Archive for novembre 2026

Otello al Teatro Argentina (Roma, 4-29 novembre 2026)

novembre 3, 2026

Come ne Il mercante di Venezia fa dire al terribile Shylock parole in difesa degli ebrei, così in Otello, Shakespeare (nel suo approccio ambivalente) vede il Moro come artefice di un orribile delitto, ma pian piano fa emergere che il vero essere demoniaco è Iago.

Rendendo omaggio al cinema degli anni ’40, nello spettacolo in scena al teatro Argentina di Roma, il regista Luca De Fusco ambienta il dramma shakespeariano all’interno di un universo da atmosfere noir, in cui l’unica certezza è la purezza di Desdemona, vera e propria vittima sacrificale. In scena -tra altri talenti – Federico Vanni, Luca Lazzareschi e Mersila Sokoli

“Sogno di una notte di mezza estate” in scena al Teatro Quirino (Roma, 3-8 novembre 2026)

novembre 3, 2026

Ad Atene la Natura sembra impazzita. E si sente un grande freddo nell’anima.  E tuttavia proprio nel bel mezzo di questo gelo si deve celebrare un matrimonio. Sogno di una notte di mezza estate racconta infatti delle imminenti nozze tra Teseo, duca d’Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, da lui sconfitta e suo bottino di guerra.

Atene è un regno illuminato o è un luogo di bieco potere? È possibile scegliere chi amare?

Per scoprirlo non resta che addormentarsi e sognare se stessi in un bosco pieno di magia e di incanto, dove  imparare a conoscere le proprie passioni e le proprie inclinazioni. “Sogno di una notte di mezza estate –  sottolineano Melania Giglio e Marioletta Bideri – è un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni.  Un gioco, a volte divertente a volte crudele, di specchi e di scatole cinesi che rivelano tra altro  come il meccanismo del “teatro nel teatro” riveli la verità più profonda della vita. Gli uomini si affannano in un folle girotondo e nel frattempo le fate si burlano di loro per soddisfare i propri capricci: il dissidio tra Oberon e Titania, infatti, sconvolge la natura e le stagioni mentre un magico fiore rompe le dinamiche degli innamorati che si scambiano ruoli e amanti.  Uno spettacolo sul dissidio continuo e inevitabile tra ragione e istinto, tra apollineo e dionisiaco, tra il bello e il bestiale che vive in ognuno di noi e sulla riflessione quanto mai attuale di come nell’uomo questi due aspetti debbano necessariamente convivere, E il ruolo del teatro?  Ai poveri teatranti non resta, tra tutta questa confusione che cercare di entrare nel fitto bosco delle umane passioni e tentare di rappresentarle, per dirla alla Bottom, ‘nel modo più osceno e coraggioso'”.

La novità più importante di questo nuovo allestimento shakespeariano è la creazione di una giovane compagnia completamente bilingue (italo-inglese).

“FIREWORKS ILEANA SONNABEND E IL BOOM DELL’ARTE CONTEMPORANEA” – MOSTRA AL PALAZZO ESPOSIZIONI (Roma, 3 novembre – 4 aprile 2027)

novembre 2, 2026

La mostra FIREWORKS. Ileana Sonnabend (1914-2007), e il boom dell’arte contemporanea, rende omaggio a una gallerista/collezionista capace di riconoscere le istanze più innovative del proprio tempo – appunto Ieana Sonnabend – che negli anni ’60 scopri degli artisti italiani ed americani facendoli poi conoscere gli uni in America e gli altri in Italia,  creando veri e propri ponti tra le due sponde dell’Atlantico . La mostra ricostruisce questa avventura straordinaria di scambi ( tra galleristi e artisti) a livello internazionale, in anni in cui si affermano nuovi e diversi mezzi di comunicazione e, in arte, l’uso di  nuovi materiali,  e nuovi movimenti.

Attenta ai nuovi linguaggi, Ileana Sonnabend  (tra le figure più incisive nella storia dell’arte della seconda metà del Novecento) – sapendo individuare artisti e percorsi destinati a segnare profondamente la cultura visiva internazionale – ha accompagnato l’affermazione di movimenti significativi dell’arte contemporanea: dalla Pop Art all’Arte Povera, dal Minimalismo al Neoespressionismo, fino alla Neo-Geo.  Ed ha contribuito alla circolazione di opere, idee e linguaggi, presentando al pubblico europeo artisti americani (come Jasper Johns, Jim Dine, Roy Lichtenstein, Andy Warhol e Claes Oldenburg, insieme a Robert Rauschenberg e Cy Twombly che  avevano scelto Roma come luogo di vita e di lavoro).  E, parallelamente, favorendo l’affermazione sulla scena newyorkese di protagonisti europei (come Mario Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Luigi Ontani, Gilberto Zorio, Gilbert & George, A. R. Penck e Georg Baselitz). Come da altri già ben detto, la sua attività ha così contribuito a ridefinire le geografie dell’arte contemporanea, superando i confini nazionali e mettendo in relazione esperienze, sensibilità e ricerche differenti.

A Roma, in 8 sale vengono esposte 54  opere (provenienti da importanti collezioni pubbliche e private) di 35 artisti italiani ed americani: Giovanni Anselmo, Arman, John Baldessari, Georg Baselitz, Ashley Bickerton, Mel Bochner, Pier Paolo Calzolari, Christo, Jim Dine, Tano Festa, Dan Flavin, Gilbert & George, Giorgio Griffa, Jasper Johns, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Barry Le Va, Roy Lichtenstein, Piero Manzoni, John McCracken, Mario Merz, Robert Morris, Bruce Nauman, Claes Oldenburg, Luigi Ontani, Giulio Paolini, A. R. Penck, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Richard Serra, Cy Twombly, Andy Warhol, Gilberto Zorio. La mostra – promossa  dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, coorganizzata dal Comune di Mantova e realizzata in collaborazione con The Sonnabend Collection Foundation New York e Marsilio Arte – è a cura di Mario Codognato. ha contribuito alla circolazione di opere, idee e linguaggi, presentando al pubblico europeo artisti americani come Jasper Johns, Jim Dine, Roy Lichtenstein, Andy Warhol e Claes Oldenburg, insieme a Robert Rauschenberg e Cy Twombly, artisti statunitensi che nel frattempo avevano scelto Roma come luogo di vita e di lavoro. Parallelamente, ha favorito l’affermazione sulla scena newyorkese di protagonisti europei come Mario Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Luigi Ontani, Gilberto Zorio, Gilbert & George, A. R. Penck e Georg Baselitz. La sua attività ha così contribuito a ridefinire le geografie dell’arte contemporanea, superando i confini nazionali e mettendo in relazione esperienze, sensibilità e ricerche differenti.

La vedova allegra al Teatro Verdi di Salerno (6-8 novembre 2026 con precedenti matinée)

novembre 1, 2026

Pe questo suo contributo si iringrazia Elena Paruolo.

Il 30 ottobre 2026, alle 11h – presso il foyer del teatro Verdi di Salerno – si è svolta, coordinata da Peppe Iannicelli, la conferenza stampa di presentazione de La vedova allegra che andrà in scena il 6, 7 e 8 novembre. A dimostrare come il Verdi sia luogo aperto alla città grazie anche ai rapporti che si creano con le scuole e il territorio, ci saranno anche tre matinée il 3, 4, 5 novembre alle ore 10.30.   Presenti, tra gli altri, il regista Massimiliano Gallo – che, nello spettacolo, sarà anche in scena nel ruolo parlato di Njegus – il direttore d’orchestra Jacopo Sipari da Pescasseroli, il direttore del Conservatorio Fulvio Artiano, il segretario artistico Antonio Marzullo.  È stato sottolineato come questa produzione sia frutto della collaborazione fra il Teatro Verdi e il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno. Una sinergia che mostra come il Verdi continui ad offrire ai giovani del Conservatorio, ancora nella loro fase di formazione e di percorso di studio, la possibilità di entrare da subito nel mondo del lavoro. Una opportunità questa impagabile per gli studenti che risultano anche molto bravi.

L vedova allegra, brillante e famosissima operetta in tre atti del giovane musicista Franz Lehár, su libretto di Victor Leon e Leo Stein, andò in scena per la prima volta a Vienna il 28 dicembre 1905 riscuotendo grande successo di pubblico. La storia è ambientata a Parigi e racconta dell’allegra Anna Glavari, vedova di un ricco banchiere del Pontevedro, piccolo stato immaginario, che se dovesse cedere alle lusinghe dei corteggiatori parigini e sposare uno straniero, porterebbe alla fuoriuscita di un ricco patrimonio dallo stato di origine. Ecco allora che il sovrano del Pontevedro ordina all’ambasciatore a Parigi, il barone Mirko Zeta, di fare sposare la vedova con il Conte Danilo, segretario dell’ambasciata.  Dopo una serie di equivoci e malintesi – che vedono il Conte spesso rifugiarsi nel famoso locale Chez Maxim’s –  i due si sposano. Accanto alla loro storia d’amore si sviluppa anche il flirt tra Valencienne, moglie di Zeta, e il parigino Camille de Rossillon, suo corteggiatore.

A predominare è il walzer che risuona ovunque ma vi sono anche i ritmi di marcia: si balla sull’orlo del baratro in cui sta precipitando l’Europa. Nella lettura del regista Massimiliano Gallo, che come ambientazione sceglie l’eleganza degli anni Trenta – più che sui conflitti sociali e di potere e sugli gli intrighi – l’accento è posto sull’amore. Il conflitto esplode quando esplode l’amore. E’ dunque una bella storia d’amore quella che lo spettacolo ci offre.