TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
A Napoli, 17 aprile 1967, giorno del funerale del grande Totò, nella folla – indicando una persona – una donna urla “O mio dio! Ma quello è… sì quello è proprio lui…”. Un uomo esclama: “Guardate là! Totò è vivo! Totò non è morto! è resuscitato!”. Gli fa eco un’altra popolana…
Ma che sta succedendo? Avvicinato da una giornalista del quotidiano Il Mattino di Napoli la persona che viene indicata rilascia un’intervista. E’ Dino Valdi (Osvaldo Natale) –sconosciuto ai più – che per molti anni è stato a fianco del grande attore. Lo ha seguito, sostenuto e spesso sostituito, soprattutto da quando Totò divenne completamente cieco.
Lo spettacolo al Quirino è un’intervista immaginaria. Per una volta, l’umile Dino diventa protagonista assoluto di una storia che non è la sua.
Attraverso i suoi ricordi, riemergono fatti ei personaggi del percorso artistico e familiare, pubblico e privato, del celebre attore.
UN TABELLONE – ricco di grossi autori, e bravissimi registi attrici e attori – brillante, stimolante e interessante quello della Stagione 2023-2024 del teatro Quirino di Roma.
Fotografi coraggiosi che hanno colto problemi poco noti nel resto del nostro mondo e un’attualizzazione dell’impero romano: questi – in sintesi – i temi delle due interessanti mostre, in corso al Palazzo delle esposizioni di Roma.
Al TeatroBasilica dal 5 al 21 maggio c’è la rassegna CONGIUNZIONI, primo movimento – Piccolo progetto di ricognizione delle arti sceniche contemporanee, a cura di Fabio Biondi (L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino). Esecuzioni diMariangela Gualtieri, Ermanna Montanari, Chiara Guidi. Congiunzioni, semplici e complesse, per raccontare porzioni di universi artistici che si connettono fra di loro.
Al Teatro de’servi è in scena una nuova esilarante e rocambolesca commedia – Se mi ricordo ti sposo – firmata da I Pezzi di Nerd, regia di Marco Simeoli, con Mirko Cannella, Giulia Gallone, Michele Iovane, Nicolò Innocenzi, Jey Libertino e la voce fuori campo di Giancarlo Ratti.
Questa la sua trama. Di ritorno dall’addio al celibato, Andrea ha un incidente, e perde la memoria. Ripercorrendo i momenti salienti del loro rapporto (con oggetti e vestiti trovati in ospedale), gli amici, Alfonso e Guglielmo, e la futura moglie, cercheranno di fargliela tornare. Tra di loro …un losco individuo, Fabrizio, che cercherà di sabotare i loro piani, perché non vuole che ricordi.
Al teatro Quirino di Rona è in scena L’ORESTE. Quando i morti uccidono i vivi, originalissimo spettacolo di graphic novel theatre – magistralmente interpretato da CLAUDIO CASADIO – in cui fluiscono momenti drammatici e altri teneramente comici.
Un solo attore in scena, ma non un monologo. Grazie a Andrea Bruno, uno dei migliori illustratori italiani, lo spettatore si trova davanti all’interazione continua tra teatro e fumetto, animato da Imaginarium Creative Studio. Le musiche originali sono firmate da Paolo Coletta.
Con un’animazione grafica di straordinaria potenza, visiva e drammaturgica, Claudio Casadio affronta il tema della malattia mentale. Oreste – abbandonato quando bambino, da un orfanotrofio a un riformatorio, da un lavoretto a un oltraggio a un pubblico ufficiale – è finito nel manicomio dell’Osservanza a Imola. Nel suo passato ci sono avvenimenti terribili che ha rimosso ma dai quali non riesce a liberarsi. Eppure, è sempre allegro, canta, disegna, non dorme mai, scrive alla sua fidanzata (che ha conosciuto a un “festival per matti”), parla sempre con dottori, infermieri, sorella, ma soprattutto con l’Ermes, il suo compagno di stanza che non esiste. I suoi incubi – sogni desideri ed errori di una vita sbagliata – trasformano la scenografia e il teatro drammatico classico in un caleidoscopio di presenze che le tecniche del “Graphic Novel Theatre” rendono realizzabile
Dallo spettacolo è stato realizzato un libro che ne raccoglie testi di Francesco Niccolini, illustrazioni di Andrea Bruno e foto di scena di Tommaso Le Pera, pubblicato da Poliniani Editore.
Poema drammatico op. 115 cui Schumann ha dedicato ben quattro anni della sua vita (tra il 1848 e il 1851) – con un “eroe” maledetto, portatore di rovina, privo di pace, alla ricerca di una morte che non trova, ma anche dotto all’inverosimile – Manfred è uno dei grandi capolavori della letteratura musicale tedesca, .
Il protagonista del concerto – diretto da Michele Mariotti Direttore musicale dell’Opera di Roma e con coro istruito da Ciro Visco – è Glauco Mauri, noto attore e regista. .
Manfred fu scritto nel 1816, quando Lord Byron aveva 28 anni e aveva da poco dovuto lasciare l’Inghilterra, a causa di una presunta relazione incestuosa con la sorellastra Augusta Leigh. La causa del suo dramma rimane oscura ma il peso del suo passato si riverbera sul suo destino.
Come ben spiega il maestro Mariotti: «Manfred è un antieroe che, sconfitto dalle sue colpe, compie un percorso ascetico di allontanamento dal mondo terreno. I meravigliosi elementi musicali che all’interno del poema richiamano la natura sottolineano il rapporto tormentato del protagonista con il mondo da cui vuole separarsi. Con l’Ouverture, la pagina più celebre del poema, Schumann esprime perfettamente il dolore e la sofferenza di Manfred usando la tetra tonalità di mi bemolle minore. Altro elemento fondamentale è lo stretto rapporto tra musica e parola, che acquisisce senso drammaturgico: il Manfred evidenzia l’esigenza di Schumann di creare una composizione molto vicina all’opera, proprio nel momento storico di maggiore espansione del sinfonismo».
L’11 aprile 2023, presso il Salone del Gonfalone nel Palazzo di Città a Salerno – per inaugurare la stagione lirica, sinfonica e di balletto del Teatro Verdi di Salerno – c’è stata una Conferenza stampa in cui erano presenti, con i giornalisti, il Sindaco Vincenzo Napoli, il Direttore artistico Daniel Oren, e il segretario artistico Antonio Marzullo.
Ad inaugurare la stagione 2023 sarà Manon Lescaut – terza opera del grande Giacomo Puccini – rappresentata per la prima volta il 1 febbraio 1893 al Teatro Regio di Torino, con notevole successo per il suo “grande valore artistico, la sua potente concezione musicale, e la sua teatralità”.
L’opera si ispira al romanzo dell’abate Prevost, Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut (1731). Ma lo stesso soggetto aveva già ispirato la Manon di Jules Massenet (rappresentata a Parigi nel 1884) che Puccini conosceva, e dalla quale ha voluto differenziarsi, eliminando le analogie, e tagliando o aggiungendo delle scene.
Questa la sua trama.
Racconta di Manon Lescaut – ragazza destinata alla vita monastica, accompagnata dal fratello nel tragitto verso il convento – che il giovane Des Grieux che si innamora pazzamente di lei convince a fuggire con lui. L’idilllio tra i due però dura poco. E la ragazza diventa la mantenuta del ricco e vecchio Geronte. Poi viene accusata di essere una ladra e viene imbarcata in una nave diretta negli Stati Uniti. Des Grieux, sempre innamorato di lei, riesce a imbarcarsi con lei. Stanca degli stenti cui è sottoposta, Manon muore fra le sue braccia.
Personaggio romantico che ha il coraggio delle proprie passioni, Manon – vittima di se stessa e di un destino avverso – è una delle grandi eroine pucciniane.
Come Tosca, è destinata alla morte.
Attraverso di lei – ponendo in primo piano la tragicità delle storie d’amore – Puccini mette al centro della sua poetica il mondo femminile.
Inoltre – sottolinea Daniel Oren – Manon Lescaut è anche una delle opere più difficili di Puccini. Con essa, il compositore si propone come elemento di rottura tra i maggiori operisti dell’Ottocento, anche attraverso un ammodernamento del linguaggio. Puccini non guarda indietro. E’ nuovo, e diverso. E – “nella dilatazione del piano tonale e nelle conquiste della tecnica di strumentazione” – si riscontrano echi wagneriani. Il famoso duetto d’amore del secondo atto evoca il Tristano. E ci sono anche scene che competono con le grandi scene corali di Verdi.
Daniel Oren è molto legato a quest’opera che, proprio perché difficile, non si esegue quasi mai (negli ultimi anni). Per la rappresentazione di Salerno si sono trovati giovani esecutori molto bravi. Ed è stato fatto un grande lavoro con l’orchestra filarmonica di Salerno – che ha raggiunto livelli altissimi – e con il Coro. E’ quindi certamente una grande opera quella che apre la stagione lirica del Verdi che – ricorda il Sindaco Vincenzo Napoli – vede anche manifestazioni collaterali come i concerti che si terranno nelle Chiese. Il tutto per soddisfare i gusti più esigenti del pubblico.
VIVA LA GUERRA! – scritta ed allestita con freschezza ed energia – fa rivivere l’ultima guerra dall’ottica goliardica e disimpegnata della giovinezza.
Questa la sua trama.
Quattro giovani partigiani attendono l’arrivo di un treno tedesco carico di armi e munizioni. Il loro compito è farlo saltare, prima che raggiunga Roma. Il gruppo punta dritto alla meta, ma è giovane. E allora può succedere che la convinzione politica traballi. Oppure, che ci si ritrovi ammaliati dall’inaspettata presenza di una bella donna che, di colpo, cambia tutte le carte in tavola. E non mancano sorprese.