzato verso il cielo da Galileo che lo ha anche perfezionato – a Osservatori imponenti e complessi sistemi di telescopi e satelliti artificiali) sono state create dall’uomo per osservare il cosmo e l’inizio di tutto (i telescopi sono in grado di trasportarci all’origine dell’universo – quando le prime galassie e le stelle hanno preso forma – ma anche di sviscerare la storia del nostro pianeta e del sistema solare).
Il percorso espositivo si snoda su tre sale.
Si parte con l’invito a ripetere l’esperienza che Galileo fece oltre 400 anni fa, puntando per la prima volta il verso il cielo. Il viaggio prosegue tra pianeti, stelle, galassie e giganteschi ammassi di galassie, abbracciando le immense scale cosmiche che le “macchine del tempo” dell’astrofisica contemporanea cercano di afferrare, fino agli albori dell’Universo.
La Mostra – che incentiva interattività e immersione (attraverso una combinazione di immagini iconiche, exhibit interattivi e tecnologie innovative come la realtà virtuale) – prevede anche conferenze, spettacoli, laboratori didattici e aperti scientifici.
E divulga ciò che gli scienziati italiani e l’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) fanno, dando un grosso contributo anche a livello internazionale
Mefistofele, vero viaggio universale (e verso l’utopia) che ben descrive il dualismo presente in ciascun di noi e la sfida a superare i propri limiti, è un’opera dalla musica potente – costituita da un prologo, quattro atti e un epilogo – composta da Arrigo Boito, che ne elaborò il libretto partendo dal Faust di Goethe. Dopo il fiasco clamoroso della sua prima edizione (1868) l’opera fu ulteriormente ridotta.
A Roma, la sua prima rappresentazione c’è stata al Teatro Costanzi il 29 ottobre 1887, e l’ultima nel marzo 2010. Nel 2023, la sua nuova produzione – proposta, con sul podio il direttore musicale della Fondazione Capitolina Michele Mariotti, e con la regia del pluripremiato regista australiano Simon Stone – inaugurala Stagione 2023/2024 del Teatro dell’Opera di Roma.Protagonisti il basso John Relyea nel ruolo di Mefistofele, il soprano Maria Agresta nel doppio ruolo di Margherita ed Elena, e Joshua Guerrero in quella di Faust. Scene e costumi dello spettacolo sono di Mel Page, mentre le luci di James Farncombe. L’Orchestra è quella dell’Opera di Roma, così come il Coro, diretto da Ciro Visco, cui si affianca ilCoro di voci bianche del Teatro.
“Abbiamo sceltoMefistofele– sottolinea il direttore musicale Michele Mariotti (recentemente rientrato dopo il gran successo dalla tournée capitolina in Giappone) – perché rispecchia perfettamente la nostra idea di teatro: un luogo che parla sia dell’uomo di oggi, fornendo gli strumenti per conoscere più a fondo la nostra realtà e per interpretarla, sia dell’uomo come archetipo, con i suoi valori psicologici atemporali e le sue pulsioni eterne. Boito esalta proprio questo: l’universalità dell’uomo che è in Faust e la sua implacabile tensione a superare i suoi limiti. Sono poi particolarmente felice di lavorare nuovamente con Simon Stone dopo La traviata che abbiamo realizzato insieme a Parigi nel 2019″.
Nello stile unico, iperrealista e tagliente, di Simon Stone Violetta Valéry è trasformata in un’influencer. La vicenda di Lucia di Lammermoor è ambientata nel “Rust Belt” americano. L’amore di Tristano e Isotta è raccontato tra i grattacieli di New York. “Faust – sottolinea Storne – cerca di raggiungere la versione migliore di sè finché non arriva a doversi confrontare con la parte più egoista e corrotta di sé. La regia mira a rendere i due estremi. L’orchestra è veramente straordinaria. Le parti corali sono le più belle e restituiscono l’idea di armonia che è ben altro rispetto al populismo”.
Nel ruolo di Marta e Pantalis è impegnato il mezzosopranoSofia Koberidze, mentre il tenore Marco Miglietta interpreta Wagner. Nereo è Leonardo Trinciarelli , e Yoosang Yoon. Nelle repliche del 29 novembre e del 3 dicembre, Mefistofele è invece interpretato da Jerzy Butryn, che canta per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma; Faust daAnthony Ciaramitaro; Margherita/Elena da Valeria Sepe.
Che senso ha la storia di Faust e Mefistofele per l’uomo di oggi? Simon Stone si è posto questa domanda nel creare la regia di “Mefistofele” di Boito. Il suo spettacolo vi aspetta al Teatro Costanzi dal 27 novembre: per un inizio di stagione ricco di emozioni e suggestioni. pic.twitter.com/GJK9WqKV4D
La stagione di prosa del Teatro Verdi avrà inizio con Massimo Lopez e TullioSolenghi – di nuovo a salerno – nello show “Dove eravamo rimasti” che proporrà numeri sketch, brani musicali, contributi video, con alcuni picchi di comicità come una lectio magistralis di Sgarbi / Lopez, un affettuoso omaggio all’avanspettacolo ed il confronto Mattarella / Papa Bergoglio. Il filo conduttore sarà quello di una chiacchierata tra amici in famiglia, con l’intento di coinvolgere i “parenti” seduti . Il 24 novembre riparte anche il tradizionale incontro tra pubblico e artisti: l’amato “Giu’la maschera”.