TRANNE ECCEZIONI BEN PRECISATE, TUTTO QUELLO CHE E' QUI LEGGIBILE E' SCRITTO DA SILVANA PARUOLO – Ci si sofferma su Politica internazionale, UE, e Cultura (teatro, cinema, arte, moda, ma anche Letterature per l'infanzia)
La Commissione europea ha salutato positivamente l’annuncio di Sánchez sull’imposizione di un limite di età per i social media. “La Spagna si unisce al club insieme a Francia, Danimarca, Grecia, Austria, ieri sul podio, e molti altri, e si unisce di fatto al club della Commissione, nel tentativo di fare un ulteriore passo avanti per proteggere ancora di più i nostri figli”. Ma ciascuno paese ha scelto un’età diversa e l promessa App Ue di verifica dell’età non è ancora in funzione.
Inoltre gli Stati membri stanno agendo unilateralmente. E introducono nuovi obblighi per le piattaforme, cosa che secondo il Digital Services Act è di responsabilità della Commissione per evitare la frammentazione del mercato unico digitale.
Di fronte all’inazione della Commissione, i governi nazionali hanno deciso di intervenire in ordine sparso.
Nello spettacolo in scena al Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno, Stefano Accorsi si immerge in un nuovo e ambizioso progetto: “Nessuno – Le avventure di Ulisse”: non un semplice adattamento teatrale dell’”Odissea” omerica, ma un vero e proprio viaggio nella psiche, nell’animo e nelle avventure di Ulisse, il più umano tra gli eroi della mitologia greca.
La regia di Daniele Finzi Pasca, la drammaturgia di Emanuele Aldrovandi, le scene di Luigi Ferrigno e i costumi di Giovanna Buzzi puntano su un linguaggio scenico che fonde parola e gesto, evocazione e concretezza.
“Sono un obbiettore di coscienza – sottolinea il regista – nel mio paese mi capitò di scontare qualche mese di prigione per aver rifiutato di prestare servizio di leva, raccontare dunque le gesta dei guerrieri non mi è solo insolito ma totalmente inusitato, una specie di salto mortale senza rete. Sono un clown, amo gli eroi semplici, i perdenti, quelli nei quali mi riconosco, i fragili, quelli fatti di materia che si sbriciola”.
E ancora:
“Nella vetrinetta in casa della nonna venivano conservate le tazzine del servizio buono – mai usate – e tazzine spaiate e sbocconcellate a cui nessuno era affezionato, che ho ereditate io insieme a una tazzina preziosa – che si era frantumata alla fine di un pranzo di Natale – conservata in attesa di un miracolo. Quando Stefano e Marco mi hanno parlato di questo spettacolo ho pensato che fosse arrivato il momento di provare ad incollare i frammenti di porcellana buona, quella preziosa e che si vorrebbe invincibile. Poi mi sono domandato se questo Ulisse facesse parte del servizio buono o di quello che nonna usava tutti giorni. Anche oggi mi domando se con questo spettacolo incolleremo pezzi andati in frantumi o affronteremo la semplicità di chi vorresti compagno di ogni discussione, nella pancia della cucina a casa di nonna dove le avventure epiche si trasformavano nella quotidianità di vite ordinarie e le avventure dei semplici diventavano la sottile trama di vite straordinarie”.
Un’idea io me la son fatta. Ma non resta che vedere lo spettacolo, se si vuole dargli una risposta
Cos’è lo spettacolo in scena al Quirino : “L’ amore non lo vede nessuno” con protagonisti, Giovanni Crippa, Stefania Rocca e Franca Penone e regia di Piero Maccarinelli?
E’ un giallo?
“E cosa può c’entrare Dio con un giallo? – chiede lo stesso Maccarinelli – Chi sono quelle due donne la sorella e l’amica? Chi è Federica morta in un incidente stradale? Da dove viene l’amore? Se sapessimo rispondere a questa domanda, avremmo svelato il mistero della vita. Qui in due spazi compresenti, la casa piccolo borghese di Silvia, sorella della giovane donna morta nell’incidente, e un piccolo bar equivoco di periferia si confrontano le vite dei tre personaggi”.
Ogni martedì pomeriggio in un anonimo bar Silvia incontra un affascinante sconosciuto che ha visto per la prima volta al funerale di Federica. Sono legati da un patto: lui le ha promesso di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica, lei in cambio si è impegnata a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore.
“Ma – chiede ancora il regista – fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto? Fino a che punto possiamo svelare i nostri più intimi segreti e far conoscere le nostre profonde emozioni? L’amica Eugenia mette in guardia Silvia ma Silvia sempre più coinvolta in un crescendo di colpi di scena arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica fra amori assoluti e giochi di potere. Saranno assolvenze e dissolvenze senza soluzione di continuità accompagnate dalle musiche di Antonio Di Pofi”
” L’amore non lo vede nessuno – conclude il regista – è un testo potente, un’indagine spietata sul senso dell’esistenza che ci costringe davanti allo specchio con la parte più oscura di noi e ci interroga sulla necessità di perdonare e perdonarci”.
Creazione originale di Marius Petipa – con musica del compositore austriaco Léon Minkus, e oggetto di dibattito sul nome (Chudekon) dell’autore del suo libretto – La Bayadère è un tipico prodotto del periodo in cui venne scritta e messa in scena: una storia melodrammatica (di vari episodi) che si svolge in una terra antica ed esotica. Il balletto ruotava attorno al tragico destino degli amanti Nikiya e Solor. La danzatrice e il guerriero si sono giurati il loro cuore, ma potenti figure politiche hanno altri piani. Il sovrano locale, il Rajah Dugmanta di Golconda, vuole fare di Solor suo genero, e l’Alto Bramino è determinato a fare di Nikiya la sua sposa. In un sorprendente colpo di scena, Nikiya accetta inavvertitamente di danzare al fidanzamento di Solor con Gamzatti, la figlia del Rajah. Gamzatti decide che Nikiya deve morire. Seguono una delle scene di morte più memorabili nella storia del balletto, e un finale sconvolgente.
«Dopo Il lago dei cigni – racconta Pech, coreografo dello spettacolo in scena al teatro dell’Opera di Roma – Eleonora Abbaganto mi ha proposto di pensare a un secondo lavoro coreografico per la compagnia. L’idea di rileggere La Bayadère è arrivata naturalmente, è diventata una necessità. Conoscere questi balletti è importante per sapere da dove veniamo e capire dove andiamo. Riadattarli al mondo di oggi è un modo di tenerli vivi, perché devono continuare a esistere». Non solo intrighi d’amore, gelosia e tradimento – precisa ancora Pech – La Bayadère in scena al Costanzi «È una vera epopea. Questa produzione è una sfida che coinvolge, assieme agli ospiti, ai danzatori del Corpo di Ballo e agli allievi della Scuola di Danza, tutti coloro che lavorano nell’ombra, dietro le quinte impegnati nei numerosi cambi di scena».
Per trasportare il pubblico in un universo onirico senza tempo, elegantemente esotico e contemporaneo, il balletto si avvale delle scene firmate dall’artista Ignasi Monreal, dei costumi di Anna Biagiotti e delle luci di Vinicio Cheli. La musica di Ludwig Minkus, composta per il balletto ideato da Marius Petipa nel 1877, è affidata alla bacchetta del francese Fayçal Karoui che dirige l’Orchestra dell’Opera di Roma. A interpretare i suoi protagonisti sono chiamati quattro ospiti internazionali: le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque; la Principal Dancer dello Staatsballett Berlin Iana Salenko e il Principal Dancer dell’Astana Opera Bakhtiyar Adamzhan. Nel ruolo della bella baiadera e del suo amante danzano poi la prima ballerina Marianna Suriano e Mattia Tortora. La crudele e gelosa Gamzatti, futura sposa di Solor, è interpretata dall’étoile Susanna Salvi e dalla prima ballerina Federica Maine, l’Idolo d’oro dal primo ballerino Simone Agrò e da Gabriele Consoli . Il corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma si avvale anche della partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. Per la ripresa dello spettacolo Pech si avvale di due assistenti alla coreografia, Isabelle Guérin, Hervé Courtain, maître de ballet per Les Grands Ballets Canadiens.
L’accordo commerciale tra Ue e il Mercosur e’il focus del mio contributo alla rivista Agenda Geopolitica edita dalla Fondazione Ducci/ gennaio 2026. Tema su cui tornero’ – nel prossimo numero – alla luce della decisione del Parlamento Europeo. Qui di seguito il link per poterlo leggere.
Un voto dovrebbe tenersi il 23 o 24 febbraio 2026. Il PPE è favorevole. Ma socialisti, liberali e verdi vogliono aspettare. “Senza chiarezza sulla Groenlandia e in assenza di scuse ufficiali dopo le parole sull’Afghanistan, non ci sono più le condizioni per andare avanti”, ha detto il coordinatore dei socialisti Brando Benifei
Il mercato unico europeo resta oggi incompiuto e l’Unione europea è ancora frammentata in 27 regimi societari che penalizzano soprattutto PMI, start-up e scale-up. Per colmare questa lacuna, il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una relazione ( in coerenza con i rapporti Letta e Draghi e con le indicazioni della Commissione europea) che definisce linee guida per l’istituzione di un nuovo “28º regime” societario europeo, in vista della proposta legislativa attesa dalla Commissione europea a marzo: un passo importante per rafforzare l’attrattività del sistema europeo per lo sviluppo di nuove imprese che possano crescere su scala continentale..
La relazione delinea un quadro societario europeo volontario, che si affianca ai diritti nazionali e si fonda su una società con qualifica europea riconosciuta in tutta l’UE, una costituzione digitale rapida e un capitale minimo simbolico. Restano esplicitamente escluse le società quotate, le forme diverse dalla responsabilità limitata e le imprese responsabili di gravi violazioni, in particolare in materia di frodi, fiscalità e diritti dei lavoratori.
Il testo approvato dal Parlamento chiarisce che il 28º regime è limitato al solo diritto societario, escludendo il diritto del lavoro.
Sono quindi salvaguardate la contrattazione collettiva, la partecipazione dei lavoratori e i diritti acquisiti, attraverso meccanismi anti-abuso per prevenire il dumping sociale, l’esclusione del diritto del lavoro dall’arbitrato, nonché valutazioni d’impatto e revisioni periodiche.
Ora Il Parlamento europeo attende la proposta della Commissione europea, per poterla analizzare, vigilando affinché le e indicazioni espresse dal Parlamento europeo siano pienamente rispettate, soprattutto per quanto riguarda i diritti sociali.
Di certo la lotta ai cambiamenti climatici non è al primo posto dell’Agenda dei grandi della terra in preda a deliri di onnipotenza. Tuttavia non va dimenticata. In questo articolo su Agenda Geopolitica – edita dalla Fondazione Ducci – mi soffermo quindi, in particolare, sulla COP 30. Qui di seguito il LINK per poterlo leggere. Buona lettura.
Un classico di Edoardo De sarà in scena al Teatro Verdi di Salerno. Lo spettacolo potrà piacere o meno, come tutte le sue sperimentazioni, ma sicuramente non lascierà indifferenti.
La scelta di lavorare con un solo attore è nata dalle limitazioni imposte dalla pandemia e si è trasformata in una sfida artistica. La messinscena rompe gli schemi tradizionali: un solo attore in scena, immerso in un cubo scenografico trasparente, interagisce con contributi video e sonori proiettati dal vivo in tempo reale.
Le immagini, le voci e i rumori evocano i personaggi assenti, trasformando il palco in un paesaggio emotivo e mnemonico. Il cubo diventa simbolo dell’isolamento, della solitudine e della memoria: un contenitore di ricordi che accompagna il protagonista in un viaggio interiore, tra echi familiari e presenze invisibili.