CALENDARIO DI “MUSICA D’ARTISTA” A SALERNO (29 novembre 2024-22 gennaio 2025)

dicembre 3, 2024

Per questo contributo, si ringrazia Elena Paruolo.

Nel 2024, il grande ritardo nell’erogazione del contributo Coesione e Sviluppo per la Campania ha avuto gravi ripercussioni sulla programmazione (operistica, sinfonica e dei balletti) del Teatro municipale Giuseppe Verdi di Salerno.  Ora, lo sblocco di queste risorse permette –  in sinergia con le Luci d’artista – di integrare la stagione 2024 del Verdi con nuovi spettacoli, denominati  “Musica d’artista”. Si tratta di 28 appuntamenti che incontreranno il pubblico, sia in teatro, sia  nelle luminose strade della città, per il piacere  degli amanti del bel canto, degli estimatori della musica classica, e dei più giovani.

Come sottolineato dal direttore artistico Daniel Oren, “con ’Musica d’artista – il Verdi di Salerno, grazie al sostegno del Comune di Salerno e della Regione Campania, vuole anche lanciare un messaggio universale di pace e solidarietà. In un mondo reso cupo da guerre ed odio, l’arte diventa una luce di speranza per l’umanità”.

IL CALENDARIO Di MUSICA “D’ARTISTA”  – Qui di seguito, gli eventi che seguiranno l’inaugurazione (29 novembre a Pastena) delle “Luci d’artista”

VENERDI 6 dicembre

Alle21h: il balletto  Lo Schiaccianoci  Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij  Corpo di ballo dell’Opera di Sofia

Alle 17.00:

  • Accensioni Luci – Piazza Flavio Gioia – Concerto Gospel  Direttore, Alessandro Tino Coro del Teatro dell’Opera di Salerno
  •  Accensione Albero  –   Coro di Voci Bianche del Teatro “Giuseppe Verdi” di Salerno – Piazza  Portanova

DOMENICA 8 dicembre ore 20.00- Chiesa del Cuore Immacolato di Maria- Madonna di Fatima

  • Concerto Gospel . Coro del teatro dell’Opera do Salerno

LUNEDI 9 dicembre ore 21.00 

  • Maro Biondi con il suo Crooning – The italian tour: un viaggio appassionante in atmosfere suggestive e avvolgenti. Accanto a lui sul palco ci sarà poi la sua storica band. Ma non sono da escludere delle i sorprese

MARTEDI 10 dicembre ore 21.00 

  • Calcando le tavole del Lirico,  Edoardo Bennato – conil suocon il live“le vie del Rock sono infinite – Teatri 2024 (due ore di musica, ideo coinvolgenti e interazione con il pubblico)continuerà a d immortalare il mondo odierno – fatto di buoni e cattivi – e l’amore.

GIOVEDI 12 dicembre ore 21.00, Chiesa di Maria Santissima Immacolata, Piazza San Francesco

  • Concerto Gospel Coro del Teatro dell’Opera di Salerno

VENERDI  13 dicembre ore 21.00

  • il Massimo risuonerà delle voci dei Neri per Caso e del Coro Pop di Salerno che con Pippo Pelo e Gigi e Ross daranno vita ad una serata di musica e tanto divertimento dal titolo “Natale per Caso”. I Neri per caso, sono noti per l’eccezionale capacità di riprodurre armonizzazioni vocali complesse e per l’ampia gamma di generi musicali interpretati (dal pop al jazz). Il gruppo eseguirà sia brani tradizionali italiani che internazionali, rileggendoli in chiave moderna. 

DOMENICA 15 dicembre ore 12.00 – Parco Pinocchio

  • Concerto Gospel Coro del Teatro dell’Opera di Salerno

MERCOLEDI 18 dicembre ore 21.00 

  • Fiorella Mannoia, in“Fiorella Sinfonica- Live con orchestra”, nell’atmosfera intima e suggestiva dei teatri, accompagnata da un’orchestra sinfonica, ripercorrerà in scaletta i grandi successi del suo repertorio declinati con nuove sfumature.

GIOVEDI 19 dicembre ore 21.00 

  • Vinicio Capossela in scena con un concerto, Conciati per le feste, che segue il suo ultimo progetto discografico (Sciusten Feste n.1965.); un album che si potrebbe definire natalizio, almeno a modo suo.

DOMENICA  22 dicembre ore 20.00- Chiesa Maria SS del Rosario di Pompei- Mariconda

  • Concerto Gospel Coro del Teatro dell’Opera di Salerno

MERCOLEDI  25 dicembre ore 10.00

  • Concerto di Natale Direttore, Silvana Noschese Orchestra del Liceo Statale “Alfano I”
  • Coro di Voci Bianche del Teatro “Giuseppe Verdi” di Salerno

VENERDI 27 dicembre ore 21.00

  • La Traviata di Giuseppe Verdi: regia, digusto classico ed elegante, di Giandomenico Vaccari, sul podio Daniel Oren, Coro del Teatro dell’Opera di Salerno diretto da Francesco Aliberti.  Con la Traviata, Verdi compie una scelta innovatrice rispetto al panorama classico del melodramma italiano e mette in scena un dramma che ha come protagonista una prostituta.

DOMENICA  29 dicembre ore 18.00

  •  “Fermarono i cieli” con Ambrogio Sparagana e Peppe Servillo. Lo spettacolo propone canti religiosi popolari di cui alcuni appositamente composti da Ambrogio Sparagna, affidati all’interpretazione originalissima di Peppe Servillo e di un gruppo di strumenti popolari fra cui una zampogna gigante (diffusasi nel regno di Napoli a partire dalla fine del settecento proprio allo scopo di accompagnare il repertorio tipico delle canzoncine spirituali)

MERCOLEDI 1° gennaio 2025 ore 18.30/21.30 

  • Gran Concerto di Capodanno – Soprano, Enkeleda Kamani, Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno – sulle suggestive note di Verdi, Rossini, Strauss e Beethoven. 

VENERDI   3 gennaio 2025 ore 21.00

  • Omaggio a Frank Sinatra: con 20 brani affidati al Tenore Vittorio Grigolo, accompagnato da due orchestre, Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno e Salerno Jazz Orchestra, dirette dal M° Demo Morselli. LUNEDI Lunedì 6 gennaio 2025 ore 16.00 / ore 20.00

LUNEDI  6 gennaio

  • Il musical: Christmas Carol.  È la vigilia di Natale nella Londra del 1843, e tutti si accingono a festeggiare la ricorrenza. Solo il vecchio usuraio Ebenezer Scrooge mal sopporta questa festività, e chiusa la sua bottega si reca solitario verso la propria dimora. Durante la notte riceve la visita di tre spiriti che tra flashback e premonizioni riusciranno a mutare la sua indole meschina ed egoista. 

VENERDI 10 gennaio 2025 ore 21.00

  • Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125, anche nota come Corale, è l’ultima sinfonia di Ludwig van Beethoven, scritta fra il 1822 e il 1824  –  Direttore d’orchestra, Francesco Ivan Ciampa, Maestro del Coro, Francesco Aliberti, Soprano, Juliana  Grigoryan,  Tenore, Dmitry Korchak, Mezzosoprano, Elmina Hasan Basso, Mikhail Petrenko Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno Coro del Teatro dell’Opera di Salerno.  La sinfonia – oltre che capolavoro di Beethoven – è anche simbolo universale di unità e fratellanza tra gli uomini,

SABATO 11 gennaio 2025 ore 21.00 

  • Sarà in scena Enzo Avitabile con il suo “Sacro Sud: un percorso (interiore) immaginario da Nazareth a Napoli che mette in risalto i mali ed il dolore delle nostre città, dei tanti Sud e dei popoli sofferenti. 

DOMENICA 12 gennaio 2025 ore 18.00

  • L’Orchestra Filarmonica di Benevento, si esibirà in un emozionante omaggio a Lucio Dalla (pioniere che tinge la musica di linee melodiche eccentriche, suoni e rumori “concreti”, storie spiazzanti, interpretazioni vocali d’impronta jazzistica e cambi di registro).

MARTEDI 14 gennaio 2025 ore 21.00

  • Appuntamento in punta di piedi con La gioia di danzare: Nicoletta Manni, insieme al marito e primo ballerino Timofej Andrijashenko, e degli straordinari ballerini, propone uno spettacolo che diffonde la bellezza della grande danza.

GIOVEDI 16 gennaio 2025 ore 21.00

  • “Penziere E Musica”.: la voce dello spettacolo è quella di Giancarlo Giannini con poesia, liriche e versi senza alcuna etichetta se non quella del sentimento, dell’amore, l’ammirazione e la dedizione alla donna. Il quartetto musicale è quello di Marco Zurzolo. A staccare fra un poeta e l’altro c’è il sax di Marco Zurzolo.

 MERCOLEDI  22 gennaio 2025 ore 21.00

  • Al violino di Pavel Berman il compito di chiudere “Musica d’artista”. Il suono del suo violino dialogherà con l’orchestra, diretta da Gaetano Lo Coco, sulle note della Sinfonia n. 9 di Antonín Dvořák, e su quelle del Concerto per violino e orchestra di Pëtr Il’ič Čajkovskij.  La prima – nota anche col titolo di Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”- è la nona e ultima sinfonia del compositore ceco. Fu pubblicata dall’autore come Sinfonia n. 5 perché le prime quattro sinfonie furono da lui non considerate e pubblicate postume. Il titolo si riferisce al Nuovo Mondo, ossia il continente americano, poiché fu composta negli Stati Uniti d’America. 

I

Trame di luci: vera magia all’Orto botanico di Roma (30 novembre 2024 – 6 gennaio 2025)

novembre 29, 2024

Il 28 novembre c’e’ stata l’inaugurazione di Trame di Luci all’Orto botanico di Roma: tradizionale e suggestivo appuntamento natalizio, ogni anno diverso perche’ arricchito di innovazioni. Ci si ritrova immersi nella natura, in un viale che – tra alberi millenari – attraversa larghi spazi (anche con vista sulla citta’).

Ci si ritrova avvolti da un’atmosfera – magica – creata da giochi di belle musiche, colori, e luci dinamiche che creano forme geometriche (e non). Talvolta si odono anche voci di lupi e altri animali selvaggi.

E’ una gran bella esperienza per grandi e piccini. Da non perdere.

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Elogio della diversità. Viaggio negli ecosistemi italiani (palazzo Esposizioni Roma 27 novembre 2024 – 30 marzo 2025)

novembre 26, 2024

Elogio della diversità. Viaggio negli ecosistemi italiani è un grande progetto espositivo dedicato al tema della biodiversità e della salute unica – che affronta la fragilità degli equilibri tra gli ecosistemi e l’interdipendenza tra le diverse forme di vita del nostro pianeta – che mira ad attivare forme di responsabilità (individuale e collettiva) in grandi e piccoli.  La mostra –  promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo –  è curata da Sapienza Università di Roma con Università di Padova e con il National Biodiversity Future Center (NBFC), istituito dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR),  uno dei cinque centri nazionali dedicati alla ricerca di frontiera che svolge un’attività di importanza strategica nell’ottica di contribuire a raggiungere i traguardi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Curato da Isabella Saggio e Fabrizio Rufo – con il contributo degli oltre duemila ricercatori del NBFC – il percorso espositivo consente un’immersione nella ricchezza degli ambienti terrestri e marini come in una fiaba, circondato dalla “meravigliosa prepotenza” della natura con animali e piante enormi, coralli e stelle marine gigantesche.

Filmati immersivi realizzati da Punto rec Studios – con musiche composte per la mostra – offrono un ulteriore senso di meraviglia.

Da non perdere!

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TIZIANO, LOTTO, CRIVELLI E GUERCINO. CAPOLAVORI DELLA PINACOTECA DI ANCONA – Mostra ai Musei Capitolini di Roma (26 novembre- 30 marzo 2025)

novembre 25, 2024


Per celebrare l’avvio del Giubileo, a Roma,  dal 26 novembre 2024 – nelle prestigiose sale del Palazzo dei conservatori in Campidoglio – ci sarà  la mostra “Tiziano Lotto Crivelli e Guercino – Capolavori della Pinacoteca di Ancona”  che – organizzata in collaborazione con i Musei Capitolini di Roma –  attraverso una selezione di 6 stupende opere sacre realizzate tra Rinascimento e età barocca, racconta la storia dell’arte nella città dorica:  così ben rappresentata nelle raccolte civiche, e testimonianza dell’importanza delle sue  committenze sacre. I capolavori in mostra descrivono un percorso di importanti contaminazioni tra correnti artistiche che hanno reso la città depositaria di assoluti capolavori tra XV e XVII secolo.   Con 5 pale d’altare di grandi dimensioni – e una piccola ma lussuosa tempera su tavola – questo spaccato del meglio della produzione pittorica marchigiana (e in particolare di quella veneta nella regione) racconta l’importanza della collezione della Pinacoteca Podesti di Ancona e – oltre a testimoniare la sacralità e l’importanza che assunse l’arte adriatica del ‘500 – anticipa gli eventi culturali previsti per il prossimo Giubileo. Nel corso della sua presentazione , “la mostra – ha sottolineato Massimiliano Smeriglio Assessore alla cultura di Roma Capitale nel corso  – è un esempio virtuoso di scambi culturali tra amministrazioni.  I musei civici italiani costituiscono una realtà importantissima”.

LE OPERE IN ESPOSIZIONE

Tiziano Vecellio: Madonna con il Bambino in gloria, i santi Francesco e Biagio e il donatore Luigi Gozzi (Pala Gozzi), 1520Uscendo dai tipici schemi architettonici e prospettici del Quattrocento, la tavola è esempio della “inversione di rotta” di Leonardo – e poi di Raffaello e dello stesso Tiziano: protagonista è la composizione naturale del soggetto che coglie l’attimo, la vita. Sul retro della tavola, sono visibili vari schizzi a pietra nera.   Il dipinto (il primo firmato e datato)di grande potenza espressiva e coloristica – segna l’ingresso del pittore nel ramo, più tradizionale e lucroso della produzione pittorica cinquecentesca. Il committente della tela (raffigurato inginocchiato in basso) è il mercante di Dubrovnik. Il soggetto della pala, dipinta con sferzante realismo, è di agevole lettura. San Biagio, protettore di Dubrovnik, indica al committente, l’apparizione della Vergine con il Bambino sulle nuvole, circondata da un coro di tre angeli (due, infanti e nudi, con coroncine di fiori, uno, più serio e maturo, vestito di una tunica bianca). Sulla sinistra, San Francesco si compiace della visione miracolosa. Un ramo di fico, simboleggia la salvezza cristiana,

Tiziano Vecellio: Cristo crocefisso, la Vergine e i santi Domenico e Giovanni    Evangelista (Crocifissione, Pala Cornovi della Vecchia), 1558

Olivuccio di Ciccarello: Circoncisione di Gesù Bambino, 1430 – 1439 ca

 Carlo Crivelli: Madonna col Bambino, 1480 – Vero piccolo gioiello!

Giovan Francesco Guerrieri detto Guercino: Immacolata concezione (1656)

 Lorenzo Lotto: La Vergine con il Bambino incoronata da angeli e i santi Stefano, Giovanni   Evangelista, Simone – Zelota e Lorenzo (Sacra conversazione, Palazzo delk’Alabatda) 1539 circa

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Francesco Clemente – Anima nomade: al Palazzo Esposizioni (Roma 23 novembre- 30 novembre 2024)

novembre 23, 2024

Bella e intrigante la mostra personale, di Francesco Clemente che –  napoletano di nascita ma nomade per vocazione –  dopo un lungo periodo in India, vive ora a New York.  La mostra – promossa dall’Assessorato alla cultura di Roma capitale e Azienda speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da quest’ultima – è a cura di Bartolomeo Pietromarchi.   

Non la si guarda.  Vi si entra, entrando in una serie di grandi Tende, colorate e dipinte dentro e fuori, di cui ciascuna – dalla Tenda degli angeli alla Tenda del pepe – è un mondo interiore, ricco di simboli, memorie e riflessioni stratificate nel tempo.  Ispirate alla filosofia upanishadica e buddista, le Tende rappresentano “rifugi per nomadi” .  Sono il simbolo di una vita itinerante.   Evocano mondi immaginari – e luoghi sacri (quali le Grotte dei Mille Budda a Dunhuang in Cina o le grotte di Ajanta ed Ellora in India)- che hanno lasciato tracce profonde nella memoria dell’artista.

La  Mostra si snoda in tre gruppi di opere:

  • sei Tende, con pareti    – per lo più multicolore – dipinte con tempere luminose
  • dodici Bandiere, dipinte con figure simboliche, da un lato, riconoscibili, e dall’altro, enigmatici
  • dei dipinti murali, realizzate (sul posto) per questa mostra: Oceano di storie che rispecchia l’essenza di un’anima nomade in perenne movimento

La Tenda della verità intreccia immagini (reti e ragnatele, cuori, ragni sospesi, coppie abbracciate ecc,) di quotidianità con richiami mitologici e memorie visive profonde.  Il nome è ispirato da Kabir, mistico indiano del ‘400, che descriveva il corpo come veicolo di connessione con l’assoluto. Non più quindi solo come un’entità fisica e condizionata, ma come eco di desideri dimenticati, un riflesso delle aspirazioni inconsce in cui  “spiritualizzare la materia e materializzare lo spirito”.

La Tenda del pepe è ispirata e all’idea del viaggio, e alla regione del Kerala, storico crocevia commerciale, legato a civiltà antiche attraverso rotte marittime. I dipinti interni evocano il verde e l’azzurro delle sue terre tropicali, intrise di memorie storiche di un’archeologia marina nascosta, con immagini i di grani di pepe su una grande mano, barche che fluttuano nell’oceano, un veliero naufragato contenuto nel grembo di una figura femminile. Le pareti esterne sono decorate con onde e  mani  con palmi adornati da simboli (un occhio fluttuante, un cuore trafitto, grani di pepe cadenti). Perdute le certezze del viaggio resta il riposo sulla riva.

La Tenda del diavolo esplora il potere e la corruzione con immagini diaboliche che uniscono simboli medievali e contemporanei. Le rappresentazioni cariche di simbolismo sessuale e di potere mostrano una realtà distorta. L’opera invita a riconoscere che la nostra idea di controllo è illusoria e che solo accettando l’influenza di queste forze inconsce possiamo giungere a  una nuova consapevolezza della nostra essenza più autentica .

Nella Tenda Rifugio – quasi monocromatica –  domina un’atmosfera di quiete e sacralità, tramite figure di esseri con teste di animali feroci e corpi di santi, con in grembo animali più deboli, evocando l’armonia tra predatore e preda che, reciprocamente, trovano rifugio nel Budda. L’esterno della tenda è ricoperto di frammenti di un testo buddista fondamentale. Ma come riconciliare la nostra natura compassionevole con la ferocia dei predatori e dei lupi?

Tenda Museo – In questa tendaClemente esplora l’autoritratto – con dipinti di se stesso in cornici sontuose, ma anche di fronte a tigri, pesci ecc. – esplorando un’identità in continua trasformazione, che si muove tra mondi diversi. Le pareti esterni rievocano i musei amati da Clemente.

Tenda degli angeli – Qui regna un’atmosfera serena, dove le figure celesti si rivelano secondo l’immaginario dell’artista. All’esterno – su uno sfondo cangiante che si anima grazie a una rete chimerica – delle figure (cuori, fiori e picche) si fondono e si trasformano in sensuali intrecci di foreste popolate da uccelli scheletri e coppie. Sulle pareti esterne compaiono 12 immagin – colorate – di arcangeli incastonati in fessure a forma di serratura: il paradiso non è accessibile, ma si può sbirciare al suo interno grazie a un angelo custode.

I dipinti murali, monumentali ma effimeri (saranno cancellati alla fine della mostra) –  in un ciclo di cerazione e dissoluzione – riflettono la caducità della memoria, la natura transitoria dell’arte, e di tutto.

“Vincenzo Malinconico avvocato d’insuccesso”: la seconda serie di questa amata Fiction Rai 1 debutterà  il primo dicembre 2024

novembre 20, 2024

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo

A Salerno, il 19 novembre 2024, è stata presentata la seconda stagione della Fiction di Rai Uno “Vincenzo Malinconico avvocato d’insuccesso” – composta da 4 episodi – che prenderà il via domenica 1dicembre (alle 21.30) per regalarci momenti di leggerezza e divertimento, ma anche di riflessione.

Alla conferenza stampa, coordinata da Peppe Iannicelli, hanno partecipato Vincenzo De Luca Presidente della Regione campana, Vincenzo Napoli Sindaco della città di Salerno, Diego de Silva lo Scrittore (e mente) da cui è nata la serie, e gran parte del cast.  Un cast costituito da nomi importanti, a partire da Massimiliano Gallo (l’attore napoletano che interpreta l’avvocato che – nelle nostre case – ritorna con la sua tormentata vita privata, e mentre cerca di combattere contro alcune incongruenze della legge) circondato, tra gli altri, da Lina Sastri (interprete dell’ex suocera), Francesco di Leva (interprete di Tricarico) e Luca Gallone (interprete di Benny Lacalamita). Gli attori hanno sottolineato di essere stati bene accolti dai cittadini di Salerno, che vi si mangia bene, e di essere orgogliosi di fare parte di questa fiction.

Il regista della seconda serie è Luca Miniero che – nel suo film – ha introdotto anche tanta musica.

La fiction – è stato bene sottolineato – porta lustro alla città di Salerno.  Mirando a recuperare un’immagine nuova della città (che vive una bella trasfigurazione!) – passando attraverso il filtro dell’immaginazione e dell’arte – la fa rinascere iconograficamente.   Colta in tutta la sua bellezza, Salerno è il set di numerose scene che danno visibilità a punti suggestivi del cuore della città:  quali il porticciolo di Pastena, il centro storico, la spiaggia di Santa Teresa, la piazza della libertà, il corso Vittorio Emanuele.  Questa fiction non ha niente da invidiare ai format internazionali. Ed è un piccolo miracolo, che porterà molti turisti in città.

Dopo la conferenza stampa è stato proiettato in anteprima il primo episodio della seconda stagione della fiction.  

L’evento ha richiamato un vasto pubblico che ha accolto con grande entusiasmo la proiezione.

Simon Boccanegra al teatro dell’Opera di Roma (27 novembre – 5 dicembre 2004)

novembre 20, 2024

Simon Boccanegra  è un’opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave   che – andata per la prima volta in scena al Teatro La Fenice di Venezia il 12 marzo 1857 – fu poi da Verdi profondamente rimaneggiata oltre vent’anni dopo: si racconta che il musicista ha confidato al nipote Carrara di aver voluto bene al Simon Boccanegra «come si vuol bene al figlio gobbo».
 A contribuire al sostanziale insuccesso della prima versione di Simon Boccanegra furono l’intreccio eccessivamente complicato e la tinta eccessivamente uniforme della partitura musicale, appesantita dall’impiego massiccio del canto declamato.  Le modifiche al libretto furono poi effettuate da Arrigo Boito, il futuro librettista di Otello e Falstaff.  La nuova e definitiva versione andò in scena il 24 marzo 1881 al Teatro La Scala di Milano.  Opera avara di grandi arie, Simon Boccanegra si fa apprezzare per una straordinaria aderenza della musica al dramma.  Ma, nonostante l’iniziale successo, il cammino del rinnovato Simon Boccanegra non è stato facile.  Alla fine dell’Ottocento, l’opera era nuovamente uscita di repertorio. Solo da 1929 è poi stata inserita nei cartelloni dei maggiori teatri tedeschi, di  Vienna, del Metropolitan di New York e –  sull’onda del trionfo americano  – dell’ Italia e del Regno Unito.  Il suo soggetto non ruota intorno ad una grande storia d’amore o ad un infiammato dramma di popoli in lotta per la libertà.  Ma sulla crisi di un sistema di potere e di affetti familiari.    Il protagonista è un plebeo dall’animo nobile provato – in gioventù – da un gran dolore. Il suo nemico, è l’inesorabile patrizio Jacopo Fieschi, una figura di padre-padrone ricorrente spesso nel teatro verdiano.   Sullo che la limpida storia d’amore tra Amelia e Gabriele che creare un contrasto con le torbide passioni che tormentano gli animi dei due antagonisti.  L’opera – cupa e triste – si conclude con un lutto compensato dalla promessa di un tempo migliore e con un messaggio di pace e d’amore: la morte di Simone coincide con la promessa di nozze degli innamorati e con l’elezione a Doge di Gabriele. Il momento della riconciliazione nasce catarticamente da quello della sofferenza.
 Simon Boccanegra a Roma – È il pluripremiato regista britannico Richard Jones a firmare lo spettacolo che – diretto dal maestro Michele Mariotti, direttore musicale della Fondazione Capitolina – il 27 novembre inaugura la Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma.
 Intrighi politici e scontri di classe, passioni irrisolte e bramosie di potere. La storia del primo doge di Genova, Simon Boccanegra, è per Verdi un dramma sulla crisi di un sistema politico, e sul tormento di un uomo diviso tra l’amore per la figlia e il compimento dei propri doveri istituzionali. Una tragedia in cui il mare, cornice onnipresente nell’opera, è sia sfondo di una Genova in tumulto, sia riflesso dell’animo inquieto dei protagonisti.  «Nel Simon Boccanegra di Verdi, amore e potere si trovano crudelmente schierati l’uno contro l’altro – sottolinea Mariotti – Da una parte la musica esprime un’atmosfera liquida, scura e inafferrabile proprio come gli intrighi del potere, dall’altra, per mezzo del canto isolato di un fagotto o delle oscillazioni cromatiche degli archi, ci commuove. Nel finale del primo atto, ad esempio, Verdi delinea un quadro di inaudita violenza: uno scontro tra patrizi e plebei che sarà interrotto solamente dal pianto del doge che va gridando ‘pace’ e ‘amore’.  Ma in un mondo così bieco non c’è posto né per l’amore né per la pace, se non quella che Simon Boccanegra troverà nell’ultimo abbraccio con il mare, che diventerà così la sua tomba».
I protagonisti dello spettacolo romano sono: Luca Salsi nel ruolo del titolo, Eleonora Buratto come Maria Boccanegra, Michele Pertusi nella parte del nobile Jacopo Fiesco, Stefan Pop nelle vesti di Gabriele Adorno, Gevorg Hakobyan come Paolo Albiani. A firmare scene e costumi è Antony McDonald, mentre le luci sono di Adam Silverman. Coreografa per i movimenti mimici è Sarah Kate Fahie e maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco.    Nelle repliche del 29 novembre, 1 e 4 dicembre, Simon Boccanegra è invece interpretato dal baritono Claudio Sgura; Maria Boccanegra da Maria Motolygina, soprano al suo debutto con la Fondazione Capitolina; Jacopo Fiesco da Dmitri Ulyanov; Gabriele Adorno da Anthony Ciaramitaro. Questa la sua trama –    Siamo a i Genova, verso la metà del ’300. Fervono le lotte fra patrizi e plebei per l’elezione del nuovo Doge. Un ambizioso plebeo, il filatore Paolo Albiani, confida al popolano Pietro di voler sostenere la candidatura di Simon Boccanegra (un corsaro al servizio della repubblica genovese ) nella speranza di poter ottenere da questi poteri e ricchezza.   Simon è dal popolo acclamato nuovo Doge, mentre  scopre che la donna amata – dalla quale ha avuto una figlia,  e che il padre Jacopo Fiesco tiene prigioniera nel suo palazzo per impedirle di sposarlo – è morta.
Passati 25 anni, una giovane donna, Amelia Grimaldi, ama il nobile Gabriele Adorno coinvolto – assieme al nobile Andrea Grimaldi, e  Lorenzino, un plebeo segretamente vendutosi ai patrizi –  in una congiura guelfa contro il Doge. Intanto  Simon scopre  di aver ritrovato – con Amelia Grimaldi – la figlia perduta.
La rassicura che non verrà data in sposa contro la sua volontà. E ordina a Paolo di rinunciare a lei.  Paolo – cui inizialmente era stata destinata – furente per l’ingiunzione del Doge, decide di rapire Amelia con l’aiuto di Pietro e di Lorenzino, che tiene in suo potere essendo a conoscenza del suo tradimento a favore dei patrizi.
Mentre Simon chiede il parere dei consiglieri circa la guerra con Venezia che vorrebbe evitare (scontrandosi con la violenta opposizione di Paolo) dalla piazza giungono i clamori di un tumulto.
Simone scorge Gabriele Adorno che si difende dalla folla inferocita, per il suo assassinio di Lorenzino.
Interrogato dal Doge, Gabriele dichiara di averlo ucciso perché aveva tentato di rapire Amelia, su istigazione di «un uom possente»: a differenza di quanto da lui pensato (il doge) questi è Paolo in cui Amelia riconosce il mandante del suo rapimento. Scoppia un tumulto, plebei e patrizi si accusano a vicenda.  Simone chiede pace e concordia per il suo popolo. Gabriele si consegna al Doge.   Paolo – prima di fuggire da Genova – vuole vendicarsi dell’uomo che un tempo ha fatto salire al trono. Dopo aver versato un veleno nella tazza di Simone, introduce nella stanza Gabriele e Andrea. Rivela di conoscere la vera identità di Andrea Grimaldi (sotto il cui nome di si cela Jacopo Fiesco) l’odio profondo per il Boccanegra (da tempo).  E insinua in Gabriele il sospetto che Amelia si trovi nelle stanze del Doge, vittima delle sue turpi attenzioni. 
Amelia tenta invano di convincere Gabriele della purezza dei sentimenti che la legano a Simone, senza rivelargli però di esserne figlia.  E implora il padre di concedere a Gabriele, legato alla congiura guelfa, il suo perdono.  Simone, chiede di rimanere solo. Versa dell’acqua nella tazza, la beve e si assopisce. Gabriele gli si avvicina per ucciderlo, ma ne è impedito dal ritorno di Amelia.  
Al suo risveglio, Simone gli concede la mano della figlia.  Intanto si odono voci concitate: i congiurati guelfi stanno assalendo il palazzo. Il Doge incarica Gabriele di comunicare loro le sue proposte di pace. Commosso, il giovane parte, deciso a tornare, se non verrà ascoltato, per combattere al fianco di Boccanegra.
La rivolta fallisce. I congiurati patrizi (ai quali si è unito, per sete di vendetta, Paolo) sono stati sconfitti.  Prima di essere condotto al patibolo, Paolo rivela a Fiesco che un veleno sta per uccidere Simone.
In preda a un misterioso affanno, Simone cerca refrigerio respirando sul balcone l’aria del mare. All’improvviso gli si avvicina la sinistra figura di Fiesco, che si fa riconoscere come il suo antico rivale.  Ma il Doge risponde ai suoi propositi di vendetta rivelandogli che Amelia Grimaldi è in realtà Maria Boccanegra: figlia sua e di Maria Fiesco.  La commozione invade il vecchio patrizio che, troppo tardi, comprende l’inutilità del suo lungo odio, cede all’abbraccio di Simone e con voce spezzata gli rivela che un traditore lo ha avvelenato. Entrano Amelia e Gabriele, seguiti dalla corte dogale. Simone invita la figlia a riconoscere in Fiesco il nonno materno. Benedice i due innamorati e muore, dopo aver indicato in Gabriele il nuovo doge di Genova.
 In occasione dello spettacolo inaugurale esce anche  il quinto numero di “Calibano” – E’ la rivista di attualità culturale dell’Opera di Roma – realizzata in collaborazione con effequ -che, pubblicata ogni quattro mesi, trae ispirazione dalle opere in cartellone per riflettere sul mondo di oggi.
Il nuovo numero collega Simon Boccanegra al tema del potere e si interroga (con contributi che spaziano dalla nonviolenza politica all’antispecismo, agli algoritmi e la seduzione dell’immagine televisiva) sulle molteplici forme che oggi questo assume.  Tra le firme di questo numero: Giancarlo De Cataldo, autore di una testimonianza sul potere visto dall’esperienza di un magistrato, e Andrea Tarabbia (Premio Campiello 2019), presente con un racconto inedito. 

 https://x.com/ParuoloS/status/1859602756719247704
 
 
 
 

UE: mia intervista all’ambasciatore Cosimo Risi per Europolitiche

novembre 20, 2024

Abbiamo parlato del futuro dell’Unione Europea nel difficile attuale contesto geopolitico – ed europeo – caratterizzato da guerre e dalla vittoria del Presidente Trump, di Medio Oriente e di Ucraina; di allargamento ecc. Buona lettura a chi dovesse decidere di leggerla.

Qui di seguito il suo link:

https://www.europolitiche.it/it/blog-detail/post/253894/il-futuro-dellunione-europea-intervista-di-silvana-paruolo-allambasciatore-cosimo-risi

L’elisir d’amore al Teatro Verdi di Salerno (22-24 novembre 2024)

novembre 12, 2024

Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo

L’11 novembre 2024 si è tenuta, nel foyer del Teatro Verdi, la conferenza stampa – che ha visto una grande presenza di ragazzi – su  “L’elisir d’amore”, melodramma giocoso di Gaetano Donizetti, rappresentato per la prima volta nel 1832, che a Salerno andrà in scena il 22, 23 e 24 novembre 2024.  Erano presenti il regista Riccardo Canessa, il presidente del Conservatorio Luciano Provenza, il direttore del Conservatorio Fulvio Artiano, e il segretario artistico Antonio Marzullo.  A coordinare  c’era Peppe  Iannicelli.

Lo spettacolo – con orchestra (una sessantina di elementi) e coro (46 ragazzi) del Conservatorio – è frutto di una coproduzione con il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno che come sottolineato dal suo presidente Provenza: è la terza istituzione in Italia che ha prodotto un grande numero di eventi ( 89-90), e in futuro bisognerà immaginare eventi anche nella zona orientale di Salerno.  Il Direttore ha ringraziato i maestri e i talentuosi ragazzi del Conservatorio.

 “L’elisir d’amore” – ha precisato il regista Riccardo Canessa – è un’opera sottovalutata nel melodramma italiano. Eppure è importante, in quanto contiene, sia elementi di un periodo della grande tradizione dell’opera buffa che si stava esaurendo, sia elementi di generi più moderni: ragion per cui Donizetti diventa una sorta di traghettatore verso il romanticismo. L’elisir d’amore  – una commedia che  nello stesso tempo cela una profonda malinconia – ha una delle melodie più celebri di tutta l’opera italiana: “Furtiva Lacrima”.  Il soggetto dell’opera trova il suo clou non tanto nel filtro amoroso cui ricorre Nemorino per fare innamorare la sua bella quanto nella morte dello zio che lo lascia ricco e quindi in grado di esercitare una grande attrazione su tutte le ragazze del paese. L’ambientazione ha i colori della costiera amalfitana. Essendo una storia di paese, nella sua messa in scena il regista ha tratto ispirazione dal borgo di pescatori del fiordo di Furore, luogo magico della costiera. La vicenda si svolge intorno alla metà del secolo scorso. Tutto il racconto, conclude il regista, è un percorso verso la felicità”.

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UE :la dichiarazione di Budapest (novembre 2024) e Trump

novembre 11, 2024

Nella dichiarazione di Budapest per lanciare il nuovo Patto sulla competitività europea Charles Michel, è riuscito a salvare una frase per non chiudere definitivamente alla possibilità di strumenti di debito comune: “esploreremo lo sviluppo di nuovi strumenti”. Intanto, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, continua ad esprimersi a favore di risorse proprie e di contributi nazionali : le risorse tradizionali del bilancio dell’Ue. Secondo il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, “i soldi ci sono, devono solo essere incanalati come negli Stati Uniti nella crescita delle aziende. E questa è la sfida centrale per la futura Commissione europea”.

Quello che l’Europa non può più fare è posporre le decisioni” – ha ribadito da parte sua Draghi –  “Non c’è alcun dubbio che la presidenza Trump farà grande differenza nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa. Trump “darà grande impulso ulteriore al settore tecnologico” ma al contempo “proteggerà le industrie tradizionali che sono proprio le industrie dove noi esportiamo di più negli Stati Uniti. Dovremo negoziare con l’alleato americano, con uno spirito unitario in maniera tale da proteggere anche i nostri produttori europei”.