A chi segue, auguriamo una bella rinascita e una Pasqua gioiosa
Silvana Paruolo e Elena Paruolo

Così è (se vi pare) è un’opera teatrale di Pirandello, tratta dalla novella La signora Frola e Il signor Ponza, suo genero.
Protagonista assoluto della scena è il fatto che la verità assoluta non esiste, e che la verità è per ciascuno “come pare”.Come conclude la signora Ponza “…io sono colei che mi si crede”. “Ed ecco, o signori – conclude Laudisi – come parla la verità…Siete contenti?” (Scoppierà a ridere…)
In sintesi, questa la trama. La vita di una tranquilla cittadina di provincia viene scossa dall’arrivo di un nuovo impiegato, il Signor Ponza, e della suocera, la Signora Frola, scampati ad un terribile terremoto nella Marsica. Si mormora, che assieme ai due sia giunta in città anche la moglie del Signor Ponza, anche se nessuno l’ha mai vista. Da qui l’affannosa ricerca della verità sulla signora Ponza: e viva? E morta? Quali sono i suoi legami con Ponza e la signora Frola?
Passando alla sua messa in scena al Quirino di Roma… “Ho chiesto – sottolinea il regista Geppy Gleijeses – a un grande videoartist, Michelangelo Bastiani, di creare degli ologrammi assolutamente tridimensionali, donnine e omini alti 60 centimetri. All’ingresso della Frola, quegli esserini li rivediamo in dimensioni normali. Piccoli uomini e donne che riprendono le loro reali fattezze di fronte alla grandezza e all’amore di una madre. La scena (di Roberto Crea) è un buco nero, come lo aveva visto nel suo incubo Pirandello, disseminato di specchi, un labirinto di specchi, come in un terribile parco di divertimenti. O forse come ne “La signora di Shangai” di Orson Welles. Da quegli specchi (specchi piuma, che se illuminati anteriormente sono specchianti, ma se retroilluminati perdono la caratteristica dello specchio per diventare vetro trasparente) scompaiono e a volte compaiono la signora Frola, il signor Ponza e la signora Ponza. E Laudisi con quegli specchi gioca e spaventa il cameriere, perché lui sa che la verità assoluta non esiste, che ognuno ne ha una propria, che è vero solo quello che crediamo sia vero. Il resto è sogno, incubo, illusione. Specchi e fantasmi, quelli che popolano da sempre e per sempre la mente di Luigi Pirandello. I filtri, tutti i filtri, attenuano la fisicità dei protagonisti, ma non la sofferenza. Il dolore è dolore vero. E senza remissione. Le musiche di Teho Teardo sono astratte e dissonanti, e diversamente non poteva essere. I dodici attori, a cominciare da Milena Vukotic, Pino Micol e Gianluca Ferrato sono impagabili. La sofferenza è anche loro? La loro MASCHERA, come voleva Jung, dietro “l’inconscio collettivo”, il dolore, o piccole scorie di esso, ti restano appiccicate addosso, anche al calar della tela”.
“Sono due storie di violenza di genere” precisa Michele Mariotti descrivendo il dittico – formato da Il tabarro di Giacomo Puccini e da Il castello del Duca Barbablù (A Kékszakállú Herceg Vára) di Béla Bartók – che l’Opera di Roma propone insieme dal 6 al 18 aprile in una nuova produzione firmata dal regista tedesco Johannes Erath,
“Il tabarro incomincia con un tramonto – sottolinea il regista Johannes Erath – ma termina in una notte cupa, dove la luce di un fiammifero diventa fatale per una coppia che ha perso la capacità di esprimersi e di comunicare. Anche Il castello di Barbablù inizia con una coppia nella notte: anche in questo caso il loro sforzo di esprimersi e comunicare non porterà alla luce. Affiancare questi due capolavori ci offre l’occasione rara di osservarli con uno sguardo nuovo: l’atto unico di Puccini appare molto più simbolista e impressionista di quello che si immagini, mentre quello di Bartók è più realista di quanto si immagini”.
Lo spettacolo fa parte di un progetto triennale realizzato in collaborazione con il Festival Puccini di Torre del Lago in occasione del centenario della morte di Puccini, che cade nel 2024. Il suo Trittico verrà scomposto e ricomposto in tre dittici, proposti uno all’anno per tre stagioni consecutive, grazie all’accostamento di ogni titolo a un altro capolavoro del Novecento. “Un modo – sottolinea Mariotti – per guardare il capolavoro tripartito di Puccini da un’angolazione diversa. In questa stagione cominciamo con Il tabarro e Il castello del Duca Barbablù: due opere perfettamente coeve, entrambe andate in scena per la prima volta nel 1918, ed entrambe storie di incomunicabilità all’interno della coppia, che sfociano nella violenza. Nella prossima stagioneproporremo Gianni Schicchi e L’heure espagnole di Maurice Ravel: due straordinarie pagine buffe, nelle quali si sorride ma in modo cinico e un po’ amaro sulle disgrazie della vita, mentre nella stagione 2024/2025 accosteremo Suor Angelica a Il prigioniero di Luigi Dallapiccola: altri due lavori accomunati dalla violenza, che però si esprime attraverso il fanatismo religioso”.
Grandi artisti di caratura internazionale in entrambi i cast dei due atti unici.
Per Il tabarro tornano all’Opera di Roma il baritono Luca Salsi (Michele), protagonista di innumerevoli produzioni capitoline con il Maestro Muti e più recentemente sui palcoscenici internazionali più prestigiosi; il soprano Maria Agresta (Giorgetta), che al Costanzi è stata un’indimenticabile Anna Bolena; e il tenore Gregory Kunde (Luigi), reduce dal successo nell’Aida diretta a gennaio da Mariotti. Accanto a loro Didier Pieri come Tinca, Roberto Lorenzi come Talpa ed Enkelejda Shkoza nella parte di Frugola. Completano il cast i talenti di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma Valentina Gargano ed Eduardo Niave (Due amanti). Sebastian Catana incarna il ruolo di Michele nell’ultima recita di martedì 18 aprile.
Per il capolavoro di Bartók invece salgono sul palcoscenico il mezzosoprano Szilvia Vörös e il basso Mikhail Petrenko, entrambi al debutto al Costanzi. Il coro della fondazione capitolina è istruito da Ciro Visco.
| Il tabarro – Musica di Giacomo Puccini – Opera in un atto Libretto di Giuseppe Adami tratto da La Houppelande di Didier Gold Prima rappresentazione assoluta Metropolitan, New York 14 dicembre 1918 – Prima rappresentazione al Teatro Costanzi 11 gennaio 1919 (prima italiana) PERSONAGGI E INTERPRETI MICHELE, PADRONE DEL BARCONE Luca Salsi / Sebastian Catana (18) LUIGI, SCARICATORE Gregory Kunde GIORGETTA, MOGLIE DI MICHELE Maria Agresta IL TINCA Didier Pieri IL TALPA Roberto Lorenzi LA FRUGOLA, MOGLIE DEL TALPA Enkelejda Shkoza UN VENDITORE DI CANZONETTE Marco Miglietta DUE AMANTI Valentina Gargano* ed Eduardo Niave* *dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma | Il castello del Principe Barbablù (A KÉKSZAKÁLLÚ HERCEG VÁRA) Musica di Béla Bartók – Opera in un atto Libretto Béla Balázs Prima rappresentazione assoluta Teatro dell’Opera di Budapest 24 maggio 1918 – Prima rappresentazione al Teatro Costanzi 10 gennaio 1962 (Il castello del Duca Barbablù) PERSONAGGI E INTERPRETI JUDIT Szilvia Vörös BARBABLÙ Mikhail Petrenko ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA Con la partecipazione della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma |
Domenica 18 aprile alle ore 17, in streaming sulla piattaforma Zoom, la Compagnia TEATRO A – diretta da Valeria Freiberg – si esibisce nello spettacolo per bambini L’ISOLA DEL TESORO.
“La caccia al tesoro: l’indice di Flint” è il capitolo conclusivo della saga de L’Isola del tesoro, famoso romanzo di Robert Stevenson. I bambini, insieme agli attori della Compagnia Teatro A, salperanno a bordo dell’Hispaniola, diventando membri di un vero equipaggio.
I bimbi che vorranno potranno anche prendere parte attiva alla pièce. Un’occasione per loro di vestire i panni dei corsari, di imparare qualche vecchia canzone piratesca e ancora scioglilingua, filastrocche e balli. Come scriveva Stevenson: “Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita.”
Lo spettacolo chiude il ciclo di laboratori creativi che hanno visto i più piccoli impegnarsi con entusiasmo tra teatro, danza e musica.
Per accedere alla visione dello spettacolo ci si può prenotare inviando una e-mail all’indirizzo ateatro.assariadne@gmail.com al momento della prenotazione e dell’avvenuto pagamento del biglietto sarà inviato un link a cui collegarsi Costo: 2,50€ a persona –
INFO:http://compagniateatroa.it https://www.paypal.com/paypalme/CompagniaTeatroA Promo video https://www.youtube.com/watch?v=SqUgbP95HBs&feature=youtu.be
Gelsomina dreams – in bilico tra danza, poesia, musica e circo – è un dichiarato omaggio al grande Fellini.
In un’ambientazione che allude a un set cinematografico dismesso, attraverso testi di Luis Borges, gli artisti della compagnia blucinQue, evocano tematiche vicine all’universo del grande regista: la finzione, il doppio, il sogno, con un’idea di supremazia (sull’estetica passiva degli specchi) dell’estetica attiva dei prismi, che trasforma l’arte in copia attraverso il ritmo e la metafora.
Arriva per la prima volta in Italia Adam’s Passion – lo spettacolo teatrale ideato (nel 2015) da Robert Wilson in collaborazione con il grande compositore estone Arvo Pärt per raccontare, la vita di Adamo dopo la cacciata dall’Eden – in esclusiva grazie ad una coproduzione tra Opera di Roma ed EUR Culture per Roma..
Il lavoro – ispirandosi all’idea di “opera d’arte totale” di Wagner – fonde insieme musica, canto, danza, movimento, luci e scenografia. A dirigere l’orchestra e il coro della fondazione lirica capitolina è impegnato Tõnu Kaljuste, Sul palcoscenico è protagonista la grande danzatrice statunitense Lucinda Childs.
Scacciato dall’Eden, lasciato a se stesso in una terra desolata, Adam riceve alcune visioni di futuri orrori commessi e subiti dagli uomini. Sono le conseguenze della caduta da lui provocata. Ad Adamo non resterà altro che supplicare l’amore ed il perdono di Dio.
Accanto a Robert Wilson, ideatore di regia, scene e luci, hanno partecipato al progetto A. J. Weissbard per il light design, Tilman Hecker come regista collaboratore, Serge von Arx come scenografo collaboratore, Carlos Soto per i costumi, e Konrad Kuhn per la drammaturgia. Protagonisti sul palcoscenico sono Lucinda Childs (Woman), Michalis Theophanous (Man), Endro Roosimäe (Heavy Man), Erki Laur (Another Heavy Man), Tatjana Kosmõnina (A Woman), Triin Marts (Another Woman) e Madis Kolk (Tall Man). Il coro dell’Opera di Roma è istruito da Ciro Visco.
ROMA: CARACALLA FESTIVAL 2023
Opera, danza, cinema, teatro, grande musica sinfonica, jazz e pop: il cartellone estivo dell’Opera di Roma diventa il Caracalla Festival 2023, con 50 serate dal 30 maggio al 10 agosto. Al di là della proposta di musica pop, che prende il via il 30 maggio, il cartellone si inaugura con la prima proiezione mondiale della versione restaurata di The Great Dictator (Il grande dittatore) di Charlie Chaplin con le musiche eseguite dall’Orchestra del Teatro,
«Il Teatro dell’Opera di Roma torna a Caracalla per la seconda volta dopo la pandemia e dopo lo straordinario successo della scorsa estate – dichiara Francesco Giambrone, Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma – e quest’anno lo fa con l’obiettivo di realizzare un Festival interdisciplinare basato sull’accostamento di generi che vedrà impegnati tutti i complessi artistici della Fondazione, Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici in 50 serate con un programma che per tanti versi è dedicato a Giuseppe Verdi, interpretando così un sentimento che sta attraversando tutto il Paese grazie al progetto ‘VIVA Verdi’”.
Alla consueta arena da 4.500 posti, il Teatro Grande a ridosso delle antiche Terme, si aggiunge il Teatro del Portico, nell’area del cosiddetto tempio di Giove.
Molti i grandi artisti coinvolti: Myung-Whun Chung per la sinfonica; i registi Damiano Michieletto e Lorenzo Mariani per l’opera; Roberto Bolle e Jacopo Tissi per la danza, oltre naturalmente al Corpo di Ballo della Fondazione capitolina diretto da Eleonora Abbagnato; Moni Ovadia per il teatro; Stefano Di Battista, Giovanni e Matteo Cutello per il jazz; tra gli artisti del pop Antonello Venditti e Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia con Danilo Rea, Andrea Bocelli e, per la prima volta a Caracalla, Zucchero, i Negramaro e Massimo Ranieri.
OPERA – Il Caracalla Festival 2023 è incentrato su Verdi (l’edizione del 2024 sarà invece dedicata a Puccini, in omaggio al centenario della sua scomparsa)
Sia in Traviata sia in Rigoletto è protagonista anche il Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco.
Spazio anche i giovani talenti della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma e di “Fabbrica”, lo Young Artist Program del Teatro diretto da Lorenzo Amato. Due appuntamenti al Teatro del Portico
Balletto:
Impreziosisce la serata la Ancora grande danza con le tradizionali serate di Roberto Bolle and Friends, in tutto tre dall’11 al 13 luglio, e con il Gran Gala che vede protagoniste le stelle ospiti Maia Makhateli e Jacopo Tissi accompagnati dalle étoiles Alessandra Amato, Rebecca Bianchi, Susanna Salvi, Alessio Rezza e i primi ballerini Claudio Cocino e Michele Satriano, solisti e Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. Sul podio dell’Orchestra della Fondazione sale Alvise Casellati.
Sinfonica:
– 9 luglio – la Sinfonia n. 9 di Beethoven. alle 21 Dirige Myung-Whun Chung, alla sua
prima volta a Caracalla con l’Orchestra e il Coro del Teatro, diretto da Ciro Visco, e le voci soliste
di Olga Bezsmertna, Sara Mingardo, Giovanni Sala e Roberto Tagliavini.
Teatro:
– 5 e 6 luglio alle 21 – Due gli spettacoli teatrali-ospitati nello spazio del Teatro del Portico: Gli
occhiali di Šostakovič di Valerio Cappelli, che cura anche la regia, dedicato al grande compositore
russo, interpretato da Moni Ovadia con proiezioni e musiche eseguite dal vivo.
– 18 e 19 luglio alle 19 invece la lettura e il commento di Valerio Magrelli de Le metamorfosi di
Ovidio.
Cinema:
Jazz al Teatro del Portico:
Pop: – 30 maggio, sul palcoscenico del Teatro Grande si esibiscono Zucchero, 30, 31 maggio, 2, 3 giugno, Fiorella Mannoia e Danilo Rea il 1° giugno, Venditti-De Gregori il 5, 7, 8 e 15 giugno, Andrea Bocelli il 10 giugno, i Negramaro il 13, 14 e 16 giugno e Massimo Ranieri il 24 luglio, sempre alle 21.
Mostra fotografica connessa all’anniversario dei trent’anni dell’attentato mafioso di San Giorgio al Velabro.
Ecco un link prezioso per immergersi nelle principali conclusioni di questo rapporto per cui bisogna agire ORA.
Come fosse amore: al Teatro dè servi è in scena una nuova brillante commedia di Marco Cavallaro. E le risate non mancano.
Tre donne – totalmente differenti – ricorrono ad una terapeuta ignorando che anche lei ha il cuore infranto.
Come si può tornare ad amare dopo delusioni di amore che portano al rifiuto di questo sentimento? Riuscirà̀ la nostra terapeuta a salvare le ragazze e anche se stessa? Di certo serve l’aiuto…di un uomo…o più̀ uomini…e se l’uomo in questione fosse tutti questi uomini messi insieme?
Si ringrazia Elena Paruolo per questo suo contributo
La vita davanti a sé di Romain Gary è la storia di Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta ebrea che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli “incidenti sul lavoro” delle colleghe più giovani.
Commovente e attualissimo, il romanzo affronta, quindi, un importante tema tuttora all’ordine del giorno, e cioè, la convivenza tra culture religioni e stili di vita tra loro diversi. E si conclude con delle parole che – oggi più che mai – dovrebbero essere una bussola: Bisogna voler bene.
Con naturalezza, il grande Silvio Orlando diventa quel bambino nel suo dramma. Da qui…. un autentico capolavoro, caratterizzato da commozione e divertimento.