Presentazione del libro di Elena Paruolo Letterature per l’infanzia 3/12/2014 alle 17h – a Salerno presso Museo archeologico

novembre 30, 2014

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Se l’infanzia è una categoria difficile da definire, e lo stesso si può dire della letteratura che ad essa si rivolge, esiste tuttavia un complesso di opere quali la favola, la fiaba, la fantasy, il romanzo grafico… che a tale universo appartengono. Illustri studiosi di varie nazionalità – dall'autrice intervistati- offrono nuove prospettive. E l'Introduzione di Elena Paruolo aiuta giovani, genitori, docenti, bibliotecari ecc. ad orientarsi in questo mondo affascinante quanto complesso.

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Il libro sarà presentato

Mercoledi 3 dicembre 2014 alle ore 17, al Museo Archeologico, Via San Benedetto 28 – Salerno

Interverranno con l’AUTRICE Elena Paruolo, PASQUALE DE CRISTOFARO (Regista), ERMINIA PELLECCHIA (Giornalista – Il Mattino), CARMELA SANTARCANGELO (Dirigente Scolastico – Liceo Tasso, Salerno) STEFANIA TONDO (Docente – Università Suor Orsola Benincasa, Napoli)

LOCANDINA ELENA PARUOLOEVENTO 3 dicembre 2014

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Grazie a tutti!

novembre 18, 2014

SILVANA PARUOLO LOCANDINA DEF. PER EVENTO DEL 17 Novembre 2014 –

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Grazie a tutti – membri del mio Panel, pubblico e mass media – per aver partecipato al mio evento del 17 novembre 2014, a Roma, presso lo Spazio Europa.

E grazie anche a Radio Radicale per il suo contributo al successo dello stesso.

Ricordo a chi interessato che il libro Introduzione all’Unione Europea Oltre la sfida del 2014 Ed. Il mio libro-Feltrinelli è ordinabile anche su il mio libro.it

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1085006

Silvana Paruolo

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SILVANA PARUOLO LOCANDINA DEF. PER EVENTO DEL 17 Novembre 2014 –

Locandina della presentazione del nuovo libro di Silvana Paruolo -17/11/2014 alle ore 17h, presso lo Spazio Europa, Via IV Novembre 149 a Roma

novembre 13, 2014

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SILVANA PARUOLO LOCANDINA DEF. PER EVENTO DEL 17 Novembre 2014 –

Uno sguardo dall’esterno all’Unione Europea, per capire cos’è, quando e perché è nata, come funziona, cosa fa, cosa vuole realizzare, quali dibattiti suscita (in un contesto di crisi, e di virulenti populismi anti-Ue) e – soprattutto – come si relaziona rispetto al resto del mondo.

Nei suoi 12 Capitoli, ripercorro la storia dell’Unione e, a partire dal QFP 2014-2020, scatto una foto delle sue politiche: economica, energetica, di lotta ai cambiamenti climatici, estera di sicurezza e di difesa, di allargamento e di vicinato, il negoziato transatlantico su investimenti e commercio (con un rapido sguardo anche al negoziato transpacifico – che coinvolge 12 Paesi senza Cina e Russia – e al progetto di Area di libero scambio Asia Pacifico che coinvolge 22 Paesi ecc.)

Tento anche di fare emergere alcune peculiarità dell’Unione.

Leggendolo, ci si immerge anche nei dibattiti in corso sul futuro dell’Unione europea (oggi messo a dura prova da crisi e nuovi Paesi emergenti); sui risultati delle elezioni politiche europee del 25 maggio 2014; e sulla realtà di un ordine mondiale alla ricerca di un nuovo assetto.

Ho dedicato un capitolo del volume anche ai sindacati, in Europa e nel mondo (Ces e CSI, OIL, Comitato consultivo dell’OCSE, Asia-Europe Meeting-Asem).

Servono innanzitutto investimenti, e non solo austerità. Servirebbe un’UE che si impegni – non solo per stabilità e pace – ma anche per maggiore equità, un benessere diffuso, un progresso Verde sostenibile sociale democratico, e rispettoso dei diritti umani e fondamentali.

E, soprattutto, servirebbe un’UE capace di coinvolgere in tal senso il resto del mondo, anche tramite la creazione – nel quadro del G20 e dell’ONU – di nuove Task force inter-istituzionali focalizzate sugli strumenti necessari per uno sviluppo a livello globale, anche sociale.

Nazionalismi, smantellamento dei diritti (frutto di secoli di lotta), e abbandono dell’euro non offrono una via di uscita dalla crisi. Ma è vero anche che i cittadini europei dovrebbero ritrovare un sentimento di appartenenza a una stessa Comunità e i governi dovrebbero ritrovare la capacità di una visione dell’Unione che si intende costruire.

L’Ue ha risposto male e tardi alla crisi, provocando la più lunga recessione della sua storia. Migliaia di imprese chiuse. Milioni di disoccupati. Ecc. Con la crisi dei debiti sovrani, ci si è reso conto che l’Unione economica e monetaria mancava della gamba economica.

E’ ora di completare il Progetto europeo, piuttosto che di proporre di abbandonare euro e Ue.

Ed è ora di interrogarsi sul suo ruolo in un mondo che cambia. Tra l’altro, siamo circondati da conflitti (che tra l’altro generano flussi migratori insostenibili) e i cambiamenti climatici richiedono debita attenzione e misure all’altezza delle sfide. Per il clima,è dal 2007 (Cop 13 a Bali) che si parla della “road map” per un nuovo Trattato internazionale vincolante (come quello di Kyoto) in materia. L’accordo era atteso a Copenaghen nel 2009 (Cop 15), ma non c’è stato. Dopo Cancun, Durban, Doha, Varsavia (Cop da 16 a 19) e dopo Lima (Cop 20) sarà la volta di Parigi (Cop 21).
La recente intesa storica sul’ambiente tra Pechino e Washington, di certo, è un passo in avanti nel senso giusto, anche se insufficiente.

Silvana Paruolo

SILVANA PARUOLO LOCANDINA DEF. PER EVENTO DEL 17 Novembre 2014 –

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INDICE DEL MIO NUOVO LIBRO Introduzione all’Unione europea Oltre la sfida del 2015 Ed. Il mio libro-Feltrinelli 2015

settembre 1, 2014

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Mia intervista rilasciata a Rai Radio uno

febbraio 10, 2014

Vi rendo partecipi di un’intervista  che mi è stata fatta da  Sandro Capitani per Rai Radio uno – sul mio libro 2020: la nuova Unione europea –intervistarai raio1
 

Sono su twitter .. E breve richiamo alla mia ricerca Mercato unico e integrazione europea del 1988 e al mio libro del 2010.

luglio 2, 2013

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Mi sembra utile evidenziare l’Indice del mio secondo libro

marzo 8, 2013

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Oggi più che mai, servirebbe più Europa (in Europa e nel mondo). E bisognerebbe avere il coraggio di avanzare verso una vera Unione europea. Non bisognerebbe confondere riforme e austerità; nè ridurre l’UE (l’Unione europea) alla sola austerità (e le sue conseguenze): austerità (comunque) da superare al più presto, conciliando rigore, crescita e sviluppo.
Ragion per cui – oggi – mi sembra particolarmente utile mettere qui in evidenza l’INDICE del mio secondo libro, 2020: la nuova Unione Europea. L’Ue tra allargamento e vicinato, crisi, verticite, vecchie e nuove strategie, con Prefazione di Gianni Pittella (Vice-presidente del Parlamento europeo) Ed. LULU dicembre 2010, la cui presentazione presso lo Spazio Europa (UE) di Roma (nel luglio 2011) è tuttora ascoltabile grazie all’archivio di Radio Radicale. Tra l’altro – se qualcuno volesse leggerlo – informo che è ordinabile oltre su Amazon anche direttamente presso l’editore LULU. Ed è reperibile in alcune librerie di Roma.

In questo blog – nella Sezione About – è possibile leggerne una mia sintesi (redatta sia in lingua italiana, sia in lingua francese): sintesi inserita anche nello stesso volume.

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Parità retributiva (donne-uomini), investimenti (diritti) sociali, cittadinanza europea

febbraio 28, 2013

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Il 28 febbraio è la Giornata europea per la parità retributiva. Perché celebrare la Giornata europea per la parità retributiva (giunta alla sua terza edizione) proprio questo giorno? Perché il 28 febbraio corrisponde al 59° giorno dell’anno, e 59 sono i giorni che una donna dovrebbe lavorare in più per guadagnare quanto un uomo.

“La giornata europea per la parità retributiva – precisa Viviane Reding (Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria per la Giustizia) – serve a ricordarci le disparità di condizioni retributive che ancor oggi le donne subiscono sul mercato del lavoro. Anche se negli ultimi anni il divario si è ridotto, non c’è da rallegrarsi. Le disparità continuano ad essere considerevoli”.

Dalle ultime cifre – appena rese note – risulta che nell’Unione europea, il divario retributivo di genere – cioè la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne – è ancora del 16,2% ( “5,3%” in Italia). In estate, uscirà una relazione sull’attuazione della direttiva Ue in materia di parità retributiva. Intanto, la Commissione ha reso note alcune buone pratiche. E il progetto “Equality Pays Off” (L’uguaglianza paga) sta sensibilizzando le imprese ai vantaggi economici che possono venire dall’uguaglianza e dalla parità di retribuzione tra i sessi.

E ancora, quanti sanno che il 2013 è l’Anno europeo dei cittadini? E quanti sanno che la cittadinanza europea (integrativa di quella nazionale) attribuisce – a ciascun cittadino europeo – dei diritti?

A febbraio, la Commissione europea, per lanciare un dibattito sulla dimensione sociale dell’Unione europea, ha presentato il Pacchetto – Investimenti sociali, con cui invita a innovazione, semplificazione, e modernizzazione. La Commissione riconosce che il welfare state ha almeno tre funzioni: investimenti sociali, protezione sociale, e stabilizzazione.

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UE:pensioni e Fondi pensione- Invecchiamento e solidarietà intergenerazionale

gennaio 19, 2013


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Nel sito http://www.cgil.it – dal 17 gennaio 2013 – in Aree Tematiche Politiche Europee è leggibile un mio breve Approfondimento su:
UE: pensioni e Fondi pensione – Invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale.

Per meglio adeguare le pensioni all’andamento demografico e alla crisi dei debiti sovrani, gli Stati hanno fatto una serie di riforme pensionistiche (spesso contestate) – tutte con ripercussioni oltre i confini nazionali, e con forti conseguenze sociali – per lo più collegando i diritti ai contributi durante l’intera carriera lavorativa; ed incoraggiando i beneficiari a lavorare più a lungo, e a integrare le pensioni pagate dal bilancio pubblico con sistemi pensionistici privati a capitalizzazione. E hanno adottato misure quali allungamento della vita lavorativa, aumento delle contribuzioni, contenimento delle prestazioni, una maggiore sinergia fra pubblico e privato per garantire al sistema pensionistico equità ed efficienza.

Da parte loro ad oggi – a livello internazionale – i Fondi pensione si differenziano in relazione a:
• tipo di rapporto con il sistema pubblico: Fondi esonerativi, Fondi aggiuntivi e Fondi integrativi (integrazione pura, parziale, differenziale)
• modalità di contribuzione ( Fondi contributivi, alimentati dai contributi sia dei lavoratori sia dell’azienda; e Fondi non contributivi, alimentati solo dall’azienda) e modalità di trasferibilità dei diritti maturati (piena eleggibilità immediata, congelamento dei diritti, metodo differenziale, metodo dell’eleggibilità pro tempore)
• modalità di funzionamento (Fondi a ripartizione, Fondi a capitalizzazione, Fondi misti)
• tipologia di impegni assunti (Fondi a contribuzione definita, e Fondi a beneficio definito)
• tipologia di prestazione erogata (capitale in un’unica soluzione o rendita vitalizia; prestazione con o senza garanzia di rendimento, prestazioni previdenziali e assistenziali)
• indicizzazione all’inflazione delle prestazioni i erogate

Circa la previdenza complementare, le differenze tra i vari paesi europei sono – quindi – molto marcate.

In Europa, la previdenza complementare può anche essere obbligatoria (Francia e Paesi Bassi), oltre che volontaria e integrativa (come ad esempio in Germania e Italia), o addirittura (a determinate condizioni e in modo reversibile) sostituiva della previdenza pubblica (come nel RU). Può essere sia a ripartizione che a capitalizzazione, con un diverso intervento delle parti sociali, con apporti e obblighi diversi della parte datoriale, e con fiscalità e tassazione tra loro diverse, e infine con diversi gradi di copertura che va dal minimo italiano (circa il 20%) al 90% dei Paesi Bassi. Diverse anche le risposte in caso di insolvenza del datore di lavoro che arriva sino alla costituzione di un regime assicurativo obbligatorio (adottata dalla Germania).

Nel febbraio 2012 – per meglio tener conto delle interconnessioni tra problematiche macroeconomiche, sociali e occupazionali – la Commissione europea ha presentato il suo Libro bianco – Una strategia per pensioni adeguate sicure e sostenibili: vera e propria Agenda di iniziative in materia.

La Confederazione europea dei sindacati lo ha ribadito con forza. Il modo migliore per garantire pensioni “adeguate sicure e sostenibili” non è lo sviluppo delle pensioni del secondo o addirittura del terzo Pilastro, ma un rafforzamento e miglioramento dei regimi pensionistici del primo Pilastro.

Di sicuro, c’è – innanzitutto – da chiedersi, vedere, e decidere, cosa fare per rafforzare il Primo pilastro, evitando che misure a favore del secondo e terzo pilastro diventino un cavallo di Troia contro il primo.
Ma, ci sarebbe anche da immaginare la creazione di un unico Istituto europeo per i diritti pensionistici privati (da declinare a livello nazionale e locale) per aiutare i cittadini europei nel loro compito di rilevamento e ricostruzione di tutti i propri diritti pensionistici (quindi anche di quelli privati), facilitandone così la libera circolazione; e una rete universitaria – europea – di esperti in materia.

In questo mio Approfondimento, tento di dare un quadro generale dell’insieme delle questioni oggi sul tappeto, nel tentativo di aiutare gli addetti ai lavori ad orientarsi in questo campo difficile, ma di sicuro impatto sociale.

Mi soffermo sul piano di lavoro del Libro bianco della Commissione, ma anche sulle reazioni – da questo suscitate – da parte della CES, della Ferpa, e del Ces.

E -basandomi su studi recenti – schizzo una breve tipologia dei Fondi pensione, con alcuni cenni di carattere comparato, limitati a Ru Germania Francia e Italia.

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Dal G20 messicano al dopo-Consiglio europeo del 29 giugno 20012

gennaio 3, 2013

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Sul n. 4 del 2012 di Quaderni di Rassegna sindacale (Ed.Ediesse) sta per uscire un mio saggio su “Dal G20 messicano di Los Cabos al dopo Consiglio europeo del 20 giugno 2012”.

Normalmente chi segue i G20 non segue il processo d’integrazione europea.Ed è vero anche l’inverso! In questo saggio – riprendendo il mio approccio pionieristico adottato nel mio secondo libro (2020: la nuova Unione europea L’Ue tra allargamento e vicinato, crisi, verticite, vecchie e nuove strategie) – tento di darne una lettura incrociata, mettendo in evidenza i punti di vista, nei G20, espressi dagli Europei.

In effetti, da una parte la teoria della “casa in ordine” ha rinazionalizzato la cooperazione internazionale: non a caso egoismi incrociati rendono gli stessi G20 sempre più inefficaci. D’altra parte, servirebbe un’Unione europea più completa: una sua capacità di parlare con una voce sola potrebbe, forse, anche contribuire a rendere i G20 più capaci di buone decisioni. L’Ue (anche se si comincia a parlare di una sua pre-colonizzazione da parte della Cina, e sue ex colonie!) ha un grosso ruolo da svolgere nella governance economica mondiale.

Lo stesso Presidente Monti – a Los Cabos – ha sottolineato: “Altro che congedarsi! L’Europa può aiutare il mondo a essere migliore”.

Tuttavia, resta da vedere se la lotta a disoccupazione e precariato, i diritti dell’uomo, i diritti dei lavoratori dei cittadini e dell’ambiente, il lavoro dignitoso, la capacità di investimenti per fare (piuttosto che un’economia di carta), un reale potere di acquisto (e di consumo), ecc. avranno – in Europa e nel mondo – la meglio sulle spinte allo smantellamnto delle conquiste sociali europee. A Los Cabos sul lettino è finito solo l’euro!

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