TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Alan Turing (con Stefano Persiani e Cinzia Ugatti – regia di Andrea Carraro): lo spettacolo, in scena nel suggestivo scenario del teatro Barbuti di Salerno, rida’ vita al celebre scienziato britannico, la cui invenzione (una macchina capace di decifrare i codici usati dai tedeschi) non solo ha consentito di salvare tante vite nel corso della seconda guerra mondiale, ma ha poi ispirato la nascita del moderno computer. Come noto – cosa assurda ed orrenda – lo scienziato fu poi condannato per la sua omosessualita’.
Nello spettacolo, dialogando con la madre – che, seduta su una sedia a dondolo, volge le spalle al pubblico, e parla molto poco – Alan Turing ricorda la propria vita: dal suo inseparabile orsacchiotto alla sua passione per i calcoli, la sua invenzione, il processo che, giudicatolo quale pervertito, gli ha poi imposto di scegliere tra il carcere e la castrazione chimica, la sua scelta per la seconda ipotesi, e il suo suicidio.
Brevi apparizioni di un giudice in toga rievocano il terribile processo. E come Biancaneve (la cui fiaba lo scienziato ben conosceva) – vittima di una mela avvelenata – anche Alan pone fine alla propria vita con del veleno su una mela.
Gran bello spettacolo: coinvolgente ed emozionante.
Nel quadro del ricco programna della 38esima edizione di BarbutiSalernoFestival2023 “Le Stelle sono tante” questa sera ho visto Girotango. Tanti incontri “amorosi” – nel contesto di un’immaginaria e suggestiva Buenos Aires – caratterizzati, a prescindere dai diversi personaggi, da un ripetitivo girotondo di menzogne. Da qui un – benvenuto – invito finale alla sincerita’! Giu’le maschere….Bella musica e due bravi ballerini ( con e senza musica!).
Molto rumore per nulla è una fiaba – illuminante – sul potere della parola. Questa nuova versione della commwdia trasferisce l’azione dalla Sicilia (che per Shakespeare certo significava esotismo e sensualità) a un Salento ideale, illuminato da quello stesso sole che esaspera i contrasti, e in cui le voci prendono il volo per costruire richiami e canti. E – precisa la regista Scaramella – “mi appare oggi come una riflessione molto brillante e ludica sul tema della crisi intesa come tempo della metamorfosi, su come un ostacolo, una difficoltà, possa trasformarsi in un’occasione di crescita personale e collettiva. Il titolo racchiude tutti i sensi della storia e li nasconde proprio in quel “nothing” apparentemente inoffensivo. “Nulla” come un basso continuo contrapposto al suono di troppe parole, alla frenesia che spinge gli uomini ad amare, giocare, desiderare, combattere”.
Questa la sua trama.
Un gruppo di soldati torna dalla guerra ed invade lo spazio delle donne. È la fine della specificità dei generi: l’uomo guerriero, la donna custode del focolare. Finite le battaglie, la commedia racconta quello che sta nel mezzo, dopo la guerra e prima della pace, dopo il “separato” e prima dell’“unito”. Questo inter-regno è il tempo della parola, che si fa ponte tra due singoli mondi.
È il maschile che cerca l’accordo col femminile.
Benedetto e Beatrice (campioni dei rispettivi schieramenti) difendono le loro autonome identità, lei attaccata al ruolo maschile che ha assunto, lui incapace di liberarsi dall’attrazione del cameratismo adolescenziale. L’abbandonarsi alle emozioni potrebbe precipitarli su un terreno sconosciuto e incontrollabile.
Beatrice è una donna insolita. Parla con libertà – a stranieri, uomini di potere, familiari e non – con una lingua paragonabile solo a quella di Benedetto, brillante e impertinente. Comportamento in genere condannato in una donna ma in lei accettato in virtù del suo essere casta, vergine e comica. Ogni battuta di spirito corazza però il suo corpo e la sua parte emotiva. Benedetto è la sua immagine gemella, un Peter Pan attratto da una donna che è un guerriero e che gli propone un rapporto in fondo simile a quello che è abituato ad avere con i compagni d’armi.
Il grimaldello che incrina queste due casseforti d’amore è il momento della difficoltà.
Benedetto diventa necessario. Solo un uomo può impugnare la spada per difendere la giustizia, ma la strada gliela insegna una donna che lo separa dal branco. E così il “buffone del Principe” si trasforma nel nuovo capo del palazzo, giovane, saggio e brillante.
Sostenuti dalla gioia e dal coraggio – e trascinati dalla musica – tutti transitiamo dal baco alla farfalla.
COME SI E’ARRIVATI AD OGGI? QUALI SONO LE VERE POSTE IN GIOCO? QUALI LE IPOTESI SUL TAPPETO? Mi ci soffermo nel numero di maggio di Agenda geopolitica.
Un valzer lento all’imbrunire (ChiPiùNeArt Edizioni) di Graziella Diano Naf è un bel romanzo d’avventura e di guerra e, insieme, di testimonianza, all’autrice ispirato dai diari segreti del suo papà, ritrovati nel sotto fondo della sua scrivania.
Descrivendo essenzialmente la fuga di alcuni Internati Militari Italiani da un campo di prigionia-lager in Alsazia verso la Svizzera, questa storia – insieme individuale e collettiva – porta alla luce un pezzo oscuro della storia italiana.
In effetti, la vicenda degli Internati Militari Italiani si iscrive nel drammatico periodo della Seconda guerra mondiale che va dall’8 settembre del 1943 alla liberazione. Moltissimi soldati italiani (più di 600 000) – sorpresi dall’armistizio mentre erano impegnati in vari fronti europei – vennero catturati, spesso con inganno, dagli ex alleati. E costretti a lavoro forzato (nell’industria bellica e pesante, in agricoltura, nell’edilizia), umiliazioni e privazioni di ogni tipo, fame e persecuzione, in campi di prigionia tedeschi, o a combattere sotto la bandiera della repubblica di Salò. Molti optarono per la prima delle due scelte.
Benché prigionieri di guerra, non vennero loro riconosciute le tutele previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929. Il 12 agosto 1944, un accordo tra Hitler e Mussolini li trasformò in “lavoratori civili” formalmente liberi, ma la loro condizione era in realtà quelli di lavoratori coatti privi di diritti e di libertà.
I sopravvissuti fecero ritorno in Italia tra l’estate del 1945 e quella del 1946 a bordo di treni merci.
Appuntamento a Londra – diretto da Ilenia Costanza, con Guido Lomoro e Enzo Piscopo – è la storia dell’incontro, in un noto albergo londinese, tra un ricco uomo d’affari peruviano e una donna, che si presenta come la sorella del suo vecchio amico d’infanzia, sparito per ragioni mai svelate. In un susseguirsi di colpi di scena, l’identità della donna si fa sempre più ambigua ed inquietante.
Nasce un thriller – un gioco pericoloso – che rivela verità scomode.
Prendendo spunto dal famoso programma RAI “Chi l’ha visto” le autrici-attrici, con ironia e disincanto, si chiedono se tutte le persone scomparse vogliano davvero essere ritrovate. Ne nasce una carrellata di situazioni paradossalmente comiche, ma anche uno sguardo cinico sulla realtà.
In un campo di prigionia siberiano arriva un nuovo detenuto, Alexandr Petrovič Gorjančikov: un giovane aristocratico, annunciato come prigioniero politico. I detenuti – tra vessazioni delle guardie e lavori forzati – si presentano al nuovo arrivato, ognuno ripercorrendo la propria storia e i motivi della prigionia. Carcere duro, privazione /e bisogno della libertà, il controllo sociale, colpa e pena, questi i temi di questa splendida opera da conoscere.
Ispirata dalle omonime memorie romanzate di Fëdor Dostoevskij sulla vita dei detenuti in un campo di prigionia in Siberia (dove lui stesso era stato detenuto, per motivi politici, per quattro anni) Da una casa di morti è il secondo tassello di un progetto triennale dell’Opera di Roma, dedicato al compositore ceco Leoš Janáček: progetto, inaugurato con la Káťa Kabanová della stagione 2021/2022, che si co ncluderà nel maggio del 2024 con la rappresentazione di Jenůfa. Lo spettacolo è coprodotto con la Royal Opera House Covent Garden di Londra, il Théâtre de La Monnaie di Bruxelles e l’Opéra national de Lyon.
Sul podio il giovane bielorusso Dmitry Matvienko, nel 2021, premiato alla prestigiosa Malko Competition di Copenaghen.
Per avvicinare l’opera al nostro presente il regista Krzysztof Warlikowski ha ambientato il tutto in un carcere contemporaneo americano, e non in un campo di prigionia siberiano. E ha scelto di aprire lo spettacolo con un video di Michel Foucault che riflette sulla giustizia, sulla sorveglianza e sull’esercizio del potere. Krzysztof Warlikowski – premiato con il Premio Europa (2008) e con il Leone d’Oro (2021) alla carriera teatrale a La Biennale di Venezia – da venti anni è fautore di un profondo rinnovamento del linguaggio teatrale europeo, anche tramite l’utilizzo di riferimenti cinematografici, un uso originale del video e l’invenzione di nuove forme di spettacolo finalizzate anche a ristabilire il legame tra l’opera teatrale e il pubblico, che spinge a riflettere.
Accanto a Warlikowski e Matvienko, vi è un cast internazionale che vede in primo piano il basso-baritono statunitense Mark S. Doss e il tenore Pascal Charbonneau. Tra i tenori anche Štefan Margita, Erin Caves, Julian Hubbard , Marcello Nardis, Pawel Żak, Michael J. Scott, Christopher Lemmings e Colin Judson. I baritoni sono Lukáš Zeman, Nikita/Čekunov, Aleš Jenis e Leigh Melrose. Il basso è Clive Bayley. Completano il cast Eduardo Niave, Carolyn Sproule, unica voce femminile nel ruolo della prostituta. Maestro del coro è Ciro Visco. In linea con la produzione della Royal Opera House di Londra del 2018, la drammaturgia è a cura di Christian Longchamp e le scene e i costumi sono di Małgorzata Szczęśniak. Alle luci Felice Ross e ai video Denis Guéguin. I movimenti coreografici sono di Claude Bardouil.
Ogni rappresentazione è in lingua originale con sovratitoli in italiano e inglese.
Si ringrazia Elena Paruolo per questo su contributo
Il leitmotiv di questo splendido concerto di Emilio Aversano è il classicismo inteso come recupero della tradizione classica greca e latina. È in tale direzione che si muove la scelta di presentare due Sonate di Domenico Scarlatti (grande scuola napoletana del 1700 grande scuola napoletana del 1700) e due Sonate di L. Van Beethoven, oltre che due improvvisi dall’op. 90 di F. Schubert e due notturni di Chopin.
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo.
Preludes è un progetto multidisciplinare, in cui musica e danza si fondono, con armonia e raffinatezza, suscitando splendide emozioni.
Preludi di Chopin, Debussy, Rachmaninov e Bach vengono suonati dal vivo dalla giovane e affermata pianista Sofia Vasheruk, mentre tre ballerini d’eccezione quali Anbeta Toromani, Alessandro Macario e Amilcar Moret Gonzalez, danzano le coreografie di Massimo Moricone, talento riconosciuto da numerosi Premi internazionali. I costumi di Luca Dall’Alpi e il disegno luci di Claudio Schmid completano il cast.