PUNTI DI VISTA al Palazzo Esposizioni Roma (8-9 marzo 2025)

marzo 6, 2025

L’8 e il 9 marzo 2025 un ricco programma di eventi animerà gli spazi di Palazzo Esposizioni Roma, con visite guidate alle mostre in corso in lingua madre (amazigh, arabo, giapponese, italiano, lingua dei segni italiana, malayalam, persiano, russo e ucraino), la Biblioteca Vivente con i rifugiati del Centro Astalli, libri e proiezioni cinematografiche.

A Roma torna Punti di vista: il Festival promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, interamente dedicato all’accessibilità e all’inclusione.  

Un Festival che continua a costruire ponti tra le comunità e i luoghi della cultura, per abbattere le barriere linguistiche e culturali con l’arte e i libri, ispirato anche dal messaggio delle due mostre in corso Elogio della diversità. Viaggio negli ecosistemi italiani Francesco Clemente. Anima nomade che racchiudono già nel loro titolo un messaggio importante, le opportunità e le ricchezze date dalla diversità in tutte le sue forme.

Tutte le attività del Festival sono gratuite. Per l’occasione il biglietto d’ingresso alle mostre è di 8 € (gratuito per gli aventi diritto).

Qui di seguito il Programma:

https://www.palazzoesposizioniroma.it/rassegna/festival-punti-di-vista-iii-edizione-lingue-e-culture

Les Ballets Trockadero de Monte Carlo al Teatro Verdi di Salerno (6-8 marzo 2025)

marzo 5, 2025

Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Torna in Europa “Les ballets Trockadero de Monte Carlo”: l’iconica compagnia americana, composta da soli uomini, che sa coniugare tecnica e comicità, senza cadere né in una farsa né in una parodia. Il divertimento nasce da comuni incidenti del balletto classico, e da isterie delle ètoiles.

Ballerini – avvolti in vaporosi tutù – volteggiano su giganti scarpette da punta, trasformandosi in cigni, silfidi, spiritelli acquatici, romantiche principesse, principi maldestri o angosciate dame vittoriane.

Nati nel 1974,  i Trocks hanno presto conquistato la ribalta internazionale. Nel 2017 i Trockadero sono stati protagonisti del film documentario Rebels on pointe, diretto da Bobbi Jo Hart, e nel 2021 del fim Ballerina Boys di Chana Gazit e Martie Barylick, che affronta delicate questioni di genere, di inclusione e di giustizia sociale.

I protagonisti raccontano come hanno trovato i loro percorsi nella compagnia.

L’inferiorità mentale della donna Un evergreen del pensiero reazionario tra musica e parole al Teatro Quirino (Roma, 4-9 marzo 2025)

marzo 2, 2025

Lo spettacolo nasce da una domanda: l ’idea che le donne siano state considerate, per secoli, fisiologicamente deficienti può suggerirci qualcosa?  E mette in scena testi che in pochi conoscono  e –  loro malgrado – esilaranti scritti  del secolo scorso.

Veronica Pivetti, moderna quindi  più autori.

Come stanno le cose riguardo ai sessi? Un vecchio proverbio ci suggerisce: capelli lunghi, cervello corto”.  Esordisce così Paul Julius Moebius – assistente nella sezione di neurologia di Lipsia – nel piccolo e reazionario compendio “L’inferiorità mentale della donna” scritto nel 1900.    Donne dotate di crani piccoli, peso del cervello insufficiente… secondo Moebius le signore sono provviste di una totale mancanza di giudizi propri. “Per giunta dopo poche gravidanze decadono e, come si dice molto volgarmente, rimbambiscono”.   Non solo. Le donne che pretendono di pensare sono moleste e “la riflessione non fa che renderle peggiori”.

A queste dichiarazioni fa eco il medico, antropologo, giurista e criminologo italiano Cesare Lombroso: come sostenuto da più proverbi le donne mentono e spesso uccidono. Si pensi ad Agrippina, o a Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio. Fortunatamente, i cervelli delle donne sane pesano più di quelli delle donne criminali.

“Le donne hanno un solo nemico” rilancia Moebius “il tempo, a cui, però, dopo qualche anno di matrimonio soccombono, sia diventando sciocche, sia disseccandosi sotto forma di vecchie zitelle stravaganti”.

Del resto, laddove si riscontra del talento, la psiche femminile manifesta un evidente ermafroditismo psichico.

Sylvain Maréchal scrittore, avvocato e sedicente rivoluzionario, con il suo “Progetto di legge per vietare alle donne di leggere” sostiene che “imparare a leggere è per le donne qualcosa di superfluo e nocivo al loro naturale ammaestramento”, d’altro canto “la ragione vuole che le donne contino le uova nel cortile e non le stelle nel firmamento”.

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Arlecchino a Giù la maschera del Teatro Verdi (Salerno, 28 febbraio 2025)

marzo 2, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il 28 febbraio 2025, al Teatro Verdi di Salerno, nell’oramai ben noto appuntamento “Giù la Maschera”, la compagnia che ha messo in scena lo spettacolo Arlecchino? (scritto e diretto da Marco Baliani ) ha incontrato il pubblico..

Come osservato da Andrea Pennacchi –  interprete di Arlecchino – c’erano molte attese su questo spettacolo!

La storia raccontata è quella di Arlecchino il servitore di 2 padroni (1745) di Carlo Goldoni. E ovviamente, nel corso dell’incontro coordinato da Peppe Iannicelli, non si poteva non citare la celeberrima messa in scena di Giorgio Strehler (1947) al Piccolo Teatro di Milano, citata anche nello spettacolo.

Nella  messa in scena a Salerno, il testo originale di Goldoni è rispettato, ma “rotto” da interventi degli attori che –  in ogni spettacolo  e  ogni sera –  portano qualcosa di nuovo, così come avviene nella Commedia dell’Arte.  La lingua veneziana di Goldoni essendo di maniera è stata limata.  E sono state inserite canzoni divertenti che si alternano al testo in prosa.  

Così, ì viene fuori una rilettura inedita della maschera più celebre della Commedia dell’Arte.

La forza dello spettacolo – sottolinea ancora Pennacchi – sta nel fatto che Arlecchino è parte di un gruppo. Da solo, non emerge più di tanto.   Gli attori interpretano, ciascuno, più ruoli: ad esempio, Brighella, che indossa la maschera, e l’innamorato senza maschera, sono interpretati dallo stesso attore.

Tutti sono veneti.  Lo spettacolo ha quindi radici venete.  E nasce anche – come è stato osservato – da una grande invidia per il teatro campano napoletano.  La tradizione napoletana e la veneta interagiscono.

Portando il teatro veneto in Italia, l’intento di questo spettacolo è di ravvivare la tradizione veneta.

Arlecchino? al Teatro Verdi di Salerno (27 febbraio – primo marzo 2025)

febbraio 27, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

L’Arlecchino che Andrea Pennacchi porta in scena in una commedia dirompente (che ricostruisce la tradizione dopo averla intelligentemente tradita) è un Arlecchino mai visto “che – come sottolinea lo stesso Marco Baliani (autore e direttore)- riunisce stilemi diversi, frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, commedia, dramma, un gran calderone ultrapostmoderno che inanella, via via, pezzi di memoria della storia del teatro”.   

Suoi complici  sono Marco Artusi, Maria Celeste Carobene, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio Mazzucato e Anna Tringali – attori appartenenti alla grande tradizione del teatro veneto – che calandosi in ruoli tra loro diversi danno vita alle proteste di attori sottopagati come alle vorticose azioni dei personaggi della commedia che pur devono rappresentare.

“Le musiche di Giorgio Gobbo, eseguite dal vivo da Matteo Nicolin accompagnato dalla batteria di Riccardo Nicolin – precisa ancora Baliani si infilavano come blitz sorprendenti costringendo gli attori a divenire anche danzanti e cantanti”.  La  scenografia di Carlo Sala è semovente, mobile e semplice  “grazie agli stessi attori che si fanno operai macchinisti modificando la scena di continuo come avvenissero improvvise folate di vento, a volte in forma di bufera a volte come zefiro primaverile”.

Per Baliani “ il testo febbrilmente rimaneggiato ogni giorno a partire dalle intuizioni che sorgevano in me vedendo all’opera la creatività degli attori, è trascritto con solerzia da Maria Celeste Carobene.  Le parole che vengono fatte volare sono anch’esse leggere, eppure, eppure, come accade davvero nella vera commedia, arrivano stilettate e spifferi lancinanti che parlano dei nostri giornalieri disastri di paese e di popolo, così che i terremoti scenici ci ricordano il traballare quotidiano delle nostre esistenze”.

TRITTICO CONTEMPORANEO A LA NUVOLA – Coreografie di Philippe Kratz, Francesco Annarumma e Vittoria Girelli (2, 4 e 5 marzo 2025 a La Nuvola – Roma)

febbraio 21, 2025

Appuntamento  a La Nuvola con un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, in coproduzione con EUR SpA.  Il programma è composto da S di Philippe Kratz e In Esisto di Vittoria Girelli ( due lavori del 2023)  e Creature di Francesco Annarumma in prima assoluta. Gli interpreti sono Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo della Fondazione Capitolina.

1 – S di Philippe Kratz è ispirato dal mito di Sisifo, spunto per una riflessione sulla progressiva sostituzione dell’uomo con la macchina.  L’atmosfera rarefatta – creata dalla musica di Soundwalk Collective , dalle scene di Denis Rubinić e dalle luci di Valerio Tiberi – tra i ballerini impone una particolare connessione, anche visiva, e grandissima complicità.  Tra i cinque interpreti, tre uomini e due donne, il primo ballerino Claudio Cocino. Costumi di Mia Rejc Prajninger.

2 – Creature : nuova creazione di Francesco Annarumma  sulla Sonata n.1 “The 12th Room” di Ezio Bosso.  Eleonora Abbagnato, gli affida sedici ballerini della Compagnia, tra cui le étoiles Alessandra Amato e Susanna Salvi e le prime ballerine Federica Maine e Marianna Suriano.  Annarumma, con il suo stile neoclassico-contemporaneo che non lascia nulla all’improvvisazione, si è lasciato ispirare completamente dalla musica, e dai danzatori, veri protagonisti sotto forma di creature: uccelli, animali liberi che, in una situazione cupa, riescono a vedere la luce e a farla vedere al pubblico.  È un balletto che parla di relazioni, di leggerezza ed emotività. I costumi sono di Anna Biagiotti, le luci di Valerio Tiberi.

3 – Esisto di Vittoria Girelli: sull’omonima musica appositamente composta da Davidson Jaconello.  L’ispirazione è nata dal movimento artistico anni Sessanta ‘Light and Space’, che incentrava la ricerca sull’influenza che le forme geometriche e l’uso della luce possono avere sull’ambiente e sulla percezione dello spettatore.  Avvalendosi della collaborazione di  A.J. Wiessbard per le scene e le luci, Girelli crea un ‘luogo-non luogo’, con atmosfere primordiali che accompagnano il pubblico in un viaggio sul filo dell’essere e del non essere.  I bianchi costumi, semplici ma efficaci, sono firmati dalla stessa Vittoria  Girelli.

Spariamo!(Da ogni luogo mefitico di mediocrità) alla Galleria nazionale di arte moderna (Roma, 20 febbraio 2025)

febbraio 19, 2025

Giovedì 20 febbraio alle ore 17.00:  per celebrare l’anniversario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo su Le Figaro nel 1909, la  Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e la Compagnia Teatrale TDO presentano  SPARIAMO! (da ogni luogo mefitico di mediocrità) : un’intervista “impossibile”- a Marinetti, condotta  da sua  nipote, critica d’arte,  Francesca Barbi Marinetti.

Il  geniale inventore del Futurismo è interpretato dal bravissimo attore Marco Prosperini .

La regia di Corrado Veneziano arricchisce la recitazione con sovrapposizioni di voci, giochi verbali e intonativi e musiche curate da Oscar Bonelli.

 Il testo – scritto da Corrado Veneziano, con la collaborazione di Barbi Marinetti –  , racconta (mescolando  elementi intimi e umani, intellettuali e artistici)  un periodo storico particolarmente complesso e sfaccettato. Vengono ripercorsi gli anni dell’infanzia di Marinetti, poi il trasferimento a Parigi, dove s’innestano i legami con la cultura francese ed europea, quindi l’arrivo in Italia e il consolidamento del Futurismo come avanguardia culturale.

Non vengono tralasciati i complessi rapporti con la politica, che durano fino alla morte di Marinetti.

“DIETRO LA MASCHERA DI LUCREZIA BORGIA”  ALL’ OPERA DI ROMA (16-23 febbraio 2025)

febbraio 15, 2025

Il “capolavoro noir” di Donizetti, Lucrezia Borgia  – tratto dall’omonima tragedia di Victor Hugo – è in scena al teatro dell’Opera di Roma.

L’opera di Donizetti – per la prima volta rappresentata a Milano nel 1833 – è incentrata sullo storico personaggio di Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara e figlia illegittima del cardinale Borgia, dalla tradizione tramandata come una femme fatale.   Il compositore, insieme al librettista Felice Romani, trasse dalla tragedia di Hugo un melodramma a tinte forti, in cui la protagonista trova riscatto nell’amore materno per il figlio Gennaro.

“Per noi – precisa Carrasco –  Lucrezia Borgia non è una donna vittima, ma una donna pericolosa, spietata, orrenda e inarrestabile, come quella scelta da Donizetti e Hugo, e non quella reale, saggia e misurata. E abbiamo fatto della maschera la corazza di cui fa uso l’eroina per nascondere la sua mostruosità ma anche la sua debolezza».

Nello spettacolo, dramma e commedia vi si incontrano – e vi si alternano – in maniera armonica.

“E’ con entusiasmo – precisa Roberto Abbado – che mi accingo a dirigere questo bellissimo Notturno brillante donizettiano il quale, accanto ai quattro ruoli protagonistici, grazie ad una drammaturgia tesa ed avvincente, presenta sette altri importanti ruoli, una vera e propria corrente che attraversa trasversalmente tutta l’opera».

 Nel ruolo di Lucrezia Borgia si alternano Lidia Fridman e Angela Meade. Alfonso d’Este è interpretato da Alex Esposito, Gennaro da Enea Scala e Maffio Orsini da Daniela Mack. Le scene sono di Carles Berga, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Marco Filibeck. Orchestra e Coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma.

 Nelle repliche del 19, 21 e 23 febbraio, Lucrezia Borgia è interpretata dal soprano americano Angela Meade; Alfonso I d’Este daCarlo Lepore; Gennaro da Michele Angelini; Maffio Orsini da Teresa Iervolino.

“Uccidiamo il chiaro di luna” nel contesto di “Il tempo del Futurismo” (Roma, Galleria nazionale di arte moderna, 14 febbraio 2025)

febbraio 15, 2025

“Uccidiamo il chiaro di luna”: questo il titolo dello straordinario evento nato dalla collaborazione tra la Galleria di arte moderna e il Teatro dell’Opera, che il giorno di San Valentino (14 febbraio 2025) ha offerto un’occasione speciale per visitare la grande mostra romana “Il Tempo del Futurismo”, immergendo gli spettatori in uno spettacolo fatto di danza, musica, bellezza, velocità, effetti di luce ecc.

Accativanti – ed empatiche – le performances dei Solisti, Corpo di Ballo e Allievi del Corso Professionale del teatro dell’Opera di Eleonora Abbagnato.  

Il tutto nel favoloso contesto della Galleria – ora – animato da splendide creazioni dei futuristi.

Diversamente dalle mostre del passato dedicate al rivoluzionario movimento d’avanguardia fondato nel 1909 da Marinetti, questa mostra si concentra sul rapporto tra arte e scienza/tecnologia e illustra quel “completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche” posto alla base della nascita del Futurismo.   

Pensiero – questo – palesamente precursore della rivoluzione che l’odierna Intelligenza artificiale sta per mettere in atto, avverando la profezia della macchinizzazione dell’umano e dell’umanizzazione della macchina preconizzata proprio dai futuristi.

Al di là di dibattute assenze – grazie a musei italiani e stranieri (tra cui il MoMA, il Metropolitan Museum di New York, il Philadelphia Museum of Art, la Estorick Collection di Londra e il Kunstmuseum Den Haag de L’Aia) che con i loro prestiti vi hanno generosamente contribuito – “Il Tempo del Futurismo” è una gran bella mostra di circa 350 opere.

E non si limita a quadri, in quanto include anche sculture, progetti, disegni, oggetti d’arredo, film, oltre a un centinaio fra libri e manifesti (con un’attenzione alla matrice letteraria del movimento marinettiano) insieme con un idrovolante, automobili, motociclette e strumenti scientifici d’epoca.

Una mostra da vedere.

Gente di facili costumi al Teatro Quirino di Roma (18 febbraio – 2 marzo 2025)

febbraio 13, 2025

Gente di facili costumi – testo di Nino Manfredi- è di certo tra i testi più sensazionali, in Italia, messo in scena negli ultimi decenni. Protagonisti della pièce sono Anna (“Principessa” come nome d’arte) – una prostituta che sogna di diventare “giostraia” – e Ugo, l’inquilino del piano di sotto, un intellettuale che vivacchia scrivendo per Tv e cinema ma che sogna di fare film d’arte: egregiamente interpretati da Flavio Insinna e Giulia Fiume, con regia di Luca Manfredi, testo di Nino Manfredi,.

Questa la sua trama . Una notte Ugo sale al piano di sopra per lamentarsi con la coinquilina che a notte fonda l’ha svegliato con il suo giradischi a tutto volume.  Nella confusione, lei lascia aperto il rubinetto dell’acqua della vasca. Ne deriva un allagamento dell’appartamento di lui. Anche a causa di uno sfratto, lui è costretto a trovare rifugio dalla “Principessa”. Da questa convivenza forzata  nasce uno strano sodalizio, e un turbine di disastri, malintesi, ilarità e malinconie.

Manfredi presentava il suo testo così’: “Gente di facili costumi è una commedia che sviluppa, in maniera paradossale, un fondamentale problema etico. In una società come la nostra, dove tutto si avvilisce e si corrompe, che valore hanno ancora l’onestà, la dignità, il rispetto dei più profondi valori umani? Lo sport […] diventa sempre più truffa e violenza. Gli ideali politici […] difendono gli interessi più strettamente privati. La creatività e la fantasia sono messi al servizio dell’imbonimento pubblicitario […]. Senza continuare a fare altri esempi, è evidente che viviamo in una società in cui i valori più elevati vengono svenduti e liquidati, perché il bello, il buono e il vero sono asserviti all’utile”