Posts Tagged ‘teatro’

L’AMORE DI ALDA al Teatro Porta Portese (Roma,28-29 gennaio 2023)

gennaio 26, 2023

Con musica, poesia e vibrazioni sonore – al Teatro Porta Portese – saranno in scena i  diari, il vissuto, le  storie e le  poesie (tra cui “I poeti”, “La Cicala” e “Le mie figlie” scelte e sonorizzate nello spettacolo) della grade poetessa Alda Merini. Ho scelto – sottolinea il regista Alessandro Feadi farle un omaggio multimediale “perché, teatralmente, il mio percorso di autore tocca e descrive spesso personaggi emarginati, e situazioni borderline ai limiti della società, perché è lì che trovo la profondità umana, il sentimento puro, la genialità spesso nascosta, la sincerità senza filtri, ma sentita dal cuore”.

Al centro della narrazione c’è il suo vissuto: i due ricoveri in manicomio e il conseguente rapporto con i malati, con se stessa in quelle drammatiche situazioni, il suo rapporto con i suoi affetti; un amore che lei ha visto vivere anche dalle persone come lei recluse, che la società riteneva folli, inadeguate, “malate”; il suo amore per le figlie.

Il tutto è intervallato dalle canzoni che Alda Merini amava, arrangiate in chiave sonora. “Pregherò”, “Io che amo solo te”, “Vedrai vedrai”, “Verranno a chiederti del nostro amore”, sono alcuni dei brani della musica italiana inseriti nello spettacolo.

Il figlio, al teatro Parioli ( Roma, 25 gennaio -5 febbraio 2023)

gennaio 23, 2023

Il 25 gennaio 2023, al teatro Parioli, debutta – con traduzione e regia di Piero Maccarinelli, e con Riccardo Floris e Manuel Di Martino – IL FIGLIO parte di una trilogia (Il padre, La madre, Il figlio) di Florian Zellerm. Come Il Padre che ha vinto degli Oscar, anche il Figlio – che ci conduce nel campo delle incomprensioni generazionali all’interno del nucleo familiare – è diventato un film con regia di Zeller.

“Si tratta – sottolinea Maccarinelli –  di un testo capace di conquistare grazie non solo alla bellezza del linguaggio ma alla capacità di introspezione, ai rimandi fra un personaggio e l’altro, al manifestarsi delle loro debolezze delle loro incapacità di capire sé stessi e gli altri.

La trama è inizialmente semplice.  Anna informa Piero che loro figlio Nicola da tre mesi non frequenta il liceo. Ed ha, secondo lei, una depressione adolescenziale.  Piero parla con Nicola che esprime il desiderio di andare a vivere da lui e la sua nuova compagna. Piero si dà da fare per quanto può per ridare a Nicola il gusto di vivere.  E non manca un  gran colpo di scena nel finale..

Di che sesso sei? al Teatro de’servi (Roma, 17-29 gennaio 2023)

gennaio 17, 2023

 “Di che sesso sei?” – regia di Marco Simeoli –  è una commedia brillante di Aldo Nicolaj che, puntando sul travestitismo, riprende il meccanismo teatrale del gioco degli equivoci.  “Autore prolifico apprezzatissimo in Italia ma molto amato e riconosciuto all’estero – sottolinea Simeoli – deve assolutamente tornare più spesso sulle ribalte italiane ed io spero, nel nostro piccolo, di farlo conoscere, specie ai giovanissimi, ai quali forse è sfuggito fino ad adesso. “

Per assecondare un capriccio della donna di cui è invaghito, il protagonista accetta, per gioco, di travestirsi da donna e si ritrova a doversi destreggiare tra chi lo prende per una vera donna e se ne innamora e chi lo vede come un “diverso” e lo allontana.    Da qui “l’affacciarsi di problemi di identità, di accettazione, di voglia di essere più che di apparire o il contrario, di voglia di libertà, di gioco, di scambio di ruoli” – evidenzia Simeoli – “con un unico desiderio da parte di tutti: il farsi sì delle domande alle quali però risposte non ci sono perché è giusto così, perché ognuno viva la sua vita come vuole nella libertà delle proprie scelte, ma ovviamente nel rispetto e nell’accettazione dell’altro, chiunque esso sia”.

Nella dimensione comico-farsesca della vicenda, le gag che ne scaturiranno creeranno un ritmo rocambolesco.  E i cinque attori in scena, una donna e quattro uomini – impegnati in un tourbillon tipico del vaudeville – porteranno lo spettatore verso il finale che non risolve e non aggiusta perché forse in fondo non c’e’niente da aggiustare.

Testimone d’accusa di Agatha Christie al Quirino (Roma, 17-29 gennaio 2023)

gennaio 13, 2023

Al Quirino di Roma è in scena “Testimone d’accusa” di Agatha Christie, il cui spunto – come spesso accade nelle opere della Christie – parte dalla storia di una donna tradita dal marito più giovane. E’ uno spettacolo straordinario – ricco di colpi di scena, e senza alcun punto morto o sbavatura – che, con i suoi eccellenti attori, tiene desta l’attenzione del pubblico dall’inizio alla fine!

”Agatha – sottolinea il regista Geppy Gleijeses –  è un genio e tale per sempre resterà. E qui, più che in Trappola per topi, più che in Dieci piccoli indiani questo diamante luccica in tutto il suo splendore”. 

Il testo teatrale – rispetto al film capolavoro che ne trasse Billy Wilder – non concede tregua alla tensione.  E – nella schiena di chi osserva – affonda come una lama di coltello affilatissima.

In questo dramma, il gioco non verte tanto sulla psicologia dei personaggi (simulatori occulti, assassini, grandi avvocati) quanto sulla perfezione del meccanismo: un meccanismo infernale e con un colpo di scena dopo l’altro.

“Naturalmente – sottolinea ancora Geppy Gleijeses – metterlo in scena richiede un cast di livello superioree un realismo (non certo naturalismo) rigidissimi. E una dovizia di mezzi scenografici e recitativi.  Io l’ho messo in scena con Giorgio Ferrara, Vanessa Gravina, Giulio Corso, e altri 9 attori, tutti perfettamente aderenti ai ruoli.   In scena avremo lo stenografo che scriverà (con il particolare ticchettio) tutti i verbali del processo su una macchina stenografica autentica del 1948 (la commedia è del ‘53), i sei giurati saranno scelti tra il pubblico sera per sera, e chiamati a giurare e ad emettere il verdetto. Buoni brividi a tutti!”.

“Uno nessuno e centomila” al teatro Quirino (Roma 10-15 gennaio 2023)

gennaio 8, 2023

La visione del mondo di Luigi Pirandello affonda le sue radici nel più estremo spiritualismo, nemico giurata del materialismo, e di tutti i lacci sociali, che irretiscono la libera espressione spirituale dell’uomo. L’ultimo suo romanzo – UNO NESSUNO E CENTOMILA-  è, secondo lo stesso autore, il suo romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. 

Questa, in estrema sintesi, la sua trama.   Vitangelo Moscarda –  figlio di un banchiere con fama di usuraio dal quale ha ereditato una banca – accorgendosi casualmente che il suo naso pende verso destra, incomincia a percorrere un viaggio in cui scopre di non essere, per gli altri, quello che crede di essere. Cercherà quindi di distruggere le molte immagini che gli altri vedono di lui, fino a diventare aria, vento, puro spirito.   Per affrancarsi da “tutte le rabbie” del mondo (l’eros, la violenza, il denaro) distrugge lo sciocco Gengè (tanto desiderato dalla moglie Dida) e la società bancaria.  E alla fine si ritrova in un “ospizio di mendicità” edificato da lui stesso con il denaro ottenuto dalla liquidazione della banca, e offerto in beneficenza a tutti i poveri e agli sperduti come lui.  La sua nuova vita sembra davvero la vita pura di un angelo.  

Siamo dinanzi a un romanzo che – come sottolinea giustamente il regista Antonello Capodici – è “attualissimo nella descrizione della perdita di senso che l’Uomo contemporaneo subisce a fronte del sovrabbondare dei macro-sistemi sociali (dallo Stato alla Famiglia, dall’istituto del Matrimonio al Capitalismo, dalla Ragione alla Follia) che finiscono con l’annullarlo, inglobandolo. Oggi parleremmo di “disfunzionalità” e “disturbi del comportamento”.   Pirandello, infatti, anticipando di decenni le conclusioni della “Gestalt”, descrive, in realtà, dei sintomi.  Scopre una vasta rete di disturbi e nevrosi (personalità istrioniche, disturbi “borderline”, manie compulsive, ansie da controllo, disfunzionalità dell’umore, bipolarismo) epitome di un più ampio malessere, che contagia le società moderne come, tutt’oggi, le intendiamo”. 

Nella sua messa in scena a Roma, al teatro Quirino, Pippo Pattavina – furente doppio di sé stesso nelle vicende più dolorose – è lo spensierato narratore in “flash-back”.   Invece Marianella Bargilli interpreta, sia la moglie Dida, sia la “quasi amante” Maria Rosa, “provocantemente ingenua, in maniera speculare, costretta com’è nel suo disturbo evitante”.   “La scena – sottolinea il regista – è abbacinante. Di un bianco perfetto, luminoso, totale. Una scatola bianca. La mente del Protagonista, certo.  Ma anche una cella, una stanza d’ospedale o di manicomio. E’ un luogo “non-luogo”, che però si riempie subito di visioni.  E non tragga in inganno la struttura tradizionale del romanzo d’origine. Rimane la libertà del racconto. La forza redentrice del relativismo, il sollievo del ridicolo. Narrazione /interpretazione / esposizione: le atmosfere oniriche, le evocazioni. Lo smobilitamento finale del trauma, che rimanda alle moderne tecniche dell’MDR”.

Furore al teatro Argentina (Roma, 6-18 dicembre 2022)

dicembre 9, 2022

Con la sua maestria interpretativa e sapienza registica, Massimo Popolizio torna sul palco del teatro Argentina  con Furore, capolavoro di John Steinbeck al teatro adattato da Emanuele Trevi: un affresco epico della Grande Depressione del ’29 che racconta lo straziante esodo (dalle regioni centrali degli Stati Uniti) dei braccianti, costretti a lasciare le proprie terre e attraversare la Route 66 (con  un viaggio di sfinimento, sopraffazione, paura e speranze verso la terra sognata della California) perché colpiti dalla crisi, e in fuga dalle tempeste di sabbia e dalla conseguente siccità che rendeva sterili le terre coltivate a cotone.

MassimoPopoliziano riesce a dar vita – solo parlando (anche se con l’aiuto di toccanti foto e video, e del suo bravissimo musicista) – a tantissimi uomini donne e bambini, che all’improvviso si sono ritrovati senza un passato e senza un futuro, e sempre piu’poveri, ed emarginati. Popolizio da’loro voce, e vita, rievocando anche altri americani, insensibili e malvagi…

Ne nasce uno spettacolo epico e poetico, oltre che di denuncia: commovente e forte!

Per certi aspetti, una ballata blues, amplificata dalle suggestioni sonore di Giovanni Lo Cascio e dalle immagini delle fotografie di Dorothea Lange e Walker Evans.

Più che a una «riduzione – sottolinea Emanuele Trevi –  riteniamo che un progetto drammaturgico su Furore debba tendere a esaltare le infinite risorse poetiche del metodo narrativo di Steinbeck, rendendole ancora più evidenti ed efficaci.  Durante la lettura, Massimo Popolizio darà vita a un one man show epico e lirico, realista e visionario, sempre sorprendente per la sua dolorosa, urgente attualità. Il controcanto è affidato al caleidoscopio di suoni realizzati dal vivo dal percussionista Giovanni Lo Cascio».

Attorno a Furore il Teatro di Roma ha costruito anche un ricco programma di iniziative culturali: una Mostra fotografica, un’appuntamento alla Nuvola (Dal libro al teatro), un Talk pubblico (Dall’America con “Furore”. Migrazioni climatiche dal 1930 a oggi) e Laboratori di lettura ad alta voce nelle scuole.

Ifigenia in Aulide al Teatro Arcobaleno (Roma, 9-18 dicembre 2022)

dicembre 9, 2022

Rappresentata postuma nel 399 a.C., in un periodo di profonda crisi della pòlis greca – di lì a poco ci sarebbe stata la disfatta di Atene contro Sparta e la fine di un modello democratico – IFIGENIA IN AULIDE è l’ultima tragedia di Euripide. Gli dèi di fatto non vi sono più. Vi dominano il discorso del potere; “umani troppo umani” e inadeguati al mito; ambizione e doppiezza; il privato al di sotto del mascheramento della parola pubblica.

In questa versione di Fabrizio Sinisi, Agamennone è costretto dalla necessità verso cui lo spingono gli eventi a sacrificare Ifigenia.

L’abbassamento di tutti i personaggi è funzionale all’innalzamento della giovane Ifigenia che decide di sacrificarsi.

Poco importa se la giovane si è salvata all’ultimo istante!

Due come noi al Teatro de’ servi (Roma, 6-18 dicembre 2022)

dicembre 4, 2022

DUE COME NOI (due come tutti) è la nuova brillante commedia dell’inossidabile duo Daniele Trombetti e Daniele Locci, chiamati a interpretare, in una Roma di , periferia, due fratelli molto diversi tra loro, costretti a condividere lo stesso appartamento, dopo la morte di loro madre.  

Qualcosa li farà riavvicinare. 

Tra risate, balletti e lacrime ci si inoltra nell’abisso dei rapporti familiari. Ne nascerà la consapevolezza che è negli affetti che si nasconde la chiave della realizzazione personale e la capacità d’interagire, nel mondo, in maniera positiva e costruttiva.

Il malato immaginario al teatro Quirino (Roma, 6 novembre-11 novembre 2022

dicembre 4, 2022

Il Malato originario è una commedia-balletto di Molière (scritta nel suo ultimo anno di vita e intrisa di realismo) che, con la propria satira, vuole colpire, sia la mania ipocondriaca del malato immaginario, sia l’imperizia dei medici che cercano di prendersene cura.

Questa, in estrema sintesi, la trama del testo – che non manca di suscitare ilarità! – del grande drammaturgo francese.  L’ipocondriaco Argante ha interesse a desiderare un Medico come genero. Vuole quindi la figlia Angelica – innamorata di Cleante – vada in sposa a Tommaso Diaforetico, figlio del Dottor Diaforetico, nipote del Dottor Purgone. La moglie Belinda è d’accordo.  Beraldo accusa suo fratello Argante di non avere malattie e di essere schiavo delle sue fobie, oltre che della medicina e dei medici. Quando i matrimonio di Angelica voluto da Argante salta, questi decide di mandare Angelica in convento. Così la serva Tonietta (dopo una farsa in cui finge di esser medico) convince il padrone di casa a fingersi morto, prima dinanzi a Belinda, e poi dinanzi ad Angelica. A differenza della moglie, quest’ultima è disperata.  Argante – che reagirà di conseguenza – viene poi convinto a diventare lui stesso medico….

 “Il malato immaginario – sottolinea da parte sua il regista Guglielmo Ferro – ha più paura di vivere che di morire, e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che un’esistenza ti mette davanti.   La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia, ma Molière lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 ann Proprio per queste ragioni un grande attore dell’età di Emilio Solfrizzi potrà restituire al testo un aspetto certe volte dimenticato. Il rifiuto della propria esistenza.  La comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante, e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici, crea situazioni esilaranti. Una comicità che si avvicina al teatro dell’assurdo. Si ride, tanto, ma come sempre l’uomo ride del dramma altrui” .             

I Vicere’ al Teatro Quirino (29 novembre-4 dicembre 2022)

novembre 28, 2022

Pubblicato nel 1894 a Catania, lI Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto, ambientato sullo sfondo delle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.

Quando uscì non ebbe fortuna perché il naturalismo stava ormai declinando (a favore della reazione spiritualistica di D’Annunzio, Fogazzaro, Pascoli) e il suo tono troppo pessimistico e la forma poco elegante non erano graditi in un momento in cui trionfavano nazionalismo e formalismo. Il suo clamoroso insuccesso (cui molto contribuì la critica negativa di Benedetto Croce) ha segnato tutta la carriera di De Roberto: come Tomasi di Lampedusa (e il suo Gattopardo) anche lui sarà glorificato post-mortem.

Sia nelle scene corali che in quelle più intime, la trasposizione scenica – ricca, viva, dinamica, kolossal – ne conserva la freschezza narrativa, l’umorismo nero, e lo stupore dell’intreccio narrativo.

L’Io narrante è affidato a Don Blasco (religioso per interesse, puttaniere, baro, straripante di vizi ma anche di intelligenza e ironia): un sorprendente anti-eroe.