TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Con il balletto Cenerentola – regia e coreografia di Luciano Cannito, produzione di Fabrizio di Fiore per Roma City Ballet Company (composizione di artisti selezionati con audizioni solo internazionali, oggi con un posto di rilievo nel panorama nazionale) – parte la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana di danza 2024. E’ uno spettacolo fresco e colorato, brioso e romantico. Da vedere. Delle due protagoniste nei ruoli principali – le due stelle internazionali Iana Salenko e Dinu Tamazlacaru Principal Dancers del Teatro dell’Opera di Berlino - causa indisposizione, Salenko e’ stata sostituita da Xsenia Ovsyanik, anche lei dell’Opera di Berlino. Le protagoniste si affiancano al Corpo di Ballo di Roma City Ballet e a Manuel Paruccini, primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma nel ruolo della matrigna “en travesti”. I costumi sono di Giusi Giustino (direttrice della sartoria del Teatro San Carlo di Napoli) e le scene di Michele Della Cioppa (direttore degli allestimenti scenici del Teatro dell’Opera di Roma).
La storia di Cenerentola, come noto, parla di una fanciulla già orfana di madre – alla morte del padre – ridotta in povertà e angustiata dalle sorellastre e dalla matrigna. Con l’aiuto di una fata – e di un pizzico di magia – il suo sogno di incontrare il suo principe azzurro diventa infine realtà. Nella versione di Luciano Cannito, la storia si arricchisce di un pizzico di follia, comicità e divertimento senza tralasciare la spettacolarità (soprattutto nelle scene del secondo atto con il grande salone da ballo) aggiungendo – sottolinea il regista – “al fantastico del racconto. il fantastico del desiderato da tutti: realizzare i nostri sogni nei momenti più bui della nostra vita e soprattutto realizzarli quando non ce lo aspettavamo più”. “Ciò che più mi premeva – raccontava, da parte sua – raccontava, da parte sua, Prokof’ev – era di rendere con la musica l’amore poetico tra Cenerentola e il principe, la nascita e il fiorire del sentimento, gli ostacoli su questa via, la realizzazione di un sogno”.
È la vigilia di Natale. I protagonisti, tra loro Ginger e Fred – scritturati come ospiti per lo show di Natale di una televisione privata – sono emozionati per la serata che li porterà sotto le luci dei riflettori. Ma e non sanno che in quanto derubricati alla voce “materiale di varia umanità” – a questa a televisione commerciale – sono necessari solo per riempire i buchi tra una pubblicità e l’altra.
Nell’attesa, in sala trucco – prima che il teatro diventi lo studio dello show e il Presentatore, come il Domatore di un circo, faccia entrare le bestie ammaestrate – questi personaggi si imporranno per la realtà delle loro vite, fatte di solitudine, basse aspirazioni, menzogne e confessioni improvvise, tutto comico e tragico allo stesso tempo, nell’esaltazione di un giorno “straordinario”. Per Amelia e Pippo, Ginger e Fred, è diverso: sotto le luci dei riflettori, erano loro a emanare luce. Sono qui per ritrovare quel filo nascosto che li aveva uniti nella coppia artistica e forse anche intima. E poi, sì, balleranno, e per un momento saranno di nuovo insieme… come nel ricordo, in quel tempo passato che non c’è più.
La morte in quinta dell’Ospite d’Onore, l’Ammiraglio/eroe, interrompe bruscamente lo show. Dopo la sua mesta commemorazione, Ginger e Fred si separeranno ancora. Perché? «Non lo so – risponde Ginger – Federico ha voluto così».
Perché il loro mondo fatto di incanto, non c’è più. Sono solo “materiale di varia umanità” usata per riempire il tempo tra una pubblicità e l’altra.
Come ben sottolineato da Monica Guerritore: “È nell’osservazione di questo piccolo popolo –- che emerge la pietas che spinge Fellini a scrivere e dirigere Ginger & Fred. Il mondo di Fellini è illusione e suggestione. La scena non descrive ma allude, indica uno spazio ‘altro’: le luci di una festa finita da tempo, le insegne di una discoteca riminese, l’Eden Rock. È quello il mondo che accoglie Ginger e Fred. E che ne racconta la fine”.
A causa di un infortunio Pietro Bontempo sarà sostituito da Max Vado. E la prima è slittata dal 9 al 16 gennaio 2024.
IL FLAUTO MAGICO – splendido e celebre Singspiel (genere operistico in cui si alternano parti recitate e cantate) musicato da Mozart nel 1791, su libretto di Emanuel Schikaneder e con il contributo di Karl Ludwig Giesecke – sarà in scena al teatro dell’Opera di Roma. La trama originaria (che si sviluppa lungo un graduale passaggio dalle tenebre dell’inganno e della superstizione alla luce della sapienza solare, al quale corrisponde un progressivo capovolgimento di prospettiva nel ruolo dei buoni e dei malvagi, i cui poli contrapposti sono rappresentati da Sarastro e dalla Regina della Notte) si svolge in un antico Egitto immaginario. Alla fine si celebra la vittoria del Bene sul Male. Pamina e Tamino vengono accolti nel Regno Solare di Sarastro, e l’opera si conclude col coro finale dei sacerdoti.
Al teatro dell’Opera Mozart è portato in classe.
“Con la Rivoluzione francese – sottolinea il regista Damiano Michieletto – si è affermata una nuova concezione della scuola, che deve essere laica. Cosi’ ho immaginato di raccontare questa allegoria favolosa e surreale all’interno di una scuola che si apre ad un viaggio fisico di scoperta e consapevolezza individuale. Tamino e Pamina, accompagnati dall’analfabeta Papageno (che però conosce il linguaggio non scritto degli animali) vivono il conflitto tra l’istruzione religiosa e laica (riassunto nel conflitto tra la Regina della Notte e Sarastro) e si aprono ad una scoperta individuale degli affetti e della sessualità, della maturità come indipendenza dai padri”.
Con regia di Michieletto – e allestimento ideato per La Fenice di Venezia nel 2015 in coproduzione con il Maggio Musicale Fiorentino – la favola mozartiana segna il debutto al teatro Costanzi del giovane direttore d’orchestra Michele Spotti. Al loro fianco, lo scenografo Paolo Fantin, la costumista Carla Teti e il light designer Alessandro Carletti. In scena uno splendido cast: il tenore Juan Francisco Gatell (come Tamino), la soprano Emőke Baráth (comePamina), il soprano Aleksandra rispettivi ruoli di Pa)pageno e Papagena, il basso John Relyea come ill sacerdote Sarastro, il tenore Marcello Nardis come Monostatos. Infine, nella parte dell’oratore canta il basso-baritono Zachary Altman, mentre le tre dame sono Ania Jeruc, Adriana Di Paola e Valentina Gargano; quest’ultima fa parte di “Fabbrica” Young Artist Program come Arturo Espinosa (diplomato della terza edizione) e Nicola Straniero, impegnati nei panni dei due sacerdoti e dei due armigeri. Nelle repliche del 14, 17 e 19 gennaio il ruolo di Tamino è affidato a Cameron Becker e quello di Pamina a Maria Laura Iacobellis. Papageno è Äneas Humm (Premio Giovane Artista dell’Anno 2022 per Opus Klassik) e Sarastro Simon Lim. Nelle stesse repliche e in quella del 21 gennaio la Regina della Notte è interpretata da Aigul Khismatullina.
In scena anche il Coro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco. Alla produzione partecipa anche la Scuola di Canto Corale.
Il teatro Verdi di Salerno inizia il 2024 con il coinvolgente programma di uno spettacolo – presentato da Peppe Iannicelli - fatto di sinfonia cori e brani d’opera. In scena l’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno diretta dal maestro Francesco Ivan Ciampa con il Coro del teatro dell’Opera di Salerno diretto dal maestro Francesco Aliberti. Sul palcoscenico il soprano Hasmik Torosian.
“Il doppio concerto di Capodanno – sottolinea il direttore artistico Daniel Oren – conclude una grande stagione del teatro Verdi di Salerno”. “Una vera e propria maratona musicale – precisa Antonio Marzullo segretario artistico del Verdi – per accontentare tutti gli appassionati che vogliono cominciare il nuovo anno in armonia e letizia”. “Grazie al sostegno della Regione Campania – conclude il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli – ancora una volta Salerno sale alla ribalta con programmi ed eventi di grande rilievo artistico e culturale. Buon divertimento e buon anno a tutti”.
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Aida – con regia del rinomato Plamen Kartaloff – il Concerto di Natale e il doppio concerto di capodanno, sono gli spettacoli per le feste del Teatro Verdi di Salerno. “Un gran finale – sottolinea il Sindaco Vincenzo Napoli – per la stagione lirica sinfonica e di balletto del Teatro Verdi che, per l’eccellenza della programmazione e degli interpreti, ha fatto registrare grande successo di pubblico e di critica”.
Aida è un’opera di Giuseppe verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni basata su un soggetto originale dell’archeologo francese Auguste Mariette, primo direttore del Museo Egizio del Cairo. E’ “un dramma di straordinaria attualità – precisa il direttore Daniel Oren – con contenuti profondamente moderni (lo scontro di civiltà, le grandi passioni, il tradimento e la fedeltà). Il tutto con una potenza musicale che lascia ogni volta senza fiato. Con un allestimento magnifico che permetterà di apprezzare tutte le sfumature artistiche e culturali del capolavoro verdiano, anche questa Aida 2023 sarà un’emozione tutta da vivere”.
Storia avvincente di amore, tradimento e sacrificio ambientata nell’antico Egitto, Aida trasporta gli spettatori in un viaggio indimenticabile attraverso emozioni e passioni. Ricca di creazioni musicali, questa opera segna anche la linea di demarcazione tra gli schemi del vecchio melodramma e quello dell’ultimo ottocento: Verdi, riesce a fondervi stili eterogenei, talvolta contrastanti, con una abilità ed una leggerezza esemplari.
I quattro Atti dell’opera sono divisi (a eccezione del terzo) in due scene ed equilibratamente scanditi tra momenti di luce e di ombra. La storia narra, da un lato, l’amore invincibile di Aida per Radamès; dall’altro il giudizio inappellabile di Ramfis e dei sacerdoti. Al di sopra di loro, Iside, evocata fin dalle prime note. In questo groviglio di sentimenti e di ostilità, il compositore rileva slanci collettivi e tumulti individuali, colpi di scena e svolte tragiche. Di solito scelta per le grandi rappresentazioni all’aperto o per grandi teatri, come ha reso Aida rappresentabile in un piccolo teatro senza un’enorme quantità di comparse, cavalli, cammelli ecc.?
“La sfida – sottolinea il registaPlamen Kartaloff – rimane quella di visualizzare la musica. Aida è stata scritta da Verdi come un dramma intimo fra tre personaggi. Eppure il pubblico più spesso riconosce Aida nell’esibizione della spettacolarità del momento trionfale. Per me, in primo piano è la passione. La forza di uno spettacolo è sempre l’emozione e la capacità di cogliere messaggi profondi per emozionare lo spettatore, soprattutto oggi. La scena più emozionante è l’ultimo incontro di Amneris con Radamés. L’amore, il tradimento, la colpa, l’inconciliabilità, l’odio e il destino fatale si esprimeranno attraverso l’interpretazione e la potenza scenica della musica, che è lo strumento principale per il regista e gli artisti. L’obiettivo principale della regia è quello di rendere l’ascoltatore, uno spettatore attivamente coinvolto nell’azione ed emotivamente ossessionato da ciò che avviene sul palco. Fondamentale è l’importanza del modo di creare un’immagine scenica della musica. Anche se è auspicabile che regista e compositore siano in creatività produttiva e co-autorialità”.
Ma qual è la sua trama? – Durante una guerra, Aida, la figlia del re etiope, fatta schiava è portata in Egitto, dove però nessuno conosce la sua vera identità. Durante la schiavitù ella si innamora del comandante delle truppe egiziane Radames che ricambia il suo amore.
Ha però una pericolosa rivale, Amneris, la figlia del Faraone d’Egitto.
Il cuore di Aida è diviso tra l’amore per il padre e il suo paese e l’amore per Radamès. Suo padre sta marciando contro l’Egitto. Radamès è stato scelto da Iside come comandante dell’esercito che lo gli va incontro.
Con un inganno Amneris spinge Aida a rivelarle il suo amore segreto per Radames, che intanto torna vincitore. Il Re d’Egitto, a lui grato, lo proclama suo successore al trono concedendogli la mano della figlia Amneris.
Tra i prigionieri etiopi, c’è il padre di Aida che – meditando una rivincita – chiede alla figlia a farsi rivelare da Radamès la posizione dell’esercito egizio. Fidandosi di Aida, quest’ultimo le rivela le informazioni richieste dal padre. Successivamente, resosi contro del suo involontario tradimento, Radamès si consegna prigioniero al sommo sacerdote. Volendo salvare Radamès di cui conosce l’innocenza, Amneris lo supplica di discolparsi, ma egli rifiuta.
Radames viene condannato a morte per alto tradimento e sarà sepolto vivo, e Amneris maledice i sacerdoti mentre Radamès viene portato via. Radamès crede di essere solo, ma pochi attimi dopo si accorge che Aida si è nascosta nella cripta per morire con lui. I due amanti accettano il loro terribile destino, confermano l’amore l’un per l’altro, dicono addio al mondo e alle sue pene e aspettano l’alba, mentre Amneris piange e prega sopra la loro tomba durante le cerimonie religiose e la danza di gioia delle sacerdotesse.
L’Anatra all’Arancia” è una commedia che cattura immediatamente, trascinando gli spettatori nel suo vortice di battute, solo apparentemente casuali, perché tutto è architettato come una partita a scacchi. Ogni mossa dei protagonisti ne rivela le emozioni. Il cinismo lascia il passo a timori, all’acredine, alla rivalità, alla gelosia, bref, all’Amore. Ne nasce un racconto in cui le meschinità dell’animo umano ci servano a sorridere, ma anche a suggerirci il modo di sbarazzarsene.
AUGURI! Con la speranza che tornino Pace Felicita’ e Benessere – per tutte e tutti – in questo mondo, alla ricerca di un nuovo ordine, ma sempre piu’ – disumanamente – cieco, e in preda a odio, crudeltà, guerre e ingiustizie,
Il 21 dicembre 2013, il cartellone di balletto della stagione 2023/2024 dell’Opera di Roma sarà aperto dalla magia della celebre composizione di Čajkovskij: Lo Schiaccianoci. La prima sarà preceduta dall’Incontro con la Danzadi domenica 17 dicembre (ore 17.00 – ingresso è gratuito) con Rossella Battisti – che analizzerà illavoro del coreografo canadese Paul Chalmer in un dialogo con il pubblico – e dall’Anteprima Giovani di mercoledì 20 dicembre ore 19.00. Al Teatro Costanzi, del compositore russo sono in programma anche Il lago dei cigni (19-27 giugno 2024) e La bella addormentata (14-22 settembre 2024).
Per Lo schiaccianoci, l’orchestra capitolina sarà diretta da Nir Kabaretti. Molto attesi gli ospiti internazionali Maia Makhateli e Victor Caixeta che interpretano la Fata Confetto e il suo cavaliere: lei georgiana e lui brasiliano. Negli stessi ruoli si alternano con loro le étoiles Rebecca Bianchi e Susanna Salvi con i primi ballerini Claudio Cocino e Michele Satriano e il solista Giacomo Castellana. In scena anche le étoiles Alessandra Amato e Alessio Rezza, che danza il principe Schiaccianoci, i solisti e tutto il Corpo di Ballo. Partecipano alla produzione anche gli allievi della Scuola di Danza.
Il coreografo Paul Chalmer, in stretta collaborazione con il team creativo (che vede Andrea Miglio alle scene, Gianluca Falaschi ai costumi e Valerio Tiberi alle luci) ha ripensato il balletto ideato da Marius Petipa e Lev Ivanov nel 1891-92 – ispirato al racconto di E.T.A. Hoffmann (Schiaccianoci e il re dei topi) – nella versione già edulcorata di Alexandre Dumas (Storia di uno schiaccianoci). Gli elementi oscuri della trama originale lasciano – quindi – il posto ad una favola che racconta di come, allo scoccare della mezzanotte di un magico Natale, i sogni e i desideri interiori della giovane protagonista, Clara, iniziano a realizzarsi.
” La coreografia di questo nuovo Schiaccianoci - sottolinea Paul Chalmer – si ispira alle tradizionali e iconiche produzioni che ho danzato e ammirato ormai da più di cinquant’anni. Ciò che mi ha sempre colpito delle numerose produzioni de Lo schiaccianoci che ho ballato e visto, a parte la magnifica partitura, sono i mondi visivi unici creati da grandi scenografi come Jurgen Rose, Desmond Heeley, David Walker o Nicholas Georgiadis”.
Francesca Dego con il suo prezioso violino Francesco Ruggeri (Cremona 1697) e Alessandro Taverna – un duo d’eccezione – sono in scena al teatro Argentina per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana. Il concerto inizia con la Sonata in bemolle maggiore op. 18 (1887) ultima delle composizioni giovanili di Richard Strauss, influenzato ancora dalla tradizione classico-romantica del secondo Ottocento. Segue poi – in stile dodecafonico – uno degli ultimi lavori diArnold Schoenberg: la Fantasia per violino e pianoforte op. 47 (1949). Successivamente si ritorna al secondo Ottocento con la Sonata n. 3 in re minore op. 108 (1888) di Johannes Brahms, con cui il compositore tedesco tocca l’apice della produzione cameristica.
Firmando una nuova Bottega Fantastica, Francesco Ventriglia debutta all’Opera di Roma: 9 e 10 dicembre al Teatro Nazionale, più otto matinée riservate alle scuole, e dal 27 al 29 dicembre alla Scuola di Danza dell’Opera di Roma uno stage intensivo rivolto a giovani dagli 11 e 17 anni (per parteciparvi le domande vanno presentate entro il 9 dicembre 2023).
Questa la trama dello spettacolo. Nella bottega fantastica – in cui un giovanissimo creatore di giocattoli costruisce bambole danzanti – in presenza di una famiglia che vi è entrata, inizia la presentazione delle bambole tra cui i bambini dovranno scegliere il loro regalo. Si susseguono danze di gruppo, assoli, terzetti e duetti, tarantelle, mazurche, can can, danze dei cosacchi e un romantico momento affidato al soldatino e alla ballerina. La bottega diventa un luogo magico in cui gli “automi” si animano per architettare una fuga.
Alla produzione – un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma – prendono parte gli allievi del 1°, 6°, 7° e 8° corso, con la partecipazione straordinaria di Ofelia Gonzalez e Pablo Moret, docenti della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. Le scene sono di Michele Della Cioppa, i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Alessandro Caso. Assistente alla coreografia Luca Cesa, consulenza musicale Giuseppe Annese, maestro collaboratore Mario Germani.