“MUNCH. IL GRIDO INTERIORE” AL PALAZZO BONAPARTE – PIAZZA VENEZIA, 5 – ROMA (11 FEBBRAIO – 2 GIUGNO 2025)

febbraio 11, 2025

Evento che intende anche celebrare il venticinquesimo anno di attività di Arthemisia, l’ampia retrospettiva MUNCH IL GRIDO INTERIORE – che ha avuto una precedente tappa a Palazzo reale di Milano –  al Palazzo Bonaparte di Roma è stata inaugurata il 10 febbraio 2025 alla presenza (anche) del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della regina Sonja di Norvegia.  Ad accoglierli c’era Iole Siena, Presidente di Arthemisia.

La mostra, curata da Patricia G. Berman – esponendo oltre 100 suoi capolavori tra cui le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922-1024), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900-1901), Danza sulla spiaggia (1904) e una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895) –   racconta l’intero percorso artistico di questo straordinario artista norvegese.

Simbolista e precursore dell’Espressionismo (e persino del Futurismo) – in maniera diretta e potente, e mirando a rendere visibile l’invisibile (anche grazie alla memoria) – Munch ha saputo interpretare e rappresentare sentimenti, passioni, e le inquietudini più profonde dell’animo umano (l’angoscia esistenziale, la malattia, la morte, la suggestione dell’amore erotico e della passione carnale, ecc.).  Non a caso, le onde sonore generate dall’urlo interiore dell’artista giungono fino al nostro presente.  

Le sue opere testimoniano – dando loro forme e colori –   emozioni universali e senza tempo.

La perdita prematura della madre a soli 5 anni e della sorella, la morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen, hanno di certo influenzato la sua poetica, così come il naturalismo norvegese,  influenze dell’impressionismo e post-impressionismo  – francesi – che gli suggerirono un uso del colore più intimo e un approccio psicologico,  e teorie scientifiche del suo tempo.

La sua prima mostra a Berlino (1982) fu considerata scandalosa.

Munch fu percepito come l’artista eversivo e maledetto.   Vivendo una vita “sull’orlo di un precipizio” – tra relazioni amorose dolorose e alcolismo – un crollo psicologico lo portò in una clinica privata (1908-1909).

Tornato in Norvegia – dopo aver vissuto per lo più all’estero – si stabilì al mare.   I suoi giganteschi dipinti murali oggi nell’Università di Oslo sono considerate le più grandi teli dell’Espressionismo in Europa  “che riflettono il suo sempre vivo interesse per le forze invisibili e la natura dell’Universo”.

Much è morto nel 1944.

La mostra di Roma è articolata in sette Sezioni;  e fa scoprire anche ad aspetti meno noti di questo grande artista (il suo rapporto con l’Italia, con la sessualità e la natura ecc.) .

  1. Allenare l’occhio – “Non dipingo cosa vedo, ma cosa ho visto” precisava lo stesso Munch, annotando più volte che la sua vista influenza la sua esperienza sensoriale, incluso i suoni che sente e gli stati emotivi che prova, producendo lavori come L’Urlo.
  • Quando i corpi si incontrano e s separano – Munch vuole rendere visibile quella che lui definisce la “grandiosità della sessualità” con una certa misoginia – e frequenti rappresentazioni del rapporto tra uomo e donna come una battaglia – ma anche con empatia per chi viene rovinato “dalla dissoluzione dell’amore”.
  • Fantasmi – L’artista ha scritto esplicitamente che i ricordi sono strumentali nel suo lavoro.  In questa sezione si vedono le sue opere più note: Malinconia (1891) Disperazione (1894) L’urlo (1895) Lotta contro la morte (1915) e la Morte della malata (1893)9
  • Munch in Italia – Il suo debito verso l’italia è un aspetto poco noto. “Malattia alcol disastri: questo fu il mio viaggio a Firenze” – annota Lo stesso Munch. Ma, dopo la partenza di Larsen, inizia una nuova fase tra Firenze Milano e Roma, ispirata da Raffaello e Michelangelo. In questa sezione si trova – tra altri – La Tomba di PA Munch a Roma (1927) che ritrae uno scorcio del cimitero acattolico romano dove è sepolto lo zio,
  • L’universo invisibile – “La terra – scrive Munchè un gigantesco atomo vivente.  Tutto ha vita e volontà e movimento, le rocce e i cristalli quanto i pianeti”.  Nella sua cosmologia, la terra è un elemento dotato di coscienza e respiro.  L’ambiente fisico e i corpi delle creature agiscono gli uni sugli altri, permettendo alle energie invisibili di interagire con il mondo visibile. A Roma sono visibili Uomini che fanno il bagno (1913-1915), Onde (1908) Il Falciatore (1917)-
  • Di fronte allo specchio (Autoritratto) –   Lo specchio è il suo complice durante i tentativi di auto-invenzione.
  • L’eredità di Munch – L’artista è stato un grande sperimentatore di soluzioni prospettiche e geometriche inedite, dell’uso potente di colore e ombre, e di figure disturbanti.   Il suo linguaggio personale invita ad entrare nella scena e partecipare con maggior coinvolgimento all’emozione che la pervade. Ed è la premessa per la nascita delle Avanguardie che nel XX secolo cercheranno gli strumenti migliori per raccontare le emozioni più profonde.

Prodotta ed organizzata da Arthemisia – in collaborazione con il Museo Munch di Oslo – la mostra gode de patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Gubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione

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Iliade il gioco degli dei a Giù la Maschera (Teatro Verdi di Salerno, 31 gennaio 2025)

febbraio 2, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

A Salerno, venerdi 31 gennaio 2025, a Giù la Maschera – evento coordinato da Peppe Iannicelli, tenutosi al Teatro Verdi – Alessio Boni, Antonella Attili e gli altri attori della compagnia, protagonisti dello spettacolo Iliade. Il gioco degli dei, hanno incontrato pubblico e giornalisti.

 Ed ecco alcune delle riflessioni scaturite nel corso del loro dialogo.

Per Boni, l’Iliade è lo specchio di noialtri. A suo avviso, per una serie di motivi (abbiamo case comode, il cibo non ci manca, stiamo al caldo) – rispetto al tempo dell’Iliade – la nostra ferocia si è un po’ placata. Ma poi ritorna.

Come impulsi noi siamo ancora là: la nostra ferocia è solo sedata.

Lo spettacolo – ora in scena al Teatro Verdi di Salerno – inizia con una riunione degli dei su una spiaggia. Questo per mostrare che non sono sul piedistallo. E non hanno più il potere. Gli dei – facendo un po’ ridere – si divertono a rievocare la guerra: come Ares (dio della guerra) che non a caso risulta alquanto deficiente, e bisognoso di cure.

Con le loro scaramucce gli dei rappresentano la commedia.  La tragedia tocca ai mortali.

 Il lavoro è corale. E l’antico è contemporaneo.

Gli attori recitano più ruoli. Alessio Boni è sia Achille che Zeus. Afrodite, Calcante e Andromeda sono interpretate dalla stessa attrice.  Afrodite usa come arma di seduzione e di morte il ventaglio così come si fa nella cultura giapponese.   Ma c’è anche chi – come Teti – interpreta un solo ruolo.

Per sottolinearne il dualismo, gli eroi indossano delle maschere: non si vede quindi il volto dell’attore.

L’idea dell’uomo marionetta è antica.  Risale al Rinascimento e – poi – c’è il teatro delle marionette!

Gli dei invidiano i mortali perché  per loro l’amore e l’amicizia sono sentimenti forti: basti pensare ad Achille che ammazza Ettore non per la guerra ma perché lui ha ammazzato il suo amico Patroclo.  Ma, a differenza dei mortali, gli dei nella loro immortalità si annoiano. Sono superbi e capricciosi. Non saranno mai degli eroi. Vorrebbero esserlo ma non lo sono. Non vivono le emozioni. E sono meno noti: basti pensare che Achille è più famoso di Zeus!

All’ osservazione di come, nel loro spettacolo, siano bellissimi i costumi, le maschere, le luci – e di come la scenografia sia davvero magica – Alessio Boni commenta che, in teatro, l’aspetto visivo è molto importante.  Nel corso degli anni, di uno spettacolo, quello che ricordiamo sono le immagini, mentre dimentichiamo le parole.  E’successo a lui.  Da ragazzo ha visto il Macbeth di Carmelo Bene. Ancora oggi, ricorda la scena in cui – mentre lady Macbeth vuole ripulirsi le mani insaguinate –  si vede una macchia di sangue su un letto bianco, che da piccola diventa sempre più grande finché tutto si colora di rosso.

L’incontro si è concluso con molti applausi a tutta la compagnia.

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Antonio e Cleopatra al Teatro Quirino (Roma,11-16 febbraio 2025)

gennaio 30, 2025

Antonio e Cleopatra è uno spettacolo che si basa su una serie di opposizioni: “maschile e femminile, dovere e desiderio, letto e campo di battaglia, giovinezza e vecchiaia, antica verità egiziana e realpolitik romana”. 

Esuberanti, inimitabili e Impareggiabili, neanche la morte può contenere i suoi protagonisti.

«La mia generazione – sottolinea Valter Malosti, qui nella duplice veste di regista e interprete – di Antonio e Cleopatra ha impresso nella memoria soprattutto l’immagine della coppia hollywoodiana Richard Burton – Liz Taylor.   Ma su quest’opera che mescola tragico, comico, sacro e grottesco, su questo meraviglioso poema filosofico e mistico (e alchemico) che santifica l’eros, che gioca con l’alto e il basso, scritto in versi che sono tra i più evocativi di tutta l’opera shakespeariana, aleggia, per più di uno studioso, l’ombra del nostro grande filosofo Giordano Bruno: un teatro della mente che esige un nuovo cielo e una nuova terra».

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ILIADE al Teatro Verdi di Salerno (30 gennaio- 2 febbraio 2025)

gennaio 28, 2025

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Grazie a una riscrittura basata su riflessioni etiche, Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Niccolini e Marcello Prayer – con il loro spettacolo Iliade Il gioco degli Dei in scena al Teatro Verdi di Salerno – mettono in scena la loro Iliade.

Per gli autori, la prima opera in lingua greca in forma scritta “canta di un mondo in cui l’etica del successo non lascia spazio alla giustizia e gli uomini non decidono nulla, ma sono agiti dagli dèi in una lunga e terribile guerra senza vincitori né vinti. Un mondo in cui la coscienza e la scelta non sono ancora cose che riguardano gli umani. La civiltà dovrà attendere l’età della tragedia per conoscere la responsabilità personale.  In quel mondo arcaico dominato dalla forza, dal Fato ineluttabile e da dèi capricciosi non è difficile specchiarci e riconoscere il nostro mondo.  Ci sono tutti i semi del tramonto del nostro Occidente che, come accade con la grande poesia, contiene anche il suo opposto: la responsabilità e la libertà di scegliere e di dire no all’orrore”.

L’ESTRO INTELLIGENTE (BACH, VIVALDI, PÄRT) – Concerto al Teatro Argentina (30 gennaio 2025) – Musica da camera dell’Accademia Filarmonica Romana

gennaio 28, 2025

Con un dialogo fra la musica strumentale barocca dei suoi più celebri autori  (Johann Sebastian Bach e Antonio Vivaldi) e quella del compositore estone Arvo Pärt, giovedi  30 gennaio,  riprende la musica da camera dell’Accademia Filarmonica Romana al Teatro Argentina  con il concerto L’estro intelligente dell’ensemble Concerto de’ Cavalieri, diretto da  Marcello Di Lisa:

“L’intenzione è stata quella di riunire nello spazio di un’unica serata due delle più celebri ed entusiasmanti raccolte concertistiche del Barocco: ‘L’estro armonico’ di Vivaldi, che è tra i frutti più succulenti del Settecento musicale italiano, e i ‘Concerti brandeburghesi’, autentico caleidoscopio del gusto barocco europeo che esemplifica in modo splendido il talento compositivo di Bach” – sottolinea  Marcello Di Lisa –  “La presenza di Pärt genera allo stesso tempo un senso di naturale straniamento estetico, ma anche sottili e inaspettate corrispondenze, e dialoga con l’universo barocco per opposizione. Se è vero che Bach e Pärt sono del tutto antitetici per epoca, forma e densità, entrambi sono accomunati da una spiritualità potente e affermativa, che emerge con chiarezza e si manifesta nel tessuto stesso delle loro composizioni”.

Il programma alterna dunque due Concerti dalla nota e fortunata raccolta L’estro armonico op. 3 di Vivaldi pubblicata nel 1711 ad Amsterdam – il n. 5 per due violini in la maggiore e il n. 9 per violino e archi in re maggiore – e due degli altrettanti noti Concerti brandeburghesi scritti da Bach circa un decennio dopo – il n. 5 in re maggiore BWV 1050 e il n. 4 in sol maggiore BWV 1049 – con due pagine di Arvo Pärt, Summa e Da pacem Domine.

Il concerto si inserisce nella rassegna “La musica da camera dal barocco al contemporaneo” sostenuta dalla Regione Lazio con il Fondo Unico 2025 sullo Spettacolo dal Vivo

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Recensione di Elena Paruolo del libro – Avvocato di paese – di Giuseppe Amorelli

gennaio 27, 2025

Qui di seguito è leggibile la recensione di Elena Paruolo del libro – Avvocato di paese Racconti di quotidiana giustizia – dell’avvocato Giuseppe Amorelli.

Buona lettura.

https://www.giornaledelcilento.it/giuseppe-amorelli-avvocato-di-paese-racconti-di-quotidiana-giustizia

Guercino in Mostra di Arte Barocca (Roma 31 dicembre 2024 – 26 gennaio 2025)

gennaio 26, 2025

Ecco una mostra che merita di esser vista: “Guercino. L’era Ludovisi a Roma” – ospitata da 31 ottobre 2024 al 26 gennaio 2025 nel suggestivo scenario delle Scuderie del Quirinale – con protagonisti due giganti della storia dell’arte e del potere romano: il grande maestro del barocco romano, il vibrante Giovanni Francesco Barbieri (originario di Cento) noto come Guercino, e la dinastia Ludovisi, personificata dal cardinal Ludovico e dal suo influente zio Alessandro Ludovisi Gregorio XV.

Un vero e proprio viaggio (grazie a 122 opere provenienti da 68 musei internazionali) nella Roma del Seicento, in un periodo storico in cui l’arte e la politica erano profondamente intrecciate.

La felice stagione dell’era Ludovisi (1621 – 1623), parentesi luminosa tra le grandi dinastie dei Borghese e dei Barberini, è riccamente documentata anche con splendide tele di Guido Reni, Domenichino, Albani, Lanfranco, Bernini, Pietro da Cortona, Poussin, Algardi Duquesnoy, ma ovviamente in particolare del  giovane Guercino,  chiamato a Roma da Papa Gregorio XV, al secolo Alessandro Ludovisi, durante il suo fugace, ma intenso pontificato.  Il suo stile – caratterizzato da ricerca cromatica e un tratto inconfondibile – emerge come punto di equilibrio perfetto tra l’eredità classica e la sperimentazione barocca.

 Il percorso della mostra si apre con il monumentale fac-simile della pala d’altare con la Sepoltura di Santa Petronilla, commissionata a Guercino per la Basilica di San Pietro, oggi conservata nei Musei Capitolini.

Di Guercino- si alternano  poi  potenti rappresentazioni sacre (il Ritorno del Figliol Prodigo dei Musei Reali di Torino, liintensa Susanna e i vecchioni, conservata al Prado di Madrid ), vibranti  disegni  che rivelano l’intenso lavorio che precedeva ogni opera d’arte finita, un secondo  fac-simile(l a Gloria di San Crisogono”, originariamente dipinto per l’omonima chiesa a Trastevere e oggi incastonato a venti metri di altezza nella volta di Lancaster House, sede di rappresentanza del Foreign Office britannico), capolavori provenienti dai Musei vaticani (la Santa Maria Maddalena Penitente del 1622, la Fiera di Villaggio, l’Incredulità di san Tommaso) . La pittura sacra e a tematica cattolica, centrale nel pontificato Ludovisi,- è protagonista della mostra. Il confronto fra le raffigurazioni di San Filippo Neri   di Guercino e Guido Reni evidenzia il connubio tra classicismo e teatralità proprie del Barocco nascente.

Ampio spazio è dato alla collezione arte classica di Ludovisi con dipinti di Paris Bordon, Dosso Dossi, Guido Reni o la sensuale Venere dormiente di Giovanni Lanfranco.

Infine, a chiudere il percorso sono i ritratti della famiglia Ludovisi e dei principali protagonisti dell’epoca.

La mostra offre anche l’opportunità esclusiva di visitare alcune sale del Casino di Villa Ludovisi, tra cui la Sala dell’Aurora, dove campeggia il celebre affresco del Guercino.

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La nuova guerra contro le democrazie

gennaio 24, 2025

“La nuova guerra contro le democrazie” e’ il titolo del mio contributo al numero di gennaio 2025 della rivista Agenda Geopolitica edita dalla Fondazione Ducci. E’ un mio articolo / recensione dell’ultimo bel libro di Maurizio Molinari.

Per chi decidesse di leggerlo qui di seguito il suo Link:

L’indomabile Carmen (Teatro dell’Opera, Roma, 26-31 gennaio 2025): dalla penna di Mérimée al balletto di Bubeníček

gennaio 22, 2025

Tratta dalla novella omonima di Prosper Méromée (1845) – cui i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halèvy apportarono varianti salienti – Carmen (composta da quattro “quadri”) è un’opera-comique di Geirges Bizet.  Su musiche di Bizet, Falla, Albéniz, Castelnuovo-Tedesco e Gabriele Bonolis, Il balletto a firma Bubeníčeku – L’indomabile Carmen dai movimenti fluidi, dinamici e viscerali  – è una versione moderna di questo classico del repertorio operistico.

«Carmen nel mio balletto è una donna forte e attraente, è uno spirito libero, simile a un cavallo che non si può domare. Non appartiene a niente e nessuno – spiega il coreografo ceco Jiří Bubeníček noto in tutto il mondo come “coreografo narrativo – Ho iniziato questo lavoro leggendo Prosper Mérimée e mi sono reso conto che il personaggio della novella è molto più ricco di quello che ho potuto cogliere dal libretto dell’opera».  Ed è questa l’idea cha ha ispirato Bubeníček dal momento in cui Eleonora Abbagnato, nel 2018, gli ha commissionato una nuova creazione di Carmen per l’Opera di Roma.

La mia storia – sottolinea ancora Bubeníček – è un po’ differente, ed è molto più ricca”.

Dopo il suo debutto assoluto – proprio al Teatro Costanzi – di sei anni fa, lo spettacolo torna in scena, a Roma, domenica 26 gennaio alle 19.00.  Successivamente –   con étoiles, primi ballerini, solisti e Corpo di Ballo impegnati nella tournée – andrà in scena  a Parigi, al Palais des Congrès.

Sul podio debutta – alla guida dell’Orchestra dell’Opera di Roma – Manuel Coves.

Ospite d’eccezione – della ripresa romana e anche della tournée – è Il ballerino cubano Javier Rojas, che interpreta Don José al fianco dell’étoile Rebecca Bianchi, indomabile Carmen.  

Nelle altre repliche, fino al 31 gennaio, si alternano nel ruolo del titolo le prime ballerine Federica Maine (28 e 30 gennaio ore 11) e Marianna Suriano (31 gennaio), in quello di Don José il primo ballerino Claudio Cocino (28 e 30 gennaio ore 11) con Giacomo Castellana (31 gennaio). L’étoile Alessio Rezza (26, 28 ore 20, 29 e 30 ore 20) e il primo ballerino Michele Satriano (29, 30 ore 11 e 31 gennaio) vestono i panni del toreador Lucas.

In scena il Corpo di Ballo.

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29 GIUGNO – 7 AGOSTO 2025 : IL CARACALLA FESTIVAL “TRA SACRO E UMANO”:

gennaio 17, 2025

Tante le novità in programma per il Caracalla Festival 2025 – intitolato “Tra sacro e umano” e con regia di Damiano Michieletto – a partire dalle sedi del Festival: alle tradizionali Terme di Caracalla infatti, per la prima volta viene affiancata la Basilica di Massenzio.   

«Costruendo la proposta artistica del Festival – precisa Michieletto – ho voluto tenere particolarmente in conto la contingenza che vive la Città di Roma nell’anno del Giubileo, dialogando con questo speciale appuntamento. I temi della spiritualità e della riconciliazione mi stanno molto a cuore, per questo ho creato un percorso che abbiamo intitolato “Tra sacro e umano”, con lavori artistici attinenti questi aspetti così peculiari della nostra esistenza

“La gioia interiore” con Vito Mancuso e i Madrigali di Orlando di Lasso  –  Il Festival si apre domenica 29 giugno, giorno dei SS. Pietro e Paolo (festa patronale della Città di Roma)  alla Basilica di Massenzio con “La gioia interiore” – che vede protagonista il teologo e comunicatore Vito  sul tema della riconciliazione e sull’importanza di riuscire a coltivare una forma di spiritualità,  cui  si affianca l’esecuzione del ciclo di madrigali per sette voci Lagrime di San Pietro di Orlando di Lasso.  Interventi in live electronics del compositore Vittorio Montalti.

Seguono opera, musica sacra, musical, danza, concerti e incontri.

Quattro le nuove produzioni, tutte affidate a nomi della “nouvelle vague” della regia operistica internazionale come Ilaria Lanzino, Sláva Daubnerová, Vasily Barkhatov e lo stesso Damiano Michieletto: 

  • La Resurrezione di Händel (1 – 2 – 4- 5 luglio) Il tema affrontato è altamente simbolico: l’azione si svolge tra il Venerdì Santo e la Pasqua, e alterna gli scontri tra Lucifero e l’Angelo con le profonde meditazioni di Maria Maddalena, Maria di Cleofe e San Giovanni Evangelista. Una lotta tra la fede e la sua assenza, tra l’entusiasmo e il cinismo nell’esistenza di oggi. Lanzino è al suo debutto in Italia. La direzione musicale è affidata George Petrou. Protagonisti sul palco sono Sara Blanch (Angelo), Ana Maria Labin (Maddalena), Teresa Iervolino (Cleofe), Charles Workman (San Giovanni) e Giorgio Caoduro (Lucifero).
  • La traviata di Verdi (19 – 23 – 27 luglio e l’1, 2 e 3 agosto) – Affidata alla regista slovacca Sláva Daubnerová, sperimentale e attiva in tutta Europa. Sul podio Francesco Lanzillotta, mentre sul palco nei panni di Violetta sale Corinne Winters. Accanto a lei il tenore Piotr Buszewski (Alfredo) e l’eclettico baritono Luca Micheletti (Germont. Il Coro del Teatro è diretto da Ciro Visco. In scena anche il Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato.
  • Don Giovanni di Mozart (20 – 22 – 24 e 25 luglio)Con ilbaritono Roberto Frontali, che propone un libertino maturo, impenitente e irredimibile fino alla fine dei suoi giorni. Sul podio è impegnato Alessandro Cadario. Grandi protagonisti nel resto del cast, con Vito Priante come Leporello, Nadja Mchantaf nei panni di Donna Anna, Carmela Remigio in quelli di Donna Elvira e Anthony León come Don Ottavio. Il Coro del Teatro è diretto da Ciro Visco.
  • West Side Story di Bernstein (5, 9, 10, 13 e 17 luglio) – Firmato da Michieletto e diretto da Mariotti con scene di Paolo Fantin, costumi di Carla Teti, luci di Alessandro Carletti e coreografie di Sasha Riva e Simone Repele. Protagonista un cast internazionale che mescola artisti americani con eccellenze del musical italiano e vede Sofia Caselli nel ruolo di Maria e Marek Zurowski in quello di Tony.

 La danza vede il Corpo di Ballo del Teatro, diretto da Eleonora Abbagnato, impegnato in una serata con due grandi classici contemporanei: – il Bolero di Ravel firmato da Maurice Béjart  – Le Sacre du printempsdi Stravinskij con la celeberrima coreografia di Pina Bausch, per la prima volta realizzata da una compagnia di balletto italiana. A questi si aggiunge un altro titolo contemporaneo entrato nel repertorio della Compagnia nella stagione 2022/23: Within the Golden Hour di Christopher Wheeldon.

Non manca la serata Roberto Bolle and Friends (15 e 16 luglio): un viaggio nel repertorio classico e contemporaneo del balletto, in cui Bolle è accompagnato da grandi stelle internazionali.

Chiude il cartellone La Pasión según San Marcos del compositore argentino Osvaldo Golijov , che combinando stili provenienti tanto dall’America Latina quanto dall’Africa, propone un’esperienza artistica e spirituale senza limiti o confini. La vicenda evangelica è raccontata da un compositore argentino, nato da madre romena e da padre ucraino, vissuto in Israele e in America, influenzato dalle tradizioni musicali più diverse. A dar corpo allo spirito di questa musica è chiamato il venezuelano Diego Matheuz, con il Coro diretto da Ciro Visco, cui si uniscono musicisti sudamericani e provenienti da culture diverse.

Variegata – anche quest’anno – l’offerta di musica pop che precede il cartellone curato da Damiano Michieletto: i concerti iniziano già da martedì 3 giugno. Tra le prime conferme nomi come Antonello Venditti, Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia e Giovanni Allevi.